SI FIABA: sì, fiaba!

Prologo

Non è certo un problema geografico. Non lo è per collaborare, per partecipare. Basta essere, sentirsi dentro ad un progetto comune; basta trovare il modo di collaborare con la consapevolezza che anche se non si partecipa ad ogni riunione, ad ogni decisione, si è una rotella – piccola e fondamentale – dell’ingranaggio. Basta fidarsi, e affidarsi.

Quindi, mi è sufficiente ricevere una telefonata “ci stai, ci puoi essere?”, e ci sto e ci sarò. Io: da Napoli, a Roma.

L'immagine può contenere: spazio all'aperto

 

Il progetto mi si chiarisce piano piano. Certo, non poter assistere alla gestazione, alle scelte, alle discussioni e alle risate mi toglie qualcosa. Ma ho un ruolo diverso, e forse – per assolverlo, per essere la voce che presenta e illustra il progetto – è anche meglio avere una giusta distanza di partecipazione. E poi, tanto è così.

Tutto per mail, e whatsapp. Tutta la confusione, eh. Tutto l’entusiasmo. Arriva.

E il mandato: devi presentare. Ovviamente, parte il gioco: devo fare la “bravapresentatrice”, mi ci vorrà una bella marsina piena di lustrini, in puro stile Frassica. Macché, dice Alessandra: devi vestirti ben colorata. I narratori e i cantastorie si vestono colorati.

Un breve incontro con Sandra: con la sua consueta cura, mi spiega lo spirito che ha dato corpo alle scelte. Più o meno.

Devi parlar poco; ma no, prenditi il tempo che ti serve; sì però non superare i 2 minuti.

Panico. Come faccio a raccontare in soli due minuti tutto l’enorme lavoro, tutto quello che si è pensato di fare, tutte le elaborazioni, il senso di quello che le altre rappresenteranno? Come faccio a parlare più a lungo senza spingere chi ascolta verso una catalessi sicura e irreversibile? Come faccio a non ridurre o sminuire la loro fatica? Come non togliere spazio e tempo a loro, ma render giustizia al loro impegno?

Comincio a scrivere la scaletta della presentazione, mentre ogni tanto mi arrivano altri input: devi assolutamente sottolineare questo, non omettere di citare quest’altro. E’ importante specificare che…..
l testo è troppo lungo da leggere, ma è necessario scriverlo, per mettere in ordine le idee, darmi uno schema mentale di riferimento. Tanto non potrei impararlo a memoria, né leggerlo. Dovrò andare a braccio (panico, panico, panico) e, fiduciosa, mi dico: mi regolerò con gli sguardi di chi ho davanti.

Le “prove” prima dell’inizio non mi tranquillizzano affatto. Non sono abituata al microfono, quindi invece di sollevare l’asta mi piego in due e sembro la strega della Biancaneve disneyana, giusto per rimanere in tema; suonare il campanello con le chiavi di casa di Giulia è complicato, ci vogliono due mani, non capisco bene a che punto del microfono lo devo piazzare… troppo in alto o troppo in basso.
Scopro che non mi spetta solo l’introduzione, ma anche la presentazione dei “capitoli”, e la chiusura. Ecco. E’ fatta.

L'immagine può contenere: 2 persone, persone sul palco e spazio all'aperto

 

Salgo sul palco e mi accorgo che con le luci negli occhi è assolutamente impossibile vedere le persone sedute davanti a me, osservarne i volti.
E quindi: un bel respiro e vai, Giovanna, dici.

Nulla di quello che ho scritto viene detto, o quasi nulla. Ma alla fin fine non è stato un lavoro inutile. Se si deve raccontare la serata, è un utile strumento, la presentazione di un esperimento fantasioso e – ci sembra in tutta onestà – abbastanza riuscito. Si può sempre migliorare, (si deve farlo), ma sperimentare nuovi schemi e modelli è eccitante.

