Così è… il teatro

Che il Teatro di Aida Talliente fosse “teatro della parola” che s’incarna nel fiato e nel corpo di lei, drammaturga e attrice, lo sapevamo; come io stessa ho detto nella presentazione della seconda serata di NarrAzioni: ogni partner di questa cordata, così multiforme, ci assomiglia nell’impegno e nel valore che diamo alle parole come portatrici di senso, capaci di costruire mondi possibili senza dimenticare la realtà in cui viviamo.

Ma quello che fa male, e tanto, di questo teatro di Aida è la semplicità, o la leggerezza calviniana, con la quale restituisce la bellezza struggente di una vita, una qualunque eppure eccezionale, raccontata come fanno i vecchi, che balbettano i ricordi, li frantumano in immagini sbiadite, diseguali senza mai completarne uno fino in fondo, presi nel filo invisibile di emozioni private in cui restano gelosamente incatenati eppure estroversi e magici affabulatori nella voglia di esistere ancora un po’ almeno in un racconto per non essere trattati via distrattamente, sul punto di andarsene, sul punto… “ma andarsene dove… chissà”, con la sensazione precisa che possa accadere, e accade, da un momento all’altro.

Perché il tempo dei vecchi è lungo dietro, un soffio davanti.

Rosa stessa scrive:

“…Qualcosa si sveglia nel cuore/ Alc al si svèe ‘tal cur
e ti riporta indietro/ e ti puarte indaur
da piccola in poi…/ da picinine in su…
Vengono anche i pensieri/ Vègnin ancie i pinsirs
di tanti, morti e vivi/ di tànç e muars e vis
compagni di quelle azioni/compàins di ches azions
di lotte e passioni/ di lottis e passions
per far sì che il Mondo sia migliore/ par fa chè il Mond sei mìor
Dolori dunque e allegrie,/Dolors duncie e ligris
speranze, malinconie, /speranze, malinconis
battaglie vinte e no, /battais vintis e nò
così è la tua vita, /cussi ‘è la vite tò
che il tempo porta via/ che il timp al puarte vie”.

Rosa Cantoni è Aida, un’Aida improvvisamente vecchia, ingobbita, piena di scatole e di foto, che racconta di sé e di quel mondo in cui ha visto passare il trionfalismo delle aquile romane, le fabbriche di guerra, i sogni del mestiere (“sarta non donna di pulizie!”), la vocazione alla Resistenza e alla tenacia quotidiana nonostante il malaugurio di un Nome proprio che si porta dentro un destino tragico – il nome della nonna morta per una caduta – Rosa, che diventa Giulia (“anche se il Nome non le piace”)  ma le piace andare in bicicletta e fare la portaordini, la staffetta (“anche se scopre che è pericoloso), anche se saranno quel Nome e quella bicicletta a condannarla (spia maledetta!) su quel treno in un viaggio così lungo che sembra “esserci nati in un treno” e che la porterà a Ravensbruk, al campo di concentramento, a quella città dolente, all’inferno della perduta gente e dell’eterno dolore.

Ed è in questo passaggio – dall’allegria scomposta di una vita, ardita per passione, precipitata e travolta in un incubo – che Aida/Rosa, improvvisamente, ferisce l’anima. Piange lei in scena, piango io lacrime vere in prima fila. Piangono le persone che ho accanto. Tutto il dolore del mondo in un gesto, nella sospensione incredula della voce. La parola manca. Perché non c’è parola: indicibile, insensato l’orrore.
Ma Rosa non si ferma, racconta ancora e ride Rosa; e così fa Aida: la segue, leggera, finché l’anima di Rosa/Aida diventa un soffio che vola via sulle nostre teste.

E come si dice metaforicamente in questi casi: “viene giù il teatro” per gli applausi.

24 aprile 2016. Non poteva esserci data migliore, vigilia di quel 25 aprile che a Udine (terra madre di Aida/Rosa), terra di partigiani e di frontiera, è ancora una Festa collettiva, una Memoria che non dimentica. Ma anche se Roma non è – e non lo è – Udine, non poteva esserci pubblico migliore, ieri sera. Giovane e non giovane. Poche facce note, molti non del quartiere, che hanno scoperto la ricchezza senza eguali che Roma città possiede fin nelle sue periferie e che questa necropoli stupenda del Drugstore Gallery ci racconta ancora.

