Ma solo per amore?

5 maggio (compleanno della nostra tesoriera)

 

Fare cultura è (anche):

    un sistema audio che non si spenga e renda il suono per come è stato registrato…

Fare cultura è (anche) un problema economico.

Niente di più facile, quindi, avere come esempio immediato della necessità di un crowfunding, quei minuti d’attesa, trepidanti, che rischiavano di farci dire alla gente intervenuta: “scusate, signori e signore, ma mimeremo il video per non recar dispiacere a chi quel video l’ha prodotto per non essere assente”.
Credo fermamente, ci credo, a una Dea ex machina delle Donne di carta, e la bene-dico.

Come da rituale, l’evento dedicato alla Collana Ex libris di Kogoi edizioni viene subito dopo la visita guidata alla necropoli che ogni volta raccoglie adesioni numerose.
La gente che si siede in sala, dopo, ha quello sguardo e quella rilassatezza di chi ha provato stupore e lo trattiene (brava anche Maria Rosaria Ambrogio, archeologa).
E forse è proprio quella rilassatezza che crea accoglienza e dà il giusto “la” a tutto l’evento che si snoda in modi e tempi naturali, lenti (forse un tantino troppo, mi scuso per qualche sbavatura) conservando una sorta di intimità che le voci delle persone libro hanno saputo regalare in quella penombra.
Voci leggere e calde, mai ostentate, accanto ai Libri Giganti che Antonella Fortunati ha costruito per ricordare a tutti che siamo sempre in quell’ombra anche quando diventiamo luce.

libri

I Classici: quelli che tutti dicono di avere letto, e non è vero. Quelli di cui tutti conoscono le trame e i personaggi senza averne mai sfogliato le pagine. E non è questione di lettori forti, deboli o non lettori, anche tra noi che amiamo leggere ci sono pagine che non siamo riuscite – pigrizia, mala-educazione? – ad affrontare.

Quei Giganti in scena non sono minacciosi, sembrano piuttosto dei balconi sui quali le persone libro appoggiano la loro voce fidandosi di una memoria costata tempo e dedica, restituendo all’oralità quel senso dell’aria come veicolo naturale di storie.
Resta vuoto eppure presente il leggìo di ferro in mezzo alla scena.
Le voci sono sguardo. E la gente in sala le guarda.

Dietro a ogni voce un breve sunto di immagini filmiche a omaggio raddoppiato alla trama, al personaggio, al tempo di durata e di successo del libro e dell’autore.
Apre La Storia, e il filmato racchiude tra le scene storiche anche quelle domestiche e private della lettrice che ha composto il suo librino su quel Gigante: il nonno tra le macerie di San Lorenzo, lei stessa bambina, perché di guerra e di bambini quel libro narra.
Seguono Madame Bovary, Moby Dick, Tre uomini in barca, Artemisia e poi il circolo magico si chiude con le parole trovate da Calvino per ricordarci che ogni rilettura è un atto di ricreazione del mondo e di noi stessi/e.

Non necessariamente un classico ci insegna qualcosa che non sapevamo: alle volte vi scopriamo qualcosa che avevamo sempre saputo o creduto di sapere ma non sapevamo che l’aveva detto lui per primo. E anche questa è una sorpresa che dà molta soddisfazione, come sempre la scoperta di una origine, di una relazione, di una appartenenza. Naturalmente questo avviene quando un classico funziona come tale, cioè stabilisce un rapporto personale con chi lo legge. Se la scintilla non scocca, niente da fare: non si leggono i classici per dovere o per rispetto, ma solo per amore.

Sfila via la parte emotiva ed emozionale della serata: anche l’applauso è “raccolto” come se nell’aria qualcuno avesse disegnato una linea da non superare, perché “oltre” le parole diventano rumore e chiacchiera.

E resta quindi nei toni amichevoli anche la conversazione con quei tre autori presenti, due donne e un uomo, che hanno accolto la sfida di navigare nelle pagine amate raccontando le ragioni personalissime di un legame.

inscena-autori

Da sx, Zacchini, Pisciottani, Ambrogio  in video: Finocchi, Pontuale

Sono ragioni sempre legate al tempo, quello della lettura: la prima, da giovani; la seconda, da adulti; quello della crescita, e nella misura di quella distanza per ognuno/a di loro il libro resiste, rivela, conferma e consola: specchio al volto svanito di ieri, profezia del volto che sarà.

Domande dal pubblico poste dalle stesse persone libro ai sedicenti lettori/autori: la voce de La Storia che interroga Simona Zacchini; la voce di Moby Dick che provoca Marco Pisciottani, e infine la voce, dall’inconfondibile accento toscano, di Artemisia che sollecita Maria Rosaria Ambrogio, questa volta di altri “panni” vestita.

Persone libro e persone – come dice Dario Pontuale, co-curatore della Collana e autore di un Ex libris su Madame Bovary, dall’alto dello schermo nella sua presenza virtuale – che si sono resi autorevoli perché hanno in mano la patente di lettori.

Voci di fiato e voci di pagina. Non a confronto, anche se accade che chi scriva su un libro amato tenda a imitarne lo stile. Lineare lo scritto su La Storia; impegnativo e filosofico quello su Moby Dick; lirico e dialogico quello su Artemisia.
Anche lo stile di Vanda Finocchi imita l’ironia garbata e sottile del suo amato Tre uomini in barca, e in lei che ride in quel video, seduta accanto a Flaubert-PontualeMadame Bovary, c’è tutta la felicità dell’occasione avuta di dar voce a “uno di famiglia”, perché così sono i libri che ci accompagnano.

Poi sarebbe il tempo di Lessico famigliare e anche qui diventa un tempo differito: l’audiovideo in cui la voce di Cecilia Martino, accompagnandoci per il quartiere di San Salvario, restituisce la genesi di una magia che quel testo di Natalia Ginzburg ha creato e che si riassume proprio nel titolo del librino che quella magia racconta Inseguendo un libro s’incontrano le persone.
Le persone sono state Rosalba Durante a cui il Lessico ha salvato la vita quando era in cassa integrazione, Maria Pflug traduttrice tedesca e autrice di una meravigliosa e fuori catalogo biografia su Ginzburg, e la stessa Cecilia, da poco trasferitasi proprio a Torino.
E in questo Ex libris ci sono anch’io, sorpresa ancora di come dai libri a volte prenda vita… la vita. Ma avrei dovuto saperlo, e la persona libro, che dice a memoria la dedica posta a Lessico da Natalia, chiude il cerchio: “nomi veri, persone reali… non finzione… e se a qualcuno dispiacerà… pazienza”.

