Un mosaico di voci contro i roghi

Siena, 10 maggio 2019

Siamo costellazioni … ‘tutte impegnate in lunghi viaggi, come le nostre navi: disancorate e in viaggio’

Sandra Onofri

“Mai musica ebbe…”

In corriera

Mai più chiederò a una persona libro, su qualsiasi mezzo di trasporto sia e verso qualsiasi luogo, se desideri ripetere il testo che dirà qualche ora dopo a memoria. Ho scoperto che persone delle quali mai avrei dubitato la vocazione alla fedeltà esercitano la pratica della sostituzione o del taglio con una scioltezza che non si ferma davanti a nessuna scrittura, nemmeno se accreditata nei secoli. Ho scoperto che una poesia può fare a meno di versi interi perché “comunque il senso regge” e se quelle precise parole sono difficili da imparare se ne può fare tranquillamente a meno. Ho toccato con mano che non esiste nessun legame di necessità tra “voler ricordare” e “ricordare” se dopo ore di ripetizione quella frase, mimata con tutto l’armamentario del linguaggio non verbale, continua a perdersi nelle nebbie mentre a me è entrata nel cervello come un trapano… mai musica ebbe… E temo che se qualcuno nel mondo, dopo questa esperienza, usi incautamente quel verbo così ostico alla memoria (che io invece mi rifiuto di scrivere perché voglio dimenticarlo) si beccherà, per reazione pavloviana, la scena poco simpatica di me che sputo in terra, non per giudizio sul predicato ma per assonanza fonetica che secondo le mnemotechiche più antiche sarebbe dovuta servire a creare agganci alla memoria. E non è vero. E i buchi neri esistono.                  

E io pensavo di essere l’unica infedele.

                   

 

 

 

 

La Biblioteca comunale degli Intronati

Immense librerie a parete – legno e carta – un lungo tavolo centrale oscurato dalle fiamme di cartone del nostro “rogo” (fiamme che furono di Giovanna D’Arco) alla cui base, ammucchiati, alcuni libri e, in fondo, dalla parte opposta, vicino all’entrata, due tavolini a specchio: in uno la libreria Mondadori che espone in vendita i libri che diremo e nell’altro le pubblicazioni dell’Associazione.

Siamo qui. Arezzo, Napoli, Roma, Siena, Valdarno. Non solo libri. Non solo persone. Voci e accenti regionali diversi. Ma soprattutto una squadra di artigiane.

La vena goliardica da gita liceale maschera benissimo la tensione. Teresa sparisce nel vicolo e dal modo di camminare so che sta ripetendo i suoi brani; qualcuna cede il foglio a un’altra per controllo. Io vado a fumare fuori. Per reazione al viaggio in corriera.

Qualcuna intanto sistema i segnalibri sulle sedie – un’idea di Giovanna – citano, ognuno, il titolo di un libro da salvare: chissà se qualcuno del pubblico avrà il coraggio di leggerlo a voce alta. Io dispongo il foglio con le strofe della canzone: Lili Marlene, un foglio ogni tre sedie (abbiamo fatte poche copie),  il carillon scovato da Alessandra darà il “la” e poi Giulia intonerà la prima strofa in tedesco accompagnandosi con la chitarra…  Non è nemmeno iniziato e già mi monta l’ansia per il gran finale. 

Cerco in giro una copia della scaletta degli interventi preparata da Carla. Quante siamo! Leggo i titoli. I Nomi degli autori. Che follia, la loro, in quell’inverno dell’intelligenza; che follia, la nostra, non dimenticare.

Giulia prova sulla chitarra il brano dell’Opera da Tre soldi che suonerà come pausa tra il primo e il secondo blocco di parole. Le persone che stanno entrando in ordine sparso l’ascoltano incuriosite.

Poi tutte al proprio posto. Silenzio. I libri da lassù ci guardano.

Teresa inizia. Non dice a memoria. Presenta la serata, racconta quel 10 maggio del millenovecentotrentatrè, e intesse legami con il presente, con le mille forme della censura e della negazione. E sarà il timbro della sua voce, quel confronto corpo a corpo tra passato e presente, sarà il suo corpo che si muove nello spazio, lei che si sposta di lato, viene avanti, indietreggia e io penso, chiudendo gli occhi, che le fiamme del fuoco, finto o vero che sia, crepitano ancora.

