C’entro in centro?

Si conclude il 20 giugno il ciclo di formazione per diventare una persona libro a L’Aquila. Progetto voluto fortemente da CooperAction.

Siamo fuori della struttura della Bibliocasa, in un’area adibita con un lungo tavolo e poche sedie alla conversazione extra-letture. Due ragazzi stanno svuotando una stanza stracolma di libri donati che finiranno in parte nella Biblioteca e in parte nel Bibliobus già saturo.

Cos’è in definitiva la Bibliocasa? un luogo che cerca attraverso i libri di costruire aggregazione sociale, di coniugare desiderio di Cultura con bisogno di relazioni in un tessuto sociale strappato dolorosamente dagli interventi post sisma. Perché nessuna politica governativa ha mai pensato seriamente che la comunità sia il primo valore da salvare dalle macerie. Salvare le persone isolandole arreca danni ai danni già esistenti.

Un angolo di questa Casa dei libri

I luoghi dei libri spesso sono come i rifugi in montagna: un posto dove sostare, dove riprendere fiato, dove incontrare un possibile amico, dove capire, forse, un po’ di più perché stai salendo, e se valga davvero la pena camminare. La popolazione aquilana espresse un disagio che la trasmissione Fahrenheit raccolse e risposero in tanti: tanti libri e anche un bus, appunto, il Bibliobus che ancora oggi, seppur arrancando, gira per i paesi con i suoi doni. Perché questi libri si leggono nella Bibliocasa e si ricevono in dono tramite il Bibliobus.

Anche la mia minuscola casa editrice ha regalato i suoi libri, e credo che molti soci di Donne di carta, sapendo di questa possibilità ora,…  si daranno da fare.

Abruzzo24ore-Trasmissione dedicata alla Bibliocasa

Matteo ci racconta che è riuscito a tirare il pulmino fino ai 100 km/h per portare i libri ai ragazzi dei paesi vicino Carsoli e si chiede cosa succederà quando tutti i doppioni saranno regalati… si chiede se non sia meglio per le copie singole cominciare a immaginare un book crossing.

Fa lo studente universitario, ora è un volontario del servizio civile presso il Bibliobus; da oggi è laureato “persona libro” e aspetta con ansia il suo debutto (battesimo?) pubblico che avverrà il 30 giugno nelle piazze di quel centro storico ancora percorribile, circondato dal filo spinato della zona rossa.

Non mi ricordo il nome dell’Autore del libro che ha scelto – accade sempre così: restano impresse le parole – ma il suo testo parla, giocando con la matematica e lo zero, di concetti assoluti:  l’incalcolabilità dell’infinito e lui si lamenta del suo accento napoletano, della sua vocazione alla sceneggiata (come faccio a essere naturale senza essere napoletano?) qui in questa Terra d’Abruzzo – altri accenti – e scalcita quando ci chiamano a tenere insieme un’intervista televisiva per Abruzzo24ore : ma perché io?

Abruzzo24ore – Trasmissione dedicata la Progetto “persone libro”

Bruna ha tenuto le fila di queste “giornate formative”: pochi curiosi iniziali e ora 11 persone ma oggi siamo di meno: fa caldo, c’è chi lavora e non ha potuto investire il tempo nel tempo del dire ma ha promesso che ci sarà, ci sarà il 30 e poi il 7 luglio quando i camminatori e le camminatrici di Stella d’Italia approderanno a L’Aquila invadendo il centro storico. Noi in quell’occasione, noi persone libro, saremo più fuochi: Educazione e cultura, Natura e chissà quali altri.

Leggi sul sito di Cammina Cammina/Stella d’Italia

Facciamo esercizio di fiato, impariamo a rallentare, ad abitare lo spazio, a sentirci mentre diciamo le parole. Ogni testo detto sembra sempre più bello in confronto alla lettura silenziosa, personale. Si fa “persona”. Si fa “tremore”. Si fa “insieme”. E stupisce assistere, ogni volta, alla nascita di una cellula: è come stare sotto il cielo d’agosto ad aspettare una stella cadente sapendo già che il desiderio – quello vero – sta proprio in questo. Che ac-cada.

Amo questo progetto. Lo amo di più ogni volta che, a causa delle persone che incontro, mi viene restituito.

Non facciamo nulla di importante. Non ristrutturiamo i monumenti feriti. Non leviamo pietre né spazziamo macerie. Non sappiamo fare niente.  Regaliamo a chi ascolta le parole che abitiamo, parole prese in prestito, aspettando che qualcun altro si alzi e dica: Io sono…

(Matteo ci confessa che il suo sogno sarebbe, oggi di andare in prestito a qualcuno: ma a tempo indeterminato– aggiunge. E io rido ma mi commuove questo bisogno di coincidenza tra persone e libri, questo desiderio di “essere per… qualcuno”).

Non c’è altro da aggiungere; questa è la magia: le parole dette a voce alta trasformano i luoghi, tutti i luoghi, in un posto giusto. A misura delle persone.

Non serve crederci: bisogna farlo.

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