1968. Siate realisti, chiedete l’impossibile. Frammenti di ricordi, parole,immagini, musica

Per festeggiare i dieci anni di storia ( e di vita ) di Donne di carta le cellule toscane ( Arezzo, Firenze, Siena, Pistoia e Valdarno ) e la cellula di Ferrara hanno scelto il tema del ’68, perchè contiene e riesce a trasmettere ancora tanta energia e visionarietà. E quindi ha il tono giusto per una festa e la sua animazione. Alcune/i di noi il ’68 lo hanno vissuto in modo entusiasta e bruciante, altre/i lo hanno osservato succedere e ne hanno accolto la novità e la portata intellettuale, altre/i lo hanno percepito come un atteso inizio e un rivoluzionario cambiamento. Sabato 24 novembre, negli ambienti che la compagnia Chille delle Balanza salva da decenni dall’abbandono di un luogo quasi minaccioso, quasi maledetto, pioveva forte, come un nubifragio. I padiglioni, ognuno un numero, emergono gialli lividi con asimmetriche striature di bagnato al di là di piazzali deserti, abitati da foglie cadute di platani. ” Ma chi verrà oggi ?” . Ce la facciamo tutte/i la domanda. E dopo tanto lavoro, ricerche, impegno, speranza? Un gruppo di donne che sessantottine sono state e che ora portano con baldanza la loro età diversa, qualche uomo, qualche Persona libro più giovane, con un sorriso ancora facile da vedere tra l’esperienza segnata dei volti. L’idea è di Paola, Da Arezzo, e lei è stata il motore di tutto il percorso, protesa con ironia, nei messaggi che ci mandava, a tenerci all’erta e a costringerci puntuali. Ma la costruzione dell’evento è di tutti, in una progressione calibrata di passaggi e operoso “lavoro di gruppo” ( per altro sessantottino anche questo ). Qualche riunione più stringente, mucchi di fogli, foto e un gran passare di mail. Pomeriggi intenti a cercare proprio le edizioni del ’68 dei libri che ora sono storia, a ritrovare vecchie copertine di dischi, a ricordare. Domeniche e serate di ritagli e colla per preparare i manifesti sestinati a raccontarla questa soria dfi idee e grida e ora ridotte a frammenti di una realtà che non vogliamo dimenticare. Ma, quando il buio si posa sulla platea riempita (!) sono le voci delle Persone libro che fanno la differenza. Graziano, di Firenze, sveglia l’attenzione con parole che formano un ricorrente corto circuito fra presente e passato. La musica dal vivo, due ottime chitarre e due voci così accoratamente a contrasto: quella di lui, a volte perfino aspra in parole che a sussurarle diventano ineludibili, quella di lei che aggancia la melodia a una sonorità che riaccende i ricordi. Tutto un passato di emozioni, che il complesso Einfahrt del Valdarno vuole farci arrivare perchè Dylan, Guccini, De André possono ancora farci venire i brividi. Avevamo scelto i brani da dire al chiuso di una stanza della Biblioteca delle Oblate, intorno a un tavolo disadorno, un ambiente che del ’68 non aveva niente: le incertezza per non trascurare un autore, per non deludere una Pl, la rincorsa ai criteri di obiettività o opportunità; fuori il grande chiostro in cui inclinava una sera poco luminosa, il treno da prendere per tornare a casa. Devo confessare che quel pomeriggio mi ero sentita un po’ scorata. Invece la progressione fra musica, video e parole, ripetuta per cinque temi del programma, ha raggiunto il suo scopo. E le parole degli autori, che noi Persone libri ci siamo avvicendate a dire, mi sono apparse così serie, profonde e forti che non ho dovuto fare ricorso a nessuna condiscenza per convincermene, per commuovermene. Il ‘ 68 è stato importante, mi ripetevo, è stato serio. Senti, senti che parole, di quelle che scuotono la muffa dai libri, di quelle che ti mettono a punto il cuore e l’anima, dovunque sia. Ci raccontano le pieghe della politica, le inerzie della società. l’ irrilevanza infettiva del perbenismo, l’usura della scuola, ma poi, sì, l’urgenza dei giovani, la disperazione senza proroghe delle donne, il gusto della lotta, la profetica lungimiranza del teatro, il fascino di film che hanno inventato tempi e mondi diversi e che sono riusciti a formare l’immaginario di più generazioni, Sento, da silenzio attento, che il pubblico capisce, ci sta. Finiti gli applausi, Daniela della cellula del Valdarno, lei che è un perpetuo “vibrato” stringe l’esperienza in un commento pacato nella forma ma intenso nel messaggio. Un buon modo per raccogliere e ridire l’emozione di questo pomeriggio.

Rosa Maria Marini, Persona libro di Firenze

 

 

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