SCULTURE PER IPAZIA XIII – Giornata del Contemporaneo

Anna e Silvia raccontano…

Sabato 14 ottobre ore 15,30, nel Giardino intitolato ad Ipazia di Alessandria, temperatura intorno ai 30 gradi, il COMITATO IPAZIA PER LA LIBERTA’ DI PENSIERO (nato l’8 marzo 2017 dall’incontro tra nove realtà associative della Capitale) ha festeggiato la Giornata del Contemporaneo in cui A.M.A.C.I.(Associazione dei Musei di Arte Contemporanea Italiani) inaugura ufficialmente la stagione d’arte in Italia.Una collettiva di sculture allestita nel giardino a Tor Sapienza è stato il nostro omaggio di bellezza, arte e cultura alla scienziata alessandrina.

L’incontro è stato aperto da una breve introduzione dello scrittore e saggista Adriano Petta che, partendo dalla sua appassionata ricerca sulla scienziata alessandrina, ha sottolineato l’importanza di dare il rilievo che meritano a tante donne, scienziate, filosofe, artiste, trascurate dalla storia ufficiale.

Come mancare questo appuntamento quali partner del Comitato? Ebbene, oltre le belle sculture esposte dagli artisti: Paolo Camiz, Alessandro Carlevaro, Maurizio Gaudenzi, Roberto Marino, Enzo Sartori, Antonio Taschini, noi Persone Libro siamo state ben felici di donare brani dedicati ad Ipazia e tratti
da: “Libro di Ipazia” di Mario Luzi e da “Ipazia, la vera storia” di Silvia Ronchey.

 

 

Eravamo Silvia ed io a dire questi brani e, con noi, anche Lina che, da super esperta e dedita alla storia ed alle scoperte scientifiche di Ipazia, ci ha regalato una bella bibliografia sulla filosofa alessandrina.
Le canzoni interpretate poi dal sempre presente e simpaticissimo “Quadracoro” , realtà del territorio che svolge una pregevole opera di sostegno culturale in quella parte di Roma, ha concluso un pomeriggio di festa, di incontri, di amicizia.

 

Arrivederci a presto caro Comitato, siamo sempre felici di esserci: stiamo camminando sulla stessa via, nel bel giardino che siamo riusciti a far intitolare ad Ipazia. Proprio come lei, anche noi, tutti insieme, ognuno nella propria specificità, riesce a portare un soffio di cultura.

Diceva Ipazia: “ Insegnare è stata la cosa più bella della mia vita, mi sembrava un modo per rendere vivi gli argomenti che avevo imparato. Amavo insegnare per strada, alle persone qualsiasi, a chiunque incontrassi e volesse sapere qualcosa sui filosofi del passato, sulle loro idee. Indossavo il mio mantello e uscivo per le vie d’Alessandria. Ecco quello che più mi manca della vita…” (da “Ipazia e la musica dei pianeti” di Roberta Torre).

Anna e Silvia

Annunci

Dopo Portogruaro… grazie e arrivederci!

Portogruaro, 7 e 8 Ottobre 2017: incontro dei referenti delle cellule e coperta-aperta alla Libreria Todaro

 

Care/i referenti,
appena rientrata sento la necessità di rivolgervi un pensiero riconoscente per le belle ore trascorse insieme, per la gioia scaturita dalla grande condivisione di questo incontro che ha visto “protagonista” non le singole persone ma l’entusiasmo per l’attività, la voglia progettuale delle cellule, il meraviglioso racconto del loro “fare”…. che si è concretizzato nell’atmosfera magica della coperta dove le voci sono diventate un’unica voce…. che davvero ha trovato difficoltà a spengersi!
Lo sapete, non sono donna di parole ma di azione e quindi vi ringrazio perchè mi sono sentita davvero strumento di un meraviglioso progetto, che sta camminando alla grande proprio perchè ognuno sta portando il suo contributo, diverso e ugualmente importante e poi, mie/i care/i, che dire della meravigliosa accoglienza della cellula veneta, dell’impeccabile organizzazione?
Le mie braccia diventano grandi grandi, lunghe lunghe per accogliervi tutte/i
buonanotte
Anna

