Quanto sei bella Roma… a prima sera

Non era facile.
Ci siamo un po’ disabituati a organizzare eventi di promozione spiccatamente editoriali: una missione privilegiata agli esordi della nostra vita associativa quando la libreria Libermente accoglieva le riunioni carbonare dei pochi editori interessati, il mio Caso e il Vento in testa, per costruire una rete di solidarietà efficiente e inter-regionale, un sogno che avrebbe dovuto coinvolgere altri indipendenti.

A quei tempi chiamavamo le librerie: “stelle” e Libermente sarebbe dovuta diventare il “centro-stella”, un modo uranico di definire il “far rete” ma anche un progetto concreto che sulla carta funzionerebbe tuttora se non si avesse troppa paura del… prossimo.

Questa disabitudine ha portato nel tempo a perdere, come soci attivi, gli editori, se non pochi fedelissimi, e ha modificato le alleanze con gli attori coinvolgibili: altre associazioni, biblioteche, lettori…anzi: lettrici.

Che sono una razza strana, particolarissima, che s’infiamma al fare la persona libro – perché il coinvolgimento è diretto e la competenza sicura – ma poco incline a darsi da fare affinché i libri circolino davvero e l’editoria di qualità emerga.
Editori e lettori sembrano a volte due razze distinte.

E per molti versi è naturale: è il libro il ponte possibile, l’oggetto di scambio, il territorio che li fa incontrare. Per molti lettori, anzi, il rapporto che si crea va dal libro all’autore e viceversa in un’atmosfera di esclusività in cui l’editore sembra il terzo incomodo.
Ho difeso il sentiero intrapreso dall’associazione quando si è concentrata nel progetto appena nato delle persone libro ma oggi che le cellule sono tante e la bellezza del cammino è più che condivisa, torna urgente il recupero di quella visione più ampia e più articolata, che proprio l’Accademia della lettura, la Carta dei diritti hanno sempre voluto mantenere in vita e viva.

Le disabitudini possono trasformarsi in binari morti se non c’è nutrimento, attenzione e cura del rapporto con altri soggetti ed è importante, invece, l’allerta visto che l’editoria tradizionale potrebbe diventare anche un fenomeno sorpassabile dai libri “fai da te” mentre peggiora il fenomeno del disvalore della creatività, non emergono politiche di tutela del prodotto culturale (il libro), cresce la dispersione scolastica e l’Italia soffre dell’abbandono delle patrie letture.

Non era facile.
La “Fondazione Invito alla lettura”, nella persona della mitica dott.ssa Rosanna Vano, madre di tutto il carrozzone da decenni, ci ha scelto come partner confermandoci l’incarico e il periodo praticamente una decina di giorni prima dell’inizio di tutto. Il tutto è Letture d’estate lungo il fiume e tra gli alberi. Dal primo martedì di luglio fino a… settembre.

Non era facile.
La lettura è il nostro universo, senza dubbio, ma cambia il punto di vista o, forse, l’interesse stesso se invece di essere attori protagonisti (persone libro il più delle volte ma anche ideatori di eventi culturali) diventiamo costruttori di cornici lasciando ad altri il compito di animare il quadro.

Aprire le danze – qui sta la scommessa – attraverso una selezione a priori: abbiamo scelto compagni di ventura diversi tra loro, ciascuno interprete diretto della propria visione culturale del mondo e del libro, ciascuno responsabile del modo di condurre (narrazione, intervista, spettacolo) la propria esibizione.
Con qualcuno è stato possibile immaginare un intreccio sul palco, improvvisato ma facile per affinità elettive (Fefè editore), con qualcun altro è stata sperimentata, al buio, la creazione, riuscitissima, di un evento-spettacolo (con O’ cor vesuviano), con qualcuno, da sempre, i percorsi diversi della vita e dell’arte trovano momenti d’incontro (Libra 2.0, Magic BlueRay, Ponte33).

Dall’8 luglio al 6 settembre, ogni martedì, e a chiusura un sabato: questo l’impegno distribuito  su due siti fisici diversi in fasce orarie differenti.

