Dire al buio

Documentare… diversa operazione dalla Cronaca.

Questa non trasforma l’evento, lo consuma nel suo accadimento: è un fatto.

La documentazione invece è il primo passo per entrare nel registro narrativo della metamorfosi, nel regime della Memoria. Trasforma ogni atto in ricordo immaginando un valore che la narrazione poi farà suo: il riuso.

Non sempre la documentazione possiede materiali perché non sempre chi agisce pensa a quel valore. E qui è il cambiamento prospettico a cui invita un Blog, per esempio.

Essere attenti, prendersi cura di ogni accadimento, farlo ac-cadere in un tempo replicabile affinché diventi materia di condivisione e poi di rilettura.

C’era la neve, tanta, su Roma, sabato 4 febbraio, e le 4 persone che sarebbero dovute partire per Arezzo sono rimaste isolate nel chiuso protettivo e claustrofobico delle proprie case.Quando un treno porta 100 minuti di ritardo è come se non esistesse.

4 febbraio 2012, Roma Nord-Ovest

Il 4 febbraio 2012 ad Arezzo veniva presentata, davanti ad assessori, sindaco e consiglieri vari della città, la nostra Carta dei Diritti della lettura, grazie all’impegno appassionato di Sandra Rogialli, presidente della Biblioteca di Arezzo e dell’opera infaticabile di Luciana Tartaglia, responsabile di Donne di carta, sul territorio.

La Presidente dell’Associazione guardava disperata la neve romana.

Controllava il web sulla viabilità scuotendo la testa. Accettava la disfatta: nessuna delle romane sarebbe partita.

Poi il guizzo: usare Skype. Esserci almeno virtualmente. Sandra Rogialli ne parla con Elisa della Biblioteca: si può fare. Dopo qualche ora Skype lampeggia: parte la connessione. E inizia l’avventura.

Siamo in tre, silenziose, “connesse” con Elisa che gestisce, come la dea Kalì, la chat condivisa. Noi ascoltiamo, parola per parola: il sindaco, l’assessore Macrì, la Rogialli… mentre Elisa in chat si dà compito di cronista: c’è tanta gente, la sala è piena…

Logo Skype

Quelle voci in cuffia arrivano distinte mentre solo le parole scritte restituiscono all’immaginazione il contesto: la sala, la gente. In cuffia una tosse: è Antonella da Roma, la zittiamo scrivendo in chat: ci avranno sentite? Anche le parole scritte fanno rumore al buio.

C’è una bellezza in questo ascolto da dietro le quinte che somiglia  a una scena primaria: quando nella vita di ognuno di noi qualcosa accade per la prima volta e rivela un senso che non resta legato al qui e ora ma va oltre: costruisce contemporaneamente un po’ di memoria e un po’ di futuro.

Come fossi posseduta, inizio a scrivere, in tempo reale all’ascolto, sulla bacheca di Facebook, tutte le parole, le frasi che riesco a rubare: “l’esercizio della memoria è un ridare senso e l’arte è attribuzione o scoperta di Senso”- “un fuori materico e un dentro emozionale, ecco cosa sono le parole”…

Ho un desiderio folle di condividere, di costruire un ascolto virtuale più grande, nell’insania infantile e onnipotente del cerchio magico finalmente realizzato: tutti dentro, forza! tutti presenti… come se il restare fuori diventasse una perdita insostenibile. Un cadere nel vuoto, in quel buio.

Ascolto in cuffia, comunico in chat, scrivo su Fb, leggo i commenti, e poi intervengo: voce scorporata.

Io in cuffia esisto solo nella mia voce e nelle parole che dico. Sudo. Loro non mi vedono (non funziona la webcam). Loro ascoltano: faticano. Perdono attenzione.

Strana cosa la fisicità: sguardo, gesto, corpo. Forse non abbiamo mai compreso (toccato con mano) fino in fondo, quanta parte della capacità di ascolto sia proprio affidata alla fisicità. Al corpo esibito.

Elisa in chat commenta: ti ho sentito benissimo, e capito tutto: grazie.

Anch’io ho capito. Lei viveva come me nell‘ascolto puro. Non aveva immagini di corpi. Solo le frasi scritte nella chat ci ancoravano a qualcosa di tangibile alla vista.

Nessuna di noi poteva distrarsi, per paura di perdersi e di perderci. Nel buio le parole sono estreme. Un buio abisso che spalanca occhi dentro. Ogni parola detta diventa l’unica cosa da vedere, disperatamente.

Foto di A. Fortunati, Silenzio

Purezza dell’ascolto. Come stare in alta montagna e non riuscire più a respirare perché l’aria è rarefatta. Avrebbero dovuto chiudere gli occhi in sala per ascoltare.Diventare nella voce l’immaginazione esclusiva dell’altro. Non ce la fai  se intorno vedi (hai) cose reali.

Ogni parola detta, senza uno sguardo a rete, è un documento del silenzio.
[scrive Nico in chat: che paura, che emozione… ora tocca a me.]

LA CRONACA

Al Caffè dei Costanti, la Biblioteca città di Arezzo in collaborazione con l’associazione Donne di carta ha presentato  la Carta dei Diritti della lettura.
Presenti: il Sindaco Giuseppe Fanfani, Sandra Rogialli, Presidente Istituzione Biblioteca città di Arezzo, l’Assessore Macrì, Luciana Tartaglia, responsabile della cellula delle Persone libro di Arezzo, Stefania Bolletti, Presidente della Libera università dell’autobiografia di Anghiari e le persone libro di Arezzo.

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