Difficile restituire in una cronaca di parole un evento fatto di penombra, di voci basse, colloquiali, leggere nel tono e profonde nei contenuti. Se la fedeltà di memoria delle persone libro è un eterno atto di gratitudine, chi scrive un Ex libris espone nel libro che ama sempre un po’ di se stesso/a.

Fare cultura è esserci. In prima persona.

La Dea ex machina ci ha permesso di superare gli ostacoli tecnici.
L’amore per la lettura ha vinto.
Promuovere questo amore è un compito serissimo, e faticoso: ieri tutti e tutte lo abbiamo condiviso anche nel ricordare che il giorno prima una libreria storica di Roma “Invito alla lettura”, la libreria della famiglia messa su dalla dottoressa Vano, ha chiuso. Venticinque anni di vita.
Non sono riuscita a portare via nessun libro – la festa di chiusura offriva a tutti l’occasione di prendere qualsiasi cosa a prezzi stracciati – e mi sono anche chiesta le ragioni oscure che ci spingono ad acchiappare tanti libri solo quando un posto chiude… o quando qualcuno ce li regala… è solo questione di soldi?
Ho catturato un buffo cappello viola (e due soldatini per la mia collezione di divise d’epoca), e il buffo cappello è stato lì con me, in questo evento che omaggia i libri, perché se una libreria muore la responsabilità è collettiva.

Fare cultura è non dimenticare.

autori

Il cappello della Libreria “Incontro alla lettura”

Sappiamo da ieri sera che il prossimo Ex libris avrà il piglio di Giuseppina Pieragostini che ha lanciato dalla sala una difesa strenua della sua vita immedesimata fin da bambina nella vita di Cime tempestose: e poi una promessa, fatta a fine serata, di una Goliarda Sapienza che sarà celebrata nelle pagine de L’arte della gioia.
Due scrittrici per due lettrici. O viceversa.
È questa la magia vera andata in scena: la reciprocità di un dono.

 

(Grazie ancora a Nicoletta Montemaggiori che, oltre a fare la persona libro, si è difesa con i denti e bene contro le macchine ribelli.
Grazie ancora ad Antonella Fortunati, che ha reso visibile la grandezza di cui sono fatti i Classici.
Grazie a Anna Delfini, Anna Gennai, Letizia Grossi, Alessandra Maggi, Marina Pierri, Luciana Scarcia, persone libro di Roma e di Firenze… semplicemente incantevoli.

Peccato che oltre alla mia cronaca non ci siano anche questa volta le parole di Claudio Fiorentini: ci sei mancato).

Foto di scena di A. Maggi
Foto rubate fuori scena di A. Fortunati.

 

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Annunci

NarrAzioni: un progetto sostenibile

Al valore della comunicazione, all’importanza dell’oralità che restituisce parità e uguale considerazione per chi parla e per chi ascolta, alla straordinaria varietà che caratterizza ogni scelta di espressione e di comunicazione, è dedicata l’ Impresa del 2016:

http://www.produzionidalbasso.com/projects/10339/widget

Requisiti minimi

  • Prenotarsi (obbligo dovuto ai posti limitati): info@donnedicarta.org – cell:+39.348.090.1730
  • Associarsi a Donne di carta (obbligo dovuto alla natura non profit della nostra associazione): vai alla pagina sul sito Donne di carta
  • Fare una donazione come formula di sostegno [sulla piattaforma Produzionidalbasso]. Grazie!

 

Documentazione da leggere

Programma-Calendario: In dettaglio su ogni evento, scarica!

CS_Narr.pdfIl Comunicato Stampa

 

CALENDARIO

NEOREALISMO (Non solo Reading) 7 aprile ore 19:30 [POSTI ESAURITI: Grazie!]
Un periodo straordinario nella storia di Roma: dalla Dolce vita a Ladri di Biciclette. Fotografie, filmati, letture e musiche. A cura dell’associazione L’Altra P…Arte.

SOSPIRO D’ANIMA (Teatro) 24 aprile ore 20:00 [POSTI LIMITATI!!!!!!]
Con Aida Talliente, l’intensità della vita e il valore dell’eredità di Rosa Cantoni, nome di battaglia “Giulia”, partigiana di Udine e protagonista della Resistenza.

KOGOI EDIZIONI (Ti presento un… libro) 5 maggio ore 19:30
Io leggo “Classico” ovvero la Collana Ex libris: quando chi scrive è il lettore. Con Sandra Giuliani, Dario Pontuale e le persone libro di Roma.

LE VOCI DI CASSANDRA (Teatro) 22 maggio ore 20:00
A grande richiesta la replica di “Cassandra” di Christa Wolf nell’adattamento di e con Ambra Viglione.

TI HO AMATA PER LA TUA VOCE (Performance con le persone libro di tutta Italia) 12 giugno ore 18:30 e ore 20:30
Maria Luisa Spaziani e Giovanna d’Arco, Margarethe Von Trotta e Ildegarda di Bingen, Gianna Nannini e Pia de’ Tolomei, Anna Banti e Artemisia Gentileschi: quattro in-vincibili legami chiamati “in voce” da quattro “stazioni archeologiche” del Polo Museale. Con le persone libro di tutte le città d’Italia.

AMATERASU VERSION (Teatro) 25 settembre ore 20:00
La leggenda della Dea del Sole in quindici differenti versioni, coinvolgendo lettrici e lettori di tutte le età: “Non esiste mai un solo modo per raccontare una storia”.

FRANCIS SCOTT FITZGERALD (Non solo Reading) 6 ottobre ore 19:30
Gli anni della crisi, quelli che sconvolsero l’America e ferirono l’Europa, raccontati da un grande scrittore americano che scelse Parigi senza mai dimenticare le origini. A cura dell’associazione L’Altra P…Arte.

AYSHA (Teatro) 23 ottobre ore 20:00
La storia vera di una ex-soldato ivoriana, un percorso di “teatro civile”. Con Aida Talliente: danza, parole, domande, canto.

HAIKU (Ti presento un… libro) 10 novembre ore 19:30
Viaggio nell’immaginario dei generi letterari: la Casa Editrice racconta “Fantasy e Fantascienza”. Con l’editore Valerio Carbone e ospiti a sorpresa.

NEL TUO CUORE C’È LA PIOGGIA (Ti presento… loro) 24 novembre ore 19:30
“I quadri narrano? Cosa fanno vedere le parole?” La visionarietà artistica di Maria Rosaria Stigliano, pittrice, e le parole poetiche di “Nina”, il romanzo di Marisa Fasanella. Un viaggio nella creatività fatto di confronti incrociati e “confessioni”. Con “loro”, Sandra Giuliani e le persone libro di Roma.