Di pomeriggio, alle ore 18 e 30, al Bibliobar, un’area di recente progettazione che gravita intorno a un chiosco trasformato in una biblioteca-bar che accoglie le presentazioni nel mini giardino che lo circonda: una ventina di sedie… e curiosi che passeggiano tra i banchi fissi dei libri – usati e non – che costeggiano il Fiume a cui solo la presenza imperiosa di Castel Sant’Angelo toglie l’illusione, breve, di non essere sulla Senna.

Di sera fino a notte, dalle ore 21 e 30, al palco Incontro, sito nei pressi del Passetto – area del fossato intorno alla Mole, con la fila delle sedie limitata solo dalla quantità in dotazione e la possibilità per chiunque di fermarsi e di ascoltare sospendendo la camminata nel suk mediterraneo nell’odore imperioso di “frittura” – come uno dei nostri ospiti ha ironicamente sottolineato.

Eppure è proprio in questa “baraccopoli del tutto e del niente” che la dott.ssa Vano, coriacea vestale, continua nei decenni la sua personalissima – e sempre più solitaria – battaglia per la lettura.

E qui l’inciso storico è necessario.
Letture d’Estate è ciò che resta di Invito alla lettura. Che fu prima di tutto un’idea grandiosa e poi per decenni una fiera editoriale che sosteneva l’Estate del passeggio intorno a Castel Sant’Angelo e per quei decenni è stata davvero tanti libri, tanti editori più o meno piccoli, e tanta gente. C’era l’odor di frittura, c’è sempre stato, ma quello della carta era più forte.

Ciò che resta integro di quell’idea è soprattutto lei, la sua creatrice. Roma non aveva ancora la Fiera del palazzo d’inverno: Più libri più liberi, aveva “Invito alla Lettura” per 3 lunghi mesi d’estate, grazie alla dott.ssa Vano, la donna dai grandi cappelli e dai lunghi guanti, la donna che parla il latino.

E lei che l’ha ideata e messa su – quattrino su quattrino – è la prima a soffrire nel vederla ridimensionata nelle scelte e nelle pretese, svilita da troppi stand che vendono altro, abbandonata dagli editori e dai librai.
Insegna don chisciotte che la colpa è dei libri che ti fanno creder veri i sogni e immaginare una Città come Capitale della Cultura, dove editori, librai, lettori sono tutti insieme uniti per una causa comune e un’amministrazione capitolina si prescia di dar valore alla storia dei luoghi e delle idee soprattutto quando le seconde hanno reso più abitabili i primi.

Questo sogno di tante estati è durato a lungo e forse sarà costretto a destarsi bruscamente del tutto. Personalmente ringrazio la donna dal grande cappello, e sono orgogliosa di aver fatto parte di “Letture d’Estate” come Donne di carta per un breve tratto “compagna” di questa sua altera solitudine.

E torniamo a noi, all’organizzazione.
La selezione-presentazione degli editori è stata costruita con l’aiuto di due amici di Donne di carta, e senza di loro non avremmo portato avanti tanti appuntamenti con un’offerta diversificata che ha davvero spaziato nei contenuti e nelle forme. Loro sono entrambi giovani, entrambi scrittori, entrambi legati per lavoro, o per tentato tale, alle piccole case editrici: Debora Ferretti e Dario Pontuale.

Offerta diversificata in contenuti e linguaggi. Quando la saggistica è… per tutti.
Il fascino del racconto della Grecia ai tempi dell’austerity con un linguaggio che crea splendide narrazioni e non esibizioni erudite per caste e per sudditi. Sul medesimo timbro o suggestione il racconto dei retroscena sociologici e umani della vicenda Sacco e Vanzetti, interessante quanto il lavoro fatto dall’autore per recuperare tutte le lettere negli archivi americani, lavoro appassionato e puntiglioso come quello di scavo e di montaggio fatto altrove per recuperare le efferatezze seppellite in Castel Sant’Angelo e gli aneddoti di una Roma fiumarola che non c’è più.