Carissime/i,mi associo alla mail di Anna. Ci sono momenti che fissano emozioni, convivialità, entusiasmo, risate, parole da portare con se in uno scambio dono reciproco.
Portogruaro è stato questo, ma non solo.
Un saluto speciale a chi ci ha accolto e grazie.
Rosa

Salve Donne meravigliose con cui abbiamo (io e Roberta) condiviso momenti gioiosi e ricchi sotto ogni punto di vista. Un grazie a tutt* e, in particolare, alle/ai venet* per la genuina e calorosa ospitalità e per averci dato l’opportunità di conoscere una zona bellissima ed interessante che non conoscevo ( a parte Venezia, che ho rivisto per due giorni consecutivi!).
Un grande abbraccio in attesa di rivedervi, speriamo presto!
Maria

Care amiche e cari amici d’ avventure,
perché avventura della mente e dell’ anima si chiama la nostra militanza ( come mi garba ‘sto nome!. .) in Donne di Carta, vero?
Se l’ avventura è un esperienza entusiasmante e inusuale, frizzante e stimolante, che esalta il piccantino delle azioni, che rinnova l’ entusiasmo e la volontà nel cammino verso le mete, senza perdere il gusto del percorso e della scoperta….allora l’ avventura caratterizza l’ Associazione, care/i mie!
A Portogruaro abbiamo vissuto la presenza nell’accoglienza e nella gentilezza , dentro un’ organizzazione impeccabile ma lieve, che tiene e che libera. Grazie.
A Portogruaro ci siamo rivelate nella crescita, nell’ entusiasmo e nella realizzazione di noi e di altre/i, atti che prendono corpo nelle realtà dei nostri territori, attingendo alle mille forme di creatività, di relazione, di conoscenza e intenzione e che sappiamo far nascere intercettare e promuovere. Grazie.
A Portogruaro le gru- cicogne, simbolo delle nascite e della creazione vitale femminile, alte nello stemma della città quanto il campanile, e anzi con le zampe sopra di esso a volerlo ….trattenere e sottomettere, per niente in soggezione dunque, di fronte ai simboli di una legge (e che legge!) a loro estranea, mi hanno fatto riflettere, con allegria, sui debiti che ho con voi, care donne e in più di carta!
Con voi mi (ci!) identifico, mi leggo e “mi dico” senza nessuna identità assegnata né simbologia che non mi appartenga, insomma come dice Adriana Cavarero mi sento valorizzata nel “di più conosciuto di voi altre ” attraverso una relazione tra donne (vedi Teresa che non tutto è perduto!) che prevede la disparità e il debito, ovvero il porsi con le altre in una rete mobile di dipendenze e ri-conoscenze.
Relazioni nutrienti, spesse, vitali, seducenti.
Perciò vi bacio.
Daniela

No, niente è perduto, Daniela.
Niente si può perdere quando cresce nella relazione, nell’ascolto, nelle parole dedicate. Niente si può perdere quando nasce dal desiderio, come il nostro progetto e come la nostra militanza. Come la voglia di stare insieme e camminare verso possibilità ancora da scoprire.
Grazie, a tutte e tutti per l’autenticità che ogni volta riempie il cuore.
E ora, in marcia verso Siena…
Vi abbraccio,
Ter

Carissime e carissimi,
vi ringrazio per questo weekend ricco di emozioni, condivisione e amicizia. Sono stata benissimo e Portogruaro è stupenda!
Non vedo l’ora di rivedervi.
Un abbraccio a tutte e tutti voi,
Vanessa

Mi accodo nell’esprimere gratitudine per l’accoglienza ricevuta e per il tempo bello passato insieme!!
Stefi

Da Napoli, da parte mia e di Teresa, un abbraccio circolare a tutt*, grazie alle amiche e agli amici della cellula del Veneto Orientale per la loro precisione, per l’accoglienza, l’affettuosa cura che hanno avuto di noi.
Grazie a tutt*, emozionante banda di persone ricche di emozioni, e allegria, e voglia di tutto. Insomma, ci siamo proprio divertite, siamo state bene, ci siamo arricchite! (sto parlando a nome di Teresa e mio) e allora, in marcia per il palio dei libri il prossimo anno. .
Alle amiche senesi, dico che se serve aiuto, anche da Napoli, noi ci siamo. Perché noi-come Le/i soci del Veneto orientale, sappiamo bene che è assai faticoso. Teresa Lucente e Roma, e chi altro può, inviateci le schede dei progetti con bimb* e ragazz*. Vi amiamo tutt*.
E anche senza mozzarella e pastiera, il Veneto ha un suo fascino. E Portogruaro è bellissima.
Baci
Giovanna