 

Dettagli del Drugstore

Drugstore Gallery via Portuense 317, Roma

 

COSA

Dieci eventi culturali, appuntamenti teatrali nell’ultima domenica del mese e presentazioni editoriali/narrative il primo giovedì del mese, nella cornice che da anni accoglie e restituisce, amplificando, gli eventi culturali di Donne di Carta a Roma: il Drugstore Gallery Portuense. Più che un museo: uno spazio aperto alla narrazione.

“NarrAzioni” è un’opportunità di tradurre concretamente la curiosità e l’esigenza di vivere e abitare un territorio, le sue possibilità di lettura fruendo degli spazi e del Tempo.
Anno dopo anno, il Drugstore Gallery Portuense amplia la propria recettività, accogliendo – per restituirli alla comunità come patrimonio condiviso – contesti storici e archeologici il cui valore primario è dato da un Passato Umano ri-scoperto, curato, destinato a perdurare: esattamente quel desiderio profondo – tutto umano – di lasciare tracce, segni, parole con cui ci si racconta e ci si affida alle generazioni future.

“NarrAzioni” fruisce dell’occasione data, dalla Soprintendenza Archeologica di Roma a Donne di Carta, nel poter agire e “muovere” una programmazione culturale che corrisponda alla valorizzazione di uno spazio-contenitore denso e ricco come il Drugstore Gallery Portuense.

Dieci appuntamenti, da Aprile a Novembre.
Dieci opportunità di lettura: dieci opportunità di relazione.

 

COME

Tutte le date e gli appuntamenti sono riservati ai Soci e alle Socie di Donne di Carta.
Una programmazione culturale, estesa lungo tutto il 2016, è una possibilità concreta sulla quale basare una campagna tesseramenti, la voce di entrata economica basilare per una non-profit come Donne di Carta.
Non sono previsti ingressi a pagamento nelle 10 date di “NarrAzioni”. Piuttosto, è prevista una mirata campagna di tesseramenti con i quali sostenere e condividere la filosofia culturale di Donne di Carta.

“Sostenere e condividere” significa consentire.
Consentire a Donne di Carta di realizzare concretamente attività culturali centrate sul valore della lettura come diritto dell’essere umano a formarsi e a mettersi in relazione con.
Significa consentire a Donne di Carta un respiro ampio e diversificato nelle proprie proposte culturali, e attraverso il fare rete avvalersi della collaborazione di competenze operanti nei vari ambiti dei Beni Culturali.
Selezionando i soggetti coinvolti per la capacità e la cura nel rielaborare conoscenze e contenuti, riconoscendo valore alle competenze e ai saperi (punti di vista sul mondo perché non esiste mai un solo modo di raccontare una storia), l’Associazione Donne di Carta riconosce verso i soggetti non-soci coinvolti nella programmazione l’impegno etico nel corrispondere le competenze di ciascuna professione: artisti/e, registi/e, musicisti/e, attori/attrici, critici/che letterari/e, storici/che…
Competenze proposte dall’Associazione Donne di Carta che sono un’opportunità di crescita personale e collettiva. Lo stesso valore formativo che può avere un libro. Enciclopedie viaggianti.
Una circolarità e una mobilità di saperi e competenze dove la condivisione è il minimo denominatore comune, perché leggere sia – sempre e per tutte/i – una relazione.

Per tutto questo stiamo sperimentando anche la formula del crowfunding…

free

… Permettici una parola su questa scelta: noi da sempre difendiamo la gratuità, convinte che l’economia del dono faccia bene alla Cultura, ma ci siamo accorte che spesso  viene percepita come assenza di lavoro, come non fatica, come un lusso di pochi. La gratuità in questo modo si trasforma in un disvalore.

Rendere accessibile a tutti/e un bene culturale è un’impresa che richiede competenza, tempo, energia. Produrre eventi che diano qualcosa alle persone implica serietà e cura. C’è dietro un lavoro, sempre.

Come soci di Donne di carta, il nostro lavoro fa parte del dono perché è una scelta volontaria ma l’impresa ha necessità: costano le trasferte, costano le professionalità, costano le attrezzature. Nella circolarità delle energie troviamo sempre partner che camminano sul sentiero del dono e questo ci permette di avere location fantastiche, collaborazioni impagabili. Ma un’impresa culturale per rendersi sostenibile ha bisogno di essere anche percepita come un tempo speso, con i suoi costi materiali e immateriali.

L’immateriale è gratuito, il materiale no.

E allora abbiamo scelto, per la prima volta, la formula della donazione: vuoi che tutto questo esista? fa parte dei tuoi desideri/bisogni? vuoi che le persone libro da tutta Italia vengano il 12 giugno con il loro carico di voci? vuoi che il Teatro e l’Editoria indipendente continuino a sperimentare tutti i discorsi possibili?

Se il tuo è un sì, sostienici. Perché ci permetti di restare LIBERE/I.

 

PERCHÉ e COSA

Due filoni proposti, suggeriti e alimentati da due componenti genetiche dell’Associazione Donne di Carta: la varietà dei linguaggi con cui leggere la realtà che ci circonda, e il fare rete.
Realizzare una cooperazione con tutti gli attori della comunicazione culturale: lettori, autori, editori, biblioteche, associazioni culturali, operatori e competenze dei Beni Culturali.

Nella varietà di linguaggi con cui leggere il mondo (nello spazio e nel tempo) il 2016 si apre anche al Teatro.
Leggere la realtà attraverso pagine e sguardi che prendono fiato, voce, corpo, oggetti.

 

Locandina- Teatro 24 aprile

Primo evento teatrale in programma

 

I quattro progetti teatrali selezionati e promossi dall’Associazione “Donne di Carta” rispondono alla valorizzazione della lettura

  • come strumento di apertura e confronto
  • come luogo di narrazione e partecipazione ad un patrimonio civile e sociale
  • come occasione per spostare il proprio sguardo verso un punto di vista altro.

“Non esiste mai un solo modo per raccontare una storia”

L’altro filone portante incontra gli obiettivi con cui l’Associazione Donne di Carta intende e propone un Evento Culturale.
Cinque date proposte: coinvolgendo scrittrici, artiste, case editrici indipendenti, associazioni culturali. E l’evento di Giugno, a metà calendario, realizzato da “Donne di Carta”.

