La prima volta in Campania

Sant’Antimo (NA) – Liceo Scientifico Laura Bassi
22 novembre 2016

La prima volta di noi Donne di Carta della Campania: un liceo, ragazzi fra i 16 e 17 anni, adolescenti pieni insomma. Diamine, si comincia subito dal difficile.

Ci hanno chiamato le due professoresse che hanno partecipato all’incontro nel Piccolo Refettorio di San Domenico durante il Raduno Nazionale delle Persone Libro, Angela e Luisa. Il fascino delle Persone Libro ha colpito ancora, e ora tocca a noi – Angela e io – andare e “diffondere il verbo”… e pure qualche aggettivo.

Contro di noi: la nostra prima volta, forse non la prima volta che parliamo in pubblico o che ci rapportiamo con un gruppo, ma la prima volta che andiamo a rappresentare l’Associazione; un plotone di ragazzi dei quali non conosciamo la disponibilità nei nostri confronti, nell’età più difficile, l’età della sfida, e parlare loro di leggere, del diritto alla lettura, sappiamo già che sarà come convincere degli esquimesi che non possono vivere senza ventilatore.

A nostro favore: l’idea che siamo parte di un gruppo di persone speciali (per osmosi, un po’ speciali lo siamo anche noi); la convinzione che parlare di lettura, della Carta dei Diritti, del progetto Fahrenheit 451 sia importante; sapere che Luisa e Angela, le loro prof., hanno già annunciato la nostra presenza e quindi siamo già state presentate.

Enorme responsabilità, quindi, nei confronti delle professoresse che ci hanno invitato, nei confronti dell’associazione che verrà conosciuta e apprezzata o rifiutata tramite noi, e la più importante: quella nei confronti dei ragazzi.

Il primo impatto ci restituisce l’impressione di un gruppo numeroso di ragazzi non rassicurante, ma di straordinaria educazione. Chiediamo di spostare i banchi, per poter stare seduti in circolo togliendo quel clima da lezione scolastica che metterebbe distanza e diffidenza: lo facciamo insieme, e già notiamo come siano disponibili e tranquilli. Siamo stretti, nel circolo, l’aula è piccola e loro sono tanti; e l’orario – sono le 15.00 – non è dei migliori. Dopo tante ore di lezione, e magari pure con un panino al volo sullo stomaco, stare fermi non si può.

Ci presentano, ci presentiamo e presentiamo Donne di Carta, brevemente, e mi lancio proponendo una esperienza fisica. Chiedo loro se ne hanno voglia, ovviamente, mentre continuo a ripetere quasi ossessivamente che – chiusa la porta e fatto il circolo – abbiamo lasciato fuori giudizi e valutazioni scolastiche, che le professoresse sono nel cerchio come noi, tutti in gioco. Non penso minimamente che si fidino delle mie parole, ma a forza di ripeterlo magari possono pensare che lo credo veramente.

Trucco derivato dalle mie conoscenze di bioenergetica: li faccio camminare per la stanza, chiedendo di concentrarsi sui piedi, sul pavimento, di registrare che sensazione ne hanno. Poi, cambio registro: ora state camminando su una lastra di ghiaccio, della quale non sapete lo spessore e la consistenza, la capacità di reggere il vostro peso.
I loro movimenti si fanno improvvisamente più lenti, cauti, sembrano spiazzati e impacciati. Ci rimettiamo seduti e chiedo se hanno sentito una differenza, cosa hanno provato quando ho suggerito che stavano camminando sul ghiaccio. Paura di scivolare, insicurezza… quasi tutti sono concordi. Ma: quanti di voi hanno mai davvero fatto l’esperienza di camminare sul ghiaccio, chiedo io. Ridacchiano, al massimo sono andati sulla pista di ghiaccio del Centro Commerciale, sui pattini. Forse qualcuno è andato a sciare, ma camminare su una lastra di ghiaccio non è davvero un’esperienza che abbiano vissuto.
Allora, incalzo, come avete potuto provare quello che avete raccontato: insicurezza, paura, sensazione di perdere l’equilibrio. E davanti agli occhi un po’ stupiti e con il retro pensiero “ma-questa-dove-vuole-andare-a-parare”, dico: l’avete LETTO. Forse non su un libro, ma nel racconto di qualcuno, in qualche film o serie tv, in un video, o in un fumetto.
Continuo: e l’informazione che avete avuto (letto), non la ricordate a livello cosciente, con la testa, ma come EMOZIONE.
Ecco cosa è la lettura, è emozione. E le emozioni sono quello che ci permette di stare al mondo, di sopravvivere, di salvarci la vita anche. Per questo Leggere è necessario, ed è un diritto vitale, perché ci da la capacità di stare nel mondo e di interagire con l’esterno.
Una ragazza mi guarda sbarrando gli occhi e mi dice un po’ sconcertata: “ma non starà dando un po’ troppa importanza alle emozioni?”. Le rispondo che se usiamo solo la testa rimaniamo dentro di noi, mentre le emozioni ci mettono in relazione con l’esterno, ci danno la possibilità di trasformare gli impulsi elettrici, che il cervello elabora in informazioni, in movimento e di vivere quello che abbiamo dentro portandolo fuori. E’ troppo grande e troppo giovane per aver visto il film “Inside Out”.