Devo dire ancora una volta bello, ora come prima.
Un abbraccio a tutte/i e ad un prossimo incontro, spero a breve.
Paola da Arezzo

Grazie a tutt* voi per aver portato, insieme al sole, il calore e la passione per il progetto e il contagioso piacere della schietta, costruttiva, condivisione e dello stare assieme. La nostra comune passione si declina in amicizia e questa ci dà nuova forza ed energia. Grazie.

Ornella

Mi associo ad Anna e saluto tutta la compagnia.
Un ulteriore grazie ai compagni/e d’avventura di Portogruaro.
Marilena

Grazie Anna delle belle parole che condivido pienamente.
Grazie Ornella, Grazie Paola, Grazie Maurizio, Grazie Pier e insomma grazie a proprio tutti voi comprese le libraie della libreria Todaro (che bell’ambientino vi siete scelto per le coperte!). Sono stati due giorni non solo di incontro ma anche di fotografie, di visite guidate nella vostra bella Portogruaro, di risate, di abbracci e di tanta nostalgia nel lasciarvi.
Arrivederci…vediamoci più spesso….
Anna Delfini

Dormivo stanotte, sì, ma ero quasi sveglia, ancora presa dalle tante voci di questi due giorni.
Per me è stata la prima esperienza corale con le PL. Nutrientissima.
Grazie
Rosa Maria

Vorrei dirvi che una parte di me è ancora nell’intimità splendida “sottocoperta” di Portogruaro…
Che respiro ancora la cura delle Persone tutte che ci hanno accolto a Portogruaro.
Che una riunione di un pomeriggio non basta…ma le osservazioni di tutt* hanno valore.
Che il confronto troverà strade, percorsi e soluzioni condivise. Sempre.
Che in ogni parte d’Italia io mi trovi…siete tutt* presenti.
In ogni parola e ogni passo che muovo grazie a “Donne di Carta”.
Vi abbraccio, forte.
Maria Rosaria

Mi unisco anch’io. Le parole sono importanti, ed è bello stare in compagnia di chi lo pensa, e prova piacere a condividerle.
Grazie a tutte ed a tutti voi per avermi fatto sentire così bene. Ed alle Persone Libro del Veneto per la calorosa e meticolosa accoglienza.
Aspettando la prossima …
Un caloroso saluto
Mario

Cara Anna,
è stata un bella occasione per condividere e per conoscerci un po’ meglio. Un grazie particolare e affettuoso agli amici di Portogruaro che non hanno lasciato al caso nessun dettaglio, e a te per la macchina organizzativa che hai messo in azione e per la sua conduzione.
Un abbraccio affettuoso e… Ci si vedeee!
AleMaggi


Sarà una festa, forse un sogno, una visione, un abbraccio.

