La nostra Europa ha le ali

Firenze-saladarme-Carta
Firenze- Sala d’Arme – Palazzo Vecchio

29 ottobre 2013

La Sala d’Arme di Palazzo Vecchio: un’inquadratura in fondo dove la finestra ritaglia un dettaglio superbo della colonna; le volte altissime e quell’essere lì ai lati di piazza Signoria.

Le voci si perdono nell’amplificazione: sono già eco appena passano dal fiato al microfono; sento male le parole ma il silenzio che c’è in sala, alla fine, costruisce l’ascolto. Quello delle persone libro che aprono l’incontro e che in una partitura perfetta e inventata al momento scandiscono con il loro dire il dire altro delle persone intorno al tavolo.
Regia perfetta quella di Federica Giuliani, presidente della Commissione Consiliare Pari Opportunità, che parla con gli occhi agli occhi di Maddalena Pilarski, tra il pubblico.

Ascolto, guardo le piante – collocate per l’occasione; faccio attenzione che il video curato da Nicoletta Montemaggiori possa scorrere fluido dietro le nostre spalle nel suo carico di immagini: tanti atti di lettura, posture e luoghi diversi che una serie di fotografe donne hanno regalato alla nostra Carta per accompagnarne il viaggio: “Cattura la lettura” – era questo l’invito.

Le persone in sala sono attentissime: qualcuna guarda le immagini, qualcuna sorride ma il volto di tutti e di tutte (come sempre di più le donne) è concentrato, e ciò che viene detto e ciò che viene guardato non è mai in disaccordo.

Intorno a questo lungo tavolo rosso ci sono 8 persone, badate: non sono persone qualunque.
Sono i corpi e le voci delle istituzioni: assessori, presidenti, politici.
Sono i corpi della docenza: diritto, estetica. E della creatività: una scrittrice.
Sono Cultura, Politica ed Educazione.
E non c’è uno di loro che non inauguri il proprio dire dicendo: grazie.
Grazie a un’associazione, grazie alle persone libro, grazie a un’idea migliore di come usare le parole. Grazie al volontariato.

E poi accade il miracolo vero di questa serata – o almeno a me pare così: in ogni intervento (in piedi o seduti) ognuno/a racconta qualcosa di sé: il proprio fare, il proprio rapporto intimo e antico con l’oralità, il senso privato, segreto della lettura, il fascino per la parola detta che si fa sguardo… e trovano spazio anche le pagine del nostro diario di viaggio “Io sono… una persona libro” che Federica Giuliani legge a voce alta come un Libro delle Ore, ad apertura e chiusura dell’incontro.

E tutti gli interventi sono un filo rosso di quel tavolo: è un grazie alla bellezza, al senso etico e morale di pretendere che la bellezza abiti sempre le nostre vite. Le vite di tutti. In ogni momento.
È questo che contiene la parola: la voce di una madre che legge fiabe e quella di un professore di ginnasio che dice Dante; quella forte e rituale del diritto romano, quella pericolosamente segreta della lettura mentale che sant’Agostino annota preoccupato nelle sue “Confessioni”.

È la parola posseduta come espressione del Sé e come ponte verso l’Altro, come capacità di mediazione, come un investimento del desiderio e guadagno dell’anima anche nell’ultimo istante prima della morte – come ci ricorda Lidia Castellani, scrittrice e socia di Donne di carta, citando un racconto di Cristina Campo – perché il tempo per leggere è sempre un ora e un qui, necessari.

È la parola che racconta nei secoli cosa siano gli uomini: quel Monumento della parola – un’opera collettiva – che è il Vocabolario della Crusca di cui Nicoletta Maraschio, presidente dell’Accademia della Crusca, racconta come se ne avesse raccolto ogni segno con le mani, con pacata lentezza – perché la storia delle parole è la storia delle nostre infinite rappresentazioni, il segno di un passaggio, la testimonianza stessa del vivere umano. E dice, poi, una cosa bellissima: leggere è abitare la lentezza. E noi che impariamo a memoria lo sappiamo bene.

È facile allora creare equivalenze perfette: lettura=cultura – dice Eugenio Giani, presidente del Consiglio comunale; lettura=cultura=bellezza=umanità gli risponde Nicoletta Gullace Tarantelli, vice presidente della Commissione consiliare Pari Opportunità.

Non è vero che l’estetica non ha niente da dire – come astutamente afferma per rivelare il contrario il professore-assessore alla Cultura Sergio Givone: l’estetica ha un corpo: quello delle persone, la loro voce, il fiato, la memoria. Un modo stupendo per manifestare il bisogno di eticità nelle cose umane.
Nel recupero dell’oralità rispetto al segno scritto, la memoria umana recupera un senso: la scrittura non ha vinto in capacità di durata, caro Platone – è questo che sembra suggerire Cristina Giachi, assessora alle Pari Opportunità e all’educazione oltre che docente di Diritto. E l’idea più semplice del mondo: dire guardando l’altro, sembra a tutti/e una rivelazione.

