Era un piccolo seme in quel marzo…

Mariella, dopo una nostra coperta, chiede titoli di libri che abbiano come argomento la violenza di genere… per sé, ma di più per la nipote che presto sarà avvocato.

Un desiderio grande: formarci e informarci tra donne e per le donne: quel deserto infinito di bollettini di guerra ci rende impotenti e nello stesso tempo piene di una carica rivoluzionaria che ci fa dire: “noi non ci stiamo. Facciamo qualcosa. Iniziamo da noi… dal basso”

Sono tanti i titoli…
timidamente, anch’io offro il mio: “uomini che (odiano) amano le donne” di Monica Lanfranco e racconto che sicuramente andrò alla sua presentazione a Livorno… ma poi, d’istinto, la proposta collettiva: ma perchè non chiamarla qui con noi? Perchè non creare con lei un incontro che sappia unirsi al nostro progetto?

“era una donna in un periodo particolare, quei periodi che sembrano non finire mai… e cercava, guardava, osservava. In questo scenario di ricerca di voci al femminile Monica Lanfranco era parte di questa rosa. Le piaceva la sua parola: leggera e incisiva, critica nella costruzione, attenta ai dettagli e ampia nello sguardo, lieve nell’osservazione, morbida e forte nel rivendicare la scelta.

Esplorare… ci sono donne che non smettono mai.
Caparbie mai vittime di un sistema che frana e di una naturale chiamata che potrebbe portarle all’abbandono totale del proprio “essere”: lei ha bisogno di ri-costruirsi e non molla.

Altradimora: un seminario “Storia delle donne/storia di donne”.
Lei vuole partecipare e scrive.

C’è risposta… e ascolto.

Ma, a volte, le responsabilità chiedono il “rinuncio” e si lanciano ponti di attesa:
continueremo a camminarci accanto, le donne si dicono. Così è stato.

– Perchè parli in terza persona, Buc?

– Perchè ci son momenti nei quali siamo terze a noi stesse.”

Ho una forte emozione dentro mista a una lieve nostalgia.
Quel piccolo seme, senza nemmeno saperlo, è cresciuto nella cura di noi tutte: acqua, terra, cielo…
Noi diciamo libri… li trasmetteremo ai nostri figli.
Ce lo ripetiamo sempre come un mantra.
La nostra Carta dei Diritti della lettura ci chiede anche di leggere la realtà… e di interagire con lei.
E maglia dopo maglia una fiumana di voci attive nel nostro territorio si sono unite alle nostre.

Sul libro di Monica abbiamo inventato quel libro che ci serve e lo abbiamo, insieme, trasmesso.
Insieme a tanti altri libri…
Ci sono giardini libri? Sì… ci sono, esistono.
Io li ho visti, ascoltati e vissuti.

Riguardo il cammino:
Dritto e Rovescio… il loro entusiasmo creativo e l’impegno.
Maria Grazia e Giovanna pronte per la scalata.
Vania e le pari opportunità di Montevarchi… la tenacia, la presenza, l’attenzione.
Eva con Eva… teca di quel dolore da risolvere senza se e senza ma.
Il progetto “scarpe senza donne” nel silenzio immobile e parlante di Jenny, Martina, Benedetta e Sara… impaurite ma subito sciolte dalle parole di Monica:
“fate quello che sentite”
La Biblioteca nel fare di Lorenza: preziosa alle nostre distrazioni.
La partecipazione attiva del Sindaco.
I volti… I volti… I volti…
Gli sguardi incrociati… sì: attraversano l’anima e non mollano.

C’è molto da fare.
Abbiamo molto da dirci: ognuna/o scegliendo il suo modo, il suo “potere”, il suo tempo.
Abbiamo creato: ognuna/o scegliendo il suo modo, il suo “potere”, il suo tempo.

Abbiamo molto ascoltato: emozionando… emozionandoci.
“Aspettiamo. La manutenzione continua.”

Era un seme in quel marzo….
Oggi, in questo primo giorno di giugno, osservavo i margini delle strada che stavo percorrendo: sono bellissimi tra rossi papaveri, margherite infinite di gialli e forme… c’è anche quel fiore viola profondità del quale non conosco il nome.
Mi sono fermata per immaginare una strada di meraviglia: nessuna bellezza ai margini ma lì, al centro, con noi, con me.

Vedo solo una scatola rosa, ora… e numeri e nomi ma poi mi dico:
“Il primo passo per fermare la violenza è riconoscerla, e prima ancora serve alzare gli occhi, guardare chi abbiamo di fronte e ravvisare la reciproca umanità.” (Monica Lanfranco)

Una frase trattenuta con la memoria del cuore, cerca prima il suono della voce, quello giusto, subito dopo diventa fare, azione, politica.

C’erano tanti uomini tra noi. Tanti.

da Buc (persona libro del Valdarno)

foto di Cesare Chioccioli, Alessandra Maggi e Buc (fonte: facebook)

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