La vendetta della Letteratura d’Appendice

Carolina Invernizio

Il tentativo di costruire un romanzo popolare affonda le radici proprio nella Letteratura d’Appendice che sperimenta diverse scritture: il romanzo storico, il romanzo giallo, il romanzo sentimentale proponendo un realismo dei “caratteri” che consenta un trasferimento facile di immedesimazione e di proiezione da parte del lettore.

La Letteratura d’Appendice non è amata dai critici e dagli storici letterari e quindi è abissata nel silenzio. Eppure la sua storia è intrigante perché segue da vicino il cambiamento epocale di un secolo (dal 1838 al 1910 circa).

Il Feuilleton, il foglio, rappresenta le origini della pubblicazione a puntate sulla stampa periodica. Fu un’idea commerciale per vendere più giornali e funzionò: all’inizio i testi erano pubblicati a piè pagina poi conquistarono la penultima e infine l’ultima pagina.

La Francia è da sempre aperta nella sua tradizione letteraria a tentare scritture popolari e quindi è sicuramente francese l’esordio di questa Letteratura ma nell’Italia umbertina  i cambiamenti diventano sempre più degli strappi e la città, con la sua folla indistinta, e l’industria nascente, con le sue macchine rumorose, iniziano a logorare il modello della famiglia e dell’ordine sociale.

Dal 1870 in poi il pubblico dei giornali si fidelizza e aumenta, l’esplosione delle ferrovie aiuta i periodici a diffondersi e la rivoluzione industriale modifica la stratificazione sociale del lettore: non solo piccolo borghese ma anche artigiano/operaio.

E altra bellezza di questa storia appartiene proprio alla figura del lettore:  il popolino non sapendo leggere – e spesso nemmeno scrivere- si radunava negli androni delle case o nelle botteghe ad ascoltare il colto di turno che leggeva la puntata ad alta voce.

E’ in queste letture che si costruisce l’avventura stessa dell‘unità della lingua nazionale che la narrativa tenta di porre come risposta all’analfabetismo dilagante e quella stessa lingua è l’unica cosa che i tanti emigranti possono portarsi via quando sui moli corrono ad acquistare i libri della Invernizio prima di stiparsi nelle navi che li porteranno in… America.

Le storie hanno eroi ed eroine comuni; la lotta di fondo è sempre tra il bene e il male (giustizia/ingiustizia) travestito da dominatori e oppressi e se più raffinato da personaggi ambivalenti, spesso femminili, portatori di una trasgressione che alla fine non regge e richiede il reintegro sociale tramite la redenzione o la punizione.

Les Mystères de Paris di Eugene Sue

Se la vita domestica è spesso l’unica scena abitabile per le donne, i romanzi della Invernizio rispecchiano questo status narrando la domesticità e i suoi fingimenti, le sue oppressioni e le trasformazioni  che portano la famiglia rurale, patriarcale, nei sobborghi urbani dando il via a una lunga e spesso infelice avventura della vita di coppia, scena privilegiata di ogni forma di tradimento e specchio delle contraddizioni esistenzial-sociali.

La Letteratura d’Appendice aprì le porte al carcere, alla prostituzione, alla malavita, alla miseria.

Inaugurò il lavoro delle donne nella scrittura, spesso pagato come accadde proprio alla giovane Carolina con la sua casa editrice Salani.

E creò qualcosa di nuovo nella pratica culturale: cercò il contatto con il lettore sia nei moduli narrativi sia nelle forme di diffusione. E i lettori risposero. Checché ne dica Gramsci.

Il nostro Omaggio alla Letteratura d’Appendice – Tappa ad Arezzo dell’Accademia della Lettura

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