Ipse dixit (e dice ancora)

Nessuna di noi avrebbe mai immaginato che l’incontro con il Proyecto Fahrenheit 451 las personas libro di Antonio Menendez Rodriguez avrebbe messo in discussione il nostro rapporto con il testo, la lingua, le parole.

In fondo si trattava solo di imparare a memoria un testo e semmai di riabituarsi alla lettura a voce alta e alla dizione in pubblico davanti a degli sconosciuti.  Questo credevamo ascoltandolo, affascinate più dall’aspetto esibizionista del progetto che ci avrebbe trasformato in soggetti protagonisti di un evento.

Sì, perché nonostante Antonio insistesse sull’importanza dell‘intimità come relazione delicata e preziosa tra la voce e la parola, tra chi dice e chi ascolta… utilizzando quel verbo intraducibile “vinculare” e costruendo analogie suggestive quanto impraticabili: “voce come cioccolata fusa” noi continuavamo a pensare al momento del dire a memoria come al pacchetto finale di una prestazione ben costruita. E forse questa convinzione (sbagliata) non ci ha mai abbandonato del tutto.

Se il nostro impegno si riducesse a imparare a memoria e a dire guardando con gli occhi aperti, più o meno, gli altri fingendo di vederli ma in realtà pensando dentro alla parola che viene dopo… se si riducesse a equilibrare, più o meno, l’emozione personale, dettata dallo stare davanti ad altri (ansia di prestazione o ansia da timidezza) invece di estrarre, mentre si dice, il piacere autentico delle parole dette che ci legano a quel piacere… che senso avrebbe questo Progetto?

Quale di fatto la sua specificità e quindi la sua differenza? 

Si ridurrebbe a una stravagante anomalia: non recitare. Senza capire né il perché non si debba farlo, se viene bene, né quale sia davvero l’alternativa suggerita: il valore, lo scopo.

Si capisce dopo o mentre. Quando di testi imparati ne hai abbastanza dentro – e molti se non li ripeti spesso li dimentichi ; quando qualcosa di questo dire in pubblico non ti convince ma non sai cosa proporre di diverso e replichi all’infinito il tuo modo di dire anche se i testi che dici cambiano; quando cominciano le critiche alle coordinate di base perché tutti, veterani e nuovi, si sentono in grado, ormai attori del progetto, di modificarlo e di plasmarlo secondo le proprie attitudini e convinzioni. Quando facendo la “coperta” passi il tempo ad ascoltare senza trovare dentro ragioni vere di critica: in fondo lo sa… in fondo in fondo se non lo dice bene è perché ancora non lo sa… in fondo in fondo dice sempre così… è fatto/a così: ha la voce bassa, ha la voce stridula, non ha voce…

Noi abbiamo scelto un Progetto e quindi la sua visione.

Abbiamo scelto di viverlo e di diffonderlo sapendo che solo la pratica continua ci avrebbe avvicinato alla resa di quella visione e spesso proprio il nostro fare e dire non rappresentavano l’esempio più calzante: era comunque un processo di apprendimento.

E molta della bellezza del Progetto sta proprio qui: è un lavoro di avvicinamento continuo, parola dopo parola, una riappropriazione precisa di ogni significato e di ogni suono di un testo che la nostra voce, semplicemente, “mostra“.

Il lavoro di cura di Antonio durante lo stage per farci sentire il peso di ogni parola, per farci comprendere l’importanza del contatto con chi ascolta (corpo, sguardo, orientamento della voce) non sono solo esempi preziosi di correzione ma segni evidenti di un metodo.  E il valore di questa trasmissione sta anche nella nostra accoglienza: umile, appassionata e senza pregiudizi.

Esercizi di dizione

Nel  video successivo, che riprende buona parte dell’ultimo giorno, Antonio indica una tecnica di memorizzazione che è parte integrante della modalità del dire che poi scaturirà (o dovrebbe scaturire).

Qui si compone una regola semplice, bella e faticosa: chi sta imparando a memoria non è un soggetto esterno al testo: è – come disse Antonella con un’intuizione felice – come se noi stessi fossimo la pagina bianca su cui il testo, parola dopo parola, lentamente si scrive.

Solo dopo diventiamo l’atto del donare quella pagina con tutte le sue parole scritte.Solide, salde, tangibili.

E di questo dono, che si basa su una relazione di intimità con le parole pronunciate e con chi le ascolta, c’è ancora molto da dire.

Buon lavoro a noi tutti/e.

Tecniche di memorizzazione

Annunci

2 commenti Aggiungi il tuo

  1. Sandra Giuliani ha detto:

    Fortunatamente la mania di documentazione che mi divora ha permesso la salvezza di questo materiale che oggi credo sia uno strumento sempreverde per comprendere meglio il metodo e la visione stessa del Proyecto Fahrenheit 451. Ora che le cellule sono diverse e sparse poter contare su coordinate comuni diventa un bisogno per sciogliere dubbi, porre un freno ai vizi personali e avere un motivo in più per fare la persona libro: il desiderio di cercare dove si sia nascosta questa “bene-detta” intimità. Che dirvi di più se non che l’Associazione Donne di carta s’impegna a invitare di nuovo Antonio in Italia, questa volta non per 7/10 persone ma per 100.

    Mi piace

  2. olgaciofini ha detto:

    “Quando..leggiamo, noi ci lasciamo andare: passivi, concilianti, duttili, ci abbandoniamo all’onda della frase o del verso. Non tutte le parole afferriamo, molte ne lasciamo cadere; non ce ne preoccupiamo, perchè comunque un alone rimane di ciò che ci sfugge; e impreciso, sospeso, comunque un senso aleggia per noi, che non ci serve per forza precisare. Anzi, quell’ombra farà parte della nostra lettura; un velo opaco necessita per proteggerci dall’esposizione alla piena luce della parola forte, intensa, precisa dello scrittore e del poeta.
    …noi lettori comuni dobbiamo proteggerci con un’attenzione appena appena distratta…una velatura ci è necessaria, indispensabile. Altrimenti la lettura sarebbe violenza”
    ( Nadia Fusini – Postfazione a “Le Onde” di V. Woolf- Einaudi )

    Mi piace

Cosa ne pensi?

Effettua il login con uno di questi metodi per inviare il tuo commento:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...