 

Il Primo evento- Non solo Reading

Non solo Reading- a cura dell’Ass. L’Altra P…arte – Primo evento

 

Sei appuntamenti con cui Donne di Carta elabora o sostiene metodi e progettazioni culturali finalizzati a rendere accessibili tutti gli oggetti e i contesti di lettura, valorizzando la varietà e la specificità dei supporti, degli strumenti, dei canali e dei linguaggi espressivi utilizzati dagli Autori o presenti e caratterizzanti la realtà materica e materiale.

Porre come obiettivo l’accessibilità significa eliminare, nella proposta culturale, qualunque elemento di limitazione. Più precisamente: significa progettare eventi intendendo lo spazio e il tempo come aperti (che è diverso dal dire “fare un evento all’aperto”).
Uno spazio aperto che consenta, nella lettura, l’ampiezza e l’effettiva percorribilità intellegibile di un contesto culturale.
È sull’accessibilità che si verifica la validità di una politica culturale: rendere fruibili tutti gli oggetti di lettura ne valorizza presenza ed esistenza.

Acquisire la consapevolezza che l’intera realtà che ci circonda è a portata dei nostri strumenti di lettura significa che nessun libro scritto nelle Cose potrà rimanere chiuso.
Nessun oggetto di lettura (naturale e/o artificiale) potrà considerarsi deperibile, se oggetto d’interesse di generazioni di lettori passate, presenti e future.

Se è vero che chi partecipa degli eventi dell’Associazione Donne di Carta legge i libri scritti dalla o nella realtà delle Cose, è altrettanto vero che questi testi e ipertesti proposti nell’evento non possono non tener conto delle regole antiche della narrazione.
C’è una parola che sintetizza efficacemente gli intenti di una narrazione e della costruzione di un evento. E’ anche una premessa, un atteggiamento di fronte alle Cose, allo Spazio e al Tempo.
Questa parola è: cura.

 

“Chi legge si mette in gioco, tra immedesimazione e proiezione,
alimentando la naturalità del pensiero narrativo.
Chi legge abita più vite, più spazi e più tempi possibili
relativizzando il proprio essere “qui, ora”.
(Carta dei Diritti della lettura, p. 15)

 

 

Maria Rosaria (Roma)

 

Quanto sei bella Roma… a prima sera

Non era facile.
Ci siamo un po’ disabituati a organizzare eventi di promozione spiccatamente editoriali: una missione privilegiata agli esordi della nostra vita associativa quando la libreria Libermente accoglieva le riunioni carbonare dei pochi editori interessati, il mio Caso e il Vento in testa, per costruire una rete di solidarietà efficiente e inter-regionale, un sogno che avrebbe dovuto coinvolgere altri indipendenti.

A quei tempi chiamavamo le librerie: “stelle” e Libermente sarebbe dovuta diventare il “centro-stella”, un modo uranico di definire il “far rete” ma anche un progetto concreto che sulla carta funzionerebbe tuttora se non si avesse troppa paura del… prossimo.

Questa disabitudine ha portato nel tempo a perdere, come soci attivi, gli editori, se non pochi fedelissimi, e ha modificato le alleanze con gli attori coinvolgibili: altre associazioni, biblioteche, lettori…anzi: lettrici.

Che sono una razza strana, particolarissima, che s’infiamma al fare la persona libro – perché il coinvolgimento è diretto e la competenza sicura – ma poco incline a darsi da fare affinché i libri circolino davvero e l’editoria di qualità emerga.
Editori e lettori sembrano a volte due razze distinte.

E per molti versi è naturale: è il libro il ponte possibile, l’oggetto di scambio, il territorio che li fa incontrare. Per molti lettori, anzi, il rapporto che si crea va dal libro all’autore e viceversa in un’atmosfera di esclusività in cui l’editore sembra il terzo incomodo.
Ho difeso il sentiero intrapreso dall’associazione quando si è concentrata nel progetto appena nato delle persone libro ma oggi che le cellule sono tante e la bellezza del cammino è più che condivisa, torna urgente il recupero di quella visione più ampia e più articolata, che proprio l’Accademia della lettura, la Carta dei diritti hanno sempre voluto mantenere in vita e viva.

Le disabitudini possono trasformarsi in binari morti se non c’è nutrimento, attenzione e cura del rapporto con altri soggetti ed è importante, invece, l’allerta visto che l’editoria tradizionale potrebbe diventare anche un fenomeno sorpassabile dai libri “fai da te” mentre peggiora il fenomeno del disvalore della creatività, non emergono politiche di tutela del prodotto culturale (il libro), cresce la dispersione scolastica e l’Italia soffre dell’abbandono delle patrie letture.

Non era facile.
La “Fondazione Invito alla lettura”, nella persona della mitica dott.ssa Rosanna Vano, madre di tutto il carrozzone da decenni, ci ha scelto come partner confermandoci l’incarico e il periodo praticamente una decina di giorni prima dell’inizio di tutto. Il tutto è Letture d’estate lungo il fiume e tra gli alberi. Dal primo martedì di luglio fino a… settembre.

Non era facile.
La lettura è il nostro universo, senza dubbio, ma cambia il punto di vista o, forse, l’interesse stesso se invece di essere attori protagonisti (persone libro il più delle volte ma anche ideatori di eventi culturali) diventiamo costruttori di cornici lasciando ad altri il compito di animare il quadro.

Aprire le danze – qui sta la scommessa – attraverso una selezione a priori: abbiamo scelto compagni di ventura diversi tra loro, ciascuno interprete diretto della propria visione culturale del mondo e del libro, ciascuno responsabile del modo di condurre (narrazione, intervista, spettacolo) la propria esibizione.
Con qualcuno è stato possibile immaginare un intreccio sul palco, improvvisato ma facile per affinità elettive (Fefè editore), con qualcun altro è stata sperimentata, al buio, la creazione, riuscitissima, di un evento-spettacolo (con O’ cor vesuviano), con qualcuno, da sempre, i percorsi diversi della vita e dell’arte trovano momenti d’incontro (Libra 2.0, Magic BlueRay, Ponte33).

Dall’8 luglio al 6 settembre, ogni martedì, e a chiusura un sabato: questo l’impegno distribuito  su due siti fisici diversi in fasce orarie differenti.

Di pomeriggio, alle ore 18 e 30, al Bibliobar, un’area di recente progettazione che gravita intorno a un chiosco trasformato in una biblioteca-bar che accoglie le presentazioni nel mini giardino che lo circonda: una ventina di sedie… e curiosi che passeggiano tra i banchi fissi dei libri – usati e non – che costeggiano il Fiume a cui solo la presenza imperiosa di Castel Sant’Angelo toglie l’illusione, breve, di non essere sulla Senna.

