Di città e di letture: tra magie e influenza

Venerdì 31 gennaio 2014. Inizia che c’è il diluvio. Da tutta la notte. E non smette.

Alle 8 di mattina un’amica mi allerta: Roma è bloccata ma io non riesco ad accelerare i preparativi: ho perso la misura del tempo e delle cose dove metterle in quel tempo quando… Anna e Nico sono puntuali, io no: ritardo. Alla prima fila cambiamo subito strada per ritrovarci, in fila, più in là. FERMI.
Inizia che in 45 minuti siamo ancora lì sotto una bomba d’acqua che sconvolgerà la città.
Telefoniamo a Paola: è già in stazione. Il treno, purtroppo, parte da Termini. Noi ci arriviamo esattamente cinque minuti dopo che scivola via sui binari. L’Alta velocità, che fregatura.
Inizia che Paola parte da sola, e noi perdiamo i biglietti completamente, li rifacciamo daccapo con il tizio dietro il bancone che ironizza sull’ansia di Anna e sul suo tormentone, inutile, che non è giusto farci perdere i soldi per colpa di una calamità naturale. Che non è il diluvio (non ancora) ma il traffico.
Arriviamo a Torino venti minuti dopo l’arrivo di Paola che rimane in stazione ad aspettarci. Olga è già qui da giorni e ci viene incontro. È la seconda volta che incontro Olga a Torino: sembra più leggera o più giovane o una che torna a casa.

La prima tappa è il Circolo dei Lettori dove la Kogoi edizioni presenta l’ultimo nato. Ci mettiamo in fila con zaini e trolley pieni di libri all’arrembaggio di una città che il meteo ha predetto sottoneve e sottozero ma il freddo è piacevole – non nevica e non piove.

La voce di Olga acquerella ogni facciata, ogni piazza, ogni statua che vediamo: è la prima volta che cammino Torino sapendo i Nomi delle cose.
Il mio trolley stracarico di libri fa un rumore assordante.

Il Circolo dei lettori è in un palazzo storico: Palazzo Graneri della Roccia, vi si accede da una scalinata vertigine, vasta, pomposa e pomposo è l’interno sale e salette con enormi lampadari di cristallo e affreschi sulle volte, stucchi, tavolini di marmo e gente che legge, studia, parla sottovoce.

esterno-circololettori
Abbandoniamo Paola e i libri al loro destino: tra breve arriverà l’autore, l’argomento non ci interessa mentre Torino là fuori è tutta da leggere.
Ops, ci sono i gadget: un pacco di tovaglioli di carta tutti “scritti”, matite colorate con una frase incisa… sull’importanza della lettura, sul vizio di leggere. Anna non lo dice ma io leggo perfettamente il fumetto nella sua testa: anche Donne di carta dovrebbe avere i suoi gadget, sgrunt! Sì leggo anche sgrunt e così compro tutto quello che vedo.

La passeggiata in città ha una meta precisa: vogliamo vedere il bar dove ha vissuto Olga da piccola con la sua famiglia, il bar che io ho detto a tutti essere suo – e lei ride schernendosi, ma è contenta.
Sembriamo gli orfani di un racconto di Dickens con il naso spiaccicato sui vetri del fu bar ora ristorante a spiare dentro l’arredo: è rimasto uguale! il bancone di legno con il ripiano in marmo, le due sale… Olga controlla uno ad uno gli oggetti.

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Incrocio lo sguardo incuriosito di una donna dietro il bancone, è giovane. Gli orfani impiccioni non le fanno paura e c’invita a entrare. Le spieghiamo il perché di quell’assedio e lei ci offre il caffè mentre scambia ricordi di generazioni trascorse: no, la botola è chiusa, sì, il bancone è lo stesso … Conveniamo che sia necessario mangiare in questo posto o la sera o l’indomani a pranzo prima di ripartire. La giovane proprietaria ci lascia il biglietto da visita: trattoria Aldente – vi aspetto, chiamatemi… se finite entro le 22.30… Ti pare che non ce la facciamo? Abbiamo l’evento alle 21.15! possiamo farcela…

Bon. Ora tocca alla Consolata, appena girato l’angolo, nella stessa piazzetta dove sarà d’obbligo bere il bicerin per abitare, passo dopo passo, le tappe di vita della nostra Olga-Virgilio.
La Consolata non è una chiesa ma un urlo barocco che non riesce nemmeno a sollevarsi in alto per il peso eccessivo del suo legno dorato, dei suoi ghirigori pazzeschi, delle cappelle e delle teche di vetro con le salme in bella vista, illuminata a giorno da lampadari che nulla hanno da contendere a quelli di palazzo Graneri in sfarzo e vanità.

