La radio che ama chi legge

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Abbiamo conosciuto Dario Albertini a Torino, al Salone del libro, maggio 2011, mentre si aggirava tra gli spazi dell’Ovalon cercando di catturare interviste per la sua radio.

Il “gancio” – per usare il gergo di Carramba della Carrà – era stato Lucia Capparucci che in quella radio curava una trasmissione/pagina sociale: l‘Eco del Silenzio e che, intanto, era diventata una solitaria ma solida persona libro dell’Umbria.

Sapeva da Lucia che avremmo portato le voci dei libri di autori catturati dalle diverse regioni d’Italia tramite le persone libro di tutte le cellule regionali esistenti: un’antologia di accenti e di stili che volevamo rappresentasse concretamente il nostro apporto al progetto Terra madre lanciato al Salone.

Il gruppo delle persone libro sul palco dell'Ovalon - Torino

Accade così: quando, invece di fare Cultura stando seduti in poltrona o dietro una scrivania, ti muovi camminando l’Italia, conosci un sottobosco culturale, fatto di volontariato e di piccole imprese, di intellettuali e di lavoratori della conoscenza che, nonostante la miseria imperante – assunta come standard qualitativo della produzione e spesso, ahimé, anche della fruizione – scava quotidianamente percorsi praticabili nei quali è facile, poi, ritrovare tracciati comuni.

Il social network non è un fenomeno unicamente virtuale: c’è una rete là fuori costruita da persone reali che seminano su territori eterogenei e costruiscono relazioni umane e di lavoro che solo dopo – o prima, per strategia promozionale – diventano “anche” comunicazione virtuale. Solo così il web è una ricchezza, una pluralità di discorsi e non una chiacchiera infinita o un rumore.

L’economia del noi esiste davvero: oltre le barriere imposte dalla società dei consumi, che si sta autoconsumando e implode; oltre le luci delle grandi città e dei palcoscenici di moda inventandosi spazi sociali e urbani ovunque; oltre la sicurezza – falsa – dei profitti di alcuni e la fragilità – voluta- dell’impresa culturale.

Tutti i Martedì, dalle ore 16.20 – con replica alle ore 22.20 una puntata di Donne di carta.

Ascolta la Radio –  Podcast delle puntate

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2 thoughts on “La radio che ama chi legge

  1. Grazie Sandra, a nome di Radio Libriamoci Web, dell’Associazione Culturale Klarheit, di tutte le voci della radio e mio personale.
    Abbiamo in comune lo sforzo congiunto di tante persone accomunate dai medesimi valori ed assolutamente incuranti del credo politico che ciascuno porta dentro di se. Il web, concordo, é una grande risorsa per la produzione e circolazione di cultura; questo deve essere affermato contro ogni gratuita forma di discriminazione ‘ove non di demonizzazione. La Rete é catalizzatrice di conoscenza, aggregazione e progettualità. Come tale si presta anche a strumentalizzazioni e ad un uso più o meno premeditatamente perverso ma questo accade ovunque e accadeva nelle piazze molto prima che Internet stessa diventasse una “piazza” aperta a tutti.
    Radio Libriamoci Web é “la radio che ama chi legge”. Questo slogan lo dobbiamo a te e a Donne di Carta. Noi sapevamo di esserlo solo che nessuno aveva mai avuto il garbo e la forza di dircelo.
    Dario Albertini, responsabile della webradio

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  2. La radio parla alla mia immaginazione più di qualsiasi altro media: sono qui nella stanza e una voce mi accompagna aprendo una finestra sul mondo.La mia quotidianeità non è più sola.
    La voce racconta, spiega, commenta. E io, ascoltando, scuoto la testa, rispondo… Un dialogo al buio: nessuno di noi vede l’altro eppure tutto è perfettamente intimo.
    Ascolto e sogno: come sei fatto? che volto ha la tua voce? sto inventando una storia…
    La vostra radio ha voci civili, non genera mai rumore. Non bleffa come si fa con le immagini. Chi ascolta sa riconoscere la timbrica di chi parla leggendo un foglio per avere un eloquio corretto da quella di chi si affida alla verità anche sgrammaticata di un pensiero detto ad alta voce. Ma sempre chi parla rispetta le parole, (non avrà altro che parole per dirsi), e chi ascolta accoglie, prima ancora di quelle parole, proprio la dedica.
    Non è questa l’impresa culturale nella quale voi e noi crediamo?
    Felice di averti/vi incontrato.

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