Sai che succede quando hai intorno persone che condividono il tuo stesso sentire? Succede semplicemente che sei felice.
E sai che succede quando leggi pagine di cui ti innamori? Succede che non vorresti ti abbandonassero mai.
Ora fai un respiro e ricorda tutte le pagine che hai amato, tutti i libri che hai sognato e ti hanno abitato.
Quei libri, sia nei momenti di luce che di buio, spesso, sono stati la tua ancora. Non è vero?
Ora immagina ancora e prova a considerare la sensazione che puoi ricevere se a quei libri meravigliosi, complici e amanti, guide sciamaniche luminose che ti hanno mostrato la strada, tu potessi aggiungere un volto, il volto di persone che nel tempo hanno condiviso con te il viaggio, le letture, la passione per delle pagine care. Ci sei? Riesci a vederlo questo mosaico perfetto?
Sì, lo so, è….magico! Appoggia ora le tue pagine amate sulle labbra delle persone che insieme a te nel tempo hanno condiviso quel comune sentire che vi ha fatti incontrare. Guardale, guardale negli occhi mentre dicono quelle pagine a memoria, mentre te le dedicano e le regalano al mondo esattamente come stai facendo tu mentre ci pensi. Che sensazione hai? Beh, se non avevi finora ancora mai pensato ad una tale miscela esplosiva di belle emozioni, sappi che qualcuno l’ha fatto e da questa idea è nato un vero e proprio progetto, che cresce e cammina: le Persone Libro.
Ieri abbiamo fatto una festa su questa storia qui, io c’ero, forse anche tu, tu che mi leggi e che hai partecipato. Anche voi amiche di Roma e Firenze c’eravate e tutto il nostro bellissimo gruppo di Persone Libro di Bari. Eravamo tutti lì, con i cuori scalpitanti e le pagine che chiedevano di esser dette.
Bene, torno alla domanda iniziale. Sai che succede a me in situazioni del genere, quando sono proprio felice felice? Ti interessa saperlo? Io te lo voglio dire, affinché tu possa respirare la stessa sensazione di benessere e appagamento. A me succede che, quando sono pazzamente felice, tutta la realtà intorno diventa un peso piuma dai contorni vellutati come petali. Io, catapultata al centro di una corolla di sguardi beati che si intersecano, annego in un sorriso smagliante da marziano sulla luna. Poi tutto il resto è gioia è gioia è gioia è gioia….

 

festa 9 gennaio PL 2016

 

 

Non è solo una questione di memoria

Copia di megacopertaUna coperta che pesa e ti soffoca, come il piumino doppio che hai comprato all’Ikea, convinto che “il freddo, quest’inverno mi rimbalza!”

O come una soffice e morbida copertina di cachemire (ma si, fatemi fare un po’ la snob!) che riesce a scaldarti anche se a malapena ci copri solo i piedi?

Sicuramente una coperta allargata, (e un po’ anche allagata!) ma allegra e aperta a volti e voci nuove… anche meno attempate, speranza per il futuro. Aperta a chi ricorda e chi no; a chi ricorda ma vuole solo ascoltare; a chi preferisce il secondo, il quinto o l’ultimo – brano imparato piuttosto che quello di “esordio”; quello ascoltato e imparato senza volerlo, quello che vorrebbe strapparti le corde vocali… ma stavolta non ci è riuscito.

Una coperta, forse, non proprio “intima”… il cerchio ha superato ogni aspettativa, ma l’intimità è quello che riusciamo a creare e percepire dallo scambio di sguardi nonostante il diametro del cerchio stesso; una coperta che ci ha riscaldato con il suono di voci perdute e ritrovate.

Aspettando un bis un po’ meno umido.

Ale10439391_10205578973947088_4914796748824533362_n11174236_10205568408562960_9181654596048974309_o

 

Momenti d’essere: fuori, dentro e sottocoperta

Io non so voi ma a me capita, dopo aver sostenuto occasioni di incontro diverse, di sentirmi un tantino squilibrata.

Siamo andate in una scuola, l’Istituto Kant Torpignattara (grazie a Patrizia Sentinelli), e per magia la ninna nanna somala cantata da una donna, Cristina Ali Farah, ha scatenato le parole in lingua dei ragazzi di etnie diverse presenti in aula, scardinando anche i nostri ricordi di nenie e filastrocche. Un’intercultura dell’infanzia. Le parole ascoltate davvero e mai viste scritte. Le parole dei nostri personalissimi c’era una volta e c’erano luoghi diversi.

Foto di Luisa Fabriziani

Foto di Luisa Fabriziani – La coperta all’Istituto Kant (Roma)

Siamo andate in carcere, noi romane, per la prima volta: Rebibbia, grazie a Fabio De Grossi responsabile della Biblioteca. E ci siamo trovate con parole che dette dentro cambiano l’effetto che farebbero fuori. Ci siamo trovate con una donna detenuta che, per partecipare, ha scritto una poesia all’istante su quell’ora e qui che eravamo “dentro” con lei,e con un’altra, di Sarajevo, che per guardare tutte le persone in circolo, come le avevamo suggerito, ripeteva le parole di una storia che aveva inventato per noi: ogni persona guardata era una parola ripetuta e così la farfalla del suo racconto volava su tutte le nostre spalle.

