The day after

Giornata Internazionale per l’eliminazione della violenza contro le donne

Il Messaggero, prima pagina del 26 novembre 2019.

Report dell’Istat sui ruoli di genere. Persiste ancora il pregiudizio che addebita alla donna la responsabilità della violenza sessuale subita: il 39,3% della popolazione ritiene che una donna è in grado di sottrarsi a un rapporto sessuale se davvero non lo vuole. Il 23,9% pensa che le donne possano provocare la violenza sessuale con il loro modo di vestire. Il 15,1%, inoltre, è dell’opinione che una donna che subisce violenza sessuale quando è ubriaca o sotto l’effetto di droghe sia almeno in parte responsabile. Il 7,4% delle persone ritiene accettabile sempre o in alcune circostanze che «un ragazzo schiaffeggi la sua fidanzata perché ha civettato/flirtato con un altro uomo», il 6,2% che in una coppia ci scappi uno schiaffo ogni tanto. Rispetto al controllo, invece, sono più del doppio le persone (17,7%) che ritengono accettabile sempre o in alcune circostanze che un uomo controlli abitualmente il cellulare e/o l’attività sui social network della propria moglie/compagna.

The day after.

Cancello tutto ciò che ho scritto per raccontare la partecipazione di Donne di carta all’evento con Amnesty Lombardia a Milano e a quello al Centro Culturale Elsa Morante, rimuovo l’immagine di copertina… e mi cadono le braccia. Le ritiro su e cambio foto.

Devo essere sincera, il primo pensiero va a mia figlia e all’unica volta che le ho detto: “dove vai in giro vestita così, ti accompagno io”, a tutte quelle volte che l’ho aspettata in balcone modello “lupa del Campidoglio” e a tutte quelle volte che le ho detto “ma torni da sola?

E allora capisco che sì, è un problema culturale, un problema che provoca in noi la paura “dell’altro”.  Quell’altro celato dietro quei numeri: i numeri delle donne uccise in casa perché se ne volevano andare, scappare da mariti violenti; i numeri delle ragazze che volevano chiudere una storia, i numeri di tutte quelle donne più o meno giovani, morte per aver indossato un paio di pantaloni aderenti, un vestito particolarmente scollato o per aver “osato” ondeggiare un po’ troppo i fianchi. I numeri di tutte quelle donne in balia dei propri aguzzini. I numeri raccontati dall’Istat, quelle percentuali raccapriccianti, agghiaccianti che raccontano il degrado culturale e civile del nostro paese (i dati si riferiscono all’Italia)… e mi domando: ma in quel “campione Istat”, sono comprese anche le donne? Preferisco nascondermi dalla certezza della desolante risposta.

Raccontare ora la nostra partecipazione all’evento con Amnesty Lombardia del 23 novembre alla Feltrinelli di Milano, con un bellissimo mosaico di accenti diversi, e quella di ieri al Centro Culturale Elsa Morante con le voci romane, è in questo momento molto faticoso per me, non riesco a trasmettere con giustizia le emozioni provate, la presenza attenta del pubblico, seduto e di passaggio, la potenza dei video proiettati – Amore Capitale di Monica Maggi e Le parole sbagliate di Donne di carta. 

E’ faticoso perchè sono arrabbiata, delusa dal nulla o poco che resta il giorno dopo, perchè il rimbombo nelle orecchie della banalità di tante bocche piene di belle parole copre la lucidità nel decrivere quello che vorrei. Cosa resta dopo le panchine rosse, gli spot televisivi di bravi giornalisti uomini, Palazzo Madama, Quirinale e municipi sparsi in tutta Italia “illuminati a rosso”, balli e canti in piazza? Non lo so.

La convinzione che mi resta è quella che Donne di carta continuerà a dire NO! con la forza della sua Voce perchè di sicuro “non resta alla finestra a guardare” mentre i tanti passano con facilità alla “seconda pagina”.

Lascio alle immagini un po’ del bello del nostro impegno.

Ale

   

 

 

 

 

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