Voci e passi

Un tentativo dell’Accademia della lettura di Donne di carta è promuovere la lettura, unendo diversi linguaggi espressivi,  come interpretazione globale della realtà non limitandola, quindi, all’oggetto libro. Il che comporta che anche i linguaggi espressivi, che entrano in contatto tra loro, si trasformino in oggetti di lettura. Un circolo virtuoso che consente l’esercizio del pensiero narrativo e l’allenamento dell’immaginazione.

Per far questo l’Associazione Donne di carta utilizza la “rete” ossia costruisce contatti con altri soggetti accogliendo proposte e cercando di immaginare insieme un percorso. In fondo, la parola “progetto” indica proprio un “lancio verso” che è anche un “lancio a favore” quindi un’economia del reciproco vantaggio.

La cosa più difficile da far comprendere è che la forma “evento” non è uno spettacolo perché sempre Donne di carta cerca la forma della narrazione, privilegia l’oralità, tutela la Storia e la Memoria, con una vocazione  dichiaratamente divulgativa.

Divulgare… significa rendere pubblico. La Cultura come un bene comune. Il Sapere come un oggetto condiviso. E la forma “evento” è solo un modo per facilitare questa fruizione, perché si presta a creare agio e partecipazione. Livellando non i contenuti ma accorciando distanze tra chi dice e chi ascolta.

Stessa finalità hanno i racconti con i quali accompagniamo i nostri progetti e la documentazione audiovisiva: artigianale e dilettante. Un “documento” e non un “prodotto spettacolare”. Certe che archiviare sia una risorsa della memoria quando è percepita come una pratica di riuso e di rilettura.

Il progetto in questione ha un bellissimo titolo, proposto da Eliana Montanari, fondatrice del Centro di Tango Argentino Astor Piazzolla, “Tango: L’identità in corpo. Storie e passi della migrazione”, che ha voluto condividere con noi la sua idea di un lavoro che raccontasse l’emigrazione attraverso i passi del tango e viceversa. Un progetto primitivo nel senso che non ha pretese di completezza ma che rappresenta una sperimentazione linguistica (accostamento di più media) e narrativa.

Per lei, esperta e competente del mondo tanghero e argentino, è stata una scommessa enorme usare “noi” come veicoli. E noi abbiamo cercato di contribuire a questa narrazione con le voci delle persone libro e con una ricerca fotografica, curata con amore da Nicoletta Montemaggiori, che testimoniasse i diversi momenti del fenomeno “emigrazione”.

Ci siamo riuscite?

Ci siamo divertite. Abbiamo imparato cose  sull’emigrazione che non si dicono e abbiamo tentato di trasmetterle, grazie anche alla competenza storica di Olga Ciofini che le ha rielaborate sotto forma di una semplice conversazione-intervista. E le persone libro hanno sperimentato la loro voce su testi tangheri, selezionati tematicamente da Eliana Montanari, cercando di non cadere nella trappola formale del testo per musica (rime, cadenze, pause) per ridare la bellezza struggente di questa “epica dell’abbandono e della nostalgia”.

Nell’evento dal vero abbiamo sperimentato anche l’accostamento tra passi letterari (Pirandello) e passi “volgari” (lettere autentiche di emigranti) con le immagini d’epoca giocando ancora una volta con la voce come strumento orale di narrazione ma accettando la formula della lettura e non della memorizzazione. Una lettura nascosta, senza la presenza fisica di chi legge: solo una voce che cadenza o è cadenzata dal ritmo delle immagini.

Ospite straordinario e impagabile di questa avventura è stato il Maestro Massimo Politelli che ci ha regalato eleganza e bellezza con la sua ballerina Marta Herashchanka ma soprattutto… racconti, narrazioni personali e progettuali, con semplicità e convivialità, amante sincero del  tango come ballo sociale, costruzione effimera di legami eterni solo nell’immaginazione, antica, dell’amore legato alla perdita e, quindi, al ricordo.

Massimo ci ha raccontato l’atmosfera delle milonghe argentine; da napoletano errante ha ricucito l’impasto melodico e lessicale con la canzone italiana scegliendo tanghi nati dall’anima di un artista di discendenza italiana. E, da italiano meridionale – una razza speciale -, ha difeso la Storia, il bisogno di non dimenticare e la necessità di riscriverla sempre, per amore delle verità che l’ideologia nasconde.

E’ proprio  il non dimenticare che ci consente di comprendere meglio, per esempio, gli emigranti di oggi che, in un rovescio radicale di posizioni, approdano sulle nostre coste sperando, come sempre, che un’Altra Terra sia quella giusta per… non morire. Ma questa è già un’altra storia…

I documenti audiovisivi che vi proponiamo sono un montaggio (di cui chiedo personalmente venia) di alcuni estratti dell’evento per rendere conto semplicemente del lavoro, per dare un’idea del percorso immaginato, per condividere un fare. E per ringraziare, di cuore, chi ha partecipato.

Tango & Emigrazione-Atto zero è il Backstage con una struggente lettera scritta da un emigrante italiano da Buenos Aires

Tango & Emigrazione-Atto1  tra gli altri estratti un ballo dolente eseguito da Massimo Politelli e Marta Herashchanka.

Tango & Emigrazione-Atto2 è centrato sulle voci dei tanghi detti a memoria dalle persone libro (estratti) 

Tango & Emigrazione-Atto3  una conversazione storica sul fenomeno dell’emigrazione italiana grazie a Olga Ciofini

Tango & Emigrazione-Atto4  ancora  Massimo Politelli e Marta Herashchanka

4-5 luglio 2012

Nota

Tra le tante persone intervenute, due giornalisti di Viaggiare Ballando,  che, non solo si sono scatenati in tanghi vorticosi alla fine della serata, ma ci hanno regalato un articolo intenso e sincero che potete leggere qui: Il Tango, l’Argentina, l’emigrazione, la nostalgia…

E questa finzione di vivere per una notte dentro un quartiere di Buenos Aires ha coinvolto davvero tutti: c’è stato un momento (irripetibile) in cui almeno 15 donne in fila accennavano insieme i passi base del tango (tipo danza dei vatussi) affrontando, con il piglio feroce del dilettante, gli unici due uomini che, di fronte, cercavano di dominare l’aggressione. Non abbiamo foto di questo episodio né dei due tanghi che Olga e compagno ci hanno regalato a dimostrazione della bellezza di questa danza, dovrete chiudere gli occhi e immaginare…

Solo uno scatto (infelicissimo) che coglie proprio me nell’imitazione mal riuscita  di  “quella Donna”… da un… tango y nada mas. Che, ovviamente, non vedrete.

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