Ho bisogno di poesia

Ho bisogno di poesia
questa magia che brucia
la pesantezza delle parole
che risveglia le emozioni e dà colori nuovi…  (Alda Merini)

Io seguo la mia interna legge, la stessa che mi conduce al pasto nella fame e mi induce al sonno, benché tenti di sottrarmi. Ma questa legge mia interna diverrà tra un momento esterna e versata in offerta per voi… (Antigone di Valeria Parrella)

Quando ero bambina, Irma, la mia mamma farisea benpensante, contrastava parecchio la caparbia tendenza della sua unica figliola, a considerare le cose e gli accadimenti in maniera discosta dalla praticità e dalla adesione a immutabili schemi, doti che invece caratterizzavano lei.

E se talvolta – raramente – proprio non riusciva ad averla vinta sui miei divergenti e altruistici ragionamenti, sulle mie parole di scherno,‘che quelle non mi mancavano- ribelli e piccantine, prima di dover constatare che la sua tanto storta bambina stava diventando una causa persa, mi apostrofava stizzosa:

– Codeste, le son tutte poesie!… Ma con le poesie e ‘un si mangia, bellina!!- Bisognerà che tu ti riduca a fare come dico io…–

Per non soccombere del tutto e anzi continuare ad esistere a modo mio, avevo imparato ad abitare da sola in un dentro chiuso e taciturno, dove però i sogni galoppavano e la poesia, alimentando la speranza in un mondo libero, nuovo e senza tante paccottiglie, mi faceva da salvezza.

Non me lo ricordavo più, a 63 anni quasi suonati, di essere stata inquilina di quel nucleo di incanto e passione, avvolgenti e salvifiche medicine.
Sandra mi ha sgrimaldellato, ha riaperto con parole di generosità questa vecchia bambina.
Stupore, ferite e lacrime dal passato.

Sandra parla una lingua antica e limpida, che era la mia e non me la ricordavo. Smemorata e pazza!
Sandra conduce alle origini, alle fonti e agli attimi di purezza. E’ imbarazzante.
A me ha dato una lucidatina: così vedo chiaro e brillo al cupo.
Nello sguardo – da sempre turchese – sono più preziosa, più smeralda.

Sandra è una pifferaia e noi sei bischere del Valdarno – sulla strada per Hamelin –, smandrappate e lievi, allegre e inconsapevoli, ci siamo fatte incantare dalla sorpresa e intrattenere nel profondo, in un Weser di pagine, dove sguazzeremo insieme.

Che musica, ragazze!
Finalmente.

(Inviato da Daniela a nome di tutte le persone libro – cellula nuova – del Valdarno – Inaugurazione del viaggio: 9 febbraio 2013)

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2 commenti Aggiungi il tuo

  1. Sandra Giuliani ha detto:

    non è Sandra la pifferaia… e tutte queste cose stupende che Daniela cara scrivi ma è la restituzione semplice di un “luogo dentro” che abitiamo da sempre e che riemerge… quella nostalgia di voce che racconta il mondo… quello esattamente che avremmo voluto che fosse… e la nostra comune presunzione, oggi, ciò che ci unisce… è credere ancora che sia possibile abitarlo. Grazie al Valdarno, all’Istituzione Le Fornaci, a un’altra biblioteca-piazza del sapere.

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  2. robertabuc ha detto:

    Care amiche di carta,

    ho aspettato volontariamente a rispondere, sennò mi sarei anch’io unita subito a voi, caricata dall’emozione della giornata. Ma volevo attendere, volevo vedere se quell’emozione era solo frutto della straordinaria empatia creatasi nel gruppo, prodotta sicuramente dall’insolito e arcano fascino di Sandra, paladina di mondi “leggeri”(perché non hanno un costo, perché non hanno un peso, perché lasciano solo un segno nello spirito) o se avrebbe resistito nello scontro con il reale. Posso dirvi che quel sentimento dura ancora. Quella voglia del “fare dono” di una pagina scritta che a te ha svelato mondi, che ti ha lasciato un messaggio, o semplicemente che ti ha stretto in un abbraccio.

    Je suis apprivoisée.

    Si creerà un girotondo di parole, dette piano, dette forte, sussurrate che lascerà segni come Sandra ha lasciato per noi.

    Si dovrà leggere con più attenzione di prima, soffermarci quando si ferma il respiro. Scavare nei segni. Se poi va, preparare il “dono”
    Raffaella

    Ho pianto lacrime di gioia e di dolore quando ho sentito per la prima volta “Io sono… Fahrenheit 451 di R Bradbury” raccontato dalla voce calda di una donna non più troppo giovane. Ora anch’io sono una donna di carta e regalerò i libri a chi mi saprà o vorrà ascoltare. In ogni libro o poesia c’è una parte di me che per essere narrata prende parole in prestito , le usa, poi le ridona.

    Parole mie, parole del libro, parole fra me ed il libro….parole….parole…

    Emozioni….emozioni… trovo difficoltà a dare parole alle mie emozioni…l’incontro con Sandra, ma anche fra di noi donne del Valdarno ha avuto dei momenti magici,

    Grazie per quello che ci siamo regalate,

    A presto

    Mariella

    La sensazione più forte è stata il tuffo nelle parole e negli occhi di Sandra. Ho capito molte cose, non tutto, perchè la rigidezza è dura a sciogliersi. Per ora non mi importa “fare il dono”. Egoisticamente mi piace di più riceverlo e ascolto … ascolto … ascolto … tutte voi e cerco di trattenere le vostre parole per farle diventare mie ( e qualche parola in più, per ora magari orfana di contesto, adesso la so).

    Gio

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