Non nominare le Donne invano

Le parole sono.

E basterebbe questa frase ma se devo proprio aggiungere “cosa”, direi: sono tutto quello che abbiamo per dirci.

Vale per ognuno/a di noi. Ma per le donne vale di più. Questione di Storia: zittita, sepolta, mutilata. La Storia che ci insegnano a scuola non ci comprende. La Storia in cui abitiamo ogni giorno ci rende invisibili. O per eccesso di presenza – secondo lo sguardo/desiderio/proiezione altrui; o per eccesso di mancanza: di rappresentatività, di decisionalità, di Potere.

La Cultura non è neutra, nei fatti. Grammaticalmente è femmina. Per questo vale poco? Strano: anche la Guerra è sostantivo femminile ma pesa di più in questo scenario conflittuale tra i generi: femminicidio. Una parola che non piace. Come se le parole dovessero essere graziose, gentili anche se indicano qualcosa di orribile.

Tutte le parole hanno una storia. Questa risale al fenomeno sociale dilagato a Ciudad Juarez, città alla frontiera con gli Stati Uniti, dove dal 1993 al 2006 (periodo a cui risalgono i dati rilevati da Amnesty) ogni mese vengono ritrovati in media due corpi di donne assassinate.

Cito:

Il termine si definisce come l’assassinio misogino di una donna da parte di un uomo. Un fenomeno sociale legato al sistema patriarcale nel quale le donne sono bersagli dell’uccisione, sia perché sono donne, sia perché non lo sono nel modo giusto.

(J. Monarrez Fragoso, Feminicidio sexual serial en Ciudad Juarez: 1993-2001, in “Debate Feminista”, anno 13, vol.25, aprile 2002).

Nel modo giusto. Perché non si può essere donne a modo proprio. E che non sia una proclama femminista – e quindi “di parte” lo rivela l’ultimo articolo Pro Fedeltà pubblicato da L’Avvenire a cui, credo, sia sufficiente questa risposta elaborata da “Le Arrabbiate“.

E ancora:

Secondo la deputata federale Marcela Lagarde, che presiede la Commissione parlamentare speciale di inchiesta sugli omicidi di Ciudad Juarez, ‘gli assassini sono uomini che pensano di avere il diritto di uccidere delle donne perché si credono superiori a loro. Questo termine nasce in opposizione a quello di omicidio’.

(Marc Fernandez, Jean Christophe Rampal, Ciudad Juarez, capitale del femminicidio in “Il libro nero della donna”, Cairo Editore 2007).

Fatto sta che questa parola dice tutto. Troppo?

Per questo quando, quel Giovedì, abbiamo affiancato le donne romane che ogni settimana (per la precisione ogni Lunedì alle ore 14.30) si riuniscono su Ponte Mazzini a Roma – il nefasto ponte dell’infanticidio – per sfilare con i cartelli che denunciano questa strage noi, persone libro, non abbiamo detto nulla. Non un libro.

Indossavamo solo citazioni: parole da leggere, da guardare. Parole mute. Camminando lungo le strisce pedonali ad ogni scatto rosso per gli automobilisti. Perché reggessero il peso del silenzio. Il nostro silenzio, secolare.

Uno dei cartelli riportava un brano di Cassandra, la profeta visionaria, la regina della notte di C.Wolf:

Il mondo abitato, fin dove ci era noto, si era rivoltato contro di noi sempre più crudelmente, sempre più velocemente. Contro noi donne, disse Pentesilea. Contro noi esseri umani, ribattè Arisbe.

E’ proprio vero che gli uomini – quelli di sesso maschile intendo – non smettono mai di ripetere i loro errori, anche quelli grammaticali. La differenza di genere è nella voce di Cassandra un timbro speciale anche là dove esorta alla consapevolezza uomini e donne, perché la sua visionarietà è femmina. Una voce che si spezza nell’incomunicabilità. Perché anche questo è il senso tragico delle parole delle donne: la caduta.

I maschi, deboli, ma con il prepotente bisogno di vincere, si servono di noi come vittime per poter conservare il sentimento di sé.

Parole che suonano come sentenze.
Campeggiano, irate e tenere. E fanno eco al rumore della verità là fuori, ogni giorno: “Padre, dacci oggi il nostro femminicidio quotidiano“.

Occorre combattere il male prima, quando ancora non si chiama guerra.

Questo il guaio. La volontà che manca. Il vuoto di politica. O il vuoto d’amore. Cassandra sa che Elena è solo una donna-pretesto – come sempre le donne.
È il fantasma necessario per giustificare odio e violenza, le due parole-chiave del potere. Quando crolla.

Ma Nessuno ha ragione in guerra.
Tutti e tutte, sconfitti.
La resistenza di Cassandra appartiene all’ordine delle parole che non si devono dire.
Soprattutto una donna. Una figlia. Una possibile sposa. E quindi futura madre. Tutte condizioni da controllare – come oggi ripete il Family Day o il sabotaggio continuo della Legge 194.
Lei dice: NO. BASTA.
Lei dice: non sto da nessuna delle due parti.
Nessuna parte può giustificare l’orrore.

