TANA LIBERA TUTTI

Disprezzo la mia stessa ipersensibilità,
che esige tanta rassicurazione,
ma nello stesso tempo mi rende
così consapevole della sensibilità altrui.
Anaïs Nin

 

A volte tornano, potenti. 

TANA LIBERA TUTTI

di Sandra Pranzo Giuliani, Sabato 29 ottobre 2011

Me ne ero dimenticata.

Proprio io che come persona libro ho scelto di non dimenticare.

Avevo perduto questa allegria. Forse senza neanche accorgermene fino in fondo.

Troppo presa nella responsabilità di far conoscere e diffondere il progetto, da una parte, e di tutelarne l’integrità dall’altra.

Troppo impegnata a non far coincidere del tutto le persone libro con Donne di carta perché l’Accademia della Lettura è la casa su ruote che le persone libro dovrebbero portare in giro come testimonianza concreta di quanto le parole della Carta dei Diritti cercano di raccontare al mondo dell’Europa.

Troppo, per indole, occupata a usare ogni esperienza per cambiare il mondo, e me stessa.

Non è presunzione ma la voglia, tanta, di condividere una passione, e di abitarla.

Fare la presidente di una rete di gruppi sparsi in Italia, di un progetto visionario e fuori del mercato, tenere a bada le prime donne, indebolire le reti sotterranee che sempre i gruppi intessono, impedire che gli interessi di casta prendano il sopravvento, rifondare una politica in cui essere volontari sia un impegno che non deprezzi mai la gratuità dell’apporto, è – fatemelo dire – un’impresa.

E mi ero dimenticata dell’allegria.

Un poco il Grande Raduno di Empoli – lo scopro dalla luminosità della mia faccia stanca sul palco, da tutte quelle smorfie che stupisco di avere – un poco, dicevo, questo primo raduno mi aveva riportato al senso di una passione che si fa relazione allargata, ma la storia che questi video, recuperati dal passato non solo web, raccontano (furore delle immagini in movimento) e queste foto che eternizzano spietate gli istanti, le paperissime della memoria, i miei capelli lunghi improbabili oltre ogni decenza estetica, le sperimentazioni delle nostre voci che non sai mai quanto siano state incerte e poi a loro modo cresciute grazie alle parole prese in prestito ogni volta, gli occhi sgranati dentro cui galleggia un’ironia sottile in cui passano tratti di terrore puro (ma cosa stiamo facendo?) e sempre sempre, in me come in ognuna di noi, quella messa in gioco totale, divertita, strafottente…

Ecco questa storia mi restituisce noi come avventura collettiva, corale, millefoglie.

Allora mi mancano – lo ammetto – le persone libro che ci hanno accompagnato e che ora sono altrove. Uomini fatti, adolescenti e donne rampanti. Mi mancano ma senza rimpianto.

Come accade per i libri amati tanto tempo fa, che oggi non rileggerei perché hanno esaurito – e portato a termine – il loro dire.

So che ci sono stati e io, appunto, ho scelto di non dimenticare.

Mi chiedo quanto di questa grana di allegria; questo impasto di desiderio e di utopia passi alle nuove persone libro, alle cellule nate un po’ dovunque.

Poi vedo le immagini, i video, leggo i commenti, spio i salti quantici da un gruppo all’altro su FB e mi convinco che ognuno ha la sua storia, il suo percorso da inventare e che questa libertà del gioco è la promessa in se stessa di un lungo cammino.

Insieme.

Accanto ai nostri album di famiglia romana, due video importanti per tutti.

Non solo perché parla Antonio, il fondatore del Progetto ma perché si alternano le voci dei libri delle persone libro spagnole ricordandoci che è possibile fare proprio con i libri un ponte lunghissimo tra Paesi e desideri.

E che questi nuovi lettori e lettrici che siamo, come persone libro, sono i portatori reali di una democrazia partecipativa.

Qualcuno a volte pensa che quanto io dico sulla parola “respirata”, che vincola chi dice e chi ascolta; su questa intimità della voce, naturale e non costruita; su questa importanza dello sguardo dedicato siano il frutto di una personalissima mistica visionaria, e che si possano cambiare le “regole” del gioco senza perdere nulla.

No, si perderebbe tutto.

Non è solo questione di rispetto per chi il gioco l’ha inventato, e non l’ha imposto e ha chiesto semplicemente andando in giro “vuoi giocare con me?”, è questione di condivisione profonda: il riconoscimento che quanto il progetto veicola serva davvero.

Ai libri.

A me che dico.

A te che ascolti.

A noi animali culturali.

Cittadini in prima persona.

Ascoltate Antonio e provate, riprovate a fare quello che suggerisce: non alzare mai la voce sopra le teste delle persone perché sono le persone che abbiamo davanti che mettono in gioco il loro desiderio di ascolto e questo desiderio di ascolto si costruisce tramite la dedica del nostro dire.

E’ questo rispetto che consente potere. Il potere di farti esistere perché ti guardo. Il potere delle parole che dico perché sono io quelle parole.

E se – come dice Antonio – quei “frammenti” che scegliamo sono davvero qualcosa di quello che siamo o che vorremmo essere o che non saremo mai abbiamo solo una strada possibile per riuscire a dirli con naturalezza: costruire l’intimità di una relazione che ci vincola (chi dice e chi ascolta) a quelle parole.

La parola dedica è una relazione a due sensi.

Ogni dono si fonda sulla reciprocità.

Il rispetto per le parole nasce anche da qui: non rigettare quelle che pesano per usi e abusi che non ci comprendono ma rinnovarne il senso.

Abitandole e facendole proprie.

Sempre in prestito sono.

Antonio sorride di fronte al termine “terapeutico”.

La sua è l’ironia di chi sa che la “pazienza genera desiderio” (una frase che ho scritto io in una mia poesia e che ancora non so vivere).

Perché anche questo sono le parole che scambiamo: una promessa.

M’impegno naturalmente in un gioco che è possibile per tutti, dove il passo in avanti di ognuno libera tutti.

Cosa ne pensi?

Effettua il login con uno di questi metodi per inviare il tuo commento:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...