Memoria

E che lo dico a fare?

Lo so da sempre, è risaputo, non ho mai avuto una buona memoria, e questa consapevolezza mi dà una credibilità enorme ogni qualvolta mi trovo-da quando sono una Persona Libro-a rassicurare chi mi risponde che non potrebbe MAI essere in grado, di imparare a memoria un testo, o parte di esso!

Sì, sono convincente perchè di fronte alle risposte-scudo di chi si mette in testa che una pl faccia uno “sforzo” inusitato nel ricordare e nel dire, io scoppio a ridere:-)

Ed è una risata di cuore e di pancia, e di divertimento puro perchè… perchè è esattamente quello che una Persona Libro non fa: preoccuparsi di imparare bene a memoria.

C’è voluto tanto per capirlo, e sorrido a me stessa ripensando alla mia “prima volta”,quella in cui di fronte a Sandra, arrivata per noi in Puglia a conoscerci, io ho sudato e tremato mentre dicevo, ho scarnificato le dita delle mie mani nel groviglio dell’emozione che stendeva un velo sottile e sadico di ombra e dimenticanza sulle parole tanto amate che avevo scelto, per la mia prima “resa” come PL.

Masseria di Santanna -interno (Monopoli, Bari- ottobre 2010)

Cosa è cambiato da allora?

Nella memoria di quella prima volta è rimasto lo sguardo penetrante di Sandra che mi punta, come uno spillo su un vestito nuovo, troppo largo e pieno di fronzoli. Da risistemare. E’ rimasta la fotografia di me stessa che prova a ri-dire senza poggiarsi sull’immagine memoriale (e lascia finalmente in pace le dita). Gli spilli tuttavia, nel tempo, anziché diminuire sono aumentati.

Nel frattempo ho dovuto risistemare i bordi, le lunghezze, la taglia del mio abito nuovo e poi il mio vestito di parole ha cominciato a calzarmi meglio, mi sono guardata allo specchio e pian piano l’ho sentito sempre più mio, adatto, elegante. Ci sono giorni in cui le lettere d’inchiostro vibrano controvento e mentre ripasso mi abbandonano memoria e respiro e resto a bocca aperta come un pesce rosso per lo più balbuziente! Il vestito è troppo corto. Altre volte in cui mi ubriaco della sinfonia delle frasi e la mia voce diventa uno strumento musicale di cui non conosco neanche il nome.Il vestito è troppo colorato.

Masseria Santanna (Monopoli, Bari- ottobre 2011)

Poi ci sono giorni in cui mi tremano le mani e la voce esce artefatta, troppo attenta a farsi terapeutica e lenitiva, in quei giorni sono troppo dentro il senso e deve contenere l’urgenza del mio sturm und drang interiore. Il vestito mi sta troppo stretto e bisogna sfoltire, organizzare, risistemare.

Qualche volta di notte accade che mentre dormo, inaspettate le parole arrivino tutte insieme a mordermi le orecchie, e allora mi ritrovo a dire le pagine in dormiveglia, e mi risveglio deliziata e stanca di un pellegrinaggio che ancora mi visita. Suona la sveglia, sfilo via dal letto veloce, sorrido di me, esco dalla doccia e mi cospargo di borotalco e lettere…considero valore tutte le ferite…nessun come e perchè…il fragore delle macchine che tritano la carta…può capitare una volta o due, nessuno è perfetto…pazza con le fitte del pensiero come una volta…ed è meraviglioso che non abbia lasciato perdere i miei ideali…ogni passo compiuto e ogni parola pronunciata hanno ripercussioni inimmaginabili

Ecco sono vestita ora, pronta per uscire. Ops, un bottone si è staccato e dietro c’è un filo che pende.

Non sarò mai perfetta, ma che me ne importa.

Buongiorno a te, sono una Persona Libro e ti porto la mia memoria trascolorata nel presente, il mio personalissimo nocciolo di storie e brani amati, e tu che mi ascolti abbracciami così, non preoccuparti della forma, a me non importa più se il mio vestito è sgualcito.

Lo trovo perfino più comodo così, mentre ogni volta si trasforma.

Francesca Palumbo (da Bari)

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One thought on “Memoria

  1. “vestito di parole” è un’immagine preziosa perché restituisce quel gesto di indossare e di far proprie le parole di un libro che ci appartiene ma anche quel gesto del velare con un vestito il corpo nudo che vi è sotto e che non può (o non deve) esibirsi. Allora penso che a volte sarà una sottoveste a volte un cappotto… e va bene così… per ogni stagione del dire e per ogni stagione interna… un vestito nuovo.

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