Dolore minimo

15 maggio 201959797304_2145905372190046_3544595123083935744_o

Presentazione del volume di poesie “Dolore minimo” di Giovanna Cristina Vivinetto, a cura del gruppo di lettura Liberi di leggere di Donne di carta.

La libreria Incipit, che ospita il gruppo, è dall’ altra parte della città rispetto alla mia casa. Piove, alle 18 il traffico a Roma è indicibile, arrivo logicamente in ritardo e subito capisco di essermi persa un pezzetto di qualcosa di coinvolgente. Le persone presenti si girano al rumore della porta che si apre, mi sento quasi in colpa per aver prodotto un piccolo rumore e aver interrotto ber un breve istante quel silenzio profondo che esiste solo quando l’ascolto è profondo.

L’autrice racconta, parla con intensità e semplicità, risponde in modo aperto alle domande dei lettori di Liberi di leggere. Le persone libro regalano ai presenti le parole distillate con cura dall’ autrice, e lei stessa ce ne regala altre leggendo alcuni versi importanti della sua raccolta.

Si toccano argomenti con cui non sempre è facile avere a che fare. L’identità, una chimera; la trasformazione e la rinascita; essere madri di se stesse, il distacco da ciò che si era e il trattenere dentro di sé il proprio passato come dono e non come ferita.

Chi siamo veramente? Quello che sentiamo dentro corrisponde a ciò che siamo fuori? Cosa vuol dire decidere di ascoltare la nostra vera identità che preme contro una pelle che non sentiamo nostra?  Disforica: il contrario di euforica: il richiamo è quello ad una sofferenza che ci priva della gioia.

60945719_416384208941851_5039458125384515584_nGiovanna Cristina ci racconta tutto questo attraverso i suoi versi e attraverso la sua presenza.

Racconta di non aver mai costruito castelli per nascondere il suo modo di essere, e che questo l’ha portata a affrontare con serenità il percorso di transizione.

È una donna giovane, ma in lei si ravvisa la maturità di chi non ha bisogno di definirsi per sapere chi è.

 

Mi spiegarono la differenza
tra uomo e donna – le caratteristiche
elementari del maschio
e della femmina. Non mi rivelarono però
a quel tempo cosa
si trovasse nel mezzo, all’incrocio
imprevisto tra i due sessi.
Crebbi con una dicotomia nelle ossa
nel perenne adattamento all’una
o all’altra identità.

Solo dieci anni dopo compresi
che esattamente nel mezzo
– Indefinita, sfumata, disforica –
c’ero proprio io.

Quando ero una libraia, avevo una piccola rubrica di recensioni sul sito della libreria: “in due righe”, uno spazio minimo attraverso cui raccontare, o provare a raccontare, l’essenza di un libro. Se Dolore minimo mi fosse capitato allora tra le mani avrei scritto: nei suoi versi l’autrice non ci parla con parole sensazionali, ma fa diventare sensazionali parole comuni.

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