Le parole della Luna

– Se io scrivessi questa semplice frase: “La luna è alta sul colle”, tu cosa vedresti?
– Una luna piena, luminosa, nel cielo notturno. Enorme.
– Ma non c’è scritto!
– La mia Luna è così.

 

Castel Sant’Angelo, estate 2017 – Letture lungo il fiume e tra gli alberi

La gente si siede mentre Anna distribuisce i fogli con i versi del Canto notturno di un pastore errante dell’Asia di Leopardi. Ogni persona un verso.
Le sedie, a semicerchio, abbracciano un piccolo palco centrale mentre, alle due ali, i videoproiettori sono già pronti per scandire i quattro “Quadri” della nostra narrazione.
A sx, le copertine dei libri che diremo. A dx, filmati e musiche sul tema scelto: la luna.
Perché stasera, nel cielo di Roma, sopra Castello, la luna non c’è.

 

PRIMO QUADRO: LE PAROLE DELLA LUNA

Sullo schermo dx, 1958. Parte la musica: The Ames Brothers, Destination Moon.

Marina sale sul piccolo palco. Sullo schermo di sx brilla la copertina di una splendida edizione di Palomar di Italo Calvino.

La luna di pomeriggio nessuno la guarda, ed è quello il momento in cui avrebbe più bisogno del nostro interessamento, dato che la sua esistenza è ancora in forse…

A chiusura delle sue parole, emergono piano le note del Chiaro di luna di Beethoven: un video che riprende il concerto Live di Ezio Bosso. Quando su una nota in levare, il viso del pianista compone, anzi si scompone in un sorriso estatico posando la mano destra sul piano, entra in dissolvenza incrociata il viso di Wyatt in Mad Man Moon. [Mi dicono – Pat è la realizzatrice del montaggio – che si tratta di Sea Song, Mad Man Moon è dei Genesis]


Così doveva essere, secondo il montaggio struggente di Patrizia, ma il tecnico commette un errore e i due brani musicali si intrecciano nel buio totale delle immagini.
Sono tentata di far tornare indietro il video, di rendere giustizia a quella poesia di volti e di mani ma la fluidità della narrazione si incrinerebbe e lascio che il montaggio sonoro faccia immaginare alle persone ciò che vogliono. In fondo siamo qui per questo: immaginare.


Sulla sx, l’immagine di una scala che va verso l’alto introduce la mia breve (lo sarà stata davvero?) presentazione di questa serata di narrazioni lunari: dai miti alle fiabe, dall’epica alla scienza, dalla poesia alle tradizioni popolari dell’Almanacco, dai simboli ai personaggi ammalati di luna, fino a ricomporre, nei voli per raggiungerla, con la fantasia, con cavalli alati, con la malinconia o con la navetta spaziale, quell’icona della leggerezza tanto cara a Calvino.
Ogni parola che dico è memoria del foglio su cui l’ho scritta, appositamente per questa sera, ed è strano essere la persona libro di un libro che non c’è.

Sulla sx compare, improvvisamente, l’immagine della copertina del libro I luoghi dell’immaginazione, scritto da me una vita fa, nel 2008, e Stefania si accosta sul palco regalandoci un brano.

Com’è diversa la voce che scrive, interiore, segreta, da questa voce, ora, che dice… a voce alta.

Mentre abbandoniamo insieme il piccolo palco, sullo schermo appare un gioco di ombre cinesi: animali fantastici, paesaggi, profili di persone in una città in bianco e nero con la voce struggente di Teresa De Sio in Canzone per Iuzzella, il passo sulla Luna Nova.

 

 

SECONDO QUADRO: LA LUNA È…PAZZA

 

È tempo di Classici, e Silvia ha scelto un lungo brano di Ariosto. Non poteva mancare, Calvino non ci avrebbe perdonate e lei lo dice con naturalezza, seduta sulla sedia in mezzo al palco, riuscendo a rendere quella lingua antica comprensibile e affascinante.

Dall’apostolo santo fu condutto
ad un vallon, tra due montagne istretto,
ove mirabilmente era ridutto
ciò che si perde, o per nostro difetto,
o per colpa di tempo o di fortuna:
ciò che si perde qui, là si raguna.

A fantasia di rime risponde, sull’altro schermo, il primo film fantastico realizzato da Meliès, Voyage dans la lune, 1902: lo spezzone della partenza della navicella con roboante allunaggio sul satellite colpito dolorosamente in un occhio.