Siamo andate con le toscane e le baresi ad avviare le cellule campane: a Napoli, nella libreria di tutti Io ci sto e a Nola nella libreria Biblos: una pioggia dentro e fuori,  colorata di frasi, di parole, di accenti e di desideri. Quel prima che dà vita, dopo, alle cellule. Ma anche con l’emozione privata di chi tornava a casa, nella sua terra, e ricuciva il legame con una lingua dimenticata fuori ma che resta intatta dentro (si può essere esuli in patria, accidenti!). E l’emozione che diventa pubblica di chi, come Giovanna Marrone, ha rincorso dal 2010 questo sogno e lo vede realizzarsi.

La coperta alla libreria Biblos (Nola)

La coperta alla libreria Biblos (Nola) – Foto di Mariateresa Napolitano (a seguire)

La coperta alla Libreria Io ci sto, Napoli

La coperta alla Libreria Io ci sto (Napoli)

Io non so a voi ma a me capita …

Che senso hanno le tracce che lasciamo: restano impresse al punto da permettere ad altri di vederle e poi seguirle incuriositi? Scompaiono appena stampigliate?
Cosa accade quando stiamo lì dentro le parole che portiamo in dono in luoghi che non conoscevamo prima? Cosa accade in noi e in chi ci ascolta?

Esistono due tempi di durata: quella dell’istante in cui si consuma il rito, che emoziona per il solo fatto di partecipare e perché il castello costruito sulla sabbia insieme è davvero incantevole.
E una durata più lunga, apparentemente un tempo invisibile: è il dopo, quando si innesta una strana euforia e ci si dà appuntamento, ci si ritrova in due tre e si comincia a fabbricare il proprio castello, a testa bassa per il pudore e ridendo sottovoce.

Ad ogni cellula di persone libro appartiene l’esperienza di queste durate.
Non sono nemmeno comparabili, producono sensi diversi: “siamo stati qui” – dice la prima durata che manda una fiammata e si spegne come una candela su cui soffi sopra con forza; “possiamo camminare insieme” – suggerisce la seconda che srotola da sé altro tempo come fosse un papiro.

La responsabilità di abitare le parole rende abitabili anche i luoghi perché il “qui e ora” diventa assoluto, “sciolto”, dal prima e anche dal dopo se poi non ha… futuro. Oppure diventa la prima zattera-veliero per prendere il largo con grande incoscienza. E così il futuro s’inventa. Anche il mondo.

Io leggo per te” non significa che leggo al posto tuo ma che ti sto costruendo un posto. “Per te” è una dedica. Come il mio sguardo.

Ascoltare precede il silenzio di chi dirà ma c’è anche il silenzio che segue le parole che si spengono. Tra i due silenzi si costruisce a poco a poco il recipiente che siamo, la nostra capacità di contenere. Di comprendere.

Il patto è: se io dico “cric” voi mi rispondete “crac” e facciamo cadere insieme i pregiudizi: sulla lettura (si legge da soli, in silenzio), sulla memoria (non ce l’ho, non l’ho mai avuta, ne ho pochina pochina), sul dire e sul recitare (se non c’è interpretazione che senso ha?); sul tempo da dedicare (e chi ce l’ha?).
Ce la facciamo?

Valeria, persona libro del Veneto Orientale ha scritto: «Proprio perché il tempo è limitato e prezioso credevo ne venisse richiesto un poco a tutti e non molto a tanti».

Stava parlando delle cellule, del modo di partecipare, del tempo da dedicare a chi salta gli incontri o a chi non fa parte della propria comunità ma forse amerebbe sapere cosa accade e cosa fanno gli altri.
Un poco a tutti e non molto a tanti. Dice. E mi scatena un incendio.
Mi sento vecchia quando una giovane donna dice la verità. Sta qui il sorpasso, inutile che mi affanno.

