Umano troppo umano… migrare

Prologo
“Nessun emigrato conosce alla partenza la portata del suo passo, il suo sarà un cammino solitario, incontrerà difficoltà che nessuno gli ha predetto, dolori e tristezze che pochi condivideranno. L’emigrazione gli mostrerà sempre la sua vera faccia, il peso immane del destino individuale, il prezzo da pagare in termini di solitudine e di rinunce, nonostante i vantaggi materiali che tanti ci troveranno. E a ogni ritorno in patria scoprirà quanto poco sappiano coloro che restano di ciò che capita a coloro che sono partiti”.

Così scrive Marisa Fenoglio nel suo Vivere altrove e con queste parole si apre  il nostro lavoro sulla MIGRAZIONE, un omaggio doveroso a tutta la people-boat di ogni epoca.
Un omaggio con cui tentiamo, ricostruendo queste solitudini, una riparazione possibile tramite la cooperazione, la sinergia tra più linguaggi espressivi per fare di quelle singolarità, di ieri e di oggi, una storia collettiva.

E’ di questi giorni l’articolo di Repubblica sulla storia di un ennesimo naufragio di speranze e di vita che questa volta ha un volto che conosciamo, quello dell’atleta somala di quell’edizione olimpionica di Pechino che arrivò ultima tra gli applausi del pubblico. Il costo reale di quel coraggio su pista diventa un viaggio su un barcone verso un altrove mai raggiunto. Si chiamava Italia il “suo” Altrove.

Se le persone libro imparano a memoria i libri è per riempire il silenzio: dell’omertà, dell’oblio, della facile dimenticanza; non è per sfoggio o per esibizione spettacolare. Non essere attori ma lettori, che imparano a memoria e dicono a voce alta, fa del “non dimenticare” un imperativo etico che costruisce relazioni tra chi dice e chi ascolta: un passaggio che ci rende tutti testimoni di ciò che accade.
Questa testimonianza si esercita anche attraverso la lettura quando diventa un atto di interpretazione della realtà: i libri ricostruiscono il mondo e il mondo produce continuamente storie che meritano di essere ascoltate. Ricordate. Condivise.

Già a Roma l’Associazione Donne di carta aveva iniziato un percorso sulla migrazione sfogliando pagine storiche dell’esodo italiano in Argentina e aveva scoperto nei passi del Tango il segno simbolico di una danza che è  la narrazione della separazione, della nostalgia, dello scontro/incontro con l’Altro. Della capacità di reinventarsi.

Il progetto Entro in Centro a L’Aquila (che si realizza grazie alla raccolta fondi T’Abruzzo, con la quale l’associazione CooperAction Onlus, in partenariato con le associazioni Bibliobus L’Aquila e noi, ha avviato il lavoro) è l’occasione di sperimentare con maggiore ambizione le fasi di questa narrazione accostando testi della Letteratura e della vita vera dell’emigrazione storica con quelli più attuali dell’esodo sulle nostre coste  in un rovesciamento paradossale che fa dell’Italia il Paese da cui ieri si partiva per una Terra migliore e che oggi appare una falsa illusione sia per i giovani italiani che non riescono a restare sia per quei solitari naviganti che vi approdano.

Un accostamento necessario prodotto dal mixer dei testi, dalla costruzione analogica del repertorio fotografico per riequilibrare le storie di ieri con quelle di oggi perché non c’è differenza di valore nella necessità, nella disperazione, nella speranza. Il cuore stesso di ogni Storia. Il peso di ogni viandante.

E accanto ai passi citati,  a contrasto o a eco struggente, i passi di un tango, che non si fa mai coreografia ma linguaggio espressivo autonomo, dolente o gioioso, di un’unica Storia in oscillazione continua tra nostalgia e desiderio d’integrazione: tra passato e futuro.

Gli intrecci non finiscono qui: il gruppo pugliese Rumore collettivo allestirà una mostra fotografica proprio all’interno del Bibliobus; gli stessi tangheri del gruppo Artisti aquilani saranno accompagnati dalla voce solista del violino di Elena Floris mentre il maestro Patrizio de Magistris comporrà una sua versione pittorica, in real time, dei tableaux vivants che si alterneranno sul palco.

E’ qui, in questa rete umana di competenze e di linguaggi, che si realizza il sogno dell’Associazione Donne di carta, condiviso da tempo con CooperAction: una promozione della Cultura che sia sempre  più narrazioni possibili perché il Mondo, fuori e dentro i libri, quest’immensa cosa da leggere che è la realtà, è sempre plurale.

Non a margine, anzi con orgoglio, questo lavoro esprime in ogni aspetto il senso di un’ideazione collettiva, la forza creativa della cooperazione: ad affiancare le voci della neo-cellula di persone libro aquilane interverranno infatti  le persone libro di Arezzo e di Roma per dire semplicemente che essere insieme è un cammino.

Il 26 agosto in piazza San Bernardino, alle ore 21.00, L’Aquila sarà un Porto ideale  di partenze e di ritorni che ci renderà, per una notte, liberi cittadini della Terra comune dell’immaginazione.

Non a caso, dunque, all’interno della Festa della Perdonanza.

Epilogo

“Viaggiare con occhi sgranati sulle meraviglie altrui è inutile, quando l’anima resta chiusa nella cassaforte di casa. Un vero viaggio, si può fare anche camminando a piedi fino a un quartiere della propria città, dove vivono, o sopravvivono, persone venute da lontano, spinte dal bisogno ma non per questo povere in assoluto…Siamo capaci al massimo di dimostrarci “caritatevoli”, ma difficilmente proviamo curiosità per le loro tradizioni, culture, abitudini, neppure ci interessa sapere cosa abbiano abbandonato alle spalle, quanta tristezza costi piantare tutto e partire verso il nulla. Loro, la diaspora della povertà, forse non sono ansiosi di raccontarci tutto questo. Ma non lo sapremo mai, perché continuiamo a vederli come un problema da risolvere qui o nel migliore dei casi pensiamo a come “integrarli”, cioè costringerli alla rinuncia del mondo che si portano chiuso nel cuore.” (da Viaggiare camminando. Incontri di un viandante di Cacucci).

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