Senza più gentilezza

Mentre io e Antonella raggiungevamo la postazione di Cipro, da cui saremmo partite con le altre, su un vagone della metro sono saliti due musici della Transilvania – glielo abbiamo chiesto – lui con il violino e l’altro con la chitarra. Sembrava di essere dentro un racconto di Hoffmann: il dono impagabile del  fantastico nel quotidiano.

Non ho avuto la prontezza, scendendo, di chiedere loro un biglietto o un numero per poterli recuperare… Ma ho pensato: noi oggi faremo come loro “vagabondi all’esterno biblioteche dentro” e il nostro unico talento è il tempo che abbiamo dedicato a imparare a memoria le parole di un’altra musica: la Letteratura scritta dalle donne che sarebbe semplicemente Letteratura se le cose, qui tra noi, fossero diverse.

Fa un po’ impressione essere le parole  di Rosetta Loy o di Gabriella Ferri o di Forugh Farrokhzad o di Goliarda Sapienza nelle stazioni della metropolitana… Sistemiamo il roller up con la gigantografia LE MELE DI EVA, i cestini carichi di mele del mercato e di depliant che riportano le biografie delle 23 donne delle quali oggi siamo le parole; montiamo e smontiamo la cassa, offriamo continuamente mele…. nelle stazioni e nei vagoni da una fermata all’altra.

La gente  il più delle volte accelera il passo, intimorita dallo sbarramento di una mela, quasi aggressiva nella reticenza: – ma quanto costa? nulla, è un regalo! Gente che distoglie lo sguardo mentre racconti… – non ne possono più di offerte- mi spiega Bruna –  al punto da rifiutare un dono? – rispondo perplessa.

Penso ai due musici della Transilvania. E alla facilità con cui questa città uccide la bellezza.

Come fa con le sue donne. Che massacra a coltellate ma anche con la violenza di un lessico giornalistico che attribuisce come movente la passione a ogni atto di femminicidio o con la manipolazione sistematica dei fatti adducendo un comportamento consenziente per giustificare una pratica di distruzione e di morte. O con i suoi messaggi pubblicitari che riducono una donna alle parti anatomiche di una bellezza senza senso che diventa il senso tragico di un tentativo di sopravvivenza.

Siamo tutti e tutte complici di questo stato di cose. Per quello che non abbiamo saputo cambiare, per quello che non vogliamo cambiare.

Prendo il microfono in mano e porgo due mele. Dico forte, arrabbiata: –  siamo le figlie di Eva, portiamo in dono la mela della Conoscenza perché la Cultura non è un peccato, e come per Eva, la Sapiente, la Cultura delle donne è una mela… in dono… per tutti.

Due uomini stranieri, di pelle scura, molto eleganti, prendono le mie mele dicendo grazie. Un altro mi chiede: – è lavata? e affonda i denti nella buccia. Due ragazze si fermano ad ascoltare le parole struggenti di Elsa Morante.

Io urlo nel microfono: – ma non puoi obbligare la gente ad ascoltare se non vuole! – contravvenendo a ogni principio di intimità che caratterizza le persone libro, e lui strattona lei che voleva fermarsi e sentire…

Sono arrabbiata. O forse confondo l’ira con il dolore.

Quelle due ci hanno seguito di stazione in stazione – mi sussurra Marina in un orecchio – dai presidente… va tutto bene

Io mi proteggo dietro la videocamera riprendendo tutto ma non avvito bene il microfono e pagherò con la perdita dell’audio.

A Piramide arriva Monica Cirinnà, a rappresentanza della Commissione delle Elette

Ci ringrazia pubblicamente perché ogni militanza culturale – dice –  aiuta ad amministrare meglio la cosa pubblica – , e sottolinea le cifre agghiaccianti delle donne morte sul campo solo perché donne: – la Cultura è una strada per combattere la violenza –  ribadisce.

Io guardo le persone che si sono fermate, guardo le persone libro: queste donne di tutte le età, romane, aquilane, iraniane, napoletane, pugliesi, toscane…  tutte cittadine di una Città senza più gentilezza;  armate dei loro fratini azzurri, colpevoli di aver sottratto tempo alle famiglie, al lavoro, al quotidiano per essere qui.

Lavoro qui vicino e sono corsa alla pausa pranzo per venirvi ad ascoltare – dice una donna con gli occhi lucidi – non vi avrei perse per nessuna cosa al mondo.

Queste sono le figlie di Eva… l’eredità del desiderio di Conoscenza.

Ma le battute di Anna Magnani, che Nicoletta fa sue, sono un testamento pesante per questa Città senza più gentilezza.

Anna Magnani in “Roma” di Federico Fellini

A onor di Cronaca: c’era un ragazzo che ci ha “inseguito” armato di videocamera; silenzioso, attento. Mi sono chiesta cosa pensasse… ma non ho avuto la gentilezza di domandarglielo. Oggi ricevo questo link: è un servizio video sul nostro evento. Ho scritto alla redazione ringraziando a nome di tutte le persone libro perché quella “mela” è stata raccolta da qualcuno.

Le mele di Eva per l’8 marzo.

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Un commento Aggiungi il tuo

  1. lucianaddc ha detto:

    Armate di parole, andremo a scovare la gentilezza………
    Forse, ci sono tante persone che stanno aspettando il tempo dell’ascolto e dello sguardo….per capire e per capirsi.

    Mi piace

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