Leggo perché…

Laboratorio Scuola Primaria Pieve di Sinalunga (Siena) – classi IIA/IIB (1° incontro)

Venerdì 7 febbraio 2014, finalmente una giornata di sole dopo tanti lunghi bui giorni tempestati dalla pioggia. L’appuntamento è per le 10,00 alla Scuola Primaria di Sinalunga, due classi piene di bambini tra i 7 e gli 8 anni ci aspettano. Arriviamo in sei e siamo un po’ intimorite da quello che ci attende.

Ma la scuola è bella, una piccola scuola di paese costruita a misura di bambino: bassa, con larghi corridoi da attraversare di corsa, tante piccole aule colorate e pareti tappezzate di disegni e lettere dell’alfabeto. E tra noi ci sono mamme e nonne che con i bambini ci sanno fare. E, soprattutto, abbiamo un testo. All’interno del quale ci sentiamo al sicuro.

Entriamo. I bambini rumoreggianti ci aspettano e ci accolgono curiosi. La maestra oggi ha preparato per loro una sorpresa, e la sorpresa siamo noi: le Persone Libro.

–          Buongiorno.

–          Buongiorno – risponde il coro in agguato su piccole sedie dietro piccoli banchi.

–          Oggi facciamo un gioco, volete giocare con noi il gioco della coperta, detto anche il gioco del dire?

E, immediatamente, tutte e tutti in piedi a spostare i banchi, a mettere le sedie in cerchio. Tutte e tutti insieme attaccati ai lembi della coperta, in silenzio ci infiliamo sotto facendo attenzione a non lasciar fuori nessuno .

–          Maestra, cosa succede sotto la coperta?

–          Sotto la coperta vivono le storie… Vi piacciono le storie?

–          Sììììì!

–          Le storie stanno nei libri – sussurra una vocina da qualche punto nel cerchio.

–          Sì, nei libri. Voi sapete che nel mondo ci sono tanti libri.

–          Sì, stanno in biblioteca –  dice qualcuno.

–          E nelle librerie, nelle scuole, nelle case, e in tanti altri posti.

In questi libri ci sono tantissime storie ma queste storie sono tristi. 

I piccoli a quel punto guardano la donna, per loro la maestra, con aria interlocutoria, qualcuno si sistema sulla sedia, tutte e tutti ascoltano incuriositi.

E la donna prosegue.

–          Qualcuno scrive le storie e poi le chiude nei libri e le storie e le parole di quelle storie si sentono sole, si sentono abbandonate. Fino a che…

–          Qualcuno le legge! – urla un piccoletto soddisfatto.

–          Esatto! Perché quando noi leggiamo, la storia finalmente esce dal libro e trova qualcuno a cui raccontarsi. Così non si sente più sola e abbandonata…

 A voi piace leggere?

–          Sììììì! Coro (quasi) unanime. Una manina si alza e dichiara: A me no! – ma rimane nel cerchio curiosa ad ascoltare.

–          E poi –  prosegue la donna – c’è qualcuno che le storie non sono le legge ma le impara anche a memoria e poi le dice a tutti quelli che le vogliono ascoltare.

Perché quando le dici, le parole volano nell’aria come  farfalle e arrivano dappertutto. E allora le storie non saranno mai più sole e non saranno mai più tristi perché tante persone le hanno sentite.

Queste persone che dicono le storie si chiamano Persone Libro.

–          E voi dite le storie? – chiedono i bimbi.

–          Sì, noi siamo Persone Libro. Se volete possiamo dirvi una storia.

–           Vogliamo, vogliamo!  – urlano in coro.

–          Però in questo gioco ci sono delle regole da rispettare.

–          In tutti i giochi ci sono le regole – dice serio un bimbo un po’ indispettito dall’ovvietà.

Le persone libro parlano del silenzio, dell’ascolto, del fare attenzione alle parole perché non basta dirle per farle volare, bisogna anche ascoltarle. Altrimenti il gioco non funziona. E non bisogna urlare, non devi buttar via le parole perché le parole sono importanti, tutte, una per una…

–          Sono alla pari! – dice contenta una piccola moretta dagli occhi neri.

Silenzio. Le persone libro prendono fiato e coraggio e dicono…

Noi siamo…  I cappelli e i fiumi di Roberto Piumini. 

C’era una volta un ragazzo di nome Luigi, che aveva uno zio molto simpatico.

Quando, alla sua ora, lo zio morì, lasciò al nipote un biglietto con sopra scritto:

Caro Gigi,

c’è un cappello sul Tamigi…

Le voci si susseguono e l’attenzione dei piccoli ascoltatori cresce fino alla risata e all’applauso liberatorio che si scatena alla fine. Per noi, un’emozione indimenticabile…

–          Allora bimbi, vi è piaciuta questa storia? – chiede qualcuna.

–          Sììììì! E questa volta il coro è unanime.

–          Volete provare anche voi?

–          Sììììì! E anche ora il coro è unanime.

Dividiamo i bimbi i gruppi. Ad ogni gruppo leggiamo e consegniamo una storia che il gruppo imparerà con l’aiuto della maestra e che ci regalerà nei prossimi incontri…

Queste storie saranno poi dette dai bimbi nello spettacolo di fine anno a compagni, insegnanti e genitori.

Manca ancora qualche minuto alla campanella.

–          Bimbi volete riascoltare la storia? – chiediamo nel tentativo di tenerli a freno qualche altro minuto.

–           Ma possiamo dirle anche noi? – interviene una voce decisa. La stessa voce che all’inizio aveva detto “A me non piace leggere”…

E tutti a voler dire, e ognuno a raccontare il suo pezzo di storia.  Qualcuno, che non ricordava, l’ha inventata…

C’era una bambina che voleva andare a scuola.

Un giorno esce di casa per andare a scuola ma un lupo la rapisce per non farla andare a scuola. E poi arriva il cavaliere che la salva e la porta a scuola.

E poi torna a casa e la mamma le chiede: dove sei stata?

E la bambina risponde: sono stata a scuola. Ed era contenta perché era stata a scuola.

E a quel punto il nostro cuore fu definitivamente rapito.

 Teresa

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