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Olga sorpassa tutto quel luccichio a falcate e ci porta, naso all’insu, al vero tesoro.
Pareti piene di ex voto: colonne di ex voto, tappezzeria di ex voto.
Un universo di narrazioni incorniciate, disegnate su fogli o tele di poco prezzo, una accanto all’altra, una sopra l’altra, anni dopo anni, secoli. Tratti infantili o più artistici di macchine che finiscono in un burrone, di motociclisti a terra, di faccette avvizzite che sbucano da letti enormi: neonati, madri, nonne; cuori di gesù trafitti e porte che si aprono ad accogliere il soldato che torna: 1915, 1947; navi in fiamme e naufragi, e su tutti ovunque la formula: per grazia ricevuta.
Restiamo incantate.
– quelli del seicento li abbiamo trasferiti nei piani superiori, ci dice l’addetto.

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Quando usciamo è cambiato il freddo: la neve accumulata lungo una parte della piazza è di un grigio sporco, gli abbaini in alto ricordano tutte le città del Nord Europa: potremmo essere a Londra, a Parigi… quei tetti abitati, quella fuga di ardesie; in realtà potremmo essere in un libro di fiabe. Anna ci ha perso mentre noi inseguivamo gli ex voto ma ha trovato una chicca, me la indica, la fotografo.

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Dei ragazzi stanno fermi al freddo davanti al piccolo locale del bicerin: forse non c’è posto.
Olga entra, parla con qualcuno dentro – una donna – e quando riesce dopo poco abbiamo un posto a sedere passando davanti al muso stupefatto di quei tre.
Il bicerin è… leggero. La cioccolata favolosa. Si sta bene al caldo. Ci raggiunge anche Paola e non so davvero come facciamo a starci intorno a un tavolino minuscolo con i cappotti ingombranti, gli zaini e il trolley.
Scocca l’ora. Cecilia, puntualissima, ci aspetta già alla Galleria delle donne. Siamo a due passi anche se giriamo un po’ a vuoto prima di trovarla ma il bicerin – leggero – e la cioccolata – densa – ci proteggono dal freddo.

La Galleria delle donne non è una galleria: è una casa, un appartamento privato trasformato in una sede associativa. Caldo e accogliente come una casa ma con un arredo immaginato per chi è di passaggio ma si ferma a fare una chiacchierata, per chi si regala il tempo di sfogliare i libri disposti sulla libreria all’entrata, in corridoio, titoli nuovi e titoli introvabili, preziose edizioni scomparse dalle librerie-mercato. La sala dove presenteremo il nostro primo “ex libris” ha il pavimento in legno scuro, ti viene voglia di sederti in terra, l’abat-jour acceso in un angolo, il tavolino tondo con i libri in bella vista e le sedie a circolo.
Verranno? Chi verrà? Che faccia hanno le donne della Galleria delle donne?

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Hanno la faccia delle donne della Val di Susa, di Meana che abbiamo conosciuto tanto tempo fa proprio nella loro valle, sopra le coperte, vere, messe in terra ad accoglierci in quella chiesetta protestante, presbiteriana? boh – la neve copiosa fuori, il volo cancellato e l’attesa di ore a Fiumicino prima di arrivare lassù – coperte spesse e colorate perché avevamo detto loro che avremmo fatto insieme la “coperta”. Io, Bruna, Nico.

Hanno la faccia di tutte le insegnanti della scuola di san Salvario con le quali tanto tempo fa scivolammo lungo le strade del quartiere dicendo i nostri libri nel megafono a un corteo improbabile di bambini coloratissimi, di fiabe inventate da un’energica donna africana in mezzo a un cordone di tossici e spacciatori ai bordi delle strade. La scuola del cous cous serale, dei piatti multietnici e della passeggiata by night a piazza castello, io, Bruna, Monica, con ancora indosso le pettorine “Io sono una persona libro” (già, me le sono dimenticate… questa volta… non le abbiamo!)

Hanno la faccia coraggiosa delle portatrici d’anima di questa Galleria: Milly, Gabriella e non mi ricordo – come al solito – gli altri Nomi. Siamo tante. Le sedie, prendi altre sedie. Io perdo come al solito il senso del tempo ed esagero: vorrei raccontare tutta la vita di Donne di carta, di questa Collana che è davvero una scommessa mentre Cecilia e Rosalba si accalorano a loro volta nel raccontare quel piccolo frutto di questo intrigo pazzesco di letture, coincidenze, vite e magie. Ed è scontato ma commovente che alla fine di tutto, nel giro di voci chiamate a dire qualcosa a memoria, siano di più le donne che si nascondono dietro un titolo di quelle che frugando trovano davvero una riga intera in dono. Ma ha davvero importanza? C’è davvero differenza tra una riga e un titolo o il coraggio di esporsi è lo stesso? La commozione della propria voce che dice… Un po’ di timore un po’ di stupore un po’…. C’è sempre qualcuna che dice: io non ho memoria. Attenzione, sono le più pericolose: quando prendono il via imparano capitoli.