Lascio al Blog di Aida Talliente la storia di questo spettacolo dedicato a Rosa Cantoni, partigiana. Con l’augurio che possa ancora camminare per tanti luoghi di questo Paese che ha assoluto urgente bisogno di ascoltare storie così.
Una nota. Non a margine: la fisarmonica di David Cej è una persona non uno strumento, e le luci di Luigi Biondi scrivono poesie nell’aria.

Do la parola a Claudio Fiorentini per il suo commento a caldo, appena poche ore dopo lo spettacolo.

 

 

Grazie all’Associazione Donne di carta, ho assistito oggi a Roma ad uno spettacolo a dir poco bellissimo! Si tratta di Sospiro d’anima, (la storia di Rosa), di Aida Talliente. La cornice era il Drugstore Gallery, di Via Portuense 137… ho già avuto modo di parlarne, è un polo museale di grande interesse che può essere visitato grazie proprio agli eventi che l’associazione organizza in quello spazio, e come la volta scorsa, prima dell’evento, abbiamo avuto una visita guidata agli scavi e al museo (già questo è da non perdere), ma quando alle 20,30 circa ci siamo seduti e si sono spente le luci, è iniziato qualcosa di magico: Aida Talliente è entrata in scena tenendo in mano un lumino, accompagnata da David Cej… nulla di strano, fin lì… ma poi, Aida, da giovane e bella, si è ingobbita, incartapecorita, invecchiata… senza un filo di trucco, ed è diventata Rosa, una vecchietta arzilla e sorridente che non smetteva mai di parlare trasmettendo serenità.

Sì, Aida era una vecchietta, la sua capacità di trasformarsi è stata a dir poco impressionante. Ma non solo. Infatti, durante il monologo, Aida passa da giovane a vecchia, da uomo a donna, da partigiana a sarta, e con una mimica ben dosata è riuscita ad evocare situazioni che avvolgono e coinvolgono il pubblico che altro non può fare se non cedere al fascino di Rosa (e di Aida), e riviviamo con lei la scoperta della poesia (Rosa è stata poetessa), il fascismo, la ribellione, la guerra, le fatiche in bicicletta della staffetta partigiana, la prigionia, il lager, la liberazione, il dopo guerra… tutto condito con il sorriso travolgente di Rosa, che è rivissuto grazie ad Aida, meravigliosa interprete che applaudiremo a ragione, commossi, volendo che la sua Rosa continui ad essere con noi ancora un po’, e un po’ di più. David, con la sua fisarmonica e con la sua presenza, arricchisce lo spettacolo dandogli un equilibrio quasi rotondo, la sua presenza è necessaria non solo per i commenti musicali (merita un encomio speciale la scena delle finestre aperte e chiuse, con la musica che aumenta o diminuisce, in perfetto sincronismo con i movimenti di Rosa/Aida), ma anche perché rappresenta l’ambiente fuori, lo accenna con note, ritmi ed espressioni che cambiano (appena appena, le noti solo se stai attento) secondo necessità.

Lo spettacolo, che dura poco più di un’ora, è una gioia per lo spettatore che esce dal “teatro”, rasserenato e divertito, amando Rosa, immaginandola sempre sorridente, con la battuta pronta, e viene voglia di abbracciare la prima vecchietta che si incontra per strada volendo scoprire le storie che nascondono le sue rughe, il suo sguardo, e si prova una profonda ammirazione per la vita che ha scolpito quelle espressioni senza distruggere l’anima, che si vorrebbe vedere.

Concludo con un commento appassionato su quello che gli operatori culturali di questa città offrono a noi cittadini, senza chiedere nulla in cambio: ditemi, cari amici, in quale altro posto del mondo può capitarvi di vedere uno spettacolo teatrale di altissima qualità immersi nella storia di Roma… senza pagare biglietto?

Grazie Donne di carta, e grazie Aida Talliente (autrice e attrice), David Cej (fisarmonica), Luigi Biondi (disegno luci) e Massimo Staich (elementi scenici), grazie Drugstore Gallery… e grazie Roma per il tuo fermento!