Di sera fino a notte, dalle ore 21 e 30, al palco Incontro, sito nei pressi del Passetto – area del fossato intorno alla Mole, con la fila delle sedie limitata solo dalla quantità in dotazione e la possibilità per chiunque di fermarsi e di ascoltare sospendendo la camminata nel suk mediterraneo nell’odore imperioso di “frittura” – come uno dei nostri ospiti ha ironicamente sottolineato.

Eppure è proprio in questa “baraccopoli del tutto e del niente” che la dott.ssa Vano, coriacea vestale, continua nei decenni la sua personalissima – e sempre più solitaria – battaglia per la lettura.

E qui l’inciso storico è necessario.
Letture d’Estate è ciò che resta di Invito alla lettura. Che fu prima di tutto un’idea grandiosa e poi per decenni una fiera editoriale che sosteneva l’Estate del passeggio intorno a Castel Sant’Angelo e per quei decenni è stata davvero tanti libri, tanti editori più o meno piccoli, e tanta gente. C’era l’odor di frittura, c’è sempre stato, ma quello della carta era più forte.

Ciò che resta integro di quell’idea è soprattutto lei, la sua creatrice. Roma non aveva ancora la Fiera del palazzo d’inverno: Più libri più liberi, aveva “Invito alla Lettura” per 3 lunghi mesi d’estate, grazie alla dott.ssa Vano, la donna dai grandi cappelli e dai lunghi guanti, la donna che parla il latino.

E lei che l’ha ideata e messa su – quattrino su quattrino – è la prima a soffrire nel vederla ridimensionata nelle scelte e nelle pretese, svilita da troppi stand che vendono altro, abbandonata dagli editori e dai librai.
Insegna don chisciotte che la colpa è dei libri che ti fanno creder veri i sogni e immaginare una Città come Capitale della Cultura, dove editori, librai, lettori sono tutti insieme uniti per una causa comune e un’amministrazione capitolina si prescia di dar valore alla storia dei luoghi e delle idee soprattutto quando le seconde hanno reso più abitabili i primi.

Questo sogno di tante estati è durato a lungo e forse sarà costretto a destarsi bruscamente del tutto. Personalmente ringrazio la donna dal grande cappello, e sono orgogliosa di aver fatto parte di “Letture d’Estate” come Donne di carta per un breve tratto “compagna” di questa sua altera solitudine.

E torniamo a noi, all’organizzazione.
La selezione-presentazione degli editori è stata costruita con l’aiuto di due amici di Donne di carta, e senza di loro non avremmo portato avanti tanti appuntamenti con un’offerta diversificata che ha davvero spaziato nei contenuti e nelle forme. Loro sono entrambi giovani, entrambi scrittori, entrambi legati per lavoro, o per tentato tale, alle piccole case editrici: Debora Ferretti e Dario Pontuale.

Offerta diversificata in contenuti e linguaggi. Quando la saggistica è… per tutti.
Il fascino del racconto della Grecia ai tempi dell’austerity con un linguaggio che crea splendide narrazioni e non esibizioni erudite per caste e per sudditi. Sul medesimo timbro o suggestione il racconto dei retroscena sociologici e umani della vicenda Sacco e Vanzetti, interessante quanto il lavoro fatto dall’autore per recuperare tutte le lettere negli archivi americani, lavoro appassionato e puntiglioso come quello di scavo e di montaggio fatto altrove per recuperare le efferatezze seppellite in Castel Sant’Angelo e gli aneddoti di una Roma fiumarola che non c’è più.

Offerta diversificata in contenuti e linguaggi. Quando non te l’aspetti.
Pubblico spiazzato, certamente, dal modo di far poesia delle poete intervenute nella serata-omaggio alla poesia femminile così come spiazzante è stato incontrare un autore che invece di leggere i suoi testi li canta. Ma è spiazzante anche la narrazione di un femminicidio, premeditato e riuscito, scritta da una donna che s’immagina di essere lui, l’assassino, e il modo di raccontar storie altrui- un libro – appropriandosene al punto da riempirlo di aneddoti personali creando suggestioni tematiche per l’innesco di canzoni ad hoc: lei con la voce roca e graffiata così incredibilmente “roma”, che commozione la sera qui a Castello…

Offerta diversificata in contenuti e linguaggi. Quando l’oralità è… di casa.
La vita vera come narrazione può essere un’opera d’arte e un cammeo è il ritratto a viva voce di un autore famoso, i suoi piccoli segreti domestici svelati, il timbro di voce che si arroca e la semplice incantevole verità che anche dietro un testo di… teoria, di saggistica si nasconde la vita vera, il vissuto, l’esperienza di qualcuno… Ti alzi convinta che quel Qualcuno sia uno di famiglia – la tua – che non vedevi da tanto, così come se ti parlano di una città, Teheran per esempio, con passione profonda e rispetto autentico, ti sembra di essere appena scesa dall’aereo, già piena di nostalgia.

Offerta diversificata in contenuti e linguaggi. Quando il maltempo arriva.
Spiace per la bomba d’acqua che ha mandato in acqua la presentazione di Iacobelli perché, per quel poco che abbiamo sentito, lo scrittore, Giuliano Capecelatro, aveva anche più storie da raccontare di quelle messe nel libro, e si sarebbe ben meritata una serata d’ascolto a Castello. Ma la piazza, la cultura all’aperto… ciò che vive sulla strada è nelle mani di… dio.

Cos’è stato”Parolando: i martedì con Donne di carta”?
Gli eventi che hanno avuto successo sono soprattutto quelli con marcata abilità del conduttore a tenere il palco e originalità di esposizione (modi e linguaggi), ancor di più se contaminati dalla musica. Ma anche quelli caratterizzati da intenzionalità didattico-formative, incluse diapo, hanno riscosso un interesse concreto che si è riverberato nell’acquisto delle copie.

Laddove la macchina promozionale di Donne di carta ha ricevuto un sostegno da parte dell’editore e dell’autore abbiamo raggiunto anche 100 presenze tra gente seduta e gente in piedi, catturata al momento. Possono sembrare poche se si pensa a manifestazioni tipiche dell’Estate romana ma la gente, la sera, intorno a Castello non c’era, era davvero poca… forse altrove, forse no.

Ci sono state serate con poca gente: dieci, una volta anche sette persone. E non sempre per mancato interesse per l’argomento ma per… il freddo, il maltempo pomeridiano, e la debolezza della macchina promozionale, appunto.

Mi spiace, infatti, per il duo De Chirico/ Ciarletti che hanno trasformato l’incontro sull’azienda Amazon in una vera battaglia culturale sul nostro modello di società: il loro disaccordo civilissimo, ironico e appassionato meritava una platea più nutrita… riprenderemo il filo.

