Dopo il ciclone…

Oggi, per mail, Maria Rita mi ha chiesto:”Come va dopo il ciclone Antonio?”. Le ho risposto: “ I cicloni passano. Resta la ri-costruzione e costruzione del quotidiano, per poter continuare.”
In effetti la venuta di Antonio, fondatore del progetto las Personas libro, e il suo percorso reale – e non metaforico! -, di aggiornamento da Bari a Venezia, passando per Roma e per la Toscana è stata un po’ una ri-partenza, che, personalmente, più che motivarmi, stimolarmi e infondermi rinnovato entusiasmo, come è accaduto a tante/i, mi ha fatto piuttosto riflettere.
Dando per scontati l’apprezzamento e il ringraziamento per le indicazioni e i consigli di Antonio, per la sua capacità di far pensare e divertire, di alternare momenti di leggerezza a momenti di intensità, mi sono resa conto che, sebbene ci sia ancora molto da fare e da imparare, abbiamo, però, fatto tanto. E, quello che abbiamo fatto, abbiamo potuto farlo solo perché siamo un’associazione, che si pone e opera in termini collettivi, con tutti i pro e i contro del caso, con la fatica di dover cucire e ricucire sempre e comunque.
Porsi individualmente come fa Antonio (e non è una critica, bensì una semplice constatazione) è più semplice. Antonio gira, semina, racconta il suo progetto, non si preoccupa né verifica gli esiti delle sue semine. Del resto, ognuno ha il suo ruolo, secondo le proprie esigenze, le proprie capacità, i propri punti di vista. Ovvero finora è stato così, a meno che non cominci a cambiare qualcosa anche per lui!
Da noi, in Italia, in questi 4 anni, se Donne di Carta non avesse raccolto e realizzato, se Donne di Carta non si fosse presa carico e cura del progetto e delle persone che al progetto si sono avvicinate, non ci sarebbe stato neppure l’Antonio di questi giorni…
Ricordiamoci che tutto questo non è avvenuto per caso…. Ci sono dietro la volontà, la determinazione, la caparbietà di Sandra. Ad Antonio, che ha inventato questo bellissimo gioco delle persone libro, viene risparmiato (beato lui!) tutto l’impegno per tenere insieme le persone e le azioni, in mezzo a mille problemi. Ad Antonio viene risparmiato il dispiacere degli abbandoni che dappertutto abbiamo sperimentato e vissuto.
L’associazione Donne di Carta vive un momento di ri-organizzazione, fra progetti vecchi e nuovi, attività consolidate e nuovi orizzonti, richieste a cui rispondere, provvisorietà e precarietà delle sedi, gruppi stanchi, altri che stentano ad affrancarsi, alcuni nati da poco, altri che vorrebbero nascere e tutti che avrebbero bisogno di essere seguiti, con attenzione.
A ciò si aggiunge la scarsità di tempo e di mezzi (intendendo soldi); questi ultimi diventano un’urgenza e una priorità per cui dovremmo essere tutte impegnate nel tesseramento, nostra prima e fondamentale risorsa economica.
Le cellule locali, quindi, vivono e sopravvivono, spesso grazie alla volontà di due/tre che tirano, barcamenandosi fra studio, lavoro, famiglie ma anche fra spinte contrastanti: chi vorrebbe ritornare alle origini di coperte intime e fini a sé e a noi stesse, chi vorrebbe privilegiarne una dimensione di prospettiva.
E ciò nonostante, quest’avventura, quando siamo alla prova dei fatti, sotto la coperta o in un evento pubblico (come P/L o come Accademia), continua a mostrare la sua validità, a far emergere le sue potenzialità, a fare irrompere, con forza, le ragioni individuali, sociali, politiche e culturali che ne sono alla base, a gratificarci e, ancora, ad emozionarci e ad emozionare.
Ragioni che, per me, sono valide tutte insieme, e non separate le une dalle altre.
Non riesco ad indulgere e a riconoscermi solo nella sfera più manifestamente emotiva senza immaginarmela proiettata altrove e soprattutto senza considerarla un volano di/per altro e per coinvolgere altre/i. Voglio immaginare un futuro in cui schiere di ragazzi e ragazze possano essere intenti/e, nei treni o su una panchina, a leggere piuttosto che a inviare sms o isolati dagli auriculari; voglio immaginare persone di ogni età, che invece di rinchiudersi nelle case, davanti alla TV, riacquistino voglia di senso, attraverso parole – dette, lette, ascoltate – , attraverso immagini, attraverso suoni….
Per me questo è l’obiettivo di Donne di Carta, mediante le persone libro e mediante altre azioni: sollecitare e moltiplicare le relazioni umane attraverso la scoperta e/o riscoperta di diversi linguaggi e del loro uso.
La nostra Presidente, è stata l’asse portante, ha costruito dal niente, soprattutto continua a credere, non solo visionariamente, ma prevalentemente con un ottimismo fatto di ragione e volontà, che un altro modo di vivere e comunicare, forse, è ancora possibile, se non per tutti, almeno per molti.
E noi, associazione Donne di Carta e persone libro, ci siamo proprio per “ammassare riserve contro l’inverno dello spirito” (nostro e altrui!).
Sandra ha portato avanti una sfida difficile e complicata agendo in un’ottica collettiva, laddove Antonio è stato battitore libero e solitario.
Sandra, invece, ha coinvolto, non ha tralasciato occasioni, ha esperito possibilità, valutato probabilità, ha aperto strade, con coraggio e passione, senza risparmiarsi, ma consapevole che nessuno/a “da solo/a” costruisce niente.
Di conseguenza, continuare a credere individualmente, ma soprattutto collettivamente, a tale sfida è la condicio sine qua non per andare avanti in questa attività. Ne è la forza.
Soprattutto sarebbe importante portarne il carico tutte/i insieme.Vorrebbe dire che siamo un gruppo e che, se siamo un gruppo, se e quando ci parlassimo anche a due, sarebbe comunque un parlarsi fra tutte/i (insegnamento di ARM).
Qualcuna/o, negli anni, ha legittimamente deciso di prendere altre strade o nessuna strada, senza troppo né pensare ai problemi che avrebbe causato, almeno nell’immediato, né tantomeno a farsene carico. E’, appunto, legittimo, anche se talvolta la modalità è risultata un po’ ingiusta nei confronti di chi restava.
Mi piacerebbe che, dopo questa ri-partenza e riflessione comune che ci ha visto coinvolte/i lungo la penisola, avessimo un po’ più cura e attenzione per quanto si è costruito.
Il mio dispiacere per chi ha deciso di andarsene è sempre vivo (cento nuove persone che entrano non sostituiscono chi è uscito e che non si è stati capaci di trattenere), ma soprattutto perché rappresenta un’interruzione di quella relazione, che diciamo sempre di voler costruire con gli altri attraverso le parole dei libri!!!!
Ciao a tutte/i.
Luciana T.

