Io scrivo… tu leggi

“Scrivere è rimettersi agli altri perché chiudano essi stessi la nostra parola, e la scrittura non è che una proposta di cui non conosciamo mai la risposta. Si scrive per essere amati; si è letti senza poterlo essere: lo scrittore è costituito da questa distanza”. (Saggi critici, R. Barthes)

Rimettersi agli altri: che incanto… Barthes ha il dono dell’esattezza lessicale.
Si è sempre detto e scritto molto sulla scrittura nel suo farsi scrittura anche se le officine reali di chi fa questo mestiere sono spesso velate di reticenza.
Ma non si dice mai abbastanza di quell’altra officina, quella dove la scrittura compie il suo destino e diventa proprietà del lettore.
Così come non si dice mai che il pensiero narrativo prescinde dalla scrittura, dal suo farsi testo, dall’acquisire la materialità di un corpo: esiste là dove l’immaginazione (o la fantasia?) crea e disfa i mondi, inventa il possibile, produce senso.

Bisogno di storie. Un bisogno profondo, dalla notte dei tempi… umana e individuale. Che attraversa ogni cultura. Che rende possibile ogni cultura perché la parola è il deposito di un senso che il pensiero propone e la scrittura dogmatizza.

Leggere il mondo e noi stessi: una pratica comune. Siamo tutti lettori e lettrici prima di… come siamo tutti portatori di storie.
Ci sono storie che meritano di essere scritte per durare abbastanza.
Ma tutte le storie – come scrive Winterson – meritano di essere ascoltate.
Se accettassimo la verità sottile di questa affermazione diminuirebbero le scritture inutili e molte storie andrebbero per il mondo finalmente liberate.

In tanta arte affabulatoria chi inventa e chi ricrea quell’invenzione ha nel testo scritto un luogo possibile, un’occasione d’incontro. La scommessa è che quell’incontro sia felice. Che duri. Un rischio. Che vale la pena correre se il desiderio è più forte perché – come scrive Duras (Scrivere):

“Bisogna essere più forti di se stessi per affrontare la scrittura. Bisogna essere più forti di ciò che si scrive”.

Non so se sia vero che scrivere sia una domanda d’amore – probabile. Ma so, come lettrice, che leggendo un libro io cerco un legame, che spero sempre somigli all’amore.

Scrivere e leggere: di queste solitudini estreme si può indagare l’indicibile.
Si può fare emergere il sommerso.
Perché esistono censure interne (guardiani e tribunali) che impediscono di dire ciò che vorremmo davvero dire così come esistono vizi e abitudini di lettura che c’impediscono di esplorare tutti i mondi possibili per paura di cambiare.

Un apprendista scrittore è un apprendista stregone: deve credere nel mondo che inventa, deve darsi autorizzazione e scegliere il posto da cui guardare il mondo senza chiedere permesso a nessuno.
Per una donna è più difficile, e le donne sanno il perché. Anche quando si mascherano dietro l’etichetta apparentemente neutra – e quindi falsamente universale – di scrittori temendo la marginalità e la ghettizzazione di genere.

Fare del senso – è questo la scrittura/lettura in fondo – può essere facile se il nostro discorso mira ad appartenere a ciò che tutti credono di sapere del mondo senza indagare oltre, senza chiedere altro da quello che la società propone come modello e come idea di felicità. Sono piene le vetrine di libri che costruiscono il mantra consolatorio del “così fan tutti” e sono tanti i lettori/lettrici che “consumano” i libri.

Fare del senso può essere un’avventura faticosa perché significa far tacere il mondo là fuori e ascoltare la voce interna, da soli, sapendo che paura e vita sono distinte ma inseparabili. Sono rare le scritture che vanno al di là del testo, che ti indicano parola dopo parola ciò che è penoso o pensoso sostenere e sono rari i lettori che sottolineano, ritrascrivono, rileggono a voce alta o imparano a memoria quelle parole per non dimenticarle mai più.

Il non riuscire a leggere o a scrivere a volte nasce dalla medesima ferita: l’esclusione, e varia secondo la cura (l’ascolto) che riusciamo a darci.

