Se dico dono dico persona libro – I miei perché

14 aprile 2011

Una manciata di caratteri, a volte, non riesce a contenere il vero senso di una Parola. Straborda ed esplode oltre se stessa e finisce molto lontana dai suoi confini.
Ci sono parole e Parole. Quelle circoscritte dentro un recinto ben determinato e determinabile e quelle che oltrepassano di parecchio un confine che apre poi ad altre sponde. E altri mari.
Più la Parola è importante più petali compone la sua corolla, più radici mette nel terreno  che separa due persone. Attinge a fonti diverse, si apre in diverse direzioni dando sfumature che rendono ogni tinta mai uguale a se stessa o a un’altra. Al massimo simili, mai uguali.

DONO.

dono

L’atto con cui si cede la proprietà di un bene da un soggetto a un altro che non prevede una compensazione diretta, elemento chiave che rappresenta la differenza con lo scambio commerciale.

Io dono.

E nella mia volontà di cedere qualcosa di me a un altro disegno la mia libertà.
Sono libera e liberamente scelgo di cedere.
E altrettanto liberamente, scelgo di cedere a te.
Dalla cessione parte una radice, la più resistente forse: nel gesto della privazione (mia), creo coesione con chi ho davanti nel momento di una sua possibile accettazione.

Possibile, non certa.

Il donare – nella sua accezione più sincera – non obbliga l’altro a una contropartita.
Ma non obbliga nemmeno ad accettare qualcosa che non si vuole né ad accettare qualcosa da chi non si vuole. Si corre un rischio. E nemmeno piccolo.
Ecco. Il valore del dono è aumentato dall’assenza di garanzie, dalla fiducia in cui lo avvolgo. Fiducia che il ricevente lo accetterà, lo comprenderà, e lo amerà tanto quanto ha fatto chi lo ha ceduto. Accoglienza.
1900 e qualche decennio in più. Mauss sul dono ci scrive un saggio: non importa il valore di produzione di quello che ti cedo, conta che io lo abbia fatto. Con il mio fare, creo una relazione. E a volte, persino un ponte con un possibile Divino.
Il dono di Mauss è un munus, ho l’obbligo di ricambiare, ma non tempi rigidi in cui farlo. E’ un’economia del dono. Una questione politica e sociale.
Non è stato il primo, non rimarrà l’unico. Boas, Malinowski, Lévi-Strauss. Potlach, Kula, Koha.
Ma se poi “puliamo” il termine, si ritorna ad un qualcosa che non obbliga a un ricambiare forzato.

Nel 2003, a Parigi, si svolse una manifestazione atipica, morta poi nel 2007  e che vide l’ultima tappa, proprio a Roma: “Le Gran Don”.
In un luogo prestabilito della città si raccolsero tutti i partecipanti, che incominciarono a regalare i loro oggetti ai passanti. Senza obbligo di ricambiare.
Ma c’era chi lo faceva.
La manifestazione terminava quando tutti gli oggetti, o comunque la maggior parte di essi, trovavano un nuovo proprietario.

Dono.

Libero, autogestito, volontario.

Allora mi spingo in un ulteriore volo pindarico. Se non posso (e nemmeno vorrei) vincolare il dono (nel senso originario e pirotecnico del termine) a una restituzione, perché dovrei vincolare il concetto di “bene” a un qualcosa di concreto e assolutamente tangibile?
Non posso. Non posso umanamente e non posso nemmeno sotto il profilo giuridico, se proprio vogliamo essere precisi e pignoli.

Ma non è questo il punto.
Quello al quale davvero miro è il concetto di dono che circola tra le persone libro.
Sia chiaro che, nonostante io racchiuda nel mio essere maledettamente umana una grandissima porzione di presunzione e arroganza, mai mi permetterei di dare una definizione “totalitaria” di ciò (e nemmeno una definizione, tanto per tornar precise come sopra).

Quello che vorrei fare è spiegare il perché, per me, una persona libro è una persona che dona.

Una persona libro è una persona che torna a casa dopo il lavoro, la scuola, gli impegni e impara una parte di un libro a memoria. Due parole, due righe, due pagine. Nemmeno qui il valore intrinseco conta.
Conta il fatto che io apro un libro, mi sforzo, impiego del tempo che non tornerà più, utilizzo forze che potrei utilizzare per fare altro, e poi ti guardo negli occhi e ti racconto qualcosa.
Io sto dedicando a te una parte di me, del mio tempo, della mia forza, della mia testa, della mia pazienza, del mio coraggio. E delle mie fragilità.
Davanti all’altro non ci sono più difese. Solo un terreno percorso da quelle Parole il cui Senso va ben oltre loro stesse e ben oltre chi le dice. Parole scelte, non casuali e, in quanto tali, da rispettare nella loro integrità poiché figlie di un sentimento che voleva dire QUELLO e in QUELLA maniera. E non qualcosa di simile o vicino. Ma QUELLO, esattamente quello.
Ma io non ho la garanzia che mi ascolterai. O che accetterai la mia voce, il mio dire (che diventa “il mio dare”). O che te ne fregherà qualcosa di quanto ho da raccontarti.
Io non ho garanzie, io ho solo la fiducia in me (che ce la metterò tutta) e la fiducia in te, che mi ascolterai (e che sarà la ricompensa alla mia Voce). E che avrai pazienza, quando quella Parola, che va rispettata, non verrà su.
E io quella Parola te la dedico, ti guardo e, tra i suoni della Voce, ti dico che quella Parola, in quel momento, è per te, solo per te. La mia Voce diventa legame. Ti tendo la mano sperando che tu la prenda. E se tu prendi la mia mano automaticamente stai ricambiando la mia stretta. Io dono la mia Voce, tu doni il tuo ascolto. E, quando sarai pronto, ricambierai con i tuoi modi, i tuoi tempi, i tuoi suoni.

Perché sarà per te naturale, farlo.

Poi, certo, non si può dimenticare un’altra cosa fondamentale: la militanza (forte e gentile, mai violenta) culturale. Un libro che viene letto è un libro che non morirà mai, perché qualcuno, oltre all’autore, l’ha letto e l’ha fatto suo. E di quelle pagine qualcosa, in chi legge, rimarrà per sempre.
La vera eternità del libro che si scontra con una deperibilità a cui è condannata qualsiasi cosa possegga un’identità materiale.

E anche questo è dono.

Donare attenzione, considerazione a chi ha riversato tutto quello che aveva in una manciata di fogli.

Parole donate

Annunci

Cosa ne pensi?

Effettua il login con uno di questi metodi per inviare il tuo commento:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...