Piccoli doppi sensi

24 gennaio
Materna, 25 bambini di 4 e 5 anni
Parole con doppio significato scritte in rosso e in blu sopra piccoli foglietti di carta, mischiate tutte insieme dentro una bella scatola colorata.

Ognuno pesca un solo foglietto: la stessa parola scritta in rosso o in blu per mostrarne visivamente il doppio significato.
Tutti seduti in cerchio, osservano la propria parola… ma ancora non sanno leggere e allora mi faccio aiutare dai ragazzi e dalle ragazze del Liceo artistico Argan – studenti Alternanza scuola lavoro – che ben si prestano sia nel disegno che nella spiegazione.

Iniziamo: chiamo al centro del cerchio i due bambini che hanno la stessa parola

MORA

Arrivano con il loro bigliettino esposto davanti alla fronte. Invito tutti a spiegarne il significato.
Immediatamente dicono “è un frutto, è nero, la pianta è un cespuglio pieno di spine” (Rovo? – li imbecco). Mi guardano, non sanno cosa sia un rovo!

Continuano: “matura in estate, ci si fa tanta marmellata, tinge le mani di nero…” (Di nero? – chiedo – siete sicuri?). Mi guardano, non capiscono se sono stupida o cosa, perché è vero che la mora tinge le mani di nero! (va bene – dico – ne riparliamo più tardi).

“Va bene, bambini, cos’altro significa la parola mora?”
Restano in silenzio, pensano, scavano nella memoria, ma non riescono a trovare un significato diverso dal frutto.
Allora li aiuto: chiamo una bambina dai capelli nerissimi e chiedo: “che colore hanno questi capelli, e i suoi occhi?” Loro: “neri, scuri, corti, ricci…” Poi finalmente una bambina esclama: “lei è una mora!” – “Brava, bravissima”. E si scatenano tutti e tutte in una infinità di “considerazioni”: le more sono più belle o più brutte delle bionde, si può essere mora anche di pelle (Carnagione – preciso io). Mi guardano: non sanno cosa sia la carnagione!
E questo gioco, che li coinvolge alla ricerca di significati più strani, continua per molte altre parole…
Siamo quasi alla fine dell’ora a nostra disposizione per cui li invito a inventare oralmente una storia usando le parole che abbiamo detto.
“Voi raccontate e io scrivo”:

Una ragazza MORA che aveva tanto AFFETTO per un ROMBO, stava in una barca sul mare VIOLA perché c’era una tempesta e tanti VENTI che agitavano le onde.
Guardò meglio il mare e vide ben VENTI forme SCURE che erano pesci diversi.
Questi pesci erano impigliati in una rete perché erano stati oggetto di una PESCA fatta da un pescatore prima che la ragazza giungesse in quel posto sul mare in tempesta.
La ragazza, che si chiamava VIOLA, decise allora di liberare tutti i pesci ed il suo amico ROMBO che aveva la stessa forma fatta a ROMBO del suo aquilone che sventolava sulla poppa della barca.
Poi , fece il BUCATO e lo stese, ma si accorse che il maglione si era BUCATO sulla manica mentre liberava i pesci.
Pazienza – pensò – ora ho fame, con la SCURE AFFETTÒ un po’ di pane con la marmellata di MORA e di PESCA.
E, soddisfatta, aprì il paniere e fece colazione!

dragons-

30 gennaio
Primaria, due classi di 1^ elementare, 50 bambini di 6 anni

Ci ho preso gusto anch’io: voglio continuare l’esperimento delle parole con il doppio significato per osservare le reazioni e sondare la capacità di interpretazione di bambini che già sanno leggere e scrivere.

Non porto nulla, tutto è affidato all’oralità, mia, nel lanciare la parola, la loro, nello scoprire il significato. Stessa disposizione delle sedie: tutti e tutte in cerchio, le maestre dietro, gli studenti dell’Argan al centro con me.

Lancio la proposta: “Io dico una parola e voi mi indicate i diversi significati, alla fine  racconterete una storia usando le parole che abbiamo detto e le scriverete o le disegnerete.
È piaciuto, partiamo!

SOLE: è facile, tutti sanno cosa sia il sole. Almeno lo credono. Domando: “Secondo voi il sole è una stella?” – “Nooo!” è la risposta immediata, “perché le stelle ci sono solo di notte e sono piccole”. – “Allora è come la terra? Un pianeta?” – “Siii!!”
“Allora perché la terra non è luminosa come il sole?”
Panico. Ho confuso troppo le acque. Mi addentro in una piccola spiegazione di astronomia: cosa sono i pianeti e cosa sono le stelle, come funziona il nostro sistema solare. Mi ascoltano ammutoliti. Le maestre tentano di fermarmi perché sono ancora piccoli e non hanno minimamente affrontato queste problematiche a scuola, ma i bambini ormai sono incuriositi dal sole che è una stella e che invece di brillare come tutte le altre di notte ci allumina durante il giorno e ci fa vivere, e vogliono quasi bene ora a questo  sole-stella senza il quale non ci sarebbe  la natura, e la terra sarebbe solo una palla di ghiaccio, sempre al buio.
OH!

