Ci hanno messo il Paese in capo

Siamo state per libri a Montegonzi, piccolo borgo nel Comune di Cavriglia.

La rossa-Rossella, dolce bibliotecaria di Montevarchi, ci aveva proposto, con entusiasmo trattenuto e voce argentina (così come fa sempre lei) una “tournée” nel paesino della sua infanzia; poi, durante i giorni dell’attesa e della preparazione, ci aveva avvertito con garbo: “Non aspettatevi tanto… c’è poca gente lassù, c’è solo un circolino tenuto aperto con tenacia e volontà… chissà se verranno…”

Ci aspettavano tutti: i vecchini scamiciati all’ingresso del paese; Enrico e il Tanzi alla Filarmonica; il sole caldo tra le pietre delle case; le stradine a saliscendi lastricate, linde e fiorite anche d’inverno; la biblioteca di 15000 volumi aperta la domenica e le signore, splendide, serene e lievi, che ci avevano preparato la merenda di dolci e sapori caserecci e rituali. I bambini stavano buonini in braccio ai babbi, senza scalpitare, e i giovanottini erano garbati, puliti, educati e attenti.

“Ci hanno messo il Paese in capo”, come si dice qui da noi, per ribadire un’accoglienza con i fiocchi!! Alla fine ci hanno regalato i ciclamini variopinti – anche! – e 2 libri per ciascuna: La terra di Montegonzi nel Valdarno Superiore del maestro Marcello Cioni e Ricette in versi a cura dell’Associazione Culturale per Montegonzi. A Mauro, che ci aveva aiutato negli intermezzi cantando De Gregori, De Andrè… una bottiglia di vino!
In più sorrisi, a tutto spiano.

L’atmosfera semplice e intensa che abbiamo avvertito da subito ci ha messo in grado di offrire il meglio. Non solo libri.
Li abbiamo detti tutti (o quasi)… la nostra cellula valdarnotta ha appena un anno di vita, e anche se recentemente si sono aggiunte a noi Grazia e Irene, le “biblioteche dentro” non sono fornitissime!
Irene ha detto per la prima volta: Io sono Storia di Irene di Erri de Luca. Se l’è cavata proprio bene la ragazza: calma, lenta intensa e sciolta… vedi la gioventù!
E Grazia deve aver ripetuto le poesie della Merini e di Baudelaire allo spasimo per aver trovato – ieri – la voce giusta. Sotto l’ultima coperta era stata più incerta.
E noi veterane? Siamo contente noi veterane!
Abbiamo proposto le parole dei libri, abbiamo pronunciato le nostre sulle passioni, sull’Associazione e i suoi progetti, abbiamo risposto a commenti arguti, a domande vivaci.
Siamo state ascoltate con serietà e leggerezza. Abbiamo scambiato sguardi d’intesa, abbiamo condiviso mondi e intimità nello spazio di una stanza.

La sala delle feste della Società filarmonica G. Verdi è uno spazio speciale, antico e caldo dove il tempo ieri era sospeso. Poteva essere ora o cent’anni fa in quella stanza con il soppalco per l’orchestra, l’affaccio di colonnine di bruno legno tornito, dove immagino che la gente ballasse, ma forse balla ancora, al ritmo di valzerini e tanghi pesticciati, i gesti pesanti e pieni, il corpo libero e rustico della gente di campagna.
La musica ieri si sentiva ancora: guidava il nostro dire, con ritmo e agio, e aiutava le parole a inventare le emozioni. E anche i libri suonavano diversamente: i miei non dovevano più convincere nessuno, erano diventati più fluidi, e i segreti che contengono se ne uscivano da soli, io servivo a poco.

Dopo la merenda abbiamo visitato la biblioteca che è situata nei locali della ex scuola elementare, dove ha studiato Rossella, 1° e 2° nella pluriclasse al piano inferiore, 3° 4°, 5° nella stanza sopra… All’ingresso mi ha zaffato l’odore familiare dei libri vecchi, amici vissuti e stanchi e un po’ muffati. Rossella invece ha ritrovato il profumo dell’infanzia.
Che dite scomodiamo Proust? Sì, perché le madeleines le avevamo già mangiate!

Avevo smesso di sentirmi mediocre, contingente, mortale. Da dove era potuta giungermi una gioia così potente? Sentivo che era legata al sapore del tè e del dolce, ma lo superava infinitamente, non doveva condividerne la natura. Da dove veniva? Bevo una seconda sorsata nella quale non trovo nulla di più che nella prima, una terza che mi dà un po’ meno della seconda. E’ tempo che mi fermi, la virtù del filtro sembra diminuire. E’ chiaro che la verità che cerco non è lì dentro, ma in me.

Uguale, Marcel, mi sentivo come te! Io ero a Montegonzi, in Italia, tra libri vecchi e nuovi, tra persone antiche e sagge, che vivono e pensano e amano e cambiano insieme, ora.

Daniela

Valdarno-15dicembre-Montegonzi4

Foto di R. Buc

Del dire a Montegonzi,
un borgo di pietra e sole ci ha permesso un raccontar fole veramente unico, il solo “vero” da quando ho partecipato al progetto Donne di carta, persone libro. Donne, anziani, bambini, anche giovani uomini che seduti in cerchio nella grande sale del circolo interagivano con noi, ascoltavano le parole del libro ma soprattutto le nostre emozioni, e con gli occhi, ma soprattutto con la loro corporeità si univano a noi in un immaginario grande abbraccio.

Il vivere questa esperienza mi ha riportato con la memoria alla mia prima infanzia, quando insieme ai miei genitori andavamo ad aspettare la Befana o meglio i Befani a Pietraviva, un piccolo paesino della Val d’Ambra, e lì, in quella casa con un grande focolare con le panche, i bambini ascoltavano una vecchia nonna raccontare a voce le fiabe e le storie che, a sua volta, aveva imparato dai suoi nonni e dai vecchi del paese, a voce, perché molti di loro non sapevano né leggere né scrivere.

Mariella

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