CI SENTIAMO BENE: Linguaggio e silenzio

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When: Il 28 gennaio, nell’ambito del programma “Napoli città della Conversazione”17 gennaio – 17 febbraio: un mese di iniziative promosso dall’Assessorato alla Cultura e al Turismo del Comune di Napoli. Un tempo per proporre spazi di incontro fra le persone, per creare scampoli di tempo durante i quali guardare negli occhi gli interlocutori, sentire le loro voci spostare l’aria e giungere alle nostre orecchie, e noi Donne di carta ci siamo.

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Where: In quello che per noi Donne di carta di Napoli è ormai un “solito posto”, la Libreria Ubik di Via Benedetto Croce. Un posto di amici, accogliente, comodo per chi ci vuole incontrare. Dove Francesco e gli altri non ci dicono solo che “per quella giornata la sala è disponibile”, ma sono effettivamente nostri partner in ogni iniziativa, e condividono con noi il piacere della preparazione di ogni incontro.

What: Ascolto, silenzio, linguaggio, comunicazione, e relazione. Stare insieme agli altri, condividere parole e pensieri; emozioni e sentimenti, forse. Parlare, ascoltare. Ritrovare il gusto di dare e ricevere senso, essere e sentire: se stessi e chi sta con noi.

Who: Eugene Gendilin, filosofo, psicoterapeuta forse poco conosciuto al grande pubblico, che con il Focusing ha scoperto la potenza dell’ascolto e la capacità che ogni individuo ha – attraverso l’ascolto –di cambiare, di creare, di trovare strade e soluzioni, e pensieri e sensazioni inattese e non conosciute fino a quel momento. Dalle sue parole, suggerimenti e stimoli per avviare conversazioni e scambi.

Why: Perché noi dell’Associazione Donne di carta riconosciamo come nostra la necessità di “conversare”, di parlare e raccontare, di ascoltare e sentirsi. Vogliamo conversare – fra di noi e con persone nuove – e insieme a loro leggere il mondo e condividerlo.

How: Un cappello: dentro alcuni segnalibri con le frasi di Gendlin, e alcuni segnalibri bianchi sui quali scrivere il proprio pensiero. Una clessidra: prendere in mano il tempo, e la responsabilità di usarlo insieme agli altri; ascoltarsi qualche minuto, in silenzio, e scegliere le parole e le idee da condividere, quelle importanti, quelle che vogliamo davvero mettere al centro dell’ascolto di chi sta insieme a noi. Non una gabbia, ma un contenitore, nel quale possiamo trovare una forma e uno spazio di convivenza e con_senso, diverse idee, diverse sensibilità, diverse persone, insieme.

Inizia una persona libro, una frase a memoria – il nostro modo di raccontare è anche questo – e poi le parole e le voci raccontano emozioni e idee. Molti volti nuovi, che partecipano e sono parte. Chi parla e ascolta; chi – forse solo per questa volta – ascolta solamente. Ma, alla fine, davvero tutti CI SENTIAMO BENE.

Voci:

Prendi posto accanto alle Donne di carta. Guardale incuriosita. Osservale. Piano, conoscile piano. Non a partire dai soliti convenevoli, dalle banali frasi di circostanza, da contingenze esterne forzate. Svuotati e taci per questa volta. Liberati. Siediti e annusa. Conosci le Donne di Carta, dunque, conoscile perché così il Fato ha voluto, così dispone: perseguine la volontà, senza opporre resistenza. Inverti la rotta delle interazioni sociali. Conoscile a partire dai loro pensieri più intimi e profondi. Parti da dentro, dal fondo. Parti dalle loro confessioni, dalle loro paure, dalle loro ammissioni di colpa, dalle loro più umane debolezze, dalle loro intime riflessioni, dai loro sorrisi complici e dagli sguardi pieni, stracolmi, traboccanti. Non serve chiedere loro il nome, serve darlo ai pensieri, dotarli di forma e portarli fuori, consegnarli a chi c’è. Accogli ogni sillaba, ogni messaggio, ogni respiro condiviso. Ascoltale. Contemplale. Decodifica il loro linguaggio e accorgiti di comprenderlo, di parlare la stessa lingua, la lingua dell’anima, la lingua dell’intimità, delle emozioni. Sentiti bene, nella comunicazione e nel silenzio, nella parola e nell’ascolto, nelle pause piene e in quelle vuote, sentiti bene nel tempo con loro, scollato dalla tua realtà. Esisti in questo spazio nella loro presenza, esisti qui ed ora, e diventa di carta anche tu.
Arianna

Donne di carta è un’opportunità al di là del narcisistico bisogno di mostrarsi. Può essere un momento in cui, imparando a spogliarci dei nostri consueti abiti, ci ritroviamo inesorabilmente a rivolgerci all’interno, nudi, a contattare le nostre emozioni più profonde, ma sostanzialmente la nostra “vera essenza”, nel qui e ora, in totale presenza, al di là di qualsiasi giudizio.
Rosaria M.

Essere capaci di ascoltare col cuore, più ancora che di parlare, è raro. Silenzi e parole, ascolto e apertura, si sono declinati in un dialogo di accoglienza. Un tempo, quello della clessidra; un tempo, quello della meditazione; un tempo, quello del donare il proprio pensiero; un tempo, quello dell’abbraccio dell’altrui pensiero; senza tempo, il nostro Amore per l’incontro.
Luciana

Chi mi conosce sa quanta difficoltà io abbia nel parlare quando sono in situazioni in cui bisogna esprimere l’intimo sentire. Non è timidezza la mia ma più un pudore.
La clessidra con il suo costante scorrere ha placato i miei timori creando uno spazio temporale nel quale è stato più facile per me parlare ma soprattutto ascoltare le voci ed i pensieri di persone diverse tra loro ma ognuno con la propria storia le proprie esperienze e la propria sensibilità mi hanno arricchita enormemente.
Angela

Una clessidra per scandire il tempo tra noi, ma anche per prendere il tempo necessario e completarsi con le parole e i silenzi degli altri. Per sentire davvero…
Ilaria

Lieta di avervi conosciuto e partecipato al vostro incontro, interessante introspettivo, motivo di riflessione, piacevoli condivisioni che arricchiscono l’animo
Grazie, alla prossima
Maria Rosaria

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Due nuove amiche

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