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NarrAzioni: un progetto sostenibile

Al valore della comunicazione, all’importanza dell’oralità che restituisce parità e uguale considerazione per chi parla e per chi ascolta, alla straordinaria varietà che caratterizza ogni scelta di espressione e di comunicazione, è dedicata l’ Impresa del 2016:

http://www.produzionidalbasso.com/projects/10339/widget

Requisiti minimi

  • Prenotarsi (obbligo dovuto ai posti limitati): info@donnedicarta.org – cell:+39.348.090.1730
  • Associarsi a Donne di carta (obbligo dovuto alla natura non profit della nostra associazione): vai alla pagina sul sito Donne di carta
  • Fare una donazione come formula di sostegno [sulla piattaforma Produzionidalbasso]. Grazie!

 

Documentazione da leggere

Programma-Calendario: In dettaglio su ogni evento, scarica!

CS_Narr.pdfIl Comunicato Stampa

 

CALENDARIO

NEOREALISMO (Non solo Reading) 7 aprile ore 19:30 [POSTI ESAURITI: Grazie!]
Un periodo straordinario nella storia di Roma: dalla Dolce vita a Ladri di Biciclette. Fotografie, filmati, letture e musiche. A cura dell’associazione L’Altra P…Arte.

SOSPIRO D’ANIMA (Teatro) 24 aprile ore 20:00 [POSTI LIMITATI!!!!!!]
Con Aida Talliente, l’intensità della vita e il valore dell’eredità di Rosa Cantoni, nome di battaglia “Giulia”, partigiana di Udine e protagonista della Resistenza.

KOGOI EDIZIONI (Ti presento un… libro) 5 maggio ore 19:30
Io leggo “Classico” ovvero la Collana Ex libris: quando chi scrive è il lettore. Con Sandra Giuliani, Dario Pontuale e le persone libro di Roma.

LE VOCI DI CASSANDRA (Teatro) 22 maggio ore 20:00
A grande richiesta la replica di “Cassandra” di Christa Wolf nell’adattamento di e con Ambra Viglione.

TI HO AMATA PER LA TUA VOCE (Performance con le persone libro di tutta Italia) 12 giugno ore 18:30 e ore 20:30
Maria Luisa Spaziani e Giovanna d’Arco, Margarethe Von Trotta e Ildegarda di Bingen, Gianna Nannini e Pia de’ Tolomei, Anna Banti e Artemisia Gentileschi: quattro in-vincibili legami chiamati “in voce” da quattro “stazioni archeologiche” del Polo Museale. Con le persone libro di tutte le città d’Italia.

AMATERASU VERSION (Teatro) 25 settembre ore 20:00
La leggenda della Dea del Sole in quindici differenti versioni, coinvolgendo lettrici e lettori di tutte le età: “Non esiste mai un solo modo per raccontare una storia”.

FRANCIS SCOTT FITZGERALD (Non solo Reading) 6 ottobre ore 19:30
Gli anni della crisi, quelli che sconvolsero l’America e ferirono l’Europa, raccontati da un grande scrittore americano che scelse Parigi senza mai dimenticare le origini. A cura dell’associazione L’Altra P…Arte.

AYSHA (Teatro) 23 ottobre ore 20:00
La storia vera di una ex-soldato ivoriana, un percorso di “teatro civile”. Con Aida Talliente: danza, parole, domande, canto.

HAIKU (Ti presento un… libro) 10 novembre ore 19:30
Viaggio nell’immaginario dei generi letterari: la Casa Editrice racconta “Fantasy e Fantascienza”. Con l’editore Valerio Carbone e ospiti a sorpresa.

NEL TUO CUORE C’È LA PIOGGIA (Ti presento… loro) 24 novembre ore 19:30
“I quadri narrano? Cosa fanno vedere le parole?” La visionarietà artistica di Maria Rosaria Stigliano, pittrice, e le parole poetiche di “Nina”, il romanzo di Marisa Fasanella. Un viaggio nella creatività fatto di confronti incrociati e “confessioni”. Con “loro”, Sandra Giuliani e le persone libro di Roma.