Ora immaginatevi un luogo in cui scrittori e lettori possano incontrarsi faccia a faccia e riconoscersi come due razze distinte ma reciprocamente indispensabili.
E immaginate questo luogo come un orto concluso, isolato per un periodo di tempo dal rumore del mondo là fuori.
E, perdonando la forzatura etimologica, immaginate che qui si possa, insieme, costruire un “ora et labora” fatto di scritture nell’aria, nel momento esatto in cui sono ancora immaginazione e non scrittura, ipotesi e non dogmi; fatto di indagini e prospezioni geologiche nel tessuto compositivo di un testo a cercare indizi e segni di quell’amore che fino in fondo non si sa mai cosa sia; fatto di tecniche e di regole compositive che disegnano quella grammatica della fantasia che ci portiamo dentro dal primo gioco infantile; fatto soprattutto di ascolto perché le voci dei libri bastano da sole a indicare la strada.
Una strada a due uscite: per chi vuole provare a scrivere, per chi vuole reimparare a leggere.
Esattezza verbale: non s’impara a scrivere se non provando.
Bisogna disimparare la lettura meccanica, il surfismo visivo per tornare ad allenare l’orecchio.

Ciascuno di noi metterà in gioco – perché è un gioco – la propria competenza.
Useremo come registro comunicativo la narrazione: di noi stessi, dei libri che amiamo, dei libri che vorremmo scrivere, dei silenzi che ci abitano, delle parole che non riusciamo mai a trovare, e di quelle che c’incatenano. Di ciò che crediamo di sapere e che vogliamo trasmettere, di ciò che scopriremo di sapere e che nessuno ci ha mai chiesto. Di quello che non sappiamo e cerchiamo qualcuno a cui chiederlo.
Useremo come modalità il dialogo, la botta e risposta, la tecnica maieutica della domanda.

Non serve avere un libro tra le mani per dire che stiamo leggendo. Un po’ di attenzione, meno superficialità e riscopriremo dentro di noi tutta la potenza di quel pensiero narrativo che usiamo per organizzare continuamente la nostra vita, giorno dopo giorno, e risentiremo con forza il richiamo che hanno le cose su di noi, quella ‘presa’ che ci fa percepire l’intonazione giusta, esatta, e che ci fa voltare.” (I luoghi dell’immaginazione: cose da leggere, S. Giuliani)

Laboratorio di scrittura creativa con le persone libro

Laboratorio con le persone libro (Ostia)

A cosa servo io?
A svelare gli autoinganni e i condizionamenti.
Nella mia vita precedente sono stata una studiosa – così si dice – di grammatiche narrative insegnando ai calcolatori del XX secolo a costruire fiabe e gialli e imparando dalla logica inferenziale (“se… allora”) delle macchine la forza della coerenza testuale e la bellezza combinatoria delle storie.
Nella mia vita attuale sono circondata dalle persone libro, vivo costantemente in questo esercizio di lettura e di voce che tramite la promiscuità delle parole prese in prestito colma un poco, forse, quella distanza tra chi scrive e chi legge, e fa del testo un luogo reale di incontro.

Ecco, io sono un operatore ecologico che toglie le scorie della materia che tiene imprigionata la libertà dell’immaginazione ovunque si eserciti: nello scrivere come nel leggere; sono la segnaletica stradale che ricorda che nessuna libertà di movimento è senza regole; sono gli attrezzi da palestra affinché imitazione, contaminazione e variazione personale diventino una pratica costante.

A cosa serve l’associazione?
A permettere l’apporto prezioso delle persone libro, quindi delle voci in diretta dei libri da imitare o da scoprire e nello spirito del progetto associativo a rivoluzionare il modo stesso di leggere e di comunicare. A concretizzare con atti formativi i principi espressi dalla Carta dei diritti della lettura e a renderli vivi e itineranti attraverso la collaborazione di altri soggetti culturali.
Ogni variazione di questo progetto, nell’itineranza possibile, avrà il colore di quel territorio, del soggetto che collabora, della domanda che emerge.
E senza la visione aperta di Donne di carta non sarebbe possibile.

Chi sono i beneficiari?
Aspiranti scrittori-scrittrici, lettori-lettrici e non lettori-lettrici.
L’età non conta: in ogni momento della vita si allena il pensiero narrativo.

Chi sono i partner?
Ancora una volta la radio che ama chi legge: Radiolibriamociweb che ci consente di dedicare la trasmissione del Martedì (replica il giovedi) a questo laboratorio che ovviamente sarà… più teorico ma non per… voce sola. Ore 8,16,22.

Quando si comincia?
6 febbraio ore 18.30 -20.30 – primo incontro aperto a tutti/e.
BiblioTrulloTeca – Via Monte delle capre 23, Roma.

Grazie all’ospitalità dell’Associazione Insieme per il Trullo, con un’agenda di appuntamenti precisi a tema.
Se vuoi saperne di più: vieni.

Promozione Laboratorio

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