Perché i nemici sono l’invenzione necessaria per avere ragione. Sempre. Ma la Ragione – obietta Cassandra – non ha come opposto il cuore. La Ragione ha come opposta la vita.

Tra uccidere e morire c’è una terza via: vivere.

Cassandra. Muta. Torna a cantare. Perché chi è profeta non parla: canta.
Una voce da sentire. Ancora. E ancora.

E’ così che abbiamo accolto il Progetto “Cassandra” del Gruppo Festina lente. Perché questo gruppo di giovani crede nel peso che hanno le parole. Abbiamo scelto di far risuonare – tramite la loro versione – ancora una volta la sua voce nello spazio suggestivo della necropoli della Portuense (il Drugstore Gallery), a Roma.

Cassandra – le sue tante voci – nella Città dei morti,  contigua alla Città dei falsi viventi.
Uno scenario terribile – come solo sa esserlo la Storia con le sue macerie, le sue pietre che raccontano…- a eco della “sua” storia che tragicamente segna ancora le nostre vite.

Non conosciamo mai la nostra altezza 
Finché non siamo chiamati ad alzarci. 
E se siamo fedeli al nostro compito 
Arriva al cielo la nostra statura. 

L’eroismo che allora recitiamo 
Sarebbe quotidiano, se noi stessi 
Non c’incurvassimo di cubiti 
Per la paura di essere dei re.

O per paura, forse, di essere regine – cara Emily Dickinson.

NOTE DI CRONACA

Ogni Lunedì – ore 14.30 – Ponte Mazzini – Roma – Flash Mob perpetuo contro il Femminicidio.

Mercoledì 13 giugno – ore 18.00 – Partecipazione sul tema “Il Femminicidio” alla Festa di SEL – Caracalla.

Giovedì 14 giugno ore 11.00 Roma -Piazza Cairoli – “Prima del coraggio il diritto di denunciare”Mobilitazione  ideata e promossa da UDI NAPOLI.
Migliaia di donne – e diverse Associazioni – hanno firmato un appello alla ministra Severino, mandato per conoscenza alla Ministra Cancellieri per chiarire e modificare l’articolo 1 del testo unico di pubblica sicurezza. Gli appelli al coraggio, le rassicurazioni verbali (poche), gli avvertimenti sul prezzo del silenzio, si fermano sulla soglia di un commissariato o di una caserma dei carabinieri.
Denunciare è difficile, per la negazione delle risorse alle reti antiviolenza, per la mancanza di alternative di lavoro e perché spesso il violento è il detentore dei mezzi di sussistenza. Denunciare in Italia è ancora più difficile, e lo è fin dal primo passo ovvero la consegna della querela ai competenti : Polizia e Carabinieri.

Sabato 16 giugno ore 21.00 Roma – Drugstore Gallery – via Portuense 317 – L’Accademia della Lettura dell’Associazione Donne di Carta con il patrocinio della Soprintendenza Speciale per i Beni Archeologici di Roma presentaLe voci di Cassandra“. Performance creativa a cura del Gruppo Festina lente.

La Necropoli della Via Portuense – “Drugstore Gallery Portuense” fa parte di un’area archeologica compresa tra via Q. Majorana, via Portuense, viale di Vigna Pia e via Giuseppe Belluzzo dove gli scavi archeologici hanno restituito già dagli anni Cinquanta il tracciato basolato dell’antica via Campana e dell’antica via Portuensis, insieme ad una vasta necropoli di età imperiale, un mausoleo e un complesso termale che si estendevano ai lati delle due grandi direttrici viarie. Il complesso archeologico del Drugstore è composto da cinque ambienti in parte ricavati nel tufo e in parte costruiti in muratura. La tomba più grande presenta resti di affreschi con motivi geometrici, floreali e nature morte. Molto ben conservato – ad eccezione di una fossa per inumato che lo ha tagliato nella parte destra – è il pavimento a mosaico bianco e nero: vi sono rappresentati lungo i lati satiri vendemmianti alternati a quattro grossi vasi (kantharoi). Al centro, una figura maschile che brandisce un’ascia è stata identificata con Licurgo, un personaggio del mito di Dioniso, mentre assale la ninfa Ambrosia la quale per difendersi si trasforma in un ramo di vite. La tomba D, un colombario di forma rettangolare, ha tre lati scavati nel tufo e il quarto in muratura: su questa parete, che presenta una decorazione floreale e alcuni graffiti, si aprono 4 file di 10-13 nicchie ciascuna con foro rettangolare sul fondo per la deposizione delle ceneri dei defunti. Il pavimento è in cocciopesto.

©Drugstore Gallery Portuense / MiBAC

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