La profezia di Bradbury siamo noi

Tratto da: LIBEROS  per chiudere l’anno 2012

Si dice che la Letteratura sia profetica – quella vera, fatta di libri scritti sotto il segno della durata e non del consumo.

Non stupirà allora che, dalle pagine di fantascienza di “Fahrenheit 451” di Ray Bradbury, le persone che imparano a memoria i libri diventino persone reali. In carne e ossa. Meglio: in occhi e fiato.

Ma se in quelle pagine il senso di questa memoria aveva lo scopo di salvare i libri dal rogo per quale ragione nella realtà contemporanea dovrebbero esistere persone libro?

È la prima domanda che feci ad Antonio Rodriguez Menendez nel maggio del 2009 quando come Associazione Donne di carta lo invitammo a parlarci del suo “Proyecto Fahrenheit 451”.
Non rispose lui ma il suo stage, il suo metodo, la sua visionarietà.
Non rispose lui: ho trovato la risposta diventando una persona libro e facendo dell’Associazione la portavoce italiana di questo progetto.
In realtà è una vocazione senza una meta precisa, perché appartiene al registro del desiderio, al paradigma esistenziale del verbo cercare.

“Ognuno aveva un libro che voleva ricordare, e l’ha ricordato” – Parole di Ray Bradbury anzi battute del capo delle persone libro all’ex pompiere Montag.

Chi ama leggere spesso sottolinea parole o frasi che risuonano dentro; a volte per ritrovarle in una futura rilettura, a volte per leggerle a voce alta a qualcuno con cui condivide in genere la bellezza. C’è chi le trascrive su un quaderno privato e chi le posta su un social network.
Parole prese in prestito. Parole che in questa appropriazione fondano un legame tra chi le ha scritte e chi le ripeterà, e chi ancora, in questo modo, potrà conoscerle.

Il “Proyecto Fahrenheit 451” si basa su due parole magiche: intimità e dono.

La lettura è un rapporto intimo, a volte fragile e discontinuo. Si legge in solitudine così come si scrive in solitudine. Ma non è un dato naturale piuttosto un fatto storico che appartiene alla storia della civiltà quanto alla storia personale degli individui.
Una volta i lectores pronunciavano le parole dei libri a voce alta davanti a un uditorio. Poi la lettura divenne silenziosa, un fatto mentale, e da lì derivò anche la sua percepita pericolosità (cosa “diavolo” pensi mentre leggi?).
Una volta, quand’eravamo piccoli, una figura parentale ci leggeva o ci raccontava delle storie e noi, occhi sgranati e in silenzio, ascoltavamo. La prima preghiera che s’impara da piccoli ha questa voce.

C’è un legame, preciso, che la parola detta a voce alta costruisce con chi l’ascolta. Questione di sguardi diretti. Questione di intimità.
L’oralità trasforma la pagina scritta in una condivisione, qui, ora: io dico a te che ascolti. Fondiamo così le nostre esistenze. Vincoliamo le parole a una necessità. E la materia pesante della scrittura acquista la leggerezza del volo. Da me a te.

Questa è l’economia del dono. Io dico grazie a chi scrive parole ogni volta che le dico a memoria.

Per imparare a memoria io dilato il tempo della lettura: leggo, sottolineo, rileggo, ripeto. Per imparare a memoria trasformo la lettura in corpo: cammino per la stanza ripetendo, esattamente come nel bosco le persone libro di Bradbury. Per fermare le parole e le cose devo imparare a chiudere gli occhi: nessuna memoria visiva. Devo reimparare a sentire il fiato delle parole, il suono. Devo impedirmi di sbagliare; alleno il ricordo. Vado lenta, nel leggere e nel ripetere. Vado lenta nel dire: respiro ogni parola. Ne sento il valore e il peso. Entro nell’officina dell’immaginazione verbale di chi ha scritto, nelle sue scelte. Ripeto il percorso creativo e me ne accorgo perché se sbaglio, e dico un sinonimo o salto una parola, so che sto tradendo. Imparare a memoria mi avvicina al testo nel suo farsi testo. Se sarò fedele, le parole, queste, vinceranno. Sulla mia smania di protagonismo, sulla mia presunzione, sul mio esibizionismo. Saranno “loro”, le parole, a creare il contatto.

