Responsabilità di parola

di Luana Garzia e Roberta Parigiani

In tempi connotati dall’emergenza pandemica e dalle conseguenze economiche e politiche di questo storico evento, l’appello ad istituire un momento celebrativo di quel caposaldo delle nostre democrazie costituito dalla libertà d’espressione, diviene un atto non solo simbolico, ma assolutamente concreto, volto ad illuminare il sentiero senz’altro complesso che sta attraversando il nostro Paese.

La libertà di espressione, certamente innata ed inalienabile, costituisce infatti una delle colonne portanti della nostra “sana e robusta” Costituzione, la chiave di volta del pensiero critico ed il mattone indispensabile per la costruzione della coscienza. Eppure, soprattutto in fasi complesse come quella che ci troviamo ad affrontare, essa sembra sempre più minacciata, sia nella sua manifestazione, sia nella sua stessa essenza; spinte opposte che la rendono perno centrale del dibattito culturale e sociale.

Ed allora, in un contesto orizzontale, in cui i social network consentono una medesima visibilità alle affermazioni di chiunque, si erge come primaria la necessità di comprendere a quali valori si richiami l’esercizio della libertà di parola; è solo così, infatti, che possiamo tutelarne la viva espressione, potendo distinguere gli episodi di censura da quelli, invece, protesi a tutelare i limiti intrinseci che il diritto in questione porta con sé.

In tal senso, del resto, vengono a mente le parole di Giordani, per il quale ”la libertà di pensiero, come di ogni attività dello spirito, vale se rispetta la libertà di pensiero degli altri: essa perciò non deve offendere il pensiero altrui. Anche questo non è un limite, è una difesa della libertà stessa”. E’ proprio su questo giusto arresto, d’altronde, che preme rammentare come la libertà di pensiero debba esercitarsi essa stessa nel rispetto delle altrui libertà; se, da un lato, l’espressione libera rimane insindacabile, dall’altro essa non può mai essere invocata per reclamare una irresponsabilità rispetto a quanto si affermi, o per diffondere impunemente pensieri discriminatori, deliberatamente disinformativi, violenti e comunque contrari allo spirito che riecheggia in tale diritto.

E’ questo, dunque, il confine interno della libertà di pensiero: il limite del rispetto, ribadire il quale non può essere scambiato per censura, né tale odioso termine può mai essere invocato da chi strumentalizza la “libertà di pensiero”, facendosene un ingiusto ed illegittimo scudo.

Poste queste dovute premesse, occorre ora interrogarci su quale sia il campo gravitazionale della censura: quale attività possa qualificarsi come tale, dovendo quindi essere biasimata e quale invece possa essere ricondotta ad una legittima posizione di garanzia rispetto ai limiti intrinseci dell’esercizio del diritto di libertà di parola. Orbene, in un’ottica nella quale, come detto, la tecnologia permette ad ognuno ed ognuna di noi di esprimere e manifestare pubblicamente il proprio pensiero, la libertà di parola deve essere accompagnata ad una altrettanto ampia “responsabilità di parola”, potendo comprendere solo così il peso specifico delle nostre affermazioni: in tali termini, quindi, porre un argine all’uso irresponsabile o volutamente sconsiderato di tale riflettore non equivale ad una censura, ma consente di rendere corretto, plurale e sano il dibattito che la libertà di pensiero oggi ci permette, confrontando tutte le visioni (soprattutto quelle non gradite) in un sentiero di garanzia costituzionale.

Stop Icon Social Negative Words

E’ censura, allora, limitare il ricorso alle c.d. fake news, spesso strumentalmente utilizzate al fine di inasprire tensioni o conflitti? E’ censura intervenire onde limitare espressioni volutamente e gravemente discriminatorie? E’ censura, in fasi connotate da una complessiva “stanchezza” delle normali reti di solidarietà sociale, cercare di mantenere il dibattito pubblico (rectius, pubblicato) nell’orbita di una logica democratica e responsabile?

Sull’onda delle summenzionate considerazioni, quindi, appare adesso chiaro come la risposta ai predetti interrogativi non possa che variare a seconda del cono d’ombra che attribuiamo al diritto all’espressione del pensiero; ed è, del resto, a tutela di quest’ultimo che sorge la necessità di prevederne i limiti, intesi non già come “impedimento” espressivo, ma semmai proprio come garanzia al corretto pluralismo.

Pare quindi delinearsi un profilo quasi paradossale, ma che risponde ad una più profonda logica: se la censura si manifesta come un’odiosa e inaccettabile lesione di uno dei capisaldi della nostra libertà, essa allora può declinarsi sia come impedimento all’espressione del pensiero, sia, poi, come “insabbiamento” dello stesso, volto a sporcare il dibattito trascinandolo su sentieri aridi ed impraticabili per chi voglia invece manifestare la propria legittima architettura concettuale. Riecheggiano sempre più attuali, difatti, le argute parole di Hannah Arendt, la quale osservava -non a caso- che “la libertà d’opinione è una farsa se l’informazione sui fatti non è garantita e se l’oggetto del dibattito non sono i fatti”.

Concludiamo, allora, con un auspicio: quello di riuscire difendere –insieme- la libertà di manifestazione del pensiero da ogni censura che la perseguiti, ribadendo con forza che l’alto valore di questo fondamentale diritto deve essere salvaguardato anche dal suo stesso abuso: e tanto più valore attribuiremo al libero pensiero, tanto più saremo chiamati e chiamate a rivendicare uno spazio d’espressione libero, corretto, democratico e plurale.

Pubblicità

Cosa ne pensi?

Effettua il login con uno di questi metodi per inviare il tuo commento:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...