FUORI

Ore 15.30. Squilla il cellulare, sul display il nome di Teresa. Rispondo, e dall’altra parte mi sommerge la sua voce squillante e cristallina: Teresa ha una musicalità intrinseca che la contraddistingue; nei toni e nel discorso un’urgenza limpida che ben si modula con i suoi tratti di fondo, una percezione sensibile del mondo, antenne mimetizzate tra i capelli, capaci di catturare temperature e colori, una donna-gatto dalle mille vite e dalle mille risorse. Per questo Teresa fa teatro, per questo lei scrive e racconta, per questo si dona e semina dediche, perchè certe propensioni se non ce le hai nelle corde non te le puoi inventare!

Francy-esclama-ho finito adesso con il carcere, e la sai la novità? I nostri sono usciti tutti, non lavoreremo più con gli stessi, sono tutti nuovi quelli che faranno l’evento con noi il 30 settembre. Tutto questo ha del metafisico-aggiunge esaltata-è tutto fluido, è il mondo che si trasforma. Adamu l’hanno avvisato che usciva mentre eravamo insieme riuniti a lavorare sui testi, ti rendi conto? Ci siamo messi tutti a piangere per l’emozione.

Trattengo il respiro, faccio fatica a seguire i miei mille pensieri; interdetta prendo tempo, recupero fiato, metto a fuoco: Mi stai dicendo che sono tutti fuori. Ma è pazzesco! Sono liberi! Sono liberi! Teresa continua a parlare, una parte di me ragiona con lei sul da farsi per riorganizzare tutto il lavoro che avevamo fatto nei giorni precedenti e che ora va rimodellato sui ‘nuovi’ (mica li rivedrò io prima del 30, come si fa adesso? Mi consola sapere che le Persone Libro all’occorrenza sanno anche improvvisare), un’altra me è intanto in balia di una scia che porta altrove: segue la mano di Adamu che accarezza il volto della sua donna, guarda Antonio che solleva in alto la nipotina e ride di gioia, pedìna Bechir che ridisegna sull’asfalto colloso i contorni della propria ombra, fa un giro in macchina insieme a Tonino che con i finestrini abbassati percorre a tutta velocità una strada ad alto scorrimento con la canzone di Ramazzotti alla radio e il volume sparato a mille.

Avverto un equilibrio instabile. Il mio mantra interno mi ripete: Né troppa fiducia, né troppo timore.
Quella volta che nella mia campagna ho visto una faina, l’ho trovata bellissima. Ci siamo scrutate a lungo e per giorni infiniti le ho lasciato del cibo. A distanza lei si è nutrita. A distanza ho continuato a osservarla e a lasciarle carne e stupore. Le distanze nel tempo si sono accorciate. Uno studiarsi reciproco, un misurarsi alterno e circospetto. Poi da un certo momento in poi non si è più vista. Né è mai più tornata.
Non puoi permutare le colpe per trasformarle in spiragli di luce. La libertà è una fionda che lancia lontano, ma non hai il diritto di infrangere le geometrie del rispetto reciproco. La libertà è un sogno senza disordine, un recinto sacro senza catenacci, un cargo vibrante, un respiro circolare che trasforma l’eco interna in esistenza. E forse l’eccessiva libertà, se non ha filtri, può lasciarti impigliato come un insetto nell’ambra. Oggi c’è il sole, forse quel tuffo carpiato che desideravo provare lo facciamo davvero se ci diamo un appuntamento sullo stesso scoglio, io Adamu, Tonino e Bechir. La volta buona per lavare via tutte le ferite e le scorie di ferro, santificarci in un gange mediterraneo che amalgami giudizio ed espiazione dentro mulinelli bassi e subacquei pronti a scomparire tra i fondali più oscuri. A una persona Libro come me, non resta che regalare origami di parole e sabbia e sperare che il primo maestrale non li spazzi via. Dovesse esserci una nuova tromba d’aria, provate ad alzare il naso verso il cielo: incastrate qua e là tra i cumuli nembi, potrà capitarvi di leggere i pensieri che vi dedico: NON PERMETTETE PIU’CHE LA NEBBIA VI SORPRENDA. NON LASCIATE CHE LA VITA VI TRADISCA.
Ciao Adamu, ciao Tonino. Ciao Bechir e Antonio.
Vi saluta anche Shreck, che invece è rimasto dentro e non parteciperà al nostro evento perché intanto ha picchiato un secondino. Forse per un tuffo con lui bisognerà aspettare una nuova estate.

Nell’attesa proverò a fissare il sole con i chiodi.
Francesca

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