Pillole di solidarietà


Due dicembre 2018, Nola.

Presentazione del libro 70 Pillole Azzurre. Il mio libro.

Una serata davvero splendida.

Il grande cuore di Nola.

Oltre ogni più rosea previsione.

La Chiesa dei SS Apostoli gremita.

Illustri relatori e testimonianze toccanti.

Volti. Persone. Storie. Emozioni. Brividi. Lacrime. Sorrisi.

Insomma, vita.

E poi… all’improvviso….

La magia delle Donne di carta…

Donne di carta.

Donne di Cuore.

Dal grande Cuore.

Può una persona diventare libro?

Certo che sì.

Se è una Donna di carta…

Si alzano una dopo l’altra…

E leggono.

Una dopo l’altra…

Uno…

Due…

Tre…

Rapide.

Ma lentissime.

E Bellissime.

Leggère…

Sono qui per leggere…

Per leggere parole e frasi a me note.

Parole e frasi ora note a tutti.

Che bello.

Che onore.

Sono qui per me.

Per dare vita a quelle parole.

Alle mie parole.

…Quattro…

Cinque…

Sei…

Sette pillole azzurre

Io le guardo e non ci credo.

Sono me…

Magia.

Gli occhi fissi.

Le bocche aperte.

Sono le Donne Libro.

Le Donne di carta…

Le Donne di Cuore…

Grazie.

Grazie davvero.

Felice

(Felice Antignani è l’autore del libro)

70-pillole-azzurre-donne-di-carta

Insomma ho ancora una bella polmonite e la cosa mi inquieta non poco. La copertura medicinale c’è, mi stanno abbofando di antibiotici potentissimi, bisogna aspettare perché sono un soggetto immunodeficiente e la cosa ritarda i tempi di guarigione. In effetti non so se e soprattutto come sono immune, ma mi sento davvero deficiente in questo momento.70-pillole-azzurre-nola

Cosa si prova a dare voce ad un testo?

È comunicare con una storia diversa dalla propria. Quando mi è stato proposto di leggere un trafiletto di 70 pillole azzurre ero spaventata. Avevo il timore che più che pillole potessero essere come le pallottole di un cecchino. Rapide e sconvolgenti. Ma in un racconto si può trasformare il male in bene e, cosa ancora più divertente, una persona comune, in un supereroe dei nostri tempi. Una sostanza meravigliosamente lucente, che è fluita durante il convegno, è emersa con tutta la sua potenza al momento della lettura del testo. Una storia ha due modi per essere speciale: passare tutte le prove e rimandare ad un senso che possa persistere oltre la lettura. Così mi sono trovata a non essere “sparata” leggendo una esperienza forte ma al contrario ad essere confortata, incoraggiata, risollevata con guizzi di ironia e sensibilità. La malattia è qualcosa di visibile, tangibile  ma come la si interiorizza è un mistero. Ho scoperto che la si può metabolizzare infondendo un messaggio che passa dalla prevenzione al non banalizzare ogni giorno della propria vita. Prevenire come “scorciatoia” per arrivare prima ad un appuntamento con il destino non facile, per confutare la sorte e non banalizzare sta per volontà tesa a far emergere la forza dell’anima ed il senso di appartenenza per il nostro piccolo mondo, ossia l’ordinarietà. La nostra quotidianità fatta di famiglia, amici, sentimenti, aspettare l’uscita di un film o il prossimo libro del nostro autore preferito e così via. Quindi cosa si prova a dare voce a questo testo che ha il colore di una passione? Si prova a non arrendersi in tutti i casi e a sostenere chi con la ricerca osa contrastare e scoraggiare brutti mali.  È impossibile solo se non osiamo.

Caterina

(Caterina Farinaro di Nola,  sempre presente agli eventi di Donne di carta)

 

Dopo la morte torno a rialzarmi.

È passato circa un mese dal trapianto. Il primo dei due previsti. Non è stata una passeggiata di salute, anzi. E ora a distanza di giorni, mentre comincio un po’ a riprendermi, mi sento come quella Fenice…

Il protocollo medico tra chemio e trapianto di fatto ti azzera i valori ematici resettando il midollo osseo. E di fatto riparti da zero, con un nuovo codice genetico che pian piano si ricostruisce dopo l’azzeramento.

E diventi in pratica di nuovo bambino. Dentro e fuori.

 Le Donne di carta sono un filo conduttore, la creazione nella lettura, persona dopo persona, voce dopo voce, di un un legame tra loro e i testi, tra loro e il mondo intorno. La linea di un racconto unico o di tanti racconti, che pensiero dopo pensiero, pagina dopo pagina, trasferiscono emozioni e sensazioni. Per sentire, ma soprattutto per coinvolgere.

Le Donne di carta – che della carta mi sembra abbiano la particolare resistenza, lo splendore, il potere di trasformazione – forse sono di carta perché si tratta di un materiale speciale, l’elemento su cui da sempre si dà voce ai propri sentimenti e dove hanno preso forma le più diverse storie di tutti i tempi.

La carta che, con consistenze e pesi diversi, può essere policromatica, così come lo sono le Donne di carta che ho incontrato.