“Ma quale è l’altro significato della parola SOLE?” – Chiedo.
Mi aspetto che emerga anche se confuso il concetto di solitudine ma nei bambini è un pensiero difficile da esprimere anche se purtroppo so benissimo che molti la abitano. Provo ad aiutarli: chiamo due bimbe al centro del cerchio, Sara e Alessia, e inizio: “Sara e Alessia vanno a scuola da…”
“Soleee!” Tutte e tutti rispondono in coro. E Sara e Alessia si ribellano perché… non è vero!
Allora insisto: “Cosa fate da soli?” – “Mi so vestire da sola, faccio la doccia da solo, faccio i compiti da sola, guardo la televisione da sola….gioco da solo….”
No no, non ce la posso fare, cambio parola.

ROMBO: subito tutti e tutte rispondono: “è una forma” – qualcuno specifica: “una forma geometrica” (ma che bravi!) – “E come è fatta?” – Con le braccia e con le mani disegnano il rombo. “Se è una figura geometrica, come la possiamo descrivere?” – “Ha quattro lati” Qualcuno precisa: “anche quattro angoli” (ma sono proprio bravi)… “E in questa stanza, secondo voi, ci sono cose a forma di rombo?” Tutti osservano in giro: chi le finestre, chi le sedie, chi il proprio zainetto, chi un lungo dipinto, poi un bambino esclama: “Ma, scusa, se mettiamo un tavolo un po’ storto, non è un rombo?”– Ma sì certo, bravissimo! E ancora, fuori all’aperto, cosa potremmo vedere a forma di rombo?” Tutti, ma proprio tutti esclamano: “L’aquilone”!!!

“Bene bambini, ora chi di voi sa un altro significato della parola ROMBO?”
Il pesce questa volta non viene in mente a nessuno, e io decido di non aiutarli, sono bravi, ci arriveranno da soli, basta solo aspettare…e, infatti, eccolo il significato diverso: “Il rombo di un motore”. E dalle loro bocche escono i “rombi” più strani brum, bbrrruuummm, brum, brum brum… Li interrompo e chiedo: “Quali mezzi hanno il motore che fa un rombo?” – “L’automobile del mio papà, la moto di mio cugino, l’aereo, il carro armato , il treno… noooo il treno no… il treno fischia!” Tutti ridono.

E poi … PARTE, SALE, VIOLA… “Parole in libertà”.

Filippo_Tommaso_Marinetti_-_Parole_in_Liberta_1932_C
Filippo Tommaso Marinetti, 1932

Ormai sono entrati nel gioco, si divertono con i doppi e tripli significati, è come se scoprissero che le parole sono un Mondo (non ci avevano mai pensato) ma stiamo per terminare il tempo a disposizione e li devo purtroppo interrompere quando Manuel si alza, mi mostra la “cordina” che porta appesa al collo con il suo nome e dice: “si è ROTTA”.

“Ecco una parola che non avevamo ancora detto! Bambini questa è l’ultima e poi costruiamo la nostra storia. Io aggiusto la cordina, voi ditemi l’altro significato della parola ROTTA”.
Ormai è fin troppo facile, la loro immaginazione vola: “la rotta della nave, la rotta dell’aereo, seguire una rotta quando si va in auto” – “Quindi ROTTA è sinonimo di strada?” – “Siiiii!”

Il racconto finale.

VIOLA è una bambina allegra che decide di andare, con la sua mamma, a fare un giro in bici.
È domenica mattina e vanno da SOLE perché il papà ha deciso di dormire.
È una bella giornata e il SOLE splende alto nel cielo.
Stabiliscono di andare nel parco per far volare l’aquilone a forma di ROMBO che avevano costruito insieme. Per prima PARTE la mamma, pedala per qualche metro, poi si ricorda di non avere il SALE per la pasta e quindi si ferma al supermercato a comprarlo.
Viola SALE sulla sua bici e vuole raggiungere la mamma, ma sente un ROMBO e si ferma: è la moto di un ragazzo che sfreccia velocissima senza badare ai segnali stradali.
Finalmente sono insieme e possono raggiungere il parco, entrate nel cancello subito Viola vede un fiore ed esclama “guarda mamma è già nata la prima VIOLA, vuol dire che siamo quasi a primavera?”
Si fermano e fanno alzare in volo l’aquilone che va sempre più in alto, in alto, in alto, finché…ohhh! non si vede più perché si è ROTTA la corda che lo teneva.
Viola è dispiaciuta, è come se fosse volata via una PARTE di sé, ma la mamma la consola e le promette che ne costruiranno uno nuovo e più bello.
Tornano a casa felici seguendo la stessa ROTTA dell’andata.

Bambini… siete meravigliosi, GRAZIE!

Anna e Sandra (e un GRAZIE enorme a Giovanna per l’ispirazione)

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