Offerta diversificata in contenuti e linguaggi. Quando non te l’aspetti.
Pubblico spiazzato, certamente, dal modo di far poesia delle poete intervenute nella serata-omaggio alla poesia femminile così come spiazzante è stato incontrare un autore che invece di leggere i suoi testi li canta. Ma è spiazzante anche la narrazione di un femminicidio, premeditato e riuscito, scritta da una donna che s’immagina di essere lui, l’assassino, e il modo di raccontar storie altrui- un libro – appropriandosene al punto da riempirlo di aneddoti personali creando suggestioni tematiche per l’innesco di canzoni ad hoc: lei con la voce roca e graffiata così incredibilmente “roma”, che commozione la sera qui a Castello…

Offerta diversificata in contenuti e linguaggi. Quando l’oralità è… di casa.
La vita vera come narrazione può essere un’opera d’arte e un cammeo è il ritratto a viva voce di un autore famoso, i suoi piccoli segreti domestici svelati, il timbro di voce che si arroca e la semplice incantevole verità che anche dietro un testo di… teoria, di saggistica si nasconde la vita vera, il vissuto, l’esperienza di qualcuno… Ti alzi convinta che quel Qualcuno sia uno di famiglia – la tua – che non vedevi da tanto, così come se ti parlano di una città, Teheran per esempio, con passione profonda e rispetto autentico, ti sembra di essere appena scesa dall’aereo, già piena di nostalgia.

Offerta diversificata in contenuti e linguaggi. Quando il maltempo arriva.
Spiace per la bomba d’acqua che ha mandato in acqua la presentazione di Iacobelli perché, per quel poco che abbiamo sentito, lo scrittore, Giuliano Capecelatro, aveva anche più storie da raccontare di quelle messe nel libro, e si sarebbe ben meritata una serata d’ascolto a Castello. Ma la piazza, la cultura all’aperto… ciò che vive sulla strada è nelle mani di… dio.

Cos’è stato”Parolando: i martedì con Donne di carta”?
Gli eventi che hanno avuto successo sono soprattutto quelli con marcata abilità del conduttore a tenere il palco e originalità di esposizione (modi e linguaggi), ancor di più se contaminati dalla musica. Ma anche quelli caratterizzati da intenzionalità didattico-formative, incluse diapo, hanno riscosso un interesse concreto che si è riverberato nell’acquisto delle copie.

Laddove la macchina promozionale di Donne di carta ha ricevuto un sostegno da parte dell’editore e dell’autore abbiamo raggiunto anche 100 presenze tra gente seduta e gente in piedi, catturata al momento. Possono sembrare poche se si pensa a manifestazioni tipiche dell’Estate romana ma la gente, la sera, intorno a Castello non c’era, era davvero poca… forse altrove, forse no.

Ci sono state serate con poca gente: dieci, una volta anche sette persone. E non sempre per mancato interesse per l’argomento ma per… il freddo, il maltempo pomeridiano, e la debolezza della macchina promozionale, appunto.

Mi spiace, infatti, per il duo De Chirico/ Ciarletti che hanno trasformato l’incontro sull’azienda Amazon in una vera battaglia culturale sul nostro modello di società: il loro disaccordo civilissimo, ironico e appassionato meritava una platea più nutrita… riprenderemo il filo.

Uno degli eventi che ha catturato i passanti oltre agli invitati, ci tengo a dirlo, è stato “Regine sempre, anche senza re“. È coraggioso e originale il modo con cui le donne di “O cor vesuvian” conducono il loro discorso musical-social-linguistico che arriva con la potenza e la semplicità della comunicazione “popolare”, il vero pop.
Ed è da sottolineare quanto sia forte la capacità di far rete che hanno le donne quando per una causa comune, per un intento creativo si donano reciprocamente e spontaneamente fiducia.
Così è stato tra me che ho inventato la sceneggiatura e loro, tra le persone libro e Debora che ha voluto donarci, accanto alla lettura ad alta voce, anche la sua memoria; fiducia tra Nicoletta e Patrizia che hanno dedicato tempo, cura e competenza a cercare e montare ben 333 foto di donne che hanno “fatto” la storia del mondo; fiducia tra il “soggetto” e le due persone libro che si sono buttate a testa alta impersonando le parole di Artemisia, Olympia de Gouge, Cristina Trivulzio di Belgioioso; tra il pubblico e l’evento, perché il successo di una comunicazione sta nella capacità di costruire attenzione e quindi interesse, sta nella capacità di essere onesti; fiducia tra il tutto ed Emanuela che, indomita, ha videoripreso e poi montato la performance arrivando a pesi per alte risoluzioni che ci costringeranno ad attendere un po’ prima di vedere il filmato pubblicato sul nostro canale youtube.