Bella l’espressione “palingenesi” dell’oralità che lei usa a proposito del nostro dire a memoria.

Emozione, senso. Sensi. Perché di corpi stiamo parlando.
Parlare delle parole è parlare di noi stessi: cittadini del mondo in un mondo che è un’immensa biblioteca. E bisogna leggerla davvero, con cura, con lentezza, con attenzione perché dietro e dentro le parole ci sono le persone.

«Davanti a una testa-biblioteca m’inchino, pensando di onorare non la testa ma la biblioteca». Fausto Melotti

E allora è chiaro a tutti/e il cuore del progetto. Una pedagogia della parola è un’educazione alla bellezza. All’etica della bellezza. Che non è mai oziosa, che non è mai sciolta dalla vita: dalle sue miserie, dai suoi disagi, dalle sue rivendicazioni occasionali. Ma è lì per rivendicare il diritto di accesso alla Cultura come un bene di tutti. Il diritto stesso alla libertà. Il diritto che sorregge tutti gli altri.

E che questa Carta sia la testimonianza di un desiderio comune, autentico, e non cerimoniale, sta in quel grazie così ripetuto, nel mio Nome citato con il tono che si usa per un’amica, una compagna di avventure, nel calore dell’accoglienza e nella cura per ogni scelta fatta: la pianta, la gigantografia della Carta… e allora penso che l’applauso a ogni dire delle persone libro sia profondamente giusto questa volta, – e non rimbrotto nessuno, non dico: non si applaude, perché è qui che abita la reciprocità.

Una pedagogia civile, insiste l’europarlamentare David Sassoli – questo è il messaggio della Carta.
La verità formativa delle emozioni, sottolinea Nicoletta Gullace Tarantelli.
La parola come umanità, sussurra ancora Nicoletta Maraschio.
La rivendicazione di un diritto, ribadisce Lidia Castellani.
Le persone libro e la Carta sono un tutt’uno: l’una nasce dall’esperienza dell’altra, concludo io.

L’europarlamentare, chiamato a questo tavolo con convinzione e con onestà, risponde con onesta convinzione: bisogna far crescere una rete di cittadini, di associazioni, di Paesi. Oltre l’Italia.
Il messaggio della Carta è chiaro e potente: riportare al centro la parola per rimettere al centro del mondo le persone.
Si può fare – dice.
Insieme.
E che quell’insieme non sia una battuta da politico lo rivela la spontaneità del suo bacio più volte dato, dopo il mio intervento, stringendomi la mano come chi ritrova un amico.

Ed è quell’insieme che emerge ancora più deciso, nella sua meravigliosa semplicità, nella voce di Federica Giuliani quando, a congedo, legge un altro paragrafo dal nostro diario di persone libro.
Parole sottolineate…

«Ma fare la persona libro è fare di “questa” voce un dono ad altri, è comunicare, è toccare chi si ha davanti e farsi toccare dalla bellezza che il testo – quel testo scelto tra mille – improvvisamente restituisce intatta tramite l’emozione di un altro.
Bisogna uscire da sé per ritornarvi, forse, più vere.»

Andremo a Bruxelles. Con la Commissione Pari Opportunità del Comune di Firenze.

Federica Giuliani (no, non siamo parenti) mi sussurra:
– abbiamo preparato un piccolo dono per tutte le persone libro ma non conosco i loro Nomi.
– perché tu chiami per nome i libri che hai negli scaffali di casa? – rispondo.
Mi guarda.
Prendo allora il microfono e chiamo le persone libro secondo le città, in ordine sparso: Firenze, Empoli, Arezzo, Pistoia (sono corse via… il treno), Valdarno, Roma. Siena si guadagna in assenza un applauso.

Un dono a ognuna di loro. E un bellissimo giglio all’associazione che rappresento (ma io mi sento come se mi avessero consegnato una cittadinanza onoraria, e penso: guai a te se dici libro con due b, non puoi!).

La gentilezza è l’eleganza che rivela di quale materia siano fatte le persone. Una cosa rara. Ma non qui, non stasera.
E forse era questo in cui Socrate non aveva smesso di credere, nemmeno all’ultimo atto: quando le istituzioni hanno un volto, e anche un Nome e Cognome, non puoi che immaginarti cittadina di un mondo migliore.

E fare in modo che sia così, davvero.

Buon viaggio, Carta dei diritti della lettura.
2011-2013: si va in Europa.

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