Par coeur

Teatro Verde (stazione Trastevere) – Roma: 23 aprile 2013- Giornata internazionale del Libro.

Un coro è un complesso di persone che cantano insieme.
Le persone libro sono un coro di persone.
Cantare e dire, in comune, spesso, hanno la memoria, quel sapere a memoria che la lingua francese traduce in un incanto: “par coeur”.
Sì, perché per cantare e per dire a memoria, insieme, ciò che si ama bisogna metterci il cuore.

Le Biblioteche solidali sono un’avventura nel mondo: l’idea di appoggiare progetti che portino i libri ovunque, sopra muli, dentro capanne, mattone su mattone, è davvero quanto Yourcenar attribuiva ad Adriano: un’idea di cultura come granaio contro l’inverno. Direi contro gli inverni perché ne stiamo attraversando diversi.

In questo scenario d’intenti, essere qui a celebrare la Giornata internazionale del Libro, al Teatro Verde di Roma, tra i cori professionisti e non che si avvicendano sul palco, è stare al posto giusto. Cantare e dire: due modi d’essere del fiato. Due modi diversi di respirare… parole. Il respiro-ritmo. Le parole in tutte le lingue. I timbri diversi. Canto e controcanto. La meraviglia delle mani di chi dirige che sembra sempre disegnino nell’aria… una narrazione.

Noi, persone libro, siamo in sala, al buio, mescolate tra la gente, con un faro di luce che dal fondo indaga, fruga e scova quella timida figura che si alza in piedi e dice: Io sono… consegnando al silenzio le parole prese in prestito, cercando di incontrare lo sguardo delle persone più vicine, in quell’intimità che ben ricorda Pennac nel suo Come un romanzo… simile a una preghiera, capace di assolverci… tutti.

Lancio il nostro Fahrenheit 451 quasi con timidezza e da punti diversi della sala mi rispondono parole che anche se conosco, ogni volta, nell’emozione palpabile di chi le dice, rinnovano l’incanto dell’ascolto: un patto costruito par coeur.
La libertà di scelta delle persone libro sui testi da dire è sacra (il potere di chi legge) ma non finirà mai di stupirmi l’esattezza con cui quelle parole cadono ogni volta al posto giusto.

Poi divento io stessa l’intermezzo tra un’esibizione corale e l’altra.
Sono sola, questa volta, sul palco. Ma mentre illustro la Carta dei Diritti della lettura so che anche qui, negli spazi bianchi, dietro tutte le parole scritte, c’è un coro.
Il coro delle persone che ci hanno aiutato a scriverla, che dico? a pensarla, articolo dopo articolo.
Il coro delle persone che ne hanno curato la Prefazione, la Postfazione, la diffusione… il coro delle firme sul web e quello che aumenta ogni giorno nei moduli cartacei.
Il coro, questo sì di voci concrete, della prima presentazione pubblica in quel dì a Bastia Umbra…nel febbraio del 2011… in tutte le voci del mondo.

Perché questi 8 articoli sono stati tradotti in filippino, in portoghese, in giapponese, in rumeno, in farsi, in tedesco, in inglese, in russo… e mentre parlo dal palco, dentro la luce che mi azzera ogni contatto con la sala, ho nel cuore questo lungo viaggio di voci.
Chiamatelo pure “coro”, io le distinguo – le ricordo – una ad una.

Basterebbe il titolo a caratteri cubitali “Noi vogliamo leggere” per far sentire che questa Carta dei diritti della lettura non è fatta di carta.
E’ nata da voci che resistono. E sorretta da voci che si accordano nella convinzione profonda che leggere non si esaurisce mai dentro un libro ma è il mondo là fuori la partitura vasta che cerchiamo di comprendere, di condividere. Foss’anche solo per trovarvi un senso.

Perché è questo il vero e unico azzardo che la nostra Carta propone: non esiste libertà senza libero accesso al bene culturale; non esiste indipendenza di pensiero senza la bibliodiversità; non esiste crescita delle persone senza strumenti per comprendere la propria cultura, il proprio quartiere, la propria lingua. Non c’è salvezza senza memoria. Par coeur.

Non vedo le facce di chi ascolta ma sento l’assenso che si crea: in ogni momento della vita, in salute e in malattia, in ricchezza e in miseria, dentro un letto di ospedale, nel buio di una cella, sui banchi di una scuola, dentro lo zaino da viaggio dell’ emigrante… datemi la possibilità, sempre, fino a cent’anni, di crescere. Perché le persone crescono leggendo.

Dacci oggi il nostro leggere quotidiano…ovunque esso sia: fatto di cristalli di nuvole che pioveranno, fatto di cristalli che saranno pietra, fatto di cristalli che saranno gli occhi umidi di un cane, fatto di cristalli che disegnerai tu scrivendo un’altra storia… una preghiera laica, buona per tutti, fondata sul desiderio perché è qui il coeur del voler leggere: una relazione.

Ogni fatto culturale è la trasformazione del desiderio in un bene comune.
Solo prendendosene cura si possono perdonare le offese.
Ci offende chiunque impedisca di fatto questo diritto, crescere è un valore immateriale ma anche un guadagno materiale per tutta la società.
Ci offende una politica che non capisce quanto sia necessaria la Cultura.

Io voglio crescere: questo dice la Carta dei Diritti della lettura. Mai da sola. Mai per me sola.
Un coro è un complesso di persone.
Esistono biblioteche fatte d’aria: sono lì dove vive la gente, durano lo spazio di una relazione. Che questa relazione duri è un impegno di tutti/e.

Questo diremo al Parlamento europeo… la Cultura è desiderio.

Teatro Verde- Campagna Biblioteche solidali

Teatro Verde- Campagna Biblioteche solidali

 

Petizione sul web: http://firmiamo.it/la-carta-dei-diritti-della-lettura-donnedicarta

Leggi la Carta sul nostro sitohttp://www.donnedicarta.org/images/allegati/carta_dei_diritti_lettura.pdf

Diffondi gli 8 articolihttp://www.donnedicarta.org/images/allegati/modulo-articoli.pdf

Scarica i Moduli per la raccolta firme realihttp://www.donnedicarta.org/images/allegati/modulo-firme.pdf  da restituire a: info@donnedicarta.org

 

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