Uno degli eventi che ha catturato i passanti oltre agli invitati, ci tengo a dirlo, è stato “Regine sempre, anche senza re“. È coraggioso e originale il modo con cui le donne di “O cor vesuvian” conducono il loro discorso musical-social-linguistico che arriva con la potenza e la semplicità della comunicazione “popolare”, il vero pop.
Ed è da sottolineare quanto sia forte la capacità di far rete che hanno le donne quando per una causa comune, per un intento creativo si donano reciprocamente e spontaneamente fiducia.
Così è stato tra me che ho inventato la sceneggiatura e loro, tra le persone libro e Debora che ha voluto donarci, accanto alla lettura ad alta voce, anche la sua memoria; fiducia tra Nicoletta e Patrizia che hanno dedicato tempo, cura e competenza a cercare e montare ben 333 foto di donne che hanno “fatto” la storia del mondo; fiducia tra il “soggetto” e le due persone libro che si sono buttate a testa alta impersonando le parole di Artemisia, Olympia de Gouge, Cristina Trivulzio di Belgioioso; tra il pubblico e l’evento, perché il successo di una comunicazione sta nella capacità di costruire attenzione e quindi interesse, sta nella capacità di essere onesti; fiducia tra il tutto ed Emanuela che, indomita, ha videoripreso e poi montato la performance arrivando a pesi per alte risoluzioni che ci costringeranno ad attendere un po’ prima di vedere il filmato pubblicato sul nostro canale youtube.

Fare cultura.
Prima di ogni evento, a prefazione, la firma Donne di carta, tramite la mia voce, per sottolineare la maternità dell’impresa ma anche l’assunzione serissima di un compito: fare cultura di strada. Perché forse è l’unica che può ancora permettersi di rincorrere il sogno di servire, se non a qualcuno in particolare, forse a qualcosa, che è dietro a tutto o alla base di tutto.

Cultura civica: cultura fatta dal cittadino.
A volte il cittadino è un ingegnere della conoscenza: piccolo editore, redattore, editor, correttore di bozze, traduttore, autore esordiente – tutti malpagati, tutti precari, tutti prodotto indecente dell’infame sentenza che ci condanna: “con la cultura non si mangia nè oggi nè mai”.
A volte è un operaio della conoscenza: un organizzatore di eventi, un tecnico del suono, un regista del palco… gente che rende materia un’idea – tutti malpagati, tutti precari, tutti prodotto…

Cos’è stato “Parolando: i martedì con Donne di carta”?
Tante cose. Che non cambiano il mondo. Che non servono in effetti. Ma che sono necessarie se le scegli. Non so dirlo in un altro modo, perché forse l’unico modo per dirlo è fare.
So che abbiamo svolto un ruolo di servizio per i soci – i sostenitori soprattutto, una categoria straordinaria che paga una quota annuale sperando di incontrarci da qualche parte e di portarsi via qualcosa di bello. So che molte persone non ci conoscevano e abbiamo guadagnato visibilità come associazione ma visto il gradimento anche qualcosa di più.

So che abbiamo contribuito a raccontare alcune editorie, a far circolare alcuni libri, alcuni discorsi poco noti. E questo ci rende credibili come promotori della lettura.

Sarà possibile continuare una collaborazione con tutti? Abbiamo creato solo un carrozzone stravagante di relazioni effimere?
Vogliamo davvero che Donne di carta sia anche questo e non unicamente le persone libro?
Non sono domande oziose: quest’avventura ha messo a fuoco alcune tematiche che l’associazione tutta, nella sua futura progettualità, potrà affrontare.
Potrà= verbo caro al desiderio e al volontariato. Non “dovrà“=  il verbo disatteso dalle istituzioni.

Io appartengo alla storia di questa associazione e quindi per me questo “sogno di mezza estate” è stato un ritorno alle origini, un modo per tornare a un desiderio e alla domanda, la stessa con cui insieme con altre 3 donne e 11 editori è iniziata Donne di carta.
Non cercavamo risposte semplici neanche allora. Non uniche almeno.
Ma è proprio il non essere una cosa sola che ci ha salvato e ci ha regalato il futuro.

Qui il Gran Finale del Duo Baldi Borozan “disturbato”                                            dal bravissimo Dario Amadei

Hanno partecipato (in ordine sparso):
Bordeaux edizioni con Francesco Anghelone, Lorenzo Delli Priscoli e Gaia Cocchi
Fefè editore con Giuseppina Pieragostini
GB EditoriA con Luca Verdone
Nova Delphi con Andrea Comincini
Graphofeel edizioni con Laura Bonelli e Magic BlueRay di Dario Amadei ed Elena Sbaraglia e il fantastico Duo musicale (chitarra e voce) Baldi Borozan
Ponte33 edizioni con Bianca Maria Filippini e la traduttrice di Sara Salar
Jacobelli editore con Giuliano Capecelatro
Kogoi edizioni con Dario Pontuale, Stefano Marcelli, Marco Ciarletti e Gioacchino De Chirico e l’apporto dell’associazione L’Altra P…Arte
Libra2.0 di Monica Maggi con Sara Davidovics, Pilar Castel, Letizia Leone, Tomaso Binga…
Le persone libro Anna, Silvia e Maria Rosaria che come “direttora dell’Accademia” ha seguito ogni cosa con attenzione, con cura, con amore
Le socie Nicoletta e Patrizia per la creazione
Le socie persone libro Stefania e Claudia per aver letto una poesia in omaggio a Maria Luisa Spaziani
O’ Cor Vesuvian
Debora Ferretti per aver fatto un po’ di tutto, anche la persona libro….

Grazie!

Di città e di letture: tra magie e influenza

Venerdì 31 gennaio 2014. Inizia che c’è il diluvio. Da tutta la notte. E non smette.

Alle 8 di mattina un’amica mi allerta: Roma è bloccata ma io non riesco ad accelerare i preparativi: ho perso la misura del tempo e delle cose dove metterle in quel tempo quando… Anna e Nico sono puntuali, io no: ritardo. Alla prima fila cambiamo subito strada per ritrovarci, in fila, più in là. FERMI.
Inizia che in 45 minuti siamo ancora lì sotto una bomba d’acqua che sconvolgerà la città.
Telefoniamo a Paola: è già in stazione. Il treno, purtroppo, parte da Termini. Noi ci arriviamo esattamente cinque minuti dopo che scivola via sui binari. L’Alta velocità, che fregatura.
Inizia che Paola parte da sola, e noi perdiamo i biglietti completamente, li rifacciamo daccapo con il tizio dietro il bancone che ironizza sull’ansia di Anna e sul suo tormentone, inutile, che non è giusto farci perdere i soldi per colpa di una calamità naturale. Che non è il diluvio (non ancora) ma il traffico.
Arriviamo a Torino venti minuti dopo l’arrivo di Paola che rimane in stazione ad aspettarci. Olga è già qui da giorni e ci viene incontro. È la seconda volta che incontro Olga a Torino: sembra più leggera o più giovane o una che torna a casa.

