Matura una nuova stagione ad accoglierci

“Anche gli dei morti governano. Anche gli infelici temono per la loro felicità. Lingua dei sogni. Lingua del passato. Aiutami a uscire, fuori dal pozzo…”

Mesi fa, mentre la “palabra vinculada” sentivo spengersi in me per amore di voci che sapevano guidarmi in questo cammino di “persona libro”, mi son ritrovata persa in quel caos che non sa più distinguere la strada, la bellezza, il senso… Non c’ero più: zoppa, impaurita. Senza sguardo nè respiro. Piena nel vuoto.
Sospesa.

Ci vuole tempo… il tempo paziente del ritrovarsi piano.
Il ramo secco deve cadere.
Lentamente.

Ed ogni tanto rileggevo:

“Tac Tac Tac! non si sentiva altro che il rumore di quella bacchetta. Perché l’orgoglio in pezzi non fa rumore. Si frantuma in silenzio.”

Antonio Rodriguez Menendez “l’omino” del progetto Fahrenheit 451 ritorna in Italia. Mi muove il desiderio di incontrarlo. Vince il timore.

“Sete. Devo svegliarmi. Devo aprire gli occhi. La ciotola accanto al giaciglio. L’acqua fresca non estingue solo la sete, placa anche il frastuono nella testa.”

Non è stato facile… ma esiste l’alba dietro ogni imbrunire.
Antonio ancora non c’era quando sono arrivata; c’era già,però, quello sguardo che dona esistenza: le voci di quei libri che mi hanno accompagnata in quel viaggio sospeso.
Uno sguardo che respira e che fa respirare.
Commuove. E’ un momento forte. L’orgoglio si frantuma in silenzio ed anche il timore.

Quel pieno di vuoto è vuoto ora… respirare è anche vivere del passato, dice Antonio, e guardarlo… definirlo con attenzione… scegliere le parole per dirlo affinchè possa davvero essere quel nutrimento non dato all’aria ma all’altro da me: parole feconde… da consegnare.

Un cammino vissuto, quel che Antonio ci racconta… un cammino che mi è stato già dato/donato… tramandato perchè figlia di questo progetto, e che ha bisogno, attraverso di lui, di un aiuto: acqua fresca.

Coinvolge quest’uomo. Avvolge. Stravolge. Costruisce attimi di forte intensità… sorridendo.

Leggere con respiro. Nulla è scontato… nessuna parola a caso: il testo perde neutralità e diventa per tutti. Inclusività… per tutti se decidi questa rivoluzione nella relazione d’intimità nell’economia dell’attenzione per la parola consegnata.

Marcello è il primo volontario a dire il suo libro scelto con… amore: quella lavanda e quel rododendro li ho ancora fermi in testa. Devono diventare quel cioccolato fuso. Antonio non molla. Marcello nemmeno: si lascia fare da quell’umiltà che lo ferma e, con voce davvero di cioccolata, dice: lo sento che mi manca qualcosa.
Desiderare il vincolo… senza difese… il recupero del corpo.
La persona libro ha amore per quello che fa.
Cambiare maniera di parlare… cambia il modo di pensare.

E’ Luciana la seconda coraggiosa: seduta, dice, accarezzando la testa di Sandra. La guarda.
La voce ha bisogno di una guida iniziale… di un gesto pazzo di Antonio che afferra il suo impermeabile e si accuccia con loro a donare riparo.
Luciana è cioccolata… per Sandra… per noi.
Nutrimento…

E si va… quel respiro empatico continua e sembra non fermarsi nemmeno nelle pause…
Sembra davvero si parli insieme “con la punta delle dita”…
Atteggiamenti…
Antonio questo voleva creare.

E mentre lui parla a un pubblico curioso di sapere, nella conclusione ci chiama… e le parole dei nostri libri fluiscono da ogni punto della stanza… una pioggia di parole respirate che proviamo a consegnare.

Anch’io lo faccio e sento forte la paura di quel corpo recuperato.

“.. ma là non c’era un albero di fico, là c’era il mio noce amato. Sapevi madre che si può avere nostalgia di un albero”

Insegnare a “dire” crea bellezza… piacevolezza, anche.

Non era bello stare qui? – chiede Antonio – non era un piacere?

Roberta Buc (Arezzo)

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Foto di Roberta e 1 di Maria Rita Guarini
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