Poi il discorso di Goebbels. Arriva potente con la voce di Giovanna, un pugno in faccia: 

L’uomo tedesco del futuro non sarà più un uomo fatto di libri, ma un uomo fatto di carattere. È a questo scopo che noi vi vogliamo educare…. E quindi, a mezzanotte, giungerà l’ora di impegnarsi per eliminare con le fiamme lo spirito maligno del passato. Si tratta di un atto forte e simbolico – un atto che dovrebbe informare il mondo intero sulle nostre intenzioni. 

Accorgersi che ciò che respinge è anche ciò che attrae dà un brivido: ciò che dovresti respingere (alzati e urla NO! per omnia sæcula sæculorum), t’inchioda alla calma con cui guardi l’abisso e soffri di vertigine… Cosa diceva prima Teresa? I roghi non hanno mai smesso di ardere… e allora, dopo quel discorso sembra che tutte le voci e le parole dei libri che seguono si costruiscano, in una sorta di spinta comune, una necessità estrema di autodifesa, un’impronta di resistenza… una diga contro l’orrore.  

Che non è così estraneo, così fuori. Così altro o altrove.

Mostra i denti il pescecane e si vede che li ha… (Brava Giulia, anche questa musica sta dalla parte giusta).

Non c’è stato momento in cui la mia attenzione abbia abbassato la guardia: ho ascoltato le parole/voci profonde e necessarie; quelle incerte per smemoratezza, così innocenti nella loro fragilità; quelle lanciate via correndo quasi mordessero, tornando indietro, chi le pronunciava; quelle fatte risalire da chissà quale luogo oscuro di emozione perché mentre si dice sembra anche a chi dice che le parole nascano in quel momento lì sulle labbra. 

Ho ascoltato le voci del pubblico: i titoli dei libri da salvare scritti sui segnalibri (da oggi in poi “salvalibri”), molti leggendo anche la citazione (che era la stessa su tutti: “Là dove si bruciano i libri si finisce per bruciare anche gli uomini”, Heinrich Heine) come se ripeterla ne aumentasse la forza e dichiarasse: sì, c’ero anch’io, ieri, sì, ci sono anch’io, oggi… 

Ho ascoltato quel coro, poi, sommesso, sulle note di Lilì Marlen, cantavano tutti e tutte in una sala di biblioteca, un coro di persone.

  • È molto bello quello che fate, voi non recitate, voi “esponete” le parole – dice, alla fine, la ragazza della Mondadori stringendomi la mano, stracontenta perché ha venduto tanti libri.

Esponiamo. A tutti i venti. Alle tempeste. Al sole. 

Tre punti, tre linee, tre punti. Salviamoci.

Sandra Giuliani        

 

Libri ben custoditi ed amati nella Biblioteca degli Intronati a Siena.

Libri bruciati,  i nostri,  nei roghi nazisti.

Un contrasto che è già di per sé “rivoluzione” e “colpo in testa… un’ascia per il mare ghiacciato che è dentro di noi”                                                       

E per me è stato proprio così.

Il nostro dire ha rappresentato  risveglio, conferma, cura, ascolto, emozione, gioia, dolore, coinvolgimento, consapevolezza, continuità, responsabilità.

Si, ce l’abbiamo fatta tutte e tutti  insieme nell’avventura grande che è leggere,  dire e donarci   reciprocamente un desiderio di futuro solidale.

E poi le parole….i segnalibri letti dai partecipanti…e  il canto finale in coro  di Lili Marlene…momenti ineguali e unici che ci hanno avvolti/e in un grande e caloroso abbraccio.

Antonia Banfi        

Il passo è lento, vuoi per una caviglia convalescente che sopporta un peso troppo alto, vuoi per rispetto.
Questa lentezza mi fa godere di ogni istante, ogni risata, ogni scorcio di Siena, ogni nota di canto, ogni parola di testo, ogni sfumatura di accoglienza e gentilezza, ogni scatto fotografico, ogni rabbia per un non-detto per una parola di troppo, ogni cantuccio, ogni sorriso.
Lenta è anche l’emozione che paradossalmente accellera i battiti cardiaci quando guardo negli occhi spogliandomi nel mio dire in una sala piena di libri antichi.
La stessa lentezza che mi permette anche di cogliere tutto lo stupore di chi ascolta brani duri, che ricordano un passato nero in un evento magistralmente costruito da Teresa e Carla che termina con commosso un canto corale.
Nei 12km (dalla mia app) affrontati lenti non mi sono mai sentita sola, Roma, Napoli e Siena camminavano con me come tante pagine di un unico volume. 
Questo volume si intitola “Donne di carta”!
Grazie.
Nicoletta Montemaggiori

 

 

Sembra incredibile quanto tempo può durare un evento che si consuma “solo” in un’ora e mezza.

