La lettura è la mia televisione

Quando si vive dentro un progetto, nonostante gli obiettivi e i metodi siano precisi, si crea sempre uno scarto, quell’imprevisto che non è un’anomalia ma una risorsa: le persone.
Il capitale umano non è etichettabile, ci provi, in qualche caso la definizione calza ma la varietà è affidata al mutamento: le persone, anche le stesse di ieri domani saranno diverse.
Voglio dire che io so esattamente dove sto e cosa faccio, perché ho scelto tra le tante cose da fare proprio questo progetto, la sua oralità diffusa, questa forma di promozione della lettura. E quando incontro persone simili le fiuto, le riconosco, senza timore perché non ho aspettative che potranno essere deluse, è l’attesa che … crea le situazioni. Prima o poi il momento giusto arriva.
Eppure, saperlo, non preserva dalle sorprese.

Doveva essere una presentazione come tante: io parlo della filosofia della Carta dei diritti della lettura e Lidia Castellani si sofferma sull’importanza delle parole:

badate ragazzi – comincia – non avere le parole, non averne abbastanza, non è una mancanza qualunque ma una perdita; sapere, conoscere le parole serve a parlare di noi stessi non solo agli altri… se mi sento triste e non conosco altre parole per dire “triste” non potrò mai capire di che colore sia questa tristezza; non saprò se quel triste vuol dire mi sento delusa o amareggiata o offesa o, forse, arrabbiata. Se non ho le parole perdo la possibilità di comprendere ciò che provo. Capite cosa voglio dirvi?

Loro, i ragazzi, le persone libro, questa platea così silenziosa e così attenta applaude. E lei mi sussurra sedendosi: non so, sono andata a braccio…

Io scrivo dentro la lavagna interna la parola “grata”.

Ma non finisce qui.
Quella macchina della gioia che è Rosa Spera, aiutata dalla cellula fiorentina e dagli errabondi empolesi, ha organizzato oltre alla presentazione e alla dizione delle persone libro (tanti testi nuovi sui libri, la lettura) anche dei laboratori con i ragazzi seguiti dalle insegnanti e dalle persone libro.
Mentre parlavo della Carta li avevo guardati negli occhi, uno per uno, perché avevo scelto di non stare dietro la cattedra ma di condividere lo spazio della platea senza nessun filtro.
È questa la dimensione che sento più mia anche quando non dico nulla a memoria: è una necessità del corpo non avere distanze, un bisogno della voce avere sguardi che la sostengano, e un piacere intimo vedere che le mani, senza la preoccupazione della memoria, riprendono a volare con le parole.

I ragazzi hanno preparato dei brani a memoria, scelti in piena libertà. Tanti gruppi dislocati in punti diversi della Biblioteca San Giorgio.
Nel gruppo che ho scelto di seguire, come semplice ascoltatrice, sono almeno dieci ad alzarsi, maschi e femmine, chi con gli occhi puntati in terra, chi con la voce ispirata, chi sommessa, chi a metà si siede nell’oblio. Ma tutti chiamati dal coraggio dell’altro/a. Desiderosi di essere guardati, ascoltati. Applauditi, certo. In un circolo di gratitudine reciproca. E l’insegnante, giovane, sorride a ogni parola detta, qualcuna le si ferma sulle labbra pronta a soccorrere il vuoto di memoria.

E fin qui bello, ma nulla di strano sotto il sole. Poi la persona libro-guida apre le danze. Una musica nuova. Chiede ai ragazzi cosa ne pensino della lettura, cosa credano di aver compreso o di condividere dei discorsi precedenti, cosa per ciascuno di loro… significhi leggere.

E qui, cara Lidia, ho toccato con mano il senso di quanto un attimo prima ci avevi regalato.
Le parole sono uscite fuori come farfalle: tante, veloci, ubriache d’aria, e io, io mi vedo ancora mentre cerco di rincorrerle da una bocca all’altra per fermarle, ma loro volano via, impalpabili, un battito d’ali, mischiate ad altre parole: parole coraggiose che creano coraggio.
Scrivetele sulla lavagna! – imploro.
Qualcuno per pietà segna qualche frase.

Ma le farfalle volano, e quando diventano scritte cambiano forma e senso e colore. Sembrano più tristi, più normali perché le parole dette, perché la voce… sono un’altra cosa.
La scrittura è come una natura morta. Adorabile, magnifica, superba. Ma il quadro torna vivo appena una mosca si mette a ronzare: è una frase, che dura nell’aria più a lungo:
LA LETTURA È LA MIA TELEVISIONE – ronza la frase-mosca.
Lui è grande, grosso, d’ingombro anche a se stesso, e lo sa bene.
La dice, poi va verso la lavagna (per farmi contenta) e si mette a scrivere.

… questa è una classe che la scuola considera difficile, non ho voluto che venissero i più… bravi, era importante invece che oggi, qui, ci fossero loro – lo dice aprendo le mani. Anche le mani sorridono a questa giovanissima insegnante: lo credevi possibile? – mi chiede: tutti parlano, tutti hanno qualcosa da dire…

Io poso in terra la mia presunzione, stupida come una retina acchiappafarfalle.

(La Biblioteca mi ha regalato una piccola scatola, di quelle che contengono creme di bellezza).

LIBRACTIVE – San Giorgio Effect
SPECIALE LETTURA
3 risultati con 1 solo prodotto

nutre con efficacia la mente
favorisce la naturale attività di rigenerazione delle idee
riduce l’effetto del tempo sulla pelle illuminando d’intelligenza l’espressione del volto

Prodotto testato con successo sui cittadini di Pistoia nei Laboratori della Biblioteca San Giorgio.
100% DI EFFICACIA FIN DALLE PRIME PAGINE

Pistoia, 23 novembre 2013 – Grazie alla direttrice  Maria Stella Rasetti, allo staff e alle Associazioni FIDAPA e SOROPTIMIST, alle insegnanti che sanno camminare accanto ai ragazzi di oggi. Grazie a tutte le persone libro di Firenze, Empoli e Pistoia.

Annunci

Cosa ne pensi?

Effettua il login con uno di questi metodi per inviare il tuo commento:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...