E se la luna di Ariosto è il luogo delle cose perdute sulla Terra, L’Altro mondo raccontato da Cyrano de Bergerac è davvero sorprendente per ironia:

Con gli occhi immersi in quel grande astro, uno credeva che fosse una finestra del cielo da cui si poteva vedere la gloria dei beati, un altro diceva ch’era il tavolo su cui Diana stirava i colletti di Apollo…

Dalla Terra alla Luna: là dove la penna di chi scrive inventa impossibili traiettorie, sull’altro schermo il missile parte dalla rampa di lancio in una nuvola di fumo arancio, seguìto dalle facce stupite degli americani – e quanti di noi, all’epoca, davanti agli schermi della tivvù – fino alla discesa, cauta e timorosa, degli astronauti in quel mondo che sembra davvero troppo bianco e troppo nero, di un assurdo silenzio…

Poi, in un montaggio straniante, il cambio di scena: la corsa in primo piano dell’astronauta che saltella sul suolo lunare giocando con l’assenza di gravità mentre la voce dello speaker commenta serissimo: hippiriò hippiriò! (Non giurerei sulla esattezza della trascrizione fonetica).

 

 

TERZO QUADRO: LA LUNA È DESIDERIO

Forse, chi ama guardare la luna vuole solo uscire dalla cornice in cui sono chiuse le cose e superare il limite di ciò che è visibile, e Anna interpreta questo desiderio struggente attraverso

Una porzione finissima di luna che era come un congedo, come la mano che si agita dal finestrino del treno

tratto da Appunti di meccanica celeste di Dara.

E sull’onda dell’emozione irrompe violento il Vaffanculo Luna di Loredana Bertè.

 

Sullo schermo di sx appare Ciaula scopre la luna di Pirandello. Ed è Letizia che ricorda per tutti i presenti la pagina bellissima in cui salendo dal “ventre della terra” il giovane scopre, enorme e luminosa, la luna in cielo,

ignara di lui che pure per lei non aveva più paura, né si sentiva stanco, nella notte ora piena del suo stupore.

Mentre sull’altro schermo appare la copertina del libro Frammenti di Saffo, dall’ultima fila delle sedie in semicerchio, dietro il pubblico, Antonella estrae una piccola gemma:

Gli astri d’intorno alla leggiadra luna nascondono l’immagine lucente.

Qualcuno in sala annuisce, qualcuno tramite le parole delle persone libro recupera, impolverata ma viva, la memoria del tempo che fu.
Il Quadro si chiude sulle note del Notturno di Chopin sul fermo immagine della Notte stellata di Van Gogh.

 

 

QUARTO QUADRO: LA LUNA È IN-CANTO

Sul palco salgono Marina, Alessandra, Stefania e Letizia mentre sullo schermo di sx si susseguono in sincrono le immagini dei brani musicali trasformati in parole dette, ed è La Settima luna di Dalla, Il dito e la Luna di Branduardi, ancora La luna sempre di Branduardi.


Poi Silvia sulle ultime parole, come un direttore d’orchestra, si rivolge al pubblico e dà il La: il Canto del pastore errante si snocciola di persona in persona, tra voci sicure e altre incerte, toni di voce sottili o cantilenanti, foglietti male illuminati o presbiopie incalzanti. La gente LEGGE!


che vuol dir questa
solitudine immensa? ed io che sono?

Sul bianco e nero delle immagini dei pastori sardi, persi nell’infinito errare dei monti, partono le voci di Bertoli e dei Tazenda: Spunta la luna dal monte.

 

E accade. Accade il miracolo, il colpo di scena: arriva la luna! In una notte in cui la luna non c’è.

Apparsa dal nulla, luna di cartapesta – partorita dalla follia di Antonella – con i crateri ben disegnati e un bianco già caldo d’autunno, rotola dal palco sul pubblico, tra risa e spinte, per tornare poi, di mano in mano, sul palco finché io l’afferro e, voltando la schiena alla platea, la faccio di nuovo scomparire.

Dal fondo della sala Anna lancia la battuta esilarante del Diario di Eva di Twain:

Bisognava fissarla meglio!

“Signori e signore, si chiude!” Il trailer di Stregata dalla luna, finalmente, ci regala tutte le lune piene più belle e più grandi che accuratamente abbiamo evitato di mostrare per lasciare che ognuno/a si immaginasse la propria. Il trailer è in lingua originale e il punto in cui, in un italiano dialettale, il vecchietto uscendo da casa dice: “Eh che bbella luna!” strappa un sorriso a tutti/e.

 

Dovevano chiudersi qui il Quadro e la serata, ma la luna fa magie e inaspettatamente Silvia torna sul palco.

Chiede al pubblico ancora seduto che applaude: Ma voi conoscete la leggenda dei Monti pallidi?No – È una storia che mi ha raccontato mia madre e se volete ora ve la racconto:

C’ERA UNA VOLTA
un figlio di re, il cui regno si trovava sulle Alpi,
tormentato da un desiderio così forte
da diventare una malattia: andare sulla luna.

 

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