Fare cultura.
Prima di ogni evento, a prefazione, la firma Donne di carta, tramite la mia voce, per sottolineare la maternità dell’impresa ma anche l’assunzione serissima di un compito: fare cultura di strada. Perché forse è l’unica che può ancora permettersi di rincorrere il sogno di servire, se non a qualcuno in particolare, forse a qualcosa, che è dietro a tutto o alla base di tutto.

Cultura civica: cultura fatta dal cittadino.
A volte il cittadino è un ingegnere della conoscenza: piccolo editore, redattore, editor, correttore di bozze, traduttore, autore esordiente – tutti malpagati, tutti precari, tutti prodotto indecente dell’infame sentenza che ci condanna: “con la cultura non si mangia nè oggi nè mai”.
A volte è un operaio della conoscenza: un organizzatore di eventi, un tecnico del suono, un regista del palco… gente che rende materia un’idea – tutti malpagati, tutti precari, tutti prodotto…

Cos’è stato “Parolando: i martedì con Donne di carta”?
Tante cose. Che non cambiano il mondo. Che non servono in effetti. Ma che sono necessarie se le scegli. Non so dirlo in un altro modo, perché forse l’unico modo per dirlo è fare.
So che abbiamo svolto un ruolo di servizio per i soci – i sostenitori soprattutto, una categoria straordinaria che paga una quota annuale sperando di incontrarci da qualche parte e di portarsi via qualcosa di bello. So che molte persone non ci conoscevano e abbiamo guadagnato visibilità come associazione ma visto il gradimento anche qualcosa di più.

So che abbiamo contribuito a raccontare alcune editorie, a far circolare alcuni libri, alcuni discorsi poco noti. E questo ci rende credibili come promotori della lettura.

Sarà possibile continuare una collaborazione con tutti? Abbiamo creato solo un carrozzone stravagante di relazioni effimere?
Vogliamo davvero che Donne di carta sia anche questo e non unicamente le persone libro?
Non sono domande oziose: quest’avventura ha messo a fuoco alcune tematiche che l’associazione tutta, nella sua futura progettualità, potrà affrontare.
Potrà= verbo caro al desiderio e al volontariato. Non “dovrà“=  il verbo disatteso dalle istituzioni.

Io appartengo alla storia di questa associazione e quindi per me questo “sogno di mezza estate” è stato un ritorno alle origini, un modo per tornare a un desiderio e alla domanda, la stessa con cui insieme con altre 3 donne e 11 editori è iniziata Donne di carta.
Non cercavamo risposte semplici neanche allora. Non uniche almeno.
Ma è proprio il non essere una cosa sola che ci ha salvato e ci ha regalato il futuro.

Qui il Gran Finale del Duo Baldi Borozan “disturbato”                                            dal bravissimo Dario Amadei

Hanno partecipato (in ordine sparso):
Bordeaux edizioni con Francesco Anghelone, Lorenzo Delli Priscoli e Gaia Cocchi
Fefè editore con Giuseppina Pieragostini
GB EditoriA con Luca Verdone
Nova Delphi con Andrea Comincini
Graphofeel edizioni con Laura Bonelli e Magic BlueRay di Dario Amadei ed Elena Sbaraglia e il fantastico Duo musicale (chitarra e voce) Baldi Borozan
Ponte33 edizioni con Bianca Maria Filippini e la traduttrice di Sara Salar
Jacobelli editore con Giuliano Capecelatro
Kogoi edizioni con Dario Pontuale, Stefano Marcelli, Marco Ciarletti e Gioacchino De Chirico e l’apporto dell’associazione L’Altra P…Arte
Libra2.0 di Monica Maggi con Sara Davidovics, Pilar Castel, Letizia Leone, Tomaso Binga…
Le persone libro Anna, Silvia e Maria Rosaria che come “direttora dell’Accademia” ha seguito ogni cosa con attenzione, con cura, con amore
Le socie Nicoletta e Patrizia per la creazione
Le socie persone libro Stefania e Claudia per aver letto una poesia in omaggio a Maria Luisa Spaziani
O’ Cor Vesuvian
Debora Ferretti per aver fatto un po’ di tutto, anche la persona libro….

Grazie!

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