Trasmetteremo i libri ai nostri figli, oralmente, e lasceremo ai nostri figli il compito di fare altrettanto con i loro discendenti…

Che sia chiaro una volta per tutte (presunzione), accade come per i libri: le parole vanno interpretate da chi ascolta non da chi le dice; chi le dice le ha scelte; chi le dice ha dedicato tempo e memoria; chi le dice mentre le dice le sente e rinnova dentro il desiderio di condividerle. Chi le dice è quelle parole: cosa vuoi di più?
È infinito il viaggio che dovrà fare per non tradirle mai, per scoprire che non hanno sempre il medesimo tono e la stessa sonorità di senso. Fortunatamente.

L’acqua del fiume dove scende Eraclito cambia e cambia anche Eraclito ogni volta.

Leggere a voce alta. Imparare a memoria. Dire per donare. Respirare le parole. Guardare gli altri. Sono fasi di un’esperienza. Ciascuna fase è un’esperienza. Possiamo parlarne per ore. Non serve.

Dire in casa d’altri (libreria, scuola, piazza, biblioteca, carcere, parcheggio) è sempre sotto il segno dell’ospitalità: posso entrare? Ho una torta di parole che vorrei mangiare con te; hai da dedicarmi in tutto il tuo tempo un breve insieme?

O hai paura e mi chiudi la porta in faccia o se mi fai entrare vuol dire che mi aspettavi. Punto.

Io ho scritto di oralità, fiato, voce, recupero del desiderio e della relazione anni prima di conoscere Antonio Rodriguez Menendez e il Progetto Fahrenheit. Ero pronta. Ero in attesa. Anche così si partorisce.

Dove si annida il fallimento di una relazione? Nel non averla saputa creare, certo. Ma è sempre una responsabilità reciproca.
Basta un grano: ho detto un testo troppo lungo non tenendo conto della durata dell’attenzione. Come ho imparato ad avere più fiato nel tempo così devo lasciare il tempo a chi ascolta di imparare ad avere concentrazione. Viviamo in un mondo di mordi e fuggi, di parole-frammenti, di narrative a singhiozzi. Perché pretendiamo che qualcuno ascolti più di 2 minuti parole che hanno peso, colore, senso… e che quindi pesano?

Basta un grano: non ho lasciato fuori della coperta il pregiudizio e non riesco a lasciarmi andare all’ascolto, succede. Sono abituata al teatro, all’enfasi, all’innesco della commozione e quindi ascolto ma non sento le parole per quello che sono… è come se mi aspettassi un di più. Ma tutte le parole sono importanti e se ce n’è una che pesa di più è perché chi ascolta la riconosce e la fa sua.

Quello che è possibile per tutti, al di là delle grandi emozioni da condividere, è costruire attraverso la lettura una relazione. Questo sì. Questo è un obiettivo.
Questa è la rivoluzione del fare la persona libro: far uscire la lettura dal silenzio, dal privato, dalla gelosia. Imparare ad ascoltare, non a dire.
E scardina il modo di leggere un testo: si diventa sensibili alle foglie. A volte eccessivamente al punto che ciò che fa rumore non si sopporta più.

Non è obbligatorio ascoltare ma anche dire non è un’imposizione di parole.
Il tempo dedicato è una scelta, è una coperta i cui lembi, tutti, devono essere sostenuti da tutti: non puoi starne fuori e stare a guardare.
Il lavoro è ancora una volta stare dentro: inventare il silenzio della reciproca accoglienza. Per questo giochiamo a stare sotto una coperta. Il mondo là fuori cessa di esistere. E noi qui sotto non giudichiamo nessuno/a.

Dimmi un’altra occasione dove tutto questo sia possibile: ascoltare pagine di letteratura: poesia, saggistica, diari, lettere, testi di canzoni, parole che hai scritto tu; mischiare accenti regionali diversi ma anche idiomi, lingue straniere; guardarsi negli occhi per far esistere tutti, per dare a ognuno la medesima importanza; mettersi in gioco cercando dentro la propria memoria parole sepolte, cercando dentro la voce che non le butta fuori ma le consegna, che non dice e poi scappa ma impara a restare, impara a respirare una “e” congiunzione e un “sostantivo maschile”, impara a sostenere gli sguardi.

In carcere, a Rebibbia, una donna, sotto coperta, ha detto:

«Prima io leggevo per capire il mondo, per conoscere, per avere strumenti, ed ero molto selettiva ora leggo per evadere e quindi leggo tutto».

Prima (fuori), ora (dentro).