Forse ho esagerato, ma almeno li ho un po’ incuriositi, spostando il tiro da quel che loro pensavano o sapevano di trovarsi davanti. Certamente non si aspettavano di sentirsi dire che leggere è una esperienza fisica, e non solo mentale.

Tocca ad Angela ora, presentare la Carta dei diritti della lettura. E’ molto emozionata, ma tanto convinta di quello che dice da riuscire a trasmettere la sua passione e il contenuto degli articoli ai ragazzi con grande espressività.

Durante il doveroso break, che chiamiamo anche per raccogliere un po’ le reazioni, i ragazzi fanno domande, chiedono soprattutto di lei. Forse io li ho un po’ intimoriti.
Mi avvicino io, ad un ragazzo che sembra un po’ più diffidente degli altri, ma sempre molto attento. Mi dice con tono vagamente di sfida: “parlate solo di libri, ci sono anche la TV, il computer, altri strumenti….”. Gli do pienamente ragione, e gli ricordo che abbiamo appunto detto che tutto è oggetto di lettura, che leggere è solo trasformare dei segni in informazioni, e i segni sono tanti, o meglio, tutto è segno e ci porta informazioni che possiamo leggere e utilizzare. Ma… perché un ma c’è sempre: spesso le informazioni che raccogliamo dagli altri mezzi sono più “volatili”, e diventano datate, invecchiano: mentre le parole dei libri riescono ad attraversare il tempo. Faccio l’esempio di Fahrenheit 451 (ne parlerò dopo poco): il libro, dopo più di 60 anni, è ancora un libro di fantascienza, il bellissimo film di Truffaut appare quasi ingenuo nel rappresentare un futuro che per noi è ormai preistoria. Non è convinto, ma mi sembra possibilista. Almeno, lo spero.

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Arriviamo al clou: le Persone Libro e Fahrenheit 451.
C’è persino un ragazzo che sa cosa è “Fahrenheit 451”: incredibile! Il progetto, le “regole”, il metodo, e proponiamo di andare “sotto la coperta”. Accettano senza battere ciglio, e non c’è neanche una risatina di imbarazzo mentre facciamo il gesto rituale di afferrare i lembi della nostra coperta virtuale, di sollevarla, di radunarci sotto di questa. “Trasmetteremo i libri ai nostri figli…” inizio. Poi Angela è una poesia di Joyce. Pause di silenzio, e con un po’ di imbarazzo si lancia anche l’altra Angela, la professoressa che è ormai pienamente una persona libro. Qualche esitazione, e una ragazza dice. Le chiedo se vuole provare a ripetere, cercando di respirare e lei si presta. Alzo il tiro, e chiedo ad uno dei ragazzi come gli è sembrato, se ha notato una differenza. E poi un’altra: e un compagno rende la sua percezione, suggerisce. Ancora un paio di loro, e Luisa, l’altra professoressa. Quando chiedo ai ragazzi di dare la loro “critica”, non si tirano indietro, ma non sembrano neanche animati da spirito di rivalsa. Andiamo avanti per un po’ ancora. Qualche domanda, qualche impressione, qualche altra ragazza che dice una frase o due. Veniamo fuori dalla coperta. E salutiamo.

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Quasi due ore. Molte. Ci chiediamo silenziosamente come è andata. Le nostre amiche professoresse ci accompagnano a conoscere il Dirigente, e poi ci salutano. Sembrano soddisfatte.