 

Dettagli del Drugstore

Drugstore Gallery via Portuense 317, Roma

 

COSA

Dieci eventi culturali, appuntamenti teatrali nell’ultima domenica del mese e presentazioni editoriali/narrative il primo giovedì del mese, nella cornice che da anni accoglie e restituisce, amplificando, gli eventi culturali di Donne di Carta a Roma: il Drugstore Gallery Portuense. Più che un museo: uno spazio aperto alla narrazione.

“NarrAzioni” è un’opportunità di tradurre concretamente la curiosità e l’esigenza di vivere e abitare un territorio, le sue possibilità di lettura fruendo degli spazi e del Tempo.
Anno dopo anno, il Drugstore Gallery Portuense amplia la propria recettività, accogliendo – per restituirli alla comunità come patrimonio condiviso – contesti storici e archeologici il cui valore primario è dato da un Passato Umano ri-scoperto, curato, destinato a perdurare: esattamente quel desiderio profondo – tutto umano – di lasciare tracce, segni, parole con cui ci si racconta e ci si affida alle generazioni future.

“NarrAzioni” fruisce dell’occasione data, dalla Soprintendenza Archeologica di Roma a Donne di Carta, nel poter agire e “muovere” una programmazione culturale che corrisponda alla valorizzazione di uno spazio-contenitore denso e ricco come il Drugstore Gallery Portuense.

Dieci appuntamenti, da Aprile a Novembre.
Dieci opportunità di lettura: dieci opportunità di relazione.

 

COME

Tutte le date e gli appuntamenti sono riservati ai Soci e alle Socie di Donne di Carta.
Una programmazione culturale, estesa lungo tutto il 2016, è una possibilità concreta sulla quale basare una campagna tesseramenti, la voce di entrata economica basilare per una non-profit come Donne di Carta.
Non sono previsti ingressi a pagamento nelle 10 date di “NarrAzioni”. Piuttosto, è prevista una mirata campagna di tesseramenti con i quali sostenere e condividere la filosofia culturale di Donne di Carta.

“Sostenere e condividere” significa consentire.
Consentire a Donne di Carta di realizzare concretamente attività culturali centrate sul valore della lettura come diritto dell’essere umano a formarsi e a mettersi in relazione con.
Significa consentire a Donne di Carta un respiro ampio e diversificato nelle proprie proposte culturali, e attraverso il fare rete avvalersi della collaborazione di competenze operanti nei vari ambiti dei Beni Culturali.
Selezionando i soggetti coinvolti per la capacità e la cura nel rielaborare conoscenze e contenuti, riconoscendo valore alle competenze e ai saperi (punti di vista sul mondo perché non esiste mai un solo modo di raccontare una storia), l’Associazione Donne di Carta riconosce verso i soggetti non-soci coinvolti nella programmazione l’impegno etico nel corrispondere le competenze di ciascuna professione: artisti/e, registi/e, musicisti/e, attori/attrici, critici/che letterari/e, storici/che…
Competenze proposte dall’Associazione Donne di Carta che sono un’opportunità di crescita personale e collettiva. Lo stesso valore formativo che può avere un libro. Enciclopedie viaggianti.
Una circolarità e una mobilità di saperi e competenze dove la condivisione è il minimo denominatore comune, perché leggere sia – sempre e per tutte/i – una relazione.

Per tutto questo stiamo sperimentando anche la formula del crowfunding…

free

… Permettici una parola su questa scelta: noi da sempre difendiamo la gratuità, convinte che l’economia del dono faccia bene alla Cultura, ma ci siamo accorte che spesso  viene percepita come assenza di lavoro, come non fatica, come un lusso di pochi. La gratuità in questo modo si trasforma in un disvalore.

Rendere accessibile a tutti/e un bene culturale è un’impresa che richiede competenza, tempo, energia. Produrre eventi che diano qualcosa alle persone implica serietà e cura. C’è dietro un lavoro, sempre.

Come soci di Donne di carta, il nostro lavoro fa parte del dono perché è una scelta volontaria ma l’impresa ha necessità: costano le trasferte, costano le professionalità, costano le attrezzature. Nella circolarità delle energie troviamo sempre partner che camminano sul sentiero del dono e questo ci permette di avere location fantastiche, collaborazioni impagabili. Ma un’impresa culturale per rendersi sostenibile ha bisogno di essere anche percepita come un tempo speso, con i suoi costi materiali e immateriali.