Il tempo di prepararlo: giorni e giorni, scambi di mail, messaggi whatsapp, telefonate; ricerche di testi, di titoli, di documenti; cerchi di imparare, e non suona, allora si cambia testo, si cercano altre parole. Ci si affida a chi coordina, e al tempo stesso si offre aiuto, altre esperienze, piccole competenze che possono arricchire, e materiali utili per la riuscita ottimale dell’evento. Il coro, che sarà di voci e di corpi, è prima di idee, di storie che portano ricchezza e abilità.

Per chi viene da fuori, anche il tempo di organizzare il viaggio e l’assenza; per chi accoglie è un po’ lo stesso: la famiglia e gli impegni quotidiani dovranno trovare composizione con l’eccezionalità di qualcosa che brucerà in meno di 100 minuti, ma che durerà quasi due giorni.

L’evento, il suo nucleo, ha almeno due buone ragioni di essere: ri-presentare l’Associazione Donne di carta a Siena, insieme al nucleo di socie di quella città, per trovare nuovi amici e soci, per aprire la strada a nuove attività da realizzare. E la data, una data importante e significativa: l’anniversario del rogo dei libri di Opernplatz a Berlino, una data simbolo che l’attualità rende viva e minacciosa.

La presentazione è rapida ed essenziale: bastano le parole dei libri, i brani musicali che collegano un ieri tanto presente all’oggi che rischia di essere già scritto; bastano i titoli dei libri e i nomi dei loro autori – condannati al fuoco da una follia così “normale” – che saranno detti da chi non è pubblico, ma è evento esattamente come noi, e presta il proprio ascolto, la propria attenzione e la voce a salvare ciò che si vuole incenerire e distruggere, a salvare i libri, noi stessi e la storia.

Le parole incendiarie di Goebbels, scelte con lucida determinazione e dette con estrema sofferenza, aprono le porte dell’ascolto di un mondo di emozioni e idee, di persone e sogni tanto affascinante quanto fragile, e “pericoloso” perché libero e non controllabile. I roghi – fisici e metaforici – sono stati e sono nell’aria, e le voci delle persone libro ne evocano la minaccia, l’assurdità.

I volti di tutti i presenti – non ci sono più distinzioni fra chi organizza e chi è venuto attratto dalla organizzazione – sono concentrati e sospesi. Si arriva al finale e il microfono gira fra le sedie, per far risuonare voci nuove: Io sono….. ; Giulia, con la sua chitarra, attacca la prima strofa di Lili Marlene -in tedesco – nessuno esita a poggiarsi sulle parole stampate nei fogli a disposizione per unirsi al coro. Bello, tutti insieme.

C’erano giovani, e meno giovani. E noi dell’Associazione, da Siena ovviamente, e da Valdarno, Arezzo, Roma, Napoli. Energia, e voglia di continuare a camminare con i libri dentro.

Questa è una parte della storia, la parte “pubblica”. Che ci ha dato ricchezza e che– fuor di modestia – abbiamo fatto noi stesse ricca. E poi c’è il nostro evento più privato e personale: l’entusiasmo di costruire una cosa insieme, di scatenare fantasia e dar spazio all’amore per i libri; il divertimento di stare con le altre donne che hanno lo stesso entusiasmo e la stessa passione, gli scherzi, la pazienza, la confusione ogni tanto. La “formazione” sul pullman, dove scopro modi per me nuovi di memorizzare, di “fare coperta”, di conquistare la fedeltà alle parole del testo; la convivialità con amiche di vecchia e nuova data, persone da scoprire sempre un po’ di più, il gioco e le risate. Fanno parte di un altro evento, più privato e personale, ma che ci licenziano come pezzi di forma e grandezza diversa di un unico puzzle, imprescindibili per dar forma al quadro completo, nessuno più importante, nessuno meno significativo, ciascuno con il suo posto. Una emozione che carica di energia e dà gioia e entusiasmo, che ci spinge in avanti ma che ci fa sempre più godere della consapevolezza di poter essere “sopraccoperte di volumi, privi di ogni importanza se non quella di impedire alla polvere di seppellire i volumi”, e di esserlo a tutela e salvaguardia di quei volumi, che ricopriamo con amore e cura.