Quello che io spero tanto per lei, ma anche per me, è che fare la persona libro sia un percorso di uscita dal Sé.
Si fa cultura (passi, cammini, viaggi, parole) per restuire senso al bisogno immateriale di Cultura.
Abbiamo bisogno di qualcosa che ci aiuti a cambiare. Cambiare anche le domande.
Solo così serve leggere. Anche se là fuori l’onda è devastante.

Prima (fuori), ora (dentro).
Un alfabeto morse per chiedere aiuto.

 

Una parte della pattuglia interregionale toscoromanabarese. (Stazione di Napoli)

Una parte della pattuglia interregionale toscoromanabarese. (Stazione di Napoli)

 

 

Ps. Non abbiamo in italiano tante parole quante sono i silenzi, dice Elena Loewenthal e io credo che questi due silenzi, di cui parla, noi … li conosciamo bene.

Dom […] è un silenzio abissale. Fa paura, come l’ignoto. È lo stato del mondo prima che Dio lo spezzasse parlando: nella Bibbia la creazione è dire le cose. […] Dom è onomatopeico: è un rintocco sordo di campana, un’eco profonda – di silenzio. Chiude il futuro, tronca la voce con il nulla.
Da questo silenzio cosmico ne deriva un altro, che è come una versione più conciliante, più afferrabile. Non a caso porta la desinenza femminile, che nell’ebraico si usa per dare una sfumatura di grazia alle parole maschili, o per indicare l’astrazione. Demamah è una parola bellissima, secondo me. Sottile, discreta, accattivante. Indica il silenzio in cui il profeta Elia trova Dio: […] una voce di silenzio sottile. […] È una parola leggera, chiusa in se stessa eppure aperta al futuro. È un silenzio meraviglioso, difficilissimo da tradurre. È un po’ che ci provo, invano. Forse la cosa che le va più vicino, in italiano, sono i due punti: una pausa nelle parole, una promessa di quel che verrà dopo.

(http://www.lua.it/accademiasilenzio/attivita-residenziali/simposio-ads/elena-loewenthal-le-parole-del-silenzio/)

INVITO (PERMANENTE) alla nostra festa e ai nostri incontri di Persone Libro

fiori di cartaE perché no?
Concediti un pomeriggio diverso
ricamato intorno a un coro di voci
dove l’essenziale ancora ti festeggia
con il pane e con il vento
con il dire e con l’incanto.
Con la magica complicità
di uno sguardo premuroso
che non chiede e solo rende
un momento di libertà.

Raccogli la corolla sospesa di libri
sistemata a ghirlanda per te.
Guarda tutti i volti che avrai davanti
potrai sentirne il respiro e la forza.
Trovati una sedia o un angolino
mettiti comodo e rilassati
con gli occhi rivolti al presente.
Sarebbe un errore non darsi
e rimanere rigidi o estranei pure nel calarsi.

Porta con te chi vuoi, le persone a cui tieni.
Vieni a goderti una carezza soffice e dedicata
e se qualcuno parla, ascoltalo con affetto
perché il suo cuore sta cercando di comunicare col tuo.
Tieni la mente aperta
passaci dentro e fai pulizia
poi come un boomerang ritorna a te stesso.
Non distrarti, non avere fretta di andare:
chiediti semplicemente
che cosa in fondo oggi
potresti dover rischiare.

Il tuo respiro misuralo in granelli
lascialo scorrere libero
in una clessidra dorata che ti trattenga
dall’ ansia e dall’ attesa.
Ti sia compagno il sole
che tramonta in silenzio.
Ti sia complice quell’ anelito di affetto
che ti verrà rivolto.
Tra le Persone Libro
ascolta con clemenza e cimentati
-se vuoi- a tua volta
senza giudicare o sentirti giudicato.

Prendi ciò che ti serve o scegli di non prender niente, o tutto
ma per tornare a casa aspetta che sia sera.
Usa il buio come un fiocco
che chiude la giornata
e fanne regalo a chi ti vuole bene.
Sorridi infine
di questa umanità
che ancora nel dono
fortemente crede.

(Scritto in occasione del nostro 5. festeggiamento a Bari…Ottobre 2014.Vi aspettiamo!)