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2 thoughts on “Dopo il ciclone…

  1. annadelfini ha detto:

    Si Luciana, condivido in pieno il tuo scritto/sfogo/riflessione. Però ti dico che Antonio, la prima sera che ci ha incontrate, nella casa di Roma dove è stato ospitato, nel vedere e sentire e toccare la realtà italiana..si è commosso (ha avuto un attimo di sincera commozione che ci ha lasciate perplesse sul dar farsi) e ci ha detto:”voi siete riuscite in quello che io in Spagna non ho saputo fare”. Che bella gratificazione; e che bella soddisfazione sopratutto per Sandra che come dici tu ha saputo vedere “oltre” e costruire con entusiasmo e caparbietà la nostra Associazione con le persone libro si, ma anche con gli altri progetti che sono i mattoni del castello dentro il quale le persone libro possono dire e donare.
    Anna D.

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  2. “Mi piacerebbe che, dopo questa ri-partenza e riflessione comune che ci ha visto coinvolte/i lungo la penisola, avessimo un po’ più cura e attenzione per quanto si è costruito.” Brava Luciana.
    La nostra partecipazione, operai parlanti e silenziosi, ha fatto sì che questa “Fabbrica di S.Pietro” abbia prodotto una costruzione solida. Bisognerebbe che ognuna/o si allontanasse dal proprio mattone per godere della visione d’insieme. L’architetto, magister murario, sa che solo la nostra passione e il nostro coinvolgimento possono abbellirla.

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