Ci dicono che Laura Bassi, alla quale è intitolata la scuola, è una delle prime donne scienziate, una bolognese del ‘700 che non potendo avere cariche accademiche si inventò una scuola privata, personale. E questa ci sembra la scuola giusta per iniziare.

Già dal giorno dopo, pubblicate le foto su FB, sappiamo che è andata bene: molti mi piace, anche dei ragazzi, una si scusa per non esserci stata e ci chiede quando torniamo. E la telefonata della professoressa Angela: quando tornate? I ragazzi vogliono vedere il film Fahrenheit 451, sono stati contenti. “Ipnotizzati da voi”, addirittura.

Siamo partiti! Migliorare: si può. Andare avanti: si deve.

Emozione e Commozione: andiamo fuori, andiamo con.

Giovanna Marrone

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3 thoughts on “La prima volta in Campania

  1. Giovanna Ceparano ha detto:

    Ieri si è concluso il secondo incontro con Giovanna ed Angela , due “donne di carta” della Campania. Prima che arrivassero ci sono state presentate come delle donne che “abitano” i libri . Subito abbiamo associato la loro immagine a quella di Pico Della Mirandola ,pensando che venissero per ostentare le loro capacità di memorizzazione; tuttavia eravamo affascinate all’idea di conoscerle, magari potevano suggerirci qualche metodo per studiare meglio! Durante il primo incontro hanno voluto precisare che leggere è un diritto di ogni persona e non è un modo per occupare il tempo libero, tramite la lettura possiamo esprimere la libertà. Hanno sottolineato che un libro letto ad alta voce è diverso dal “dire” il libro, loro abitano il libro , lo dicono con voce intima come se si stessero confidando con una persona cara e subito abbiamo avuto la prova quando con molta umiltà , “sotto coperta” “hanno detto” “Fahrenhit 451” è una poesia di Joyce. A fine incontro, carichi di meraviglia , siamo tornati a casa. Ieri 13 Dicembre, a distanza di diverse settimane , le abbiamo rincontrate e qualcuno di noi ha sperimentato la loro Arte. Alcuni,combattuti , ci hanno rinunciato da subito spaventati dalla quantità di parole da ricordare. M Giovanna Marrone subito li ha riassicurati , facendo notare che in realtà conoscevano i testi delle canzoni che a loro piacevano , dimostrando che “la memorizzazione” non è cosa solo per esperti ma è legata all’emozione ,perchè proprio queste ci mettono in relazione con l’esterno. Noi ragazzi percepiamo insieme una sorta di attrazione e “timore”, perchè per noi è difficile esternare quello che abbiamo dentro, tuttavia siamo affascinati dal progetto. Io per esempio, Giovanna Ceparano, mi sono fatta coraggio ed ho deciso di provare ;inizialmente ero veramente tesa ma subito dopo mi sono sentita a mio agio…Questa è la prova che non tutti sono pronti per esternare le emozioni …Noi proprio per questo le ringraziamo , per le emozioni ,ma ci sentiamo di dire che per indurre i ragazzi a provare questo tipo di emozioni ed esperienze,di concederci più tempo per sedimentare questa bellissima esperienza , per poi poterla vivere insieme. Grazie, al prossimo incontro!
    Ceparano Giovanna
    Di Donato Giustina

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    • Grazie, Giovanna e Giustina. il vostro riscontro è molto importante per noi!

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    • Giovanna Marrone ha detto:

      Carissime Giovanna e Giustina,
      grazie per le vostre parole. E scusatemi: non era mia intenzione dare fretta a voi, e a nessuno dei ragazzi. Siamo state felici di condividere con voi le nostre emozioni, e di vedere nei vostri bellissimi visi il segno che vi avevano toccato.
      Nessuna fretta, nessun obbligo, nessuna richiesta di dire, di mostrare e condividiere le VOSTRE emozioni.
      Mi piacerebbe, e penso di parlare anche a nome di Angela, ci piacerebbe che tutti voi pensaste che POTETE, quando vorrete e vi sentirete di farlo, potete dire, potete vivere le vostre emozioni, potete scegliere.
      La libertà è conoscenza., anche delle proprie potenzialità e consapevolezza di poter scegliere di essere liberi.
      Abbraccio oi e i vostri compagni. Siete meravigliosi

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