Ogni cosa è illuminata

Attraversare ombre e penombre è itinerario di conoscenza. Dire testi nell’oscurità diventa strumento nuovo per ricomporre la frattura giorno/notte e creare un flusso ininterrotto e armonioso (di voci) tra il regno del sole e quello della luna. Un’utopia necessaria forse.
Nell’oscurità vibra tutto lo splendore delle costellazioni di parole che noi Persone Libro abbiamo costruito.
I pensieri si fanno più chiari (Ilaria ci aveva avvisato!), precisi, ispirati. Dilatati ed esatti come la geometria delle stelle.
Ho percepito una corrente forte, attraversare lo spazio in cui ci siamo acciambellati, come accade in un utero accogliente (quando prima di ogni cosa anche lì si è al buio) e, tra le voci e i colpetti di tosse – numerosi e tipici di quando l’adulto per stemperare l’emozione ridiventa bimbo – i nostri testi si sono aggrovigliati in enorme matassa, di cui tutti (eravamo più di 80) tenevamo i fili, in un silenzio capillare.
La notte è il mio giorno preferito, scriveva Emily Dickinson. Ieri ho compreso meglio perché.

F.P.

 

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