Domenica hanno partecipato alla presentazione di un libro diverso, quello di Felice Antignani, 70 pillole azzurre, i racconti di un’esperienza di vita stravolta dalla notizia di un male che però con fermezza e dedizione si è potuto affrontare e contrastare.

La presentazione è stata un momento di solidarietà che ha coinvolto diversi attori: l’autore, i medici, gli amici, i sostenitori in ogni forma. E le Donne di carta, con la loro voce, hanno fatto risuonare diversi passaggi del volume, scandendo tra la folla parole sentite e vissute, dando voce all’autore stesso, alla sua scoperta della malattia, alla sua paura, alla sua battaglia. Il libro ha preso forma, così, con passi selezionati per essere animati e condivisi a voce alta, spunti che potessero dare voce alle emozioni e alle esperienze dell’autore, un autore diverso: lui stesso paziente. Un uomo che ha vissuto sulla propria pelle l’esperienza della malattia, del dolore, forse della disperazione, quando la notizia di un male sempre più diffuso ti attanaglia il cuore e ti fa sembrare tutto insormontabile, ma poi decidi di poterlo affrontare e sfidarlo fino a combatterlo e vincerlo, con l’aiuto della famiglia, dei medici, degli amici.

Riuscirci … succede, è successo a Felice, che ora con il suo libro riporta la sua esperienza a tutti, condividendo il suo vissuto per aiutare gli altri a non sentirsi persi, a credere nei centri di eccellenza medica e associazioni, che per fortuna esistono e che vanno, per quanto si può, supportati con azioni concrete, come può essere il libro stesso, che diventa un veicolo per raccogliere fondi e divulgare una realtà precisa, che non è sempre facile comunicare e forse in cui non sempre si riesce a credere.

 Ilaria

(Ilaria Merciai, la sua prima volta con Donne di carta)

 Quando una persona non sta bene perché ammalata, ammalata in modo serio intendo, bisogna stare molto attenti a come gli si parla.

 Eravamo un po’ perplesse, in verità, quando abbiamo affrontato il testo di Felice: non era facile, non immediatamente facile, trovare le frasi da dire. Ma un primo screening di qualcuna e il lavoro di tutte hanno portato ad una selezione di “impatto”, ne eravamo abbastanza convinte. Cerchiamo di alternare frasi che diano il senso del dolore, e frasi leggere, ironiche e auto-ironiche secondo lo spirito che impronta le parole dell’autore-protagonista di quel percorso di vita così importante.

Quindici frasi: alcune “nostre” – leggiamo, diciamo a memoria – e altre da affidare alla voce e di ignoti che saranno con noi, a fare staffetta, a condividere la responsabilità di essere parole tanto emotivamente ricche, così pesantemente leggere nel portare il peso di una malattia, di una morte e rinascita che è persona, seduta davanti a noi.

Prima di noi, il moderatore Antonio Ascoli introduce il saluto ufficiale del Presidente della Pro Loco di Nola, che tanto ha dato a Donne di carta in occasione della raccolta di libri per la biblioteca di Amatrice. E poi: iI dott. Palmieri, primario del reparto Ematologia dell’Ospedale di Avellino; la dott.ssa Mangoni: che cura e da poco è stata curata, la sua testimonianza è sentita, vera, diretta. E carica di emozione quando lancia l’appello alla prevenzione. Comprate il libro, è necessario sostenere la ricerca.

Il microfono comincia a girare per la sala, a raccogliere parole: fra le “persone libro” più o meno occasionali, ciascuna con in mano un segnalibro con la frase che pronuncerà. Le voci che dicono sono testimonianza: ognuno fa emergere parole dal proprio io più intimo, probabilmente è già stato toccato da quelle parole, e dalla madre-malattia che le ha generate, direttamente o nella vicinanza degli affetti. L’applauso che conclude ogni frase è la voce del pubblico che ha preso per sé i suoni del libro.

Guardo l’autore: forse un po’ stupito, quasi meravigliato di sentire le sue parole passare da una voce all’altra.

Qualcuno è commosso. Anche qualcuno di noi.

In chiusura Felice, più che le parole, sceglie di presentare il suo libro con un video che racconta la ricchezza del percorso di incontri e relazioni che ha portato alla costruzione di questo evento. Poche frasi. Per ringraziare, salutare e di nuovo invitare a sostenere la ricerca contro il cancro, anche con l’acquisto del libro, i cui proventi saranno totalmente devoluti all’AIL.

La gente sembra non voler abbandonare la sala. Intorno all’autore, insieme a noi. Chi si allontana, ha fra le mani una copia del libro, e i segnalibri, specchio del volume, traccia di Donne di carta.

Ci dicono che hanno chiesto di noi, che vorrebbero conoscerci meglio. Sanno che la loro lettura e la nostra hanno un suono comune, e un segno: la condivisione.

Grazie da me, e so di dirlo anche  a nome di chi non ha scritto. Grazie a Felice, ai medici, alla Pro Loco di Nola, alle “persone libro” per una sera (e speriamo che le sere diventino molte), e soprattutto un grazie forte e di cuore a Mariateresa, la Donna di carta che ci ha permesso tutto questo.

Giovanna

(Giovanna Marrone, Donna di carta)

 

 

 

 

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