Ovviamente è troppo tardi per ogni cosa.
Ovviamente siamo sfinite anche se affamate.
Ovviamente ci dividiamo in base ai punti di ospitalità.
Io e Anna prendiamo al volo un taxi con Rosalba Durante che ci porta a casa sua, nel palazzo di Natalia Ginzburg: Anna cara, stasera, dormiremo in un libro.
Ma a dormire ci andiamo un’ora dopo perché le pizze pugliesi preparate dalla mamma ottantacinquenne di Rosalba sono meravigliose e lei, come sempre, un’incantatrice.

Ho dormito – senza russare – nella casa di via Oddino Morgari 11. La casa dove abitò la famiglia Levi e la giovane Natalia.

via morgari 11

La casa vicino alla stazione, anche se quella famiglia non partiva mai, grandi stanze, tutto il piano e dalla finestra i bagni pubblici con la fastidiosa scena, per la madre, degli uomini con gli asciugamani in spalla. La casa al cui campanello – sbagliando – suonò Cecilia Martino, giovane giornalista in cerca di materiali su Lessico famigliare e in cerca anche di quella Rosalba Durante con cui stava parlando senza sapere chi fosse. La casa in cui io stessa sono arrivata di corsa, munita di registratore digitale, per farmi raccontare da Rosalba la storia di questo suo lungo rapporto d’amore con Lessico famigliare sfociato in un “Catalogo” bellissimo – copia unica – per una Mostra diffusa che coinvolgerà tutto San Salvario…
La casa, insomma, al centro di questo piccolo ex libris intitolato “Inseguendo un libro s’incontrano le persone”.

Sabato mattina, 1 febbraio 2014, uscendo dalla casa di via Oddino Morgari 11 come dalle pagine stesse di un libro mi sembra davvero tutto più chiaro: la trama apparentemente sconnessa del nostro librino, l’azzardo della Collana “ex libris”: sul famoso vascello della lettura, al timone ormai ci sono i lettori.
E nello spazio tutto colorato, pieno di vetrate, nella sala al primo piano, davanti a un fazzoletto di erba sintetica e quindi perenne, Alessio Paravallo, il responsabile della Biblioteca intitolata dallo scorso ottobre proprio a Natalia Ginzburg, inaugura la presentazione con una formula magica: “ogni biblioteca è un luogo di relazione e così è la lettura, infatti, una relazione”.

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Siamo davvero a casa.
E quando le persone libro si alzano dalla platea e dicono a memoria i passi di Lessico famigliare mi sembra che non solo le loro voci ma anche le parole prese in prestito suonino diverse da ieri sera perché anche le parole reagiscono ai luoghi. E non mi stupisco se alla fine un’insegnante mi lancia la proposta di far scrivere un “ex libris” ai suoi alunni recuperando un “Classico” magari collegato a un tema d’attualità; sono certa che anche questo signore sorridente che va in pensione ci invierà la proposta del suo ex libris e  la signora che mi stringe la mano con calore ci regalerà presto un articolo.
Ma soprattutto so che Torino avrà la sua cellula di persone libro. È negli occhi intensi della volontaria che prende la parola e ci ringrazia riempiendoci di doni: un segnalibro, una borsa, un sorriso enorme di complicità.

50 minuti per leggerli, 50.000 battute in 56 pagine, 25 autori classici (facili trovarli) e 25 autrici classiche (un vero lavoro archeologico), 5 euro. L’apologia del 5, il Papa dei Trionfi, il canale tra cielo e terra.
Ecco cosa sono gli “ex libris”: i Classici dal punto di vista dei… lettori.
L’epicentro, a volte, dei nostri terremoti, può essere un libro.
Vi precipiti dentro e da lettore ti capovolgi in attore. Tocca a te, allora, continuare la storia; se non sei l’inizio sei sicuramente il fine.

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Torino è.
La terra dove un angelo non spicca il volo ma sembra sul punto di atterrare e con un gesto deciso delle mani piega il mondo, in basso, al suo volere.
La terra delle piazze immense e strade parallele.
La terra del cielo che quando è azzurro, là sopra, è azzurro montagna.
La città delle montagne che sorprendi alla fine del viale o in fondo a una via di palazzi.
La città di un bar dell’infanzia diventato ristorante, dove andiamo finalmente a pranzare.
Infinita narrazione il mondo.
Cin cin.

(sono riemersa solo oggi, e non ancora tutta, dall’influenza).

Foto0581

Il bellissimo e coinvolgente post di Cecilia: AAA Lettori creativi cercasi

Collana “Ex Libris” della Kogoi Edizioni

Galleria

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