L’immateriale è gratuito, il materiale no.

E allora abbiamo scelto, per la prima volta, la formula della donazione: vuoi che tutto questo esista? fa parte dei tuoi desideri/bisogni? vuoi che le persone libro da tutta Italia vengano il 12 giugno con il loro carico di voci? vuoi che il Teatro e l’Editoria indipendente continuino a sperimentare tutti i discorsi possibili?

Se il tuo è un sì, sostienici. Perché ci permetti di restare LIBERE/I.

 

PERCHÉ e COSA

Due filoni proposti, suggeriti e alimentati da due componenti genetiche dell’Associazione Donne di Carta: la varietà dei linguaggi con cui leggere la realtà che ci circonda, e il fare rete.
Realizzare una cooperazione con tutti gli attori della comunicazione culturale: lettori, autori, editori, biblioteche, associazioni culturali, operatori e competenze dei Beni Culturali.

Nella varietà di linguaggi con cui leggere il mondo (nello spazio e nel tempo) il 2016 si apre anche al Teatro.
Leggere la realtà attraverso pagine e sguardi che prendono fiato, voce, corpo, oggetti.

 

Locandina- Teatro 24 aprile

Primo evento teatrale in programma

 

I quattro progetti teatrali selezionati e promossi dall’Associazione “Donne di Carta” rispondono alla valorizzazione della lettura

  • come strumento di apertura e confronto
  • come luogo di narrazione e partecipazione ad un patrimonio civile e sociale
  • come occasione per spostare il proprio sguardo verso un punto di vista altro.

“Non esiste mai un solo modo per raccontare una storia”

L’altro filone portante incontra gli obiettivi con cui l’Associazione Donne di Carta intende e propone un Evento Culturale.
Cinque date proposte: coinvolgendo scrittrici, artiste, case editrici indipendenti, associazioni culturali. E l’evento di Giugno, a metà calendario, realizzato da “Donne di Carta”.

 

Il Primo evento- Non solo Reading

Non solo Reading- a cura dell’Ass. L’Altra P…arte – Primo evento

 

Sei appuntamenti con cui Donne di Carta elabora o sostiene metodi e progettazioni culturali finalizzati a rendere accessibili tutti gli oggetti e i contesti di lettura, valorizzando la varietà e la specificità dei supporti, degli strumenti, dei canali e dei linguaggi espressivi utilizzati dagli Autori o presenti e caratterizzanti la realtà materica e materiale.

Porre come obiettivo l’accessibilità significa eliminare, nella proposta culturale, qualunque elemento di limitazione. Più precisamente: significa progettare eventi intendendo lo spazio e il tempo come aperti (che è diverso dal dire “fare un evento all’aperto”).
Uno spazio aperto che consenta, nella lettura, l’ampiezza e l’effettiva percorribilità intellegibile di un contesto culturale.
È sull’accessibilità che si verifica la validità di una politica culturale: rendere fruibili tutti gli oggetti di lettura ne valorizza presenza ed esistenza.

Acquisire la consapevolezza che l’intera realtà che ci circonda è a portata dei nostri strumenti di lettura significa che nessun libro scritto nelle Cose potrà rimanere chiuso.
Nessun oggetto di lettura (naturale e/o artificiale) potrà considerarsi deperibile, se oggetto d’interesse di generazioni di lettori passate, presenti e future.

Se è vero che chi partecipa degli eventi dell’Associazione Donne di Carta legge i libri scritti dalla o nella realtà delle Cose, è altrettanto vero che questi testi e ipertesti proposti nell’evento non possono non tener conto delle regole antiche della narrazione.
C’è una parola che sintetizza efficacemente gli intenti di una narrazione e della costruzione di un evento. E’ anche una premessa, un atteggiamento di fronte alle Cose, allo Spazio e al Tempo.
Questa parola è: cura.

 

“Chi legge si mette in gioco, tra immedesimazione e proiezione,
alimentando la naturalità del pensiero narrativo.
Chi legge abita più vite, più spazi e più tempi possibili
relativizzando il proprio essere “qui, ora”.
(Carta dei Diritti della lettura, p. 15)

 

 

Maria Rosaria (Roma)