 

Ora racconto come, più o meno…          

 

Vi presento…      

 

 

 
  • Quest’anno ci occupiamo di “fiabe”, di narrazioni che originano dalla tradizione popolari, che parlano di avvenimenti e personaggi fantastici e che hanno spesso come fine quello di condividere e trasmettere contenuti sociali e morali per l’inclusione nel gruppo e la crescita dell’individuo e del gruppo stesso.
  • Le fiabe, le narrazioni non si sa da dove “originano”. Ognuno – anzi ognuna, visto che sembra che a narrare in principio fossero le donne –la raccontava, e l’aveva ascoltata a sua volta. Ad ogni passaggio di testimone, la storia cambiava, cambia. Chi narra non ha la stessa necessità di comunicazione, né identica sensibilità di chi ha narrato prima. E quindi – come quando si gioca al telefono senza fili – il racconto di partenza è ben diverso da quello di arrivo. Dettagli, parole, ma anche sconvolgimenti ben più importanti. Cambia chi racconta, cambia chi ascolta, cambia il gruppo che della fiaba fa uno strumento di condivisione e formazione. Cambia la narrazione.

               

  • E così, vi presenteremo – vi narreremo – storie che conoscete bene, che in tanti hanno narrato in modi diversi, che ri-conoscerete sotto una luce un po’ meno nota.
 
  • Il racconto delle origini, la nostra Genesi –come è stato “fissato” nel Vecchio Testamento (che è a sua volta una fiaba, e deriva da una tradizione orale, lo sappiamo bene) – ce lo raccontano altri, Mark Twain per esempio, nel Diario di Adamo ed Eva. Scopriamo altre possibilità di lettura, di racconto.
  • Cenerentola, che nel nostro immaginario più recente è legata all’immagine disneyana di bionda e dolce fanciulla per la quale topini e passerotti cuciono un romantico vestito azzurro, sotto la direzione della paffuta fatina pasticciona, nel racconto che raccolsero i fratelli Grimm, e che nasceva da una tradizione orale matrilinea ben diversa, vi riserverà sorprese davvero strabilianti… e non faccio la spoiler.
  • Per chiudere, i racconti del “ciclo arturiano”: Re Artù e i cavalieri della tavola Rotonda, Lancillotto, Ginevra, Parsifal, il Sacro Gral, Morgana, e poi Mago Merlino, la Spada nella Roccia, “Semola” e maga Magò, se vogliamo arrivare anche a Disney, sono “storie” che hanno avuto tante narrazioni, tante versioni, dalla fine del V secolo in forma scritta, ma le narrazioni orali che le hanno ispirate sono ancora precedenti. Vi raccontiamo – un po’ – una versione più recente ma che è andata a scavare in narrazioni antiche, dal libro di Marion Zimmer Bradley Le nebbie di Avalon”.
L'immagine può contenere: 3 persone, persone in piedi
  • Abbiamo tradotto e tradito queste narrazioni, le abbiamo ascoltate e le raccontiamo con la nostra voce, per voi. Le affidiamo alle vostre orecchie, alle vostre menti, ai vostri cuori, perché le riscriviate: tocca a chi ha ascoltato tradurre, tradire e narrare oltre.
  • Una nostra scelta, che è narrazione anche questa, è quella di centrare i racconti sui personaggi femminili. (Probabilmente) ci riporta alle narrazioni delle origini, quando la voce che raggruppava intorno al fuoco era quella di una donna, la società che incorniciava i racconti era matriarcale, la cura delle relazioni era femminile.
L'immagine può contenere: 1 persona, sul palco e sta suonando uno strumento musicale
  • E quindi ci proponiamo come “cantastorie”: come quei narratori – spesso le persone più anziane e riconosciute come sagge – che raccoglievano intorno al fuoco bimbi e adulti per incantarli con le parole di fiabe che erano il passato e dovevano modellare il futuro; o che giravano di luogo in luogo per informare e creare legami comuni attraverso le storie che univano genti.
  • Per noi è un esperimento – un gioco che ci ha divertito e appassionato: usciamo dall’immagine che spesso abbiamo dato della nostra Associazione legata alle persone libro, e percorriamo diverse strade narrative, usiamo strumenti diversi, con un unico denominatore in comune: la nostra voce. E quindi: leggeremo, canteremo e suoneremo – e la musica con la voce degli strumenti sarà anch’essa narrazione -, diremo a memoria, come persone libro, e diremo come “narratrici” con quel tanto di nostro che si insinuerà fra le parole “originali” e – ci crediamo – diventerà narrazione originale a sua volta. Il nostro telefono senza fili.
 
