1968. Siate realisti chiedete l’impossibile

  1. Siate realisti, chiedete l’impossibile.

Report sulla metodologia utilizzata per la realizzazione dell’evento a Firenze

 

Vorrei raccontare a tutte/i noi di Donne di carta, per riflettere insieme, il percorso proposto, e soprattutto come ci siamo mosse/i nella nostra ricerca, insomma qual è stata la metodologia utilizzata nel tentare di restituire la complessità, l’espressività, le contraddizioni e le tensioni di quel momento storico.

Intanto le cellule toscane, di Firenze, Pistoia, Arezzo, Valdarno, insieme alla nuova cellula di Ferrara, dunque tante persone, hanno partecipato alla ricerca, condividendone l’impostazione, la suddivisione nelle varie fasi, la pratica nello studio, il risultato: dopo l’idea iniziale, arrivata, come spesso succede, mentre lavoravamo ad altro, abbiamo formato una commissione che si è riunita più volte per individuare le linee portanti del nostro studio.

In contemporanea nelle cellule venivano vagliati i temi, i materiali, le foto e i filmati, i documenti, i manifesti, gli scritti murali e gli slogan, i cartelli, i libri ecc. Abbiamo alternato i momenti di ricerca e studio dei gruppi territoriali, a quelli di analisi, controllo, verifica e sintesi del gruppo coordinatore.

Si è mediato fra le varie idee e le diverse proposte, ottimizzando e valorizzando le competenze, la divisione dei compiti, la sintesi inclusiva. E’ stato un laboratorio di “buone pratiche”, pieno di entusiasmo, dove abbiamo potuto trasformare anche i piccoli e inevitabili “scontri” (persone provenienti dai più disparati percorsi culturali e intellettuali, da diverse e a volte opposte esperienze di vita) in “incontri” perché tutte/i animati dal desiderio di mettere su un evento di qualità, che rispondesse e rispecchiasse il serio progetto socio/culturale della nostra associazione.

Insomma da ex sessantottini abbiamo riproposto una metodologia che, alternando ai momenti assembleari (come non ricordare l’azione collettiva delle assemblee informative e deliberative?) a quelli del lavoro di ricerca e di studio nei gruppi territoriali (i seminari autogestiti?), ci ha condotto ad un prodotto con precise caratteristiche di dimensione corale, parlata e agita, proprie di quegli anni, dando spazio ai colori e all’immaginazione, recependo, come allora, gli stimoli e le influenze dell’underground e della controcultura.

La nostra ricerca, emotivamente partecipata, ma svincolata da preconcetti o ipoteche di sorta e da autoreferenzialità, ha seguito i principi della storiografia contemporanea, che da tempo ha ampliato il proprio repertorio di fonti, avviandosi all’analisi della documentazione iconografica, materiale e orale dei fenomeni. Abbiamo proiettato video, foto, performances teatrali, documentari e slogans , telegiornali. Spezzoni di film. Abbiamo suonato e cantato dal vivo la musica di quell’anno. E ovviamente abbiamo “detto” brani dai libri.

Ci siamo concentrate/i per trattare con sufficiente distacco una materia che fa parte del nostro vissuto diretto o indiretto: un rischio in termini di obiettività, ma insieme un’opportunità per avvicinare la storia al presente, anche ricorrendo ad approcci che non trascurino gli aspetti “emotivi”.

Riteniamo di aver saputo governare in maniera pacata i precari equilibri tra memoria soggettiva e processi sociali complessi, e cosi noi, adesso, siamo molto soddisfatte/i.

Lo riproporremo. Chi viene?

 

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