E poi, c’è il fiato perché sarà la mia voce, a voce alta, a dire quelle parole prese in prestito. E l’emozione che mi hanno suscitato, nel leggerle la prima volta e poi nello sceglierle, sarà nel timbro, nelle pieghe e nel mio respiro come se ne disegnassi in aria il senso.

Non c’è lettore più vicino, più dalla parte dell’autore di una persona libro.

Non importa quante pagine sarà. Dice una formula inaugurale:“io sono… quel titolo, quell’autore”. E in quell’atto tutto ciò che è stato creato si ricrea. E diventa un dono.
Accade a volte che chi ascolti pianga – ho visto scene penose – spesso è proprio l’autore. Fa effetto sentirsi nella voce di un altro. Un po’ di tradimento e un po’ di stupore.
Accade a volte che chi dice pianga perché l’attenzione dell’ascolto diventa insopportabile. L’intimità prima ti spoglia e poi, se ti affidi, ti riveste.

Il “Proyecto Fahrenheit 451” è un progetto politico, per questo l’Associazione Donne di carta lo porta in giro: fa della promozione della lettura un esercizio di libertà: libertà di scelta, libertà di espressione, libertà di critica.
Come tutta la buona politica è un progetto spirituale. Bisogna viverlo per sentirlo. Bisogna mettersi in gioco.

Le persone libro non sono attori, non recitano, non interpretano. Dicono.
Le persone libro trasformano le parole scritte di un saggio, di una poesia, di una narrazione in una confidenza. Trasformano le piazze in luoghi di incontro dove le persone non si scambiano battute sul “tempo che fa” o su “i figli come stanno” ma parole prese in prestito dai libri.
Le persone libro vanno nei luoghi dove vive la gente… perché la lettura è un bisogno in ogni momento della vita. In salute e in povertà. E se i libri sono persone, davvero la lettura è un luogo di incontro, di scambio, di conoscenza.

Abito questo progetto dal 2009. Vivendolo, ho imparato a non dimenticare. Non solo le pagine che scelgo perché una pagina da dire a memoria agli altri posso estrarla anche dalla realtà che mi circonda: il mondo è pieno di cose da leggere, e posso pretendere le parole giuste da me e dagli altri.

Nel 2011 questa visione estesa di ciò che è lettura è confluita nella filosofia della “Carta dei Diritti della lettura” che come Associazione abbiamo scritto e che stiamo portando in giro fino ad approdare al Parlamento europeo sostenuta da tante firme (a proposito, aiutateci).

Le frasi scritte su un muro, le parole delle canzoni che mi fanno compagnia. Le orme stampigliate sulla sabbia, le rughe che si assommano sulle facce dei miei vecchi, che hanno il coraggio o la sfrontatezza di non nascondere la propria vecchiezza. Le parole salvate da una lettera mai spedita. La composizione chimica di una pietra e del mio stesso corpo. Sono tanti, diversi, infiniti forse gli oggetti di lettura. E tante le lingue in cui sono “scritti”. Tanti i punti di vista.

L’esperienza delle persone libro ha rinforzato nella pratica di promozione della lettura il senso stesso del volontariato culturale: il dono di sé. Tempo, Memoria, Impegno. L’esattezza dell’esserci.

È difficile mettersi in gioco. È difficile sostenere lo sguardo di chi ti ascolta mentre dici, e guardarlo a tua volta per dedicargli quello che dici. È difficile in questo mondo virtuale essere corpo: occhi e voce.
L’oralità fonda una relazione. Affettiva, sociale, estetica, etica.

Leggere serve. Mi serve. Ti serve. In quelle parole che qualcuno ha scritto, che io scelgo e che poi dirò c’è molto di me. Me lettore, me persona. Quella singolarità che sempre ogni buona lettura risveglia e che fa di un libro una dedica personale, che si vorrebbe per sempre: accompagnami.
Per questo leggere è pericoloso e fare la persona libro centuplica questa pericolosità: perché i lettori riscoprono il proprio potere di scelta.

[…]

“Non è una cosa che abbiamo progettato fin dall’inizio…” scrive Bradbury.

Già, queste sono le narrazioni che oggi noi abitiamo, città dopo città.

Annunci

Cosa ne pensi?

Effettua il login con uno di questi metodi per inviare il tuo commento:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...