La Gigia e i Forconi

La Gigia e i Forconi ovvero la poesia come lasciapassare

Undici dicembre 2013, sera, persona-libro deve recarsi “in coperta” in auto, ma incontra sulla strada un presidio di Forconi alla rotonda più importante.
Costretta a fermarsi, uno dei Forconi le si avvicina. Persona-libro abbassa il finestrino.
“Alt! Signora, si fermi, ascolti le nostre ragioni, se non per Lei, per i suoi figli e nipoti…”
Persona-libro spegne il motore, disponibile ad ascoltare le ragioni del blocco, per se stessa, per il marito, per il figlio, nipoti non ne ha ancora.
“Dove ci porterà tutta questa situazione? Se lo chiede? Lei, signora, cosa dice?”
Persona-libro presa alla sprovvista, interrogata sul da farsi e invitata a solidarizzare con i motivi della rivolta del movimento dei Forconi, contro lo stato delle cose presenti, lì per lì, ci pensa un attimo e prontamente risponde:
“Non lo so, non so dove ci porterà questo presente. Intanto vuole che diciamo un Requiem insieme…?”
E incomincia a snocciolare a memoria la parte centrale de La Gigia di Romano Pascutto, come un’orazione laica. Istintivamente DIVENTA la Gigia di Pascutto, immediatamente, ad una richiesta di presa di posizione sul presente e sul futuro, la sua memoria le pone in bocca le parole della Gigia.

Un requiem per Tita morto sul Carso, uno per Toni… Un requiem per ogni morto…

Non giunge a finire quell’orazione funebre dei cari caduti, non riesce a terminare i grani del rosario.
Il rappresentante dei Forconi incredulo, stupito, spiazzato da quella inattesa scelta di parole, sgranate come una litania lucida e serissima, inizia ad ascoltarla e, zittito, non trova repliche.
“Prego, signora, può andare, se vuole…”

Potenza della Gigia.
Potenza della poesia: un lasciapassare di fronte ai posti di blocco sul presente inquieto e inquietante.
Grande Mary!

(Mariangelapersona libro del Veneto Orientale)

Gazzettino- Cronaca di Portogruaro

Gazzettino- Cronaca di Portogruaro, 15 dicembre 2013

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