Next page Generation


La velocità che contraddistingue la nostra epoca, nel comunicare, nel condividere, nello scambiare, con un sms, con un click, con un twitt, con un Mi piace, è materia ormai nota ed è parente alla stessa velocità con cui ogni nuova generazione si sovrappone ad un’altra, costituendo di volta in volta un nuovo percorso e rimarcando una propria nuova identità fatta di connotazioni, look, atteggiamenti diversi.

A questa velocità si relaziona anche l’accorciamento delle distanze temporali, per cui, se quando ero bambina, le generazioni si davano il cambio di trent’anni in trent’anni, accade ora che di cinque in cinque si possa già parlare di una new generation e sicuramente la più giovane e in corso (ma ancora per poco perchè presto ne giungerà una neo-nata con una nuova etichetta) é la native digital one, così caratterizzata com’è anche dalle proprie competenze multimediali e dall’urgenza di sharing attraverso i social network.

Bene, degli adolescenti ho già parlato/scritto più volte.

Avendo cominciato giovanissima, faccio l’insegnante da talmente tanti anni da potermi permettere di dire che ho avuto l’interessante opportunità di attraversare, vista appunto la velocità con la quale si susseguono, più generazioni. Questo non mi ha impedito di proteggermi dal rischioso trabocchetto di perdere la curiosità e la capacità di meravigliarmi, ogni qualvolta mi trovi ad interagire con i teenager.

Non ho insomma “fatto il callo” come dicono alcuni, non credo di aver acquisito-nonostante l’esperienza-una mia verità assoluta rispetto ai giovani che incrocio quotidianamente sul mio cammino. Io sono felice di riuscire ancora a meravigliarmi quando sto con loro, non sono vittima del disincanto, non mi creo mai insomma delle aspettative pre-confezionate rispetto a loro.

E così è capitato che, anche ieri, nella mia andata a Ostuni, in una scuola nuova per salutare e accogliere la neo-cellula di giovani Persone Libro, io mi sia meravigliata e nutrita dello stupore che mi capita di provare ogni qualvolta mi trovi davanti ad uno di quei tramonti mozzafiato che solo l’estate sa regalare! Uno spettacolo sempre uguale se vogliamo, eppure ogni volta diverso e cangiante, ogni volta ricco di colori e sfumature diverse.

TERRA E CENERE di Atiq Rahimi, il testo scelto da questi ragazzi, detto pagina per pagina da più di 60 di loro. Ad uno ad uno, una pagina dopo l’altra. Un unico testo, imparato per intero e detto in successione. Coraggiosi, bravi! Un libro nella sua totalità “ri-scritto” e restituito in maniera appagante dagli sguardi sognanti dei ragazzi di due classi del liceo, dalle loro voci soffiate, dai loro sospiri emozionati, dai cuori palpitanti, da quelle ciglia impastate di sogni e illusione, speranza e zelo che accompagnavano ieri le mani sudate, i colpetti di tosse e di timore, le occhiate furtive e golose di sapere se “é così che una persona libro fa!”

Sì, é così che fa, e i giovani “ragazzi libro” lo hanno fatto molto bene. Messi da parte i pc, gli smart phone, gli I-pod e tutto ciò che, nel bene e nel male, li fa sentire “always tuned”, si sono connessi su nuove frequenze, le frequenze di una emozione, che è capace di far rallentare il tempo, e di tenerci fermi in un’aula a condividere parole e scambiarci quei sorrisi di dentro, quei sorrisi che non sono di labbra ma di occhi, sorrisi di occhi che si testano, si collegano, si abbracciano mentre “dicono” il pensiero di qualcun’altro che abbiamo amato nel leggere.

Ora, mentre condivido anch’io su fb-per non essere fuori dai tempi!-l’album di foto scattate ieri in quel mentre, contenta di aver “fissato” con la mia macchinetta quegli istanti, penso ad un nuovo concetto di felicità, quella che passa dagli sguardi di chi, come loro, è depositario di un futuro che si arricchisce attraverso la memoria del passato.

Se i giovani leggendo e continuando ad amare sempre la lettura riusciranno, insieme a noi tutti, a restare depositari di questo tempo multiparadigmatico, allora sarà sicuramente interessante restare “collegati” ad infinitum in quell’attimo di eternità sublime che è il tempo che una mano impiega a sfogliare la pagina successiva.

Francesca Palumbo

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2 thoughts on “Next page Generation

  1. che bella storia è questa. Come persona libro vorrei proporre una specie di imitazione: che libro scegliamo per il prossimo raduno nazionale?

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  2. Sandra Giuliani ha detto:

    la tua proposta ha “colpito” la parte di me che resta ancorata (fedeltà privata) alla lettura come ascolto infantile. Mio zio amava leggere “Pinocchio elettrico” ai figli e a me, quando capitavo a dormire a casa loro, tutte le sere. Non ho mai avuto quel libro tra le mani, mai comprato e nemmeno sfogliato. E’ la sua voce quel libro, parola dopo parola. Una felicità della memoria che appaga, e non so dirti cosa. Sì, mi piacerebbe che al prossimo Raduno delle persone libro 100 voci fossero 100 pagine o più di un unico grande libro.

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