Va’ dove ti porta….

Recentemente mi sono interrogata sul cammino percorso fin qui con e dalle Persone Libro della cellula Milanese di cui sono coordinatrice.

Sono passati poco più di due anni da quando mi sono imbarcata in questo progetto e mi è parso tempo di bilanci. Di solito i bilanci si fanno quando ci avviciniamo a una data importante, a una scadenza o quando abbiamo semplicemente il bisogno di rinnovare i propositi che ci eravamo promessi all’inizio di un percorso, anche solo e semplicemente per verificare che si siano mantenuti, ovvero si siano persi strada facendo.

Fare parte del progetto delle Persone Libro è semplice, davvero, come semplice ti appare amare qualcuno quando una storia è ancora all’inizio. Altra cosa invece è rimanere fedele a quel progetto quando l’innamoramento passa e solo allora scopri se era vero amore. Farne parte significa metterti spesso in discussione, relazionarti con altri necessariamente diversi da te, toccare la loro fragilità e mettere a nudo la tua, scambiarsi parole che aprono infinite parentesi, a volte donarsi silenzi, lacrime e sguardi, vivere il bello ma anche il brutto dell’essere gruppo.

Quella della cellula Milanese è una storia forse comune a quella di altre cellule, per altri tratti diversa, ma è la nostra storia e per questo ci appare unica. Ho rischiato di perderne il senso, più volte, di domandarmi cosa e perché lo stessi facendo. Qualcuno lo ha perso davvero ed è semplicemente andato via così come altrettanto semplicemente si era unito a noi. Altri lo hanno scoperto da poco, grazie a una recente giornata di formazione e al Festival della Letteratura di Milano che ci ha avuti come ospiti, e avranno modo di dire finalmente le parole che amano a giorni. Mi rivedo nella loro titubanza, nel pudore o nella fretta di dire. Ripassare sino all’ultimo per timore di dimenticare qualcosa; i più fortunati, invece, accettare di dimenticare per il piacere di ritrovarla quella parola che sembrava persa, solo dopo una faticosa pausa di silenzio. Mi rivedo nel silenzio di chi ancora non vuol dire ma sa ascoltare e, a volte, la sua critica è il suo dono più prezioso.

Una delle persone Libro di Milano ha realizzato recentemente un video con il contributo di tutti noi, delle immagini rubate, degli scatti fatti con il cellulare: si rivede la nostra storia ma anche i tanti momenti di collettività con le altre cellule. Il video è servito per il nostro primo incontro nelle scuole, il Liceo Scientifico Versari di Cesano Maderno, lo scorso 25 maggio: ci sembrava un buon modo per rompere il ghiaccio, per entrare subito in relazione con sessantacinque quasi diciottenni che, a dirla tutta, ci facevano un po’ paura. In quel video e in quell’incontro “il senso” di questo viaggio, che non so dove potrà portarmi ancora, mi ha richiamata a sé con tutta la sua forza. Una decina di quasi diciottenni hanno detto a loro volta le loro di parole, lo hanno fatto con serietà e scrupolo, alcuni nei loro dialetti d’origine, uno in cinese.

Si sono detti grazie, si sono saputi ascoltare e poi, in massa, si sono disposti in fila per firmare la Carta dei Diritti della Lettura; nonostante la campanella fosse suonata da un po’ hanno aspettato pazientemente il loro turno. Siamo stati chiamati in quella scuola da un’insegnante, che in un messaggio successivo ci ha proposto di proseguire insieme il prossimo anno, per offrire ai ragazzi un’occasione di confronto e riflessione contro il bullismo, il sessismo, atti di razzismo presenti in quelle classi: nel parlare della palabra vinculada, del vivere la parola, del prendere coscienza di sé e della propria voce, nel mescolare quei dialetti c’è parso di aver dato una risposta possibile, di aver fatto qualcosa per e con loro.

Sono altri i progetti che ci vengono proposti dalle scuole ed è verso quella direzione che ci impegneremo già dall’inizio del prossimo anno scolastico.
In questi due anni siamo stati Persone Libro (quasi) ovunque. Nei casi migliori in Librerie, Biblioteche, Aule magne, nei peggiori in Piazzale Loreto, in un giardinetto pubblico, nel mezzanino di una fermata della metropolitana. Abbiamo dovuto imparare ad alzare la voce per non essere sopraffatti dal traffico, modularla per un microfono o un altoparlante che fischiava, smorzarla durante una coperta per non rompere l’incanto.

In tempo di bilanci posso dire che l’amore che dura oltre la passione è quello che merita di essere vissuto, lasciando che ti porti dove non puoi neanche immaginare…

e questo è il video omaggio all’Associazione e alla cellula di Milano

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