La prima tappa è il Circolo dei Lettori dove la Kogoi edizioni presenta l’ultimo nato. Ci mettiamo in fila con zaini e trolley pieni di libri all’arrembaggio di una città che il meteo ha predetto sottoneve e sottozero ma il freddo è piacevole – non nevica e non piove.

La voce di Olga acquerella ogni facciata, ogni piazza, ogni statua che vediamo: è la prima volta che cammino Torino sapendo i Nomi delle cose.
Il mio trolley stracarico di libri fa un rumore assordante.

Il Circolo dei lettori è in un palazzo storico: Palazzo Graneri della Roccia, vi si accede da una scalinata vertigine, vasta, pomposa e pomposo è l’interno sale e salette con enormi lampadari di cristallo e affreschi sulle volte, stucchi, tavolini di marmo e gente che legge, studia, parla sottovoce.

esterno-circololettori
Abbandoniamo Paola e i libri al loro destino: tra breve arriverà l’autore, l’argomento non ci interessa mentre Torino là fuori è tutta da leggere.
Ops, ci sono i gadget: un pacco di tovaglioli di carta tutti “scritti”, matite colorate con una frase incisa… sull’importanza della lettura, sul vizio di leggere. Anna non lo dice ma io leggo perfettamente il fumetto nella sua testa: anche Donne di carta dovrebbe avere i suoi gadget, sgrunt! Sì leggo anche sgrunt e così compro tutto quello che vedo.

La passeggiata in città ha una meta precisa: vogliamo vedere il bar dove ha vissuto Olga da piccola con la sua famiglia, il bar che io ho detto a tutti essere suo – e lei ride schernendosi, ma è contenta.
Sembriamo gli orfani di un racconto di Dickens con il naso spiaccicato sui vetri del fu bar ora ristorante a spiare dentro l’arredo: è rimasto uguale! il bancone di legno con il ripiano in marmo, le due sale… Olga controlla uno ad uno gli oggetti.

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Incrocio lo sguardo incuriosito di una donna dietro il bancone, è giovane. Gli orfani impiccioni non le fanno paura e c’invita a entrare. Le spieghiamo il perché di quell’assedio e lei ci offre il caffè mentre scambia ricordi di generazioni trascorse: no, la botola è chiusa, sì, il bancone è lo stesso … Conveniamo che sia necessario mangiare in questo posto o la sera o l’indomani a pranzo prima di ripartire. La giovane proprietaria ci lascia il biglietto da visita: trattoria Aldente – vi aspetto, chiamatemi… se finite entro le 22.30… Ti pare che non ce la facciamo? Abbiamo l’evento alle 21.15! possiamo farcela…

Bon. Ora tocca alla Consolata, appena girato l’angolo, nella stessa piazzetta dove sarà d’obbligo bere il bicerin per abitare, passo dopo passo, le tappe di vita della nostra Olga-Virgilio.
La Consolata non è una chiesa ma un urlo barocco che non riesce nemmeno a sollevarsi in alto per il peso eccessivo del suo legno dorato, dei suoi ghirigori pazzeschi, delle cappelle e delle teche di vetro con le salme in bella vista, illuminata a giorno da lampadari che nulla hanno da contendere a quelli di palazzo Graneri in sfarzo e vanità.

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Olga sorpassa tutto quel luccichio a falcate e ci porta, naso all’insu, al vero tesoro.
Pareti piene di ex voto: colonne di ex voto, tappezzeria di ex voto.
Un universo di narrazioni incorniciate, disegnate su fogli o tele di poco prezzo, una accanto all’altra, una sopra l’altra, anni dopo anni, secoli. Tratti infantili o più artistici di macchine che finiscono in un burrone, di motociclisti a terra, di faccette avvizzite che sbucano da letti enormi: neonati, madri, nonne; cuori di gesù trafitti e porte che si aprono ad accogliere il soldato che torna: 1915, 1947; navi in fiamme e naufragi, e su tutti ovunque la formula: per grazia ricevuta.
Restiamo incantate.
– quelli del seicento li abbiamo trasferiti nei piani superiori, ci dice l’addetto.

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Quando usciamo è cambiato il freddo: la neve accumulata lungo una parte della piazza è di un grigio sporco, gli abbaini in alto ricordano tutte le città del Nord Europa: potremmo essere a Londra, a Parigi… quei tetti abitati, quella fuga di ardesie; in realtà potremmo essere in un libro di fiabe. Anna ci ha perso mentre noi inseguivamo gli ex voto ma ha trovato una chicca, me la indica, la fotografo.

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Dei ragazzi stanno fermi al freddo davanti al piccolo locale del bicerin: forse non c’è posto.
Olga entra, parla con qualcuno dentro – una donna – e quando riesce dopo poco abbiamo un posto a sedere passando davanti al muso stupefatto di quei tre.
Il bicerin è… leggero. La cioccolata favolosa. Si sta bene al caldo. Ci raggiunge anche Paola e non so davvero come facciamo a starci intorno a un tavolino minuscolo con i cappotti ingombranti, gli zaini e il trolley.
Scocca l’ora. Cecilia, puntualissima, ci aspetta già alla Galleria delle donne. Siamo a due passi anche se giriamo un po’ a vuoto prima di trovarla ma il bicerin – leggero – e la cioccolata – densa – ci proteggono dal freddo.

La Galleria delle donne non è una galleria: è una casa, un appartamento privato trasformato in una sede associativa. Caldo e accogliente come una casa ma con un arredo immaginato per chi è di passaggio ma si ferma a fare una chiacchierata, per chi si regala il tempo di sfogliare i libri disposti sulla libreria all’entrata, in corridoio, titoli nuovi e titoli introvabili, preziose edizioni scomparse dalle librerie-mercato. La sala dove presenteremo il nostro primo “ex libris” ha il pavimento in legno scuro, ti viene voglia di sederti in terra, l’abat-jour acceso in un angolo, il tavolino tondo con i libri in bella vista e le sedie a circolo.
Verranno? Chi verrà? Che faccia hanno le donne della Galleria delle donne?

