Se vuoi diventare una persona libro

“Non è una cosa che sia stata progettata fin dall’inizio. Ognuno aveva un libro che voleva ricordare e che ha ricordato…” (Fahrenheit 451, Ray Bradbury).

 

REQUISITI

Iscriversi a Donne di carta, perché il Progetto delle persone libro è un’ attività di promozione della lettura dell’Associazione che ha nella Carta dei Diritti della lettura il proprio Manifesto filosofico. Chi opera come persona libro è un socio ordinario dell’Associazione ed è tenuto al rispetto dello Statuto e del Regolamento.

L’Associazione è la portavoce italiana del Proyecto Fahrenheit 451- las personas libro di Madrid e procede dall’insegnamento del suo fondatore: Antonio Rodriguez Menendez da cui trae ispirazione e di cui costruisce continuità.

Secondo requisito: amare anche un solo libro, e voler fare della lettura una pratica di relazione e di condivisione.

Terzo requisito: avere la pazienza e la cura di FARE FORMAZIONE perché non è sufficiente imparare a memoria e ripetere davanti a un pubblico i testi. O meglio non è questo il Progetto.

C’è anche un libro, che racconta la nostra storia di “vagabondi all’esterno, biblioteche dentro…”: il suo esordio, le difficoltà affrontate e le tappe di un viaggio che fa dell’itineranza un metodo preciso di contagio e di diffusione. Un libro che non trovi in libreria perché viaggia con noi e che ti consigliamo di leggere per comprendere meglio, dalle testimonianze raccolte, l’esperienza e la filosofia di questa stravagante impresa.

 

Copertina del Libro Io sono... una persona libro
Copertina del libro

 

Formazione

Coincide con il metodo che noi definiamo “coperta”: ci ritroviamo sotto una coperta immaginaria per incontrarci e dire, guardandoci, i testi – si inizia sempre da poche righe – che abbiamo imparato a memoria e si esercita insieme un ascolto critico per correggere impostazioni, presunzioni, toni e modi del dire migliorando la naturale, intima trasmissione del testo che coinvolgerà con piacere chi ascolta.

L’allenamento all’ascolto è anche più importante dell’allenamento al dire in pubblico.

Per chi si accosta alla formazione, l’impatto iniziale, spesso, è un massacro delle proprie convinzioni. Ciascuno di noi pensa di se stesso di saper dire le cose con naturalezza e con spontaneità; ciascuno di noi rivendica la difficoltà di essere intimi nel donare un testo a sconosciuti; ciascuno di noi ha una buona dose, esplicita o sommersa, di narcisismo-esibizionismo e per contro molti di noi fanno della propria paura di mettersi in gioco una scusa per tutto: non ho memoria, ho una voce bassa, debole, leggera, non posso guardare negli occhi chi ascolta…

con le aspiranti persone libro di Meana (Val di Susa)
con le aspiranti (allora) persone libro di Meana (Val di Susa)

Tanto per peggiorare le cose, l’ascolto critico spesso è percepito e vissuto dal nostro orgoglio come un giudizio intollerabile e quindi contestato, rigettato indietro e non usato per quello che è: uno strumento.

La naturalezza è una conquista faticosa, l’intimità una relazione difficile da instaurare soprattutto con il testo (il piacere provato perquelle parole) e poi con gli ascoltatori. Non essere attori né fingersi tali significa affidarsi al potere evocativo delle parole, essere consapevoli che sono le parole ad essere importanti e protagoniste, non chi le dice… insomma è… un’impresa.

Ci si abitua a esercitare una fedeltà nei confronti del testo (e quindi dell’Autore) che alla fine fa scoprire se stessi: perché ci si appropria di un senso narrativo, linguistico, cognitivo, emotivo che quelle parole precise hanno dentro di noi (risonanza).

Anche nella fase della memorizzazione devono essere attivate alcune attenzioni speciali: alla parola – che va respirata, trasformata in suono e in memoria uditiva – e non in impressione fotografica; al senso globale – che va costruito con la forza del fiato “confidenziale” che lo sorregge; all’emozione – che va veicolata attraverso le parole e la timbrica della voce e dei gesti.

Ogni volta che qualcuno di noi – quando dice il suo testo in pubblico – sbaglia e si corregge o cade nel totale oblio… restituisce alla Letteratura la sua umanità e al nostro Progetto tutta la sua autenticità.

La scommessa è alta: abbandonare la superbia della lettura per sé ( e del dire a sé) per creare una parità di accesso alla lettura tramite una condivisione emotiva e intellettiva: lettura con/per gli altri (dire agli altri).

 

L’itineranza come metodo

Ogni aspirante persona libro, dopo questa iniziale palestra, dovrà percorrere un periodo di prova e poi, nata la nuova cellula nel suo territorio o all’interno di quella già esistente, ciascuno potrà partecipare agli eventi itineranti dando il proprio apporto alla costruzione del Progetto di promozione della lettura dell’Associazione.

I luoghi del dire saranno tanti e diversi: scuole, piazze, ristoranti, l biblioteche, musei, vivai, case private. Ogni luogo è buono per creare ascolto, per portare la voce dei libri. Ma i libri detti a voce alta ci rendono tutti uguali.

persone libro in azione in un Vivaio a Roma
La cellula di Roma sotto l’Albero di parole – Area Viva (vivaio)

Dove siamo

Le cellule esistenti sono numerose e sparse in Italia. Roma è la casa madre e quindi puoi rivolgerti per ulteriori informazioni alla Segreteria o contattare i responsabili dei gruppi regionali esistenti.

  • Arezzo
  • Bari
  • Bastia Umbra – responsabile: suor Noemi – gruppo chiuso
  • Cagliari 
  • Firenze
  • Napoli-Nola
  • Ostuni – (due classi del Liceo classico L.G. A.Calamo)
  • Pistoia
  • Portogruaro – Cinto Caomaggiore
  • Porto S. Elpidio-Macerata
  • Roma (casa madre)
  • Siena
  • Valdarno

 

Album di famiglia del gruppo di Roma

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