Lo Statuto: una visione del Mondo

Statuto_DdC

LEGGILO!

Cos’è uno Statuto? Un atto formale, quindi burocrazia. Non solo.

Un atto amministrativo è il corpo di un’idea, il patto che lega persone diverse in un obiettivo comune condividendo la filosofia espressa da queste pagine. Una visione del mondo e una pratica da attuare nello spirito del volontariato. Un modo di esserci, come abitanti del pianeta, e un modo di fare Cultura.

L’8 ottobre 2018 Donne di carta ha compiuto 10 anni. Accidenti!
Quella mattina del 2008, quando dovevamo firmare l’Atto costitutivo, eravamo agitate, con la fotocopia delle carte d’identità in mano e la risata nervosa di chi un po’ è felice, anzi ebbra, e un po’ è impaurita, no, terrorizzata.

Il Nome lo inventò Rosanna dopo diverse combinazioni a vanvera.
La casa fu da subito la libreria di Stefania, Libermente. Ci siamo divertite a inventare quest’avventura. Molto. Ma nessuna di noi avrebbe mai immaginato la sua durata, l’intensità.

Ora questo Statuto è la testimonianza di un viaggio collettivo: non è quello che inventarono le quattro Madri nel 2008, no. Porta una data, 31 dicembre 2011, che segna un evento importante: è lo Statuto riscritto collettivamente dai soci di Donne di carta. Città diverse, persone diverse. Donne di carta, di fatto, è “nazionale”.

Parti intere riscritte, inventate, aggiunte. Tasselli di una visione che diventa con l’esperienza sempre più lucida e più chiara. Ma anche sogni ancora da realizzare. C’è tempo.

Voglio condividere un complimento che una signora, conosciuta a Napoli, durante un incontro di formazione sull’educazione alla lettura, ha rivolto al nostro Statuto: – avete ben distinto e dettagliato le Finalità (Scopi) dalle Attività, c’è tutto un mondo dietro…

Sì, c’è un Mondo, in cui le attività immaginate: l’accademia della lettura, le persone libro, i corsi e i laboratori, gli studi, i prodotti… costruiscono il senso ossia indicano le strade possibili per restituire alla persona che legge la libertà di scelta e la consapevolezza che la lettura sia uno strumento di crescita personale e collettiva e, soprattutto, un diritto.

C’è un Mondo in cui se la Cultura è più discorsi, incroci, ponti, relazioni, “fare rete” è l’unico modo possibile per r-esistere.

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