Noi per Lei: Franca Rame

Sono le 11.20 del 30 maggio quando Antonio Trimarco, dirigente della Biblioteca Renato Nicolini (ex Corviale) mi chiama per dirmi che vuole assolutamente fare qualcosa per Franca Rame, subito, ora: lunedì 3 giugno. Conosco Antonio da anni, combatto la battaglia della cultura accanto ad Antonio da anni, e comprendo benissimo la sua ansia: non si può mandare via questa donna senza un saluto. E allora nasce così. Un po’ come accade a Teheran, dal 1968: la gente comune va sulla tomba di Forugh Farrokhzad, una donna poeta che amava, e le restituisce una veglia fatta delle sue stesse poesie.

sala incontri REQUIEM PER FRANCA

“Tutto quello che abbiamo ottenuto con lacrime e sangue” – dicevi a proposito delle lotte delle donne – amaramente questa Italia lo perde ogni giorno, e se chi lo sta perdendo nemmeno se ne accorge vuol dire davvero che lacrime e sangue, quelle vere, non contano nulla. Ma noi, Franca, che, per fortuna generazionale, abbiamo seguito il tuo teatro, ridendo e non ridendo, non possiamo dimenticare.

Sei stata tu a farci capire quanto in quel teatro, condannato, perseguitato, ostracizzato e solo tanto tempo dopo… rivalutato come patrimonio dell’umanità intera, sei stata tu a farci capire, con le battute e con il corpo, con l’espressione degli occhi e con i gesti, quanto provenisse da te anche là dove il duo, “Dario Fo e Franca Rame”, faceva della vita e dell’arte un legame d’amore. Di questo amore, per la possibilità stessa di chiamarlo amore senza mai perdere la forza della singolarità, sei stata la più grande interprete nella vita e nell’arte.

Ci vuole il coraggio dell’umiltà che conosce solo chi ha fatto bottega già in famiglia, e alle lacrime e al sangue ha unito il sudore. Ci vuole coraggio a fare dell’Arte una testimonianza per ridare all’Arte il senso catartico di liberazione per sé e per tutti: lo hai fatto raccontando il tuo stupro per riappropriarti del tuo corpo, e per darci, a noi donne, il senso possibile di un riscatto anche là dove non sembra più possibile. Ci vuole coraggio a fare dell’allegria e dell’ironia un’arma, un dito puntato. Un “Io ti accuso” senza mai abbassare gli occhi, e senza urlare. Sei stata l’autrice del testo più rivoluzionario sulla miseria della sessualità maschile e sulla forza imprigionata del femminile: ci hai insegnato che ridere di se stesse/i è la via, l’unica, impietosa, per cambiare.

Sei stata la voce dei carcerati, dei diritti umani, della necessità della libertà fondata sul rispetto. Perché non esiste altra forma di libertà. E non esiste politica che non sia educazione collettiva all’esercizio della libertà.

E con tutto il rispetto per il tuo compagno di vita e di arte, permettimi di cancellare con la penna rossa ogni articolo di giornale che continua a scrivere “la moglie o la compagna di Dario Fo”. Non sei mai stata – come tu stessa hai sottolineato a chi pensava, erroneamente, di farti onore – “la grande donna che c’è dietro a un grande uomo” ma permettimi anche di rettificare le tue parole: non sarebbe stato meno offensivo dire “accanto” perché tu… tu sei Franca Rame, un passo avanti a tutto. Nella tua biografia racconti:

“Quando ero piccola avevo un pensiero che mi esaltava: morire. Quando morirò? Com’è quando si muore? Come mi vestirò da morta?”. “A volte mi stendevo sul lettone di mamma: aspettavo che qualcuno mi venisse a cercare e si spaventasse…scoppiando in singhiozzi. “E’ mortaaa! Franchina è mortaaaaa?!” E tutti a corrermi intorno piangendo…”.

Siamo qui Franca, siamo venuti, tutti e tutte, spaventati, e piangendo. Siamo quella Italia che si alza in piedi al tuo passaggio.

da Espresso.Repubblica.it
Foto da: Espresso.Repubblica.it
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6 commenti Aggiungi il tuo

  1. Franca Corradini ha detto:

    Non è giusto ESSERE… “spaventati, e piangendo”.
    Lei non lo vorrebbe, ne sono certa.
    Battaglieri e sorridenti nel suo ricordo, o meglio per seguire il suo cammino.

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  2. Sandra Giuliani ha detto:

    non è giusto cara, e cito le sue parole “Penso anche al mio funerale e qui, sorrido. Donne, tante donne, tutte quelle che ho aiutato, che mi sono state vicino, amiche e anche nemiche…vestite di rosso che cantano “bella ciao”.
    Ma io, abbi pazienza, resto battagliera tra le lacrime.

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  3. Franca Corradini ha detto:

    Chiamatemi strega.

    Perché tanto la mia natura è quella. Da sempre, dal primo vagito, dal primo respiro di vita, dal primo calcio che ho tirato al mondo.

    Sono una di quelle donne che hanno il fuoco nell’anima, sono una di quelle donne che hanno la vista e l’udito di un gatto, sono una di quelle donne che parlano con gli alberi e le formiche.

    Sono una di quelle donne che hanno il cervello di Ipazia, di Artemisia, di Madame Curie.

    E sono bella! Ho la bellezza della luce, ho la bellezza dell’armonia, ho la bellezza del mare in tempesta, ho la bellezza di una tigre, ho la bellezza dei girasoli, della lavanda e pure dell’erba gramigna!

    Per cui sono Strega.

    Sono Strega perché sono diversa, sono unica, sono un’altra, sono me stessa, sono fuori dalle righe, sono fuori dagli schemi, sono a-normale… sono io!

    Sono Strega perché sono fiera del mio essere animale-donna-zingara-artista e folle ingegnere della mia vita.

    Sono Strega perché so usare la testa, perché dico sempre ciò che penso, perché non ho paura della parola pericolosa e pruriginosa, della parola potente e possente.

    Sono Strega perché spesso dò fastidio alle Sante Inquisizioni di questo strano millennio, di questo Medioevo di tribunali mediatici e apatici.

    Sono Strega perché i roghi esistono ancora e io – prima o poi – potrei finirci dentro.

    Franca Rame.

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    1. paroladistrega ha detto:

      questo monologo teatrale NON l’ha scritto FRANCA RAME. L’ho scritto io per lei, BARBARA GIORGI, blogger. E Franca rame l’ha pubblicato generosamente nel suo blog, qui: http://www.francarame.it/node/1835
      Ora il mio monologo è contenuto nel libro CHIAMATEMI STREGA. Qui: http://ilmiolibro.kataweb.it/schedalibro.asp?id=992982

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      1. hai fatto benissimo a precisarlo… Barbara

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      2. paroladistrega ha detto:

        Lo preciso perché è il regalo più bello della mia vita. Franca Rame che gradisce il mio regalo e lo definisce “bellissimo”. E’ stata una gioia grandissima: non posso rinunciare a questo regalo di una donna unica…..

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