Giovanna Marrone

 

La magia della cultura riesce sempre nel suo intento e l’unica cosa che possiamo dire davanti a essa è “anche io voglio farne parte”. L’emozione di ascoltare le parole di autori talvolta sconosciuti, talvolta vecchi amici attraverso l’intonazione e le sensazioni di altri punti di vista è davvero indescrivibile e quando ti alzerai per lasciare la platea e riprendere il frenetico affaccendarsi della vita, potrai avere la certezza di essere più forte e meno solo perché quelle parole e quegli sguardi continueranno a risuonarti dentro.

Agnese Cottu          

   

 

“Tornare a Siena, dopo tanti anni, è stata una emozione e una conferma: la città è ancora come la ricordavo, come se 10 anni non fossero trascorsi, le stesse vie strette e ripide, le scale che congiungono luoghi alti e bassi, archi che si affacciano sulla meravigliosa piazza del campo. Ma non avevo mai potuto visitare la biblioteca degli Intronati.

Entrare e sentirmi piccola, piccola  dentro la sala senza muri ma con pareti di scaffali, dal pavimento al soffitto colmi di libri, anche “quei libri” che nel lontano 1933  nella piazza del Teatro dell’Opera di Berlino, furono invece bruciati e diedero il via ad una vera e propria mattanza di libri in tante altre città della Germania. Mi domando se quegli studenti e quei professori li avevano letti “quei libri”.

Ho subito pensato che non ce l’avrei mai fatta a “dire”, io persona libro, il brano del libro bruciato che avevo scelto: Narciso e Boccadoro di Hesse. Poi la forza del gruppo, delle compagne che, con il loro libro in  mano, camminavano lungo il perimetro della biblioteca e ripassavano in rigoroso silenzio il proprio pezzo, e ogni tanto si fermavano, chiamavano la compagna “mi senti se riesco a dire bene?” una complicità propria di noi persone libro che esclude la competizione; ed essere rassicurata, ed acquistare sicurezza e forza nella voce che dona.”

Anna Delfini

  

 

Un tassello del mosaico…

Alle pareti scaffali di libri antichi, di fronte occhi che scrutano e ascoltano in silenzio.

Uno dopo l’altro, i libri bruciati nella Opernplatz di Berlino il 10 maggio 1933 e in altre piazze prima e dopo, rivendicano la vita nelle parole snocciolate una ad una dalla voce di piccole donne prive di alcuna importanza che non sia quella di impedire all’oblio di seppellirli.

Nella magia del silenzio la memoria si fa strada e ripercorre quei testi e quella storia, perché non accada ancora che le biblioteche siano svuotate, che le parole siano dimenticate, che i libri siano bruciati e il pensiero da libero si faccia schiavo. E poco importa se le parole non escono, se sbaglio, se la voce rotta dall’emozione mi tradisce. La sola cosa che conta sono gli sguardi che si incrociano e le anime che si incontrano. 

Il 10 maggio 2019 nelle strade di una piccola città di provincia, le Donne di carta hanno raccontato un desiderio, accolto da pochi o tanti (che importa?) sulle note di Lili Marlene.

Teresa Lucente

                              

Imparare  memoria è anacronistico nell’era di Internet? 

No, e l’abbiamo visto alla Biblioteca Comunale degli Intronati di  Siena il 10 maggio 2019. 

Ancora una volta siamo libri, pezzi di quei libri che un feroce regime ha messo all’indice e dato alle fiamme e che noi abbiamo mandato a memoria cercando una voce, la nostra, adatta a dire così come li sentiamo. Non importa se sbagliamo  qualche parola, ciò che conta davvero è dare, consegnare  quelle parole senza alcun timore riuscendo a stringere una relazione profonda  tra noi che diciamo  e chi ci ascolta. 

E in questa meravigliosa sala, colma di libri e di storia, l’intimità che nasce si trasforma in un dono reciproco capace  di creare un’atmosfera di  bellezza e commozione.

Carla   Bardelli

 

 

 

 

Essere persone libro significa  diventare “liibri” e quindi  “LIBERI”……una sensazione magica e irripetibile che la biblioteca  e la notte senese mi ha consentito di condividere con voi…..Grazie!

