Noi siamo… ciò che diciamo

Antonio Rodriguez Menendez e la palabra vinculada

Noi diciamo a memoria, senza recitare, brani di libri che portiamo in giro: nelle piazze, nelle case private, nei teatri, nelle biblioteche, nelle scuole. Soprattutto laddove non ci sono i libri. I libri siamo noi.
Guardiamo negli occhi chi ci ascolta perché è una dedica, non uno spettacolo: una relazione che si chiama “desiderio”. Io dico… tu ascolti. Il dono reciproco di un senso.

Correva l’anno 2009, era di maggio, quando invitammo, presso la sede romana dell’Associazione Donne di carta, la libreria Libermente, Antonio Rodriguez Menendez  a raccontarci del suo Proyecto Fahrenheit 451. Eravamo un’Associazione che già vantava un seguito di editori e i frequentatori della libreria stavano diventando fedelissimi.

Nella valorizzazione dell’oralità ci fu un fiutarsi reciproco: camminavamo su binari analoghi. Ma di veramente inedito c’era la forza di quella “palabra vinculada“, la forza dello sguardo-dedica e di questa memoria affettiva che colora anche la voce, il timbro, che fa affiorare le parole scelte e le trasforma da parole scritte in parole donate intimamente. Antonio andò via convinto di aver lasciato un suggerimento… noi lo trasformammo immediatamente in un viaggio.

Il 7 giugno 2009, quelle sette persone, socie di Donne di carta, divennero per la prima volta “persone libro”. Sapevamo a memoria solo qualche riga: da De Andrè a De Beauvoir, da Alice Walker a Yourcenar. Ma quando la gente fece silenzio assoluto ascoltando attenta le nostre voci… scendemmo dal palco del piccolo teatro di 100Celle convinte che non ci saremmo più fermate.

Abbiamo mantenuto la promessa.

Empoli, il Primo Grande Raduno nazionale, 2011

Il Primo Grande Raduno delle persone libro a Empoli è la testimonianza di una crescita di numero e di qualità perché le persone libro sono lo strumento militante di una visione più estesa del fenomeno della LETTURA, un modo concreto di dar voce alla BIBLIODIVERSITA‘ (offerta diversificata di libri e anche di supporti) e di rendere giustizia e libertà a tutti i libri al di fuori degli interessi di mercato (che sanciscono il libro come merce di consumo soggetto a scadenza) e delle caste (monopoli editoriali).

Una Cultura della Lettura, e  le voci dei libri come le esperienze diverse su ciò che è un oggetto di lettura, deve nascere dove vive la gente; deve servire alla gente per comprendere la bellezza di un’opera d’arte come quella del quartiere in cui vive; deve far crescere la padronanza espressiva di tutti fornendo strumenti per distinguere ciò che è semplice informazione o opinione da ciò che è realmente conoscenza e sapere; deve difendere la memoria linguistica, storica e sociale di una comunità, deve combattere l’analfabetismo primario e di ritorno. Deve porsi come un Diritto della Persona. In ogni momento della sua vita.

Questa è la missione dell’Associazione Donne di carta e le persone libro sono il suo braccio a(r)mato.

La nostra Filosofia con le…parole del 2009

Quelle che inaugurano la nascita della cellula aretina, 2010


E infine quelle del 2013 a Marsala

Come funziona:  la COPERTA

Tutte le persone libro si riuniscono periodicamente in gruppo per dire a voce alta e a memoria i testi imparati allenandosi all’arte dell’ascolto: una misura che nel tempo diventa un legame e consente di proporsi all’esterno con la forza di un gruppo. Non è obbligatorio avere qualcosa da dire a memoria, si può partecipare semplicemente ascoltando. C’è tempo. Questi incontri vengono chiamati “coperta” perché si finge di mettersi tutti sotto una coperta immaginaria per poter creare separazione dal mondo esterno, intimità maggiore tra i presenti e possibilità di sguardi e timbri di voce più naturali.

Il gruppo ascolta e aiuta, con suggerimenti vari, la persona che dice a migliorare la sua volontà di comunicazione, a cercare il timbro e le pose gestuali più naturali possibili, a fare di quelle parole altrui, imparate a memoria, parole “proprie”.

 

Come funziona: Io sono…

Io sono” è la formula che adottiamo per diventare un libro. Siamo quel Titolo, quelle righe o pagine, quelle parole che il libro contiene e che noi impariamo a memoria e diciamo ad alta voce. Parole prese in prestito da un libro come da una canzone, da una lettera mai spedita o da una frase ascoltata per caso: sono infiniti gli oggetti di lettura.

Io sono” è un’assunzione di responsabilità: saremo fedeli a quelle parole. Imparare a memoria è dire grazie a chi le ha scritte. La memoria è una dedica continua. Non ci sono persone senza questo “tipo” di memoria. Ci sono persone che non sono motivate. Il desiderio di dire chi sei e di incontrare l’altro/a è una motivazione. C’è tempo.

Io sono” in prima persona: su un palco, in un flash mob, a casa, in una classe, su un treno; ovunque. Ma dietro ho la forza di un lavoro collettivo e di una rete che si amplia su tutto il territorio: vicoli e strade piene di voci. Ogni anno aumentiamo. Di città in città.

 

Come funziona: chi sono le persona libro?

Cioè hai identificato un profilo, caratteristiche peculiari che fanno sì che una persona diventi una Persona Libro?

Tutti e tutte possono essere una persona libro. E questa possibilità non elimina la difficoltà di diventare una persona libro: non basta imparare a memoria e quindi avere buona memoria; non essere estroversi. Diventare una persona libro è un viaggio in  tre regni: nel silenzio-nel respiro-nell’umiltà. Bisogna saper dire il silenzio che c’è dentro di noi quando scopriamo parole che sono importanti perché è quel silenzio che poi la nostra voce, se è trasparente, si porterà dentro. Un po’ come l’atmosfera che sa creare istintivamente un genitore che racconta una storia a un figlio piccolo… ci mette tutto di sé. Perché sa che quel che conta non sono le parole ma la relazione. È quella relazione che giustifica l’esistenza stessa dell’Arte della narrazione. Poi, si entra nel regno del respiro, che non è più suddito dell’emozione ma abita le parole, il corpo, si riempie dello sguardo di chi ascolta. Poi c’è il lungo tempo nel regno dell’umiltà: qui solo il gruppo intorno può farti da specchio critico e aiutarti a non fare delle parole che hai imparato il manto di un re o di una regina. Sembra, a guardarlo da fuori, un progetto limitato all’imparare a memoria e invece la memoria è solo quel registro affettivo in cui troveranno pace le parole che ti servono e che vuoi donare anche agli altri.

See more at:

 

 

Annunci

2 commenti Aggiungi il tuo

  1. DI questi tempi nel mondo siamo criticati per i nostri conti pubblici poco virtuosi e il naufragio della Concordia, invece in Italia ci sono tanti cittadini con un alto senso civico e con tante iniziative meritevoli, come questa. Aspiranti scrittori, aspiranti persone libro, lettori incalliti o in erba, forza! il blog di *Donne di carta* vi aspetta

    Mi piace

    1. Grande Leila… l’arma del passa parola è l’unica che ci piace

      Mi piace

Cosa ne pensi?

Effettua il login con uno di questi metodi per inviare il tuo commento:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...