L'immagine può contenere: una o più persone e persone sul palco
  • E’ un esperimento, e per questo speriamo nella vostra indulgenza: non siamo attrici e la nostra voce dirà e sarà altro che una perfetta e pregnante esibizione di recitazione. La collocazione non ci aiuta. Un palco e una platea fanno teatro, e creano spettatori che aspettano uno spettacolo teatrale: vi chiediamo di non sentirvi tali.
  • Noi vi diremo i nostri nomi, presentandoci. Ci piacerebbe ricreare il clima familiare, di complicità che univa le persone intorno a chi narrava, davanti al cantastorie che raccontava loro una storia che li riguardava da vicino, che era la loro storia. Non ascoltateci in silenzio: parlate con chi vi sta accanto se volete, commentate, rivolgetevi a noi. Siete anche voi nella storia, che senza ascolto non sarebbe narrazione.
  • Ultima richiesta: se pensate che questo esperimento abbia un futuro, allora regalateci un momento del vostro tempo e suggeriteci altre fiabe e altre narrazioni nelle quali mettere la voce. Al termine, passeremo a raccogliere su un tabellone le vostre proposte e i vostri contributi.
  • Ora mi taccio e parleranno Anna, Sandra, Alessandra, Nicoletta, Marina, Silvia, Sandra, Letizia, e suoneranno Giulia e Paola. Vi narreranno fiabe e storie che non avete mai sentito… Ci aiuteranno a raccontare, le immagini sui tableaux che Antonella ha dipinto per questa serata.

 

  • Qualche anno fa, in edicola vendevano dei libri di fiabe, con un cd nel quale venivano lette. In apertura, una voce spiegava ai bimbi che avrebbero sentito il suono di una campanella: li avrebbe invitati a girar pagina, e li avrebbe avvertiti quando una storia finiva e ne iniziava un’altra. E anche qui, un campanello ci farà passare da una narrazione all’altra…
  • Sempre nel cd, dopo le “istruzioni”, si portavano i piccoli lettori nel magico mondo dell’ascolto della fiaba con una filastrocca che diceva così:

Tutti zitti, tutti buoni, c’è una storia, non è nuova,
la racconto piano, piano e vi porterò lontano….

Epilogo

 

Le fiabe ci hanno portato lontano, con le nostre parole, con la musica, con la luna e il ponentino che hanno magicamente reso vivibile Roma.  

  

 
L'immagine può contenere: una o più persone e persone sul palcoAlla fine, chi ci ha ascoltato aveva la faccia sorridente. Ci sono venuti intorno, come accadeva ai cantastorie, a chi raccontava le fiabe. Ci hanno chiesto i titoli dei libri, hanno commentato, hanno chiesto spiegazioni per qualcosa che non era arrivato chiaro; hanno anche lamentato qualche sbavatura e segnalato qualche cosa che sicuramente dovremo migliorare.

Ci hanno incoraggiato, e coccolato in verità.

E ci hanno fatto pensare che è una strada che si può percorrere.

Suono di nuovo il campanello

Stretta è la foglia, larga è la via
Dite la vostra che io ho detto la mia…

Giovanna, la “bravapresentatrice”

 

Le tavole disegnate da Antonella Fortunati

Bibliografia:

 

 

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