Lina Lo Giudice Sergi

 

 

 

 

Una gita scolastica, un lavoro, uno spettacolo teatrale, una commemorazione?
Ma cosa è successo veramente a Siena?
È successo che siamo state invitate a partecipare dalle nostre compagne di avventure di Siena all’evento, da loro organizzato, per commemorare il rogo dei libri del ‘33.
Grande entusiasmo mobilitazione di tutte. Ci siamo messe subito a scegliere e studiare brani presi dai libri “proibiti”. Per me è stata una sfida, era il brano più lungo che avessi imparato nella mia breve vita di Donna di carta: tratto dal “Doctor Faustus “ di Thomas Mann, complicato, pieno di proposizioni che si inanellavano una nell’altra e io… scambiavo in continuazione le parole e mi perdevo nei sinonimi.
Ci siamo inventate di introdurre della musica: da “l’opera da tre soldi” di Brecht e poi Lily Marlene per far cantare tutti, alla fine, e far sentire l’atmosfera del periodo.
Ci siamo preparate, e armi e bagagli, portandoci dietro persino le fiamme che una volta avevano arso Giovanna d’Arco, siamo salite sul pullman in completo assetto da gita scolastica.
C’ era chi voleva il pranzo al sacco, la pizza, la chitarra. Abbiamo passato il viaggio immersi nei brani e nel nostro mondo facendo persino preoccupare e arrabbiare chi non riusciva a raggiungerci telefonicamente. All’arrivo la magnifica accoglienza delle nostre compagne senesi e subito un bel pranzetto calati nel medioevo di Piazza del Campo mentre si cercava di far ripassare Amalia mimandole il brano. DONNE-DI-CARTA

La serata, magnifica. I brani di ognuno che filavano ricostruendo lo spessore di quei volumi odiati, l’uditorio attento e coinvolto, la sensazione viva di un lavoro di squadra fatto, anche a distanza, in completa sintonia, che si ricostruiva nella sua interezza e armonia davanti ai nostri occhi.
Il canto corale finale.
Si la coralità, è stato il segno di questa trasferta.
C’è chi ha perso il pullman del ritorno, forse perché doveva restare.
Poi la cena, le passeggiate per la città, la notte in camerata tutte insieme.
L’alba in una piazza del campo ancora vuota e addormentata e ancora a spasso.
Poi il pullman, stavolta quello vero…la pizza di nonna Anna e le canzoni delle fiabe…
e allora diciamo in coro…
Grazie Siena          

Giulia Bonomo

 

 

Parlare per pochi minuti dimenticando di essere se stessi: questa è la parte più sorprendentemente difficile e affascinante del diventare persona libro. Perché la paura può tradirti, le parole che erano scritte così chiaramente sulla pagina possono diventare improvvisamente tremolanti e imperfette. La letteratura si fa donna, la sua forza e la sua fragilità esposte davanti al pubblico. Mi sono sentita in quel momento parte di qualcosa più grande di me.

Martina Fabbri

Ricordo la biblioteca di Siena, quella prima volta. Tanto e tanto pubblico e noi da Arezzo e Firenze a dare una mano.
Quanti anni? Sette/otto? Poi la cellula senese  è nata, cresciuta, se n’è andata in giro sulle proprie gambe. 
Poi sabato 10 maggio 2019, di nuovo insieme: stesso luogo, accenti diversi, stessa emozione.
Paola Piergiovanni

 

Infine prendi “armi e bagagli”, esci dall’atmosfera austera della biblioteca, come uscire da una bolla… condividere in perfetta sincronia con Antonia, prima con lo sguardo e poi con le parole, quella sensazione di “s-vuotamento” che si prova ad ogni dopo, la sensazione di felicità ad ogni sguardo e sorriso incrociato, le idee, i progetti futuri di Donne di carta. Sensazione di soddisfazione per la consapevolezza che tutto è andato bene ma che tutto è sempre migliorabile. Poi, passata l’euforia, con la faccia al sole e osservando con soggezione la magnificenza del Duomo, rientri nella bolla e ti domandi come dare seguito al profondo senso di quella commemorazione, come combattere concretamente tutte  le forme di censura praticate nella nostra civiltà. “see! civiltà… ma cosa ti puoi aspettare se esiste ancora chi nega la Shoah?” e lì la parte razionale prende il sopravvento su quella visionaria (molto piccola) di te.  

donne-di-carta-siena-rogo-libriScendi dalle nuvole! (dal muretto) e per qualche istante ripensi al “tuo dire” del giorno prima, al poco tempo dedicato per la certezza di avere il testo “dentro” e all’incertezza che cinque minuti prima ti spinge, appoggiata sulle ginocchia di un’amica e dire “io sono…” senza nemmeno chiederle “mi ascolti?”

Alessandra Maggi

 

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2 commenti Aggiungi il tuo

  1. rosamariamarini ha detto:

    Molto molto presa da tutte queste parole. Dispiacere di non esserci stata. Grazie

    Piace a 2 people

  2. Alessandra Maggi ha detto:

    Emozioni per tutto.
    Grazie a te, Rosa Maria!

    Piace a 1 persona

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