La coperta incantata

L’incanto è quella corrente circonfusa di splendore che frastaglia i contorni e i pensieri.
L’incanto ha molte lettere in comune con l’incontro, e l’incontro si compie quando due persone si guardano davvero e si leggono (respirandosi dice Antonio), quando un lettore e un libro si cercano (qualunque libro, qualunque testo, anche solo un rigo dice Antonio), quando una Persona -Libro avverte l’urgenza magnetica di restituire una pagina e si crea una simbiosi di mondi subacquei, una comunicazione di suoni e consistenze e temperature.
Non è il tono della voce (dice Antonio) ma la volontà di adattarsi, e fondersi, come farebbe la cioccolata calda, su un volto (immagina che io sia un biscotto dice lui), su un sentire, su un alfabeto di segnali cifrati e arcani che affrontano la luce.
Così accade che si crei quello spazio (un “hueco” dice Antonio in spagnolo) in cui io Persona-Libro sono quel che sono (senza paura di essere giudicata) e mi vesto di lettere, di gola e di saliva, non impongo ma propongo. Con parole di velluto restituisco con-testo, e significato al mio dire, più profondo.
Incantata e sciolta (fusa dice lui), con tanti libri infondo ai pensieri e tutti i lineamenti in disordine per l’emozione, resto, avvinghiata ad una grande certezza. Quella di essere nel posto giusto.

Francesca Palumbo

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