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Hanno la faccia delle donne della Val di Susa, di Meana che abbiamo conosciuto tanto tempo fa proprio nella loro valle, sopra le coperte, vere, messe in terra ad accoglierci in quella chiesetta protestante, presbiteriana? boh – la neve copiosa fuori, il volo cancellato e l’attesa di ore a Fiumicino prima di arrivare lassù – coperte spesse e colorate perché avevamo detto loro che avremmo fatto insieme la “coperta”. Io, Bruna, Nico.

Hanno la faccia di tutte le insegnanti della scuola di san Salvario con le quali tanto tempo fa scivolammo lungo le strade del quartiere dicendo i nostri libri nel megafono a un corteo improbabile di bambini coloratissimi, di fiabe inventate da un’energica donna africana in mezzo a un cordone di tossici e spacciatori ai bordi delle strade. La scuola del cous cous serale, dei piatti multietnici e della passeggiata by night a piazza castello, io, Bruna, Monica, con ancora indosso le pettorine “Io sono una persona libro” (già, me le sono dimenticate… questa volta… non le abbiamo!)

Hanno la faccia coraggiosa delle portatrici d’anima di questa Galleria: Milly, Gabriella e non mi ricordo – come al solito – gli altri Nomi. Siamo tante. Le sedie, prendi altre sedie. Io perdo come al solito il senso del tempo ed esagero: vorrei raccontare tutta la vita di Donne di carta, di questa Collana che è davvero una scommessa mentre Cecilia e Rosalba si accalorano a loro volta nel raccontare quel piccolo frutto di questo intrigo pazzesco di letture, coincidenze, vite e magie. Ed è scontato ma commovente che alla fine di tutto, nel giro di voci chiamate a dire qualcosa a memoria, siano di più le donne che si nascondono dietro un titolo di quelle che frugando trovano davvero una riga intera in dono. Ma ha davvero importanza? C’è davvero differenza tra una riga e un titolo o il coraggio di esporsi è lo stesso? La commozione della propria voce che dice… Un po’ di timore un po’ di stupore un po’…. C’è sempre qualcuna che dice: io non ho memoria. Attenzione, sono le più pericolose: quando prendono il via imparano capitoli.

Ovviamente è troppo tardi per ogni cosa.
Ovviamente siamo sfinite anche se affamate.
Ovviamente ci dividiamo in base ai punti di ospitalità.
Io e Anna prendiamo al volo un taxi con Rosalba Durante che ci porta a casa sua, nel palazzo di Natalia Ginzburg: Anna cara, stasera, dormiremo in un libro.
Ma a dormire ci andiamo un’ora dopo perché le pizze pugliesi preparate dalla mamma ottantacinquenne di Rosalba sono meravigliose e lei, come sempre, un’incantatrice.

Ho dormito – senza russare – nella casa di via Oddino Morgari 11. La casa dove abitò la famiglia Levi e la giovane Natalia.

via morgari 11

La casa vicino alla stazione, anche se quella famiglia non partiva mai, grandi stanze, tutto il piano e dalla finestra i bagni pubblici con la fastidiosa scena, per la madre, degli uomini con gli asciugamani in spalla. La casa al cui campanello – sbagliando – suonò Cecilia Martino, giovane giornalista in cerca di materiali su Lessico famigliare e in cerca anche di quella Rosalba Durante con cui stava parlando senza sapere chi fosse. La casa in cui io stessa sono arrivata di corsa, munita di registratore digitale, per farmi raccontare da Rosalba la storia di questo suo lungo rapporto d’amore con Lessico famigliare sfociato in un “Catalogo” bellissimo – copia unica – per una Mostra diffusa che coinvolgerà tutto San Salvario…
La casa, insomma, al centro di questo piccolo ex libris intitolato “Inseguendo un libro s’incontrano le persone”.

Sabato mattina, 1 febbraio 2014, uscendo dalla casa di via Oddino Morgari 11 come dalle pagine stesse di un libro mi sembra davvero tutto più chiaro: la trama apparentemente sconnessa del nostro librino, l’azzardo della Collana “ex libris”: sul famoso vascello della lettura, al timone ormai ci sono i lettori.
E nello spazio tutto colorato, pieno di vetrate, nella sala al primo piano, davanti a un fazzoletto di erba sintetica e quindi perenne, Alessio Paravallo, il responsabile della Biblioteca intitolata dallo scorso ottobre proprio a Natalia Ginzburg, inaugura la presentazione con una formula magica: “ogni biblioteca è un luogo di relazione e così è la lettura, infatti, una relazione”.

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Siamo davvero a casa.
E quando le persone libro si alzano dalla platea e dicono a memoria i passi di Lessico famigliare mi sembra che non solo le loro voci ma anche le parole prese in prestito suonino diverse da ieri sera perché anche le parole reagiscono ai luoghi. E non mi stupisco se alla fine un’insegnante mi lancia la proposta di far scrivere un “ex libris” ai suoi alunni recuperando un “Classico” magari collegato a un tema d’attualità; sono certa che anche questo signore sorridente che va in pensione ci invierà la proposta del suo ex libris e  la signora che mi stringe la mano con calore ci regalerà presto un articolo.
Ma soprattutto so che Torino avrà la sua cellula di persone libro. È negli occhi intensi della volontaria che prende la parola e ci ringrazia riempiendoci di doni: un segnalibro, una borsa, un sorriso enorme di complicità.

50 minuti per leggerli, 50.000 battute in 56 pagine, 25 autori classici (facili trovarli) e 25 autrici classiche (un vero lavoro archeologico), 5 euro. L’apologia del 5, il Papa dei Trionfi, il canale tra cielo e terra.
Ecco cosa sono gli “ex libris”: i Classici dal punto di vista dei… lettori.
L’epicentro, a volte, dei nostri terremoti, può essere un libro.
Vi precipiti dentro e da lettore ti capovolgi in attore. Tocca a te, allora, continuare la storia; se non sei l’inizio sei sicuramente il fine.

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Torino è.
La terra dove un angelo non spicca il volo ma sembra sul punto di atterrare e con un gesto deciso delle mani piega il mondo, in basso, al suo volere.
La terra delle piazze immense e strade parallele.
La terra del cielo che quando è azzurro, là sopra, è azzurro montagna.
La città delle montagne che sorprendi alla fine del viale o in fondo a una via di palazzi.
La città di un bar dell’infanzia diventato ristorante, dove andiamo finalmente a pranzare.
Infinita narrazione il mondo.
Cin cin.

(sono riemersa solo oggi, e non ancora tutta, dall’influenza).

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Il bellissimo e coinvolgente post di Cecilia: AAA Lettori creativi cercasi

